mercoledì 26 dicembre 2007

Un ultimo post dal 2007

Dato che nei prossimi giorni mi concederò finalmente un po' di vacanza - VERA, senza NIENTE da DOVER tassativamente fare... -, pubblico in anticipo i miei AUGURI per il nuovo anno. Sperando che il 2008 vada meglio del 2007 - in tutti i sensi, sia generale che particolare. :)

In questo periodo di festa, pensate a divertirvi e a godervi la compagnia delle persone che vi sono care.
Quanto a noi, ci risentiamo dopo il 3 gennaio 2008!
Un abbraccio,
Lisa.

domenica 23 dicembre 2007

En passant...


...a chiunque capiti da queste parti, auguri di buone feste! :)

Good Bye, Nemo!

Oggi, dopo quattro anni e un mese (e una tesi di laurea, un diploma di licenza della SNS, una tesi di dottorato e alcune altre cose) il mio portatile - Nemo per la sottoscritta e per gli amici più cari - ha cessato di accendersi, con mio immenso cordoglio. Mi mancherà, sia perché è l'oggetto con cui ho trascorso la maggior parte del mio tempo negli ultimi anni, e gli ero sinceramente affezionata, sia perché non so ancora cosa riuscirò a recuperare (documenti, foto, file audio, video... chissà...).

Come ogni anno, è Natale

E come ogni anno, mi sono ritrovata (mi ritrovo ancora...) a fare quasi tutto all'ultimo momento (e dire che ogni anno faccio minuziosi progetti per arrivare 'pronta' alle feste...). Compere varie, idee per regali, regali medesimi, progetti per l'ultimo dell'anno. Di solito, regalo libri (sì, lo so che sono TROOOPPO prevedibile, ma non è certo colpa mia se non mi hanno fatta originale, creativa e fantasiosa...). Quest'anno, tuttavia, ho deciso di smentire parzialmente la mia natura e ne ho comprato uno solo (chissà chi sarà il fortunato/la fortunata, penserete voi - ebbene, al momento non posso proprio rivelarlo, né posso rivelare il titolo del libro, anche se è un romanzo che ho letto un po' di tempo fa e che mi è piaciuto davvero moltissimo...).

Tutto il mondo impazzisce a Natale, c'è gente ovunque, negozi e centri commerciali sono pieni all'inverosimile (e ogni anno in questa occasione mi ricordo quanto detesto i centri commerciali e perché...), il traffico è paralizzato, gli automobilisti hanno più fretta del solito e la coda alla cassa della Feltrinelli è improponibile. Ovunque ci sono luci, suoni, colori: le città sono decisamente più belle, tutte illuminate e decorate (nonostante le inevitabili derive kitsch, tipo i babbi natale che si arrampicano ai balconi... ;) ). E poi, ci sono dolci golosissimi. Oltre a panettoni e pandori (che non amo proprio, soprattutto il panettone, per via dell'uvetta...), dalle mie parti il periodo natalizio è contraddistinto da una specie di protocollo culinario da osservare rigorosamente - persino le mamme in carriera diventano cuoche e pasticcere per l'occasione, ripetendo ricette elaboratissime e che hanno una storia lunghissima (e come ogni anno io mi sento inevitabilmente la pecora nera della stirpe, quella che farà morire tutte le gloriose tradizioni locali per manifesta incapacità ai fornelli... meno male che dopo aver fatto me, mia madre è corsa ai ripari facendo mia sorella... ;) ).

Non voglio profondermi in una tirata contro il consumismo (dopo aver visto in una cartolibreria dei sacchettini musicali da sei euro e cinquanta sarebbe anche fin troppo facile...), ma - davvero - a volte mi chiedo se tra coloro che si professano credenti c'è qualcuno che non si lasci prendere dai molteplici annessi e connessi della festa e viva il momento in sé, nel suo supposto senso religioso.

Dal mio cantuccio laico, laicista e agnostico, vivo il Natale come un'occasione per ritrovarmi in famiglia, e in questo senso è davvero la festa che preferisco.

martedì 18 dicembre 2007

L'amore transalpino

Da ieri è la notizia di punta di quotidiani, siti e telegiornali: Nicolas Sarkozy e Carla Bruni. Il Presidente e la top model-cantante-ecc. ecc. Anche il Corriere della Sera (la testata più seria di cui disponiamo, acc...) offre articoli e gallerie fotografiche sul flirt/liaison/relazione (scegliete voi il termine giusto) tra i due, immortalati insieme sabato scorso ad Eurodisney, con un po' di gente al seguito. Certo che, con tutti i posticini romantici che ci sono a Parigi e dintorni, scegliere proprio Eurodisney per la prima fotografia di coppia mi sembra davvero un tantino finto o, quanto meno, un po' pacchiano...

Dopo l'umiliazione subita dal povero Marin, il nuotatore siciliano platealmente scaricato dall'olimpionica mangiauomini Manaudou (per inciso: non pensavo davvero che così tanti giovani uomini potessero trovare attraenti quelle spalle squadrate da scaricatore di porto...), il nostro orgoglio nazionale, un po' depresso, ha avuto una specie di rigurgito. Sarà anche che il caricaturale tandem Marin-Manaudou stava lì a confermare tutta una serie di stereotipi che non ci piacciono poi tanto: i maschietti italiani possessivi e gelosi (e un po' infantili), le ragazze francesi 'volatili' e stronzette (e un po' infantili). Sarà anche che i due fanciulli (classe 1986), con le loro beghe sentimentali adolescenziali ci facevano sentire vecchiotti, e quindi ancora più depressi (e la Rodotà ieri tirava fuori anche Bauman, contribuendo ad aumentare sensibilmente il livello di depressione generale...)

Meno male che è giunta la notizia della conquista presidenziale della Bruni (che ha decisamente un bel repertorio di ex più o meno famosi e più o meno affascinanti, come fa notare Natalia Aspesi su Repubblica – personalmente, il filosofo 'figlio' non era niente male, anche se è nello stesso tempo filosofo, vivente e francese, davvero una pessima sintesi...). La 'conquista' è stata interpretata come una conferma del fascino intramontabile del Bel Paese - alla faccia di quei tristoni invidiosi del New York Times e dei loro gretti corrispondenti da Roma, ecco! Per celebrare il lieto evento nazionale, il Corriere si è impegnato a rispolverare alcune coppie celebri del passato, Marcello Mastroianni e Catherine Deneuve e persino Napoleone III e la contessa di Castiglione - insomma, patriottici fino in fondo, senza se e senza ma.

Non vorrei fare la guastafeste facendo notare che la Bruni avrà pure dei geni italiani, ma vive in Francia praticamente da una vita e a voler essere pignoli non può essere considerata un'icona di stile italiano (né tanto meno piemontese, buon per lei). E poi, diciamocelo, è pur sempre la Bruni: esteticamente parlando, è molto al di sopra della media della popolazione mondiale e non è esattamente esemplificativa dell'Italiana media (acc, mi dispiace doverlo ammettere, ma è proprio così...). Quello che mi colpisce di più è che una donna come lei possa trovare attraente un tipetto come Sarkozy, che sarà pure il Presidente della République (con tutta la retorica della grandeur...), ma è bruttino e pure decisamente tappo... diciamo che non corrisponde esattamente alla mia idea di tombeur de femmes (insomma, fosse almeno un 'tappo carino'...) - a proposito (di tappi), chissà quanto ci sarà rimasto male Mr. B., che da qualche tempo colleziona vallette-deputate, ma non ha all'attivo nessuna top model (che io sappia...).

Rimane un dato di fatto: se si prescinde dal calcio (anzi, se si evita accuratamente di parlare di calcio), tra Italiani e Francesi i colpi di fulmine abbondano (con un'altissima percentuale di amori adulterini). Sarà che c'è una curiosa predisposizione reciproca, una specie di amore-odio genetico. Sarà che certi concetti, espressi in francese, suonano decisamente meglio (mentre, ad esempio, un qualsiasi concetto in tedesco suona malissimo - è per questo che la coppia italo-tedesca è molto più rara? ). Sarà per via delle nasali, che a noi donne piacciono proprio tanto. Chissà. In ogni caso, questo tipo di notizie, o meglio il gossip spacciato per notizia, insieme ai servizi sui rincari natalizi, sui mercatini di Bolzano e sul panettone (che poi sono gli stessi da anni, riciclati all'occorrenza...) ci ricorda che siamo a Natale e che è tempo di vacanze: un po' come il servizio su Vieri e la Canalis (o il Pincopallo e la Pincopalla di turno), insieme ai servizi sul livello di protezione delle creme solari (riciclati pure quelli...), ci segnala l'arrivo dell'estate...

Aggiornamento
Questa donna, a suo modo, ha le idee chiare:
Tutti i miei morosi sanno bene che tipo di morosa sono io. Sono abbastanza portata all’harem, è la sindrome di Frankenstein.” - da un'intervista di Claudio Sabelli Fioretti a Carla Bruni (del 2000).

Intanto gli Inglesi, al solito un po' invidiosi ed esagerati, paventano un piano italiano per conquistare il mondo... ;)

lunedì 17 dicembre 2007

Silenzio totale

Da un mese e mezzo, Perugia è quotidianamente sotto i riflettori. Di questa storia, però, non ha parlato proprio nessuno.

sabato 15 dicembre 2007

Intermezzo musicale

Non ho gusti musicali precisi, vario molto nei generi, a seconda dell'umore e di quello che mi capita di ascoltare (e davvero riesco ad ascoltare di tutto, a prescindere dalla 'qualità'...). Ogni periodo ha tuttavia la sua canzone di punta: ecco la colonna sonora di questi ultimi giorni - per ravvivare e personalizzare un po' l'atmosfera di questo blog... :)

Punti di vista

Secondo me, l'articolo di Ian Fisher sul New York Times centra il problema, e le piccate reazioni 'nostrane', politiche e non - compreso un servizio del Tg1 di ieri sera che spiegava come gli Americani di Washington e New York non se la passino poi troppo bene... - ne sono una (involontaria) conferma.

Un piccolo esempio del nostro stato di malessere. Qualche giorno fa, Antonello Piroso, cogliendo un sentimento abbastanza diffuso, scriveva sul suo blog che ormai molti Italiani sono assaliti non dal desiderio di cambiare il paese, bensì da quello di cambiare paese. E' vero, è esattamente così, e non mi sembra un gran segno di salute e ottimismo...

Aggiornamento
Anche Veltroni si pronuncia sull'articolo del NYT: la situazione che vi viene descritta non è infondata, dice il (diplomatico) segretario del Pd, ma l'Italia dispone di forze (imprese, giovani...) che possono aiutarla ad uscire dal suo stato di torpore e sfiducia. Insomma: non può morire l'ottimismo, che è il profumo della vita...

mercoledì 12 dicembre 2007

Spegnere la televisione

Il Tg2 di lunedì sera proponeva uno 'sconvolgente' servizio di storia del XX secolo. Alcuni documenti recentemente ritrovati mostrano infatti che il rientro di Lenin in Russia nell'aprile del 1917 era stato favorito e finanziato (e profumatamente) nientepopodimenoche dal re di Prussia, Guglielmo II. Per l'autore del servizio, il fatto testimonia di come la Rivoluzione d'ottobre non sia stata un evento di liberazione del popolo, come creduto da molti, ma sia nata da un vero e proprio atto di imperialismo. Ovviamente, si precisa, Guglielmo II non voleva la rivoluzione, ma solo la nascita di un'opposizione interna in Russia. Il giornalista non trova il tempo di menzionare un piccolo dettaglio - la I Guerra Mondiale - e il fatto che, in quel 1917, re Guglielmo aveva tutto l'interesse a scompigliare le fila del nemico russo: un dato, questo, che è riportato persino nei libri di storia del liceo (nel Giardina-Sabbatucci ad esempio; ho dei dubbi riguardo ai libri delle scuole medie...). Tuttavia, il giornalista trova il tempo di concludere il brillante servizio dicendo che il poco lungimirante Guglielmo II, paradossalmente, finanziò in tal modo il comunismo, che fu la causa per contraccolpo del nazismo. Avete capito bene: secondo il Tg2 il nazismo è nato per contraccolpo...


Dopo la notiziona di cui sopra, avevo deciso (per il mio bene, in particolare per la mia salute mentale) di evitare di seguire il Tg2 in futuro. Tuttavia ieri sera, facendo zapping, sono incappata in un intervista a José Maria Aznar, il politico che è riuscito nell'impresa impossibile di far vincere le elezioni spagnole ai socialisti (grazie alla pessima gestione degli attentati dell'11 marzo 2003), ma che da noi è considerato un 'grande statista' (in particolare, dal nostro centrodestra e dall'immancabile Tg2). Ho seguito l'intervista per pochi secondi, il tempo di ascoltare l'affermazione: “Il relativismo conduce inevitabilmente all'intolleranza”. Dopo questa dichiarazione dottrinale, molto discutibile e peraltro conclusiva del servizio (e che, buttata lì così, ha lo stesso livello di assurdità dell'asserto “La cioccolata fondente fa venire i capelli bianchi”) ho definitivamente spento la televisione. Probabilmente dovrei smettere di accenderla.


Cose di cui dovrei parlare

Il 13 dicembre il Dalai Lama sarà alla Camera dei Deputati. Se anche Prodi tornasse sui suoi passi... (in merito, Pietro Folena su Articolo 21).

Restando in ambito estremo-orientale, segnalo (in colpevole ritardo) la campagna di Amnesty, Pechino 2008: Olimpiadi e diritti umani in Cina.

Tornando dalle nostre parti, ci risiamo: Mr. B, magistrati e inchieste. Solo che stavolta le toghe rosse sono state promosse ad Armata rossa. Addirittura.

I blocchi stradali di questi giorni - argomento che mi indispone, per cui lascio il commento ad altri.

Cambiando radicalmente tema, i 'nuovi' filosofi del XXI secolo: un articolo di Anthony Appiah (personaggio che allo scorso Festival filosofia ha suscitato la mia simpatia per vari motivi) sul New York Times.

lunedì 10 dicembre 2007

Morire di lavoro

In ricordo degli operai morti o rimasti (mortalmente) ustionati nell'incendio dello stabilimento torinese della ThyssenKrupp, e di tutti i morti sul lavoro.
Con il pensiero rivolto alle loro famiglie.

Aggiornamento:
Sara Nicoli, La morte flessibile di Torino
Antonello Piroso, Per ricordare i morti del rogo alla ThyssenKrupp
Riguardo a morti sul lavoro e media (e già, perché qualcuno si chiede se l'argomento meriti spazio televisivo, nel senso di 'faccia fare davvero ascolti'...), visitate il sito di Articolo 21.

domenica 9 dicembre 2007

Da tre anni a questa parte

Il mondo va a rotoli, non ci sono più le mezze stagioni, si stava meglio quando si stava peggio, che sarà di noi ecc. ecc., ma una cosa è certa: ho consegnato la mia tesi di dottorato (a sinistra, una foto che testimonia dell'effettiva esistenza di ben 9 copie rilegate, in verdone quelle 'belle' e ufficiali, in un patriottico e democratico verde bandiera quelle in cartoncino - verde speranza, nel complesso :) -, sul tavolo della casa pisana del mio ragazzo, prima che le impacchettassimo bene bene per portarle a Modena).

Che dire, una volta depositatele in segreteria, non ho sentito l'euforia che speravo di sentire; al contrario, ho avuto quasi un momento di smarrimento, della serie "e ora che faccio?". Credo che come reazione sia abbastanza comprensibile, visto che la tesi è stata un chiodo fisso per tantissimo tempo, che mi ha portato via ore e ore di lavoro, che ho speso nella fase di stesura l'intera estate e che appena un anno e mezzo fa, per una serie di traversie, non pensavo davvero di poter arrivare a scriverla. E visto anche che per la discussione dovrò attendere alcuni mesi.

A questo punto, accada quel che accada, vorrei inviare un bel grazie a tutti i miei amici più o meno sparsi per il mondo, a tutti quelli che mi sono stati vicini nel periodo del dottorato e in particolare a tutti coloro che si sono pazientemente sorbiti i miei momenti di stress (non esattamente 'rari', negli ultimi due annetti...).

Non so se l'ho mai scritto, ma questo blog è nato in un pomeriggio di inizio giugno per il desiderio di divagare e di distrarmi proprio dal lavoro per la tesi (e non soltanto perché sono notoriamente un po' grafomane... ;) ). Insomma, quando sono tornata a casa dei miei dopo la prima parentesi romana (che doveva anche essere l'ultima, ma poi non è stato esattamente così), ho pensato che non potevo certo trascorrere i sei mesi successivi a scrivere sempre e soltanto di Seicento, di utopia e di ateismo virtuoso... sono la prima a dire che si tratta di temi TAAANTO interessanti, ma davvero, alcune volte si sente (per lo meno, io ho sentito) il bisogno di fare e di pensare altro... Quindi, ne approfitto per ringraziare anche i miei lettori, che negli ultimi sei mesi hanno contribuito a tenermi compagnia. :)

giovedì 6 dicembre 2007

Porte aperte

Leggendo i giornali negli ultimi due giorni, mi è venuto in mente un film che ho scoperto recentemente, Porte aperte (1990) di Gianni Amelio, tratto da un romanzo di Leonardo Sciascia. Il tema, neanche a dirlo, è la connivenza tra i poteri.

Nella Sicilia degli anni Trenta, in pieno ventennio fascista, un ragioniere recentemente licenziato, Tommaso Scalia (Ennio Fantastichini), uccide il proprio potente superiore (il vero regista della falsificazione dei documenti di cui il protagonista è accusato, e di cui funge da comodo capro espiatorio), il suo sostituto e la propria moglie. L'applicazione della pena di morte è auspicata sia dalle autorità che dall'opinione pubblica, e condivisa dallo stesso imputato e dai giudici della procura, con un'unica eccezione, il giudice Vito Di Francesco (Gian Maria Volonté).

Mosso da una personale avversione nei confronti della pena di morte, Di Francesco vuole comprendere il perché del gesto di Scalia, scavare nelle vite delle vittime, portare a galla una storia di corruzione e adulterio - che è di fatto alla base del triplice omicidio - e fare in modo che dalla pena capitale si passi ad una condanna all'ergastolo. Ma i personaggi coinvolti nella vicenda, a partire dal defunto, corrotto, avvocato, sono troppo in vista, degli autentici 'galantuomini', brave persone la cui memoria non può essere infangata da un'indagine della magistratura. Per questo, il giudice Di Francesco, messo in guardia dai suoi stessi colleghi e invitato ad 'allinearsi', pagherà di persona il proprio desiderio di verità e chiarezza.

mercoledì 5 dicembre 2007

Turn off Pechino 2008

Aderisco a questa iniziativa, proviamo a fare un po' di rumore in giro per la rete e a sollevare il problema. Copio e incollo la lettera dei promotori:


Con l'avvicinarsi dei giochi olimpici di Pechino 2008, le perplessità, riguardanti le condizioni politiche in cui si svolgeranno le prossime olimpiadi, ancora non sono state fugate.

Sul piano dei diritti umani non si sono ancora visti quei progressi, quelle riforme, che il governo cinese aveva promesso al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e all’opinione pubblica internazionale al momento dell’assegnazione dei giochi.

Al tempo stesso siamo però convinti, come lo è il Presidente del CIO Rogge, che lo svolgimento dei Giochi potrebbe aiutare lo sviluppo dei diritti umani in quel paese. Una manifestazione importante come le Olimpiadi, con la “copertura” di oltre 25 mila giornalisti accreditati, metterà finalmente la Cina in contatto con il mondo intero, a patto però che questo accada veramente.

Recentemente, in una lettera aperta, 37 intellettuali cinesi hanno messo in dubbio la reale volontà di democrazia del regime cinese ed hanno ricordato che, senza una promozione dei diritti umani, gli slogan olimpici rischiano di tradire i loro ideali e lasciano un mondo “dove persone soffrono discriminazione, persecuzione politica e religiosa, mancanza di libertà, come anche povertà, genocidio e guerra”.

Organizzazioni internazionali come Amnesty International, Reporters sans Frontieres, Human Rights Watch, Information Safety and Freedom, hanno argomentato ampiamente la reale situazione, denunciando le violazioni sopra citate. Anche l'atteggiamento avuto dal governo cinese nel genocidio del Darfur, il sostegno economico alla giunta militare birmana, l'oppressione del popolo tibetano e l'ostracismo verso il Dalai Lama, il primato mondiale sulle esecuzioni capitali, il non riconoscimento dei diritti della comunità LGBT, il non intervento sui tanti abusi fatti agli animali, non lasciano presagire una reale volontà di concordia con le altre nazioni della terra. Questo, grazie anche all'atteggiamento “benevolo” di molti Paesi, interessati più che altro ai rapporti commerciali con il grande mercato cinese.

Fatte queste premesse, come è possibile partecipare a cuor leggero a quella che è ritenuta da tutti la principale festa dello sport e dell’umanità intera? I principi olimpici al riguardo sono chiari:Lo scopo dello Spirito Olimpico è collocare lo sport al servizio dello sviluppo armonioso dell’uomo, al fine di promuovere una società pacifica interessata alla conservazione della dignità umana [..] Qualunque forma di discriminazione nei confronti di paesi e persone per motivi razziali, religiosi, politici, di sesso e per altri aspetti è incompatibile con il Movimento Olimpico

Come è possibile proclamare con credibilità il motto scelto dal governo cinese come tema ufficiale delle Olimpiadi 2008: “Un solo mondo, un solo sogno”? Come si può affermare, come ha fatto il Comitato olimpico di Pechino, che l’obiettivo è quello di ospitare “Olimpiadi aperte, verdi e umane”?

Come è stato dichiarato con responsabilità dai 37 intellettuali cinesi in questa lettera, ".. La Cina ha l’opportunità di usare i Giochi per costruire una vera armonia basata sul rispetto dei diritti umani e della libertà, e divenire un membro rispettabile della comunità delle nazioni civili – non con la tronfia retorica o la forza bruta, ma attuando gesti per promuovere i diritti umani in Cina e nel mondo".

Dalla stessa lettera, come si può rimanere sordi e inerti alle seguenti 7 proposte?
Nell’ “unico mondo” in cui viviamo, i sogni che si stanno attuando in Cina oggi plasmeranno in profondità il futuro di tutti. Per questo, per promuovere il successo delle Olimpiadi, anche dal punto di vista dei diritti umani, proponiamo le seguenti misure”:

  1. Dichiarare un’amnistia per tutti i prigionieri di coscienza, così che essi possano godere i Giochi olimpici nella libertà.

  2. Aprire i confini della Cina a tutti i cittadini cinesi che sono stati forzati all’esilio a causa della loro opinioni, espressioni, o fede, così che possano riunirsi con i loro amici e parenti e celebrare la gloria delle Olimpiadi nella loro patria.

  3. Attuare l’indicazione del governo che permette ai giornalisti stranieri di fare interviste e reportage senza previa approvazione delle autorità, fino al 17 ottobre 2008, garantendo la stessa apertura e indipendenza ai giornalisti cinesi.

  4. Pagare un giusto compenso alle vittime di espropri e di trasferimenti forzati avvenuti per costruire i siti olimpici, liberando le persone detenute o imprigionate (spesso con violenza) per aver protestato o resistito a tali azioni.

  5. Proteggere i diritti degli operai in tutti i cantieri olimpici, compreso il loro diritto di organizzare sindacati in modo indipendente; eliminare la discriminazione contro i lavoratori migranti dalle campagne e dare loro un giusto compenso.

  6. Bloccare le operazioni di polizia volte a intercettare, arrestare o rispedire indietro i dimostranti che cercano di giungere a Pechino per lamentarsi [con petizioni] della cattiva condotta dei rappresentanti dei governi locali; abolire le strutture illegali usate per incarcerare, interrogare, terrorizzare i dimostranti; terminare le operazioni di “pulitura” contro i migranti, che comprendono la demolizione delle loro abitazioni temporanee e la chiusura delle scuole per i loro figli.

  7. Stabilire un sistema di supervisione cittadina sulle spese olimpiche, offrendo al pubblico un resoconto contabile indipendente sulle spese legate alle Olimpiadi; rendere trasparente al mondo del business il processo per l’assegnazione dei contratti, e perseguire con mezzi legali ogni rappresentante del governo che si appropria o sperpera i fondi pubblici.

Suggeriamo inoltre di varare un Comitato di osservatori per le Olimpiadi di Pechino, composto da esperti indipendenti, rappresentanti di organizzazioni non governative, comunità vittime quali lavoratori migranti e persone trasferite a forza. Tale Comitato dovrebbe verificare l’attuazione delle proposte di cui sopra. Esso dovrebbe avere il permesso di operare in modo indipendente, esaminando progetti, interrogando in libertà, diffondendo i suoi risultati in pubblico.

Se queste proposte precise elencate sopra non saranno adottate, siamo certi che le Olimpiadi di Pechino non passeranno alla storia come l’evento glorioso che tutti ci aspetteremmo. Non vogliamo “politicizzare” il movimento olimpico. Ad ogni modo, usare i Giochi olimpici in modi che violano i diritti umani e feriscono persone costrette al silenzio, tutto in nome di un “sogno” che appartiene solo a “qualcuno”, e non al mondo intero, pianterà solo i semi del risentimento che renderanno ancora più aspre le crisi della Cina influenzando il futuro del mondo.

Parafrasando ciò che il Senatore Goffredo Bettini ha dichiarato in occasione della crisi birmana di ottobre, “non comprendiamo come si possa, senza atti concreti da parte della Cina, andare serenamente a Pechino a festeggiare le Olimpiadi”.

Richiediamo quindi atti concreti, convinti che sia compito di chi crede profondamente nei diritti umani, nelle libertà, nella democrazia, attivarsi per far sì che l'opinione pubblica internazionale sia informata su ciò che sta accadendo in Cina. L'inaugurazione dei giochi è prevista per l'agosto 2008. C'è tutto il tempo per decidere se sarà il caso di unirci a questa festa universale dello sport.

Nel frattempo, come “arma” di dialogo, come forma di lotta nonviolenta, ci sentiamo di proporre una battaglia di civiltà, una iniziativa avente lo scopo di coinvolgere l'opinione pubblica, di far pressione sugli sponsor televisivi, sugli atleti e sul comitato olimpico italiano.

Per tutto questo noi proponiamo

se non ci sarà una reale "tregua olimpica" sull'informazione e su Internet (oggi censurati), sulle libertà fondamentali (oggi non garantite), e se non si percepiranno significativi interventi sui punti sopra citati, sotto il controllo di osservatori internazionali

di non partecipare all'evento, spegnendo la TV

Bloggers e cittadini uniti per
i diritti umani, la libertà, la democrazia.

martedì 4 dicembre 2007

Ritorno al futuro

Ogni tanto mi capita di leggere le notizie sui quotidiani (o le ultim'ora on line) e di essere assalita dall'insidioso dubbio di non vivere nel XXI secolo.

Ispirate argomentazioni del tipo (i grassetti sono miei, e corrispondono grosso modo ai punti che suscitano in me le maggiori... 'perplessità'):

[…] non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento. Il matrimonio tra omosessuali, perciò, offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente. Due persone dello stesso sesso possono vivere uniti senza bisogno di simulare un matrimonio. Lo Stato, però, deve riconoscere loro diritti civili e sociali. Mi accontenterei di fare la legge […] Io non sono cattolico, ma avverto il fascino della fede […]
Massimo D’Alema, Ministro degli Esteri

Uno Stato moderno che accetta o esclude determinati comportamenti o posizioni basandosi sul rischio di offendere il sentimento religioso di qualcuno... mah...

Oppure (qui evito i grassetti, per non estenderli a tutto il paragrafo, che sarebbe antiestetico; in ogni caso, questo tizio deve essere un amico di Gentilini...):

Gli immigrati che chiedono la residenza, se in possesso dei requisiti, dovrebbero essere messi sotto osservazione per sei mesi. […] Sarebbe giusto fargli capire come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo, vengono puniti dieci extracomunitari.
Giorgio Bettio, Lega Nord, Comune di Treviso

Poi guardo il calendario, e capisco che no, non ho sbagliato secolo, non io...

lunedì 3 dicembre 2007

Reunions

Eccomi, di nuovo al computer e al lavoro, dopo un bel week-end mondano, di incontri e rimpatriate. Venerdì e sabato a Pisa, tra una festa (il compleanno di un amico blogger) e una cenetta con degli amici 'storici', domenica a Modena, per la discussione di alcune tesi di dottorato. Insomma, in soli tre giorni, ho associato due delle città della mia vita 'adulta', probabilmente le più importanti, e ho ritrovato tanti volti e luoghi cari.

La mia presenza di ieri a Modena non era prevista, tanto che avevo salutato i quasi-dottori di ricerca via telefono e via e-mail (insomma, per esserci, avrei dovuto fare Pisa-Modena in treno andata e ritorno ad orari abbastanza improponibili...). Ma poi tutto si è sistemato per il meglio: il mio ragazzo-risolvi-problemi e la sua auto sono giunti in mio soccorso, e l'agognato viaggio è diventato realtà... :)

Bello esserci, perché ci siamo ritrovati in tanti, perché c'erano persino l'amico spagnolo e il nostro Fabio, che - pensate un po' - aveva preso un treno da Napoli la sera prima insieme alla (ubiqua) Snupi (che riesce ad essere più globe-trotter della sottoscritta...), e aveva viaggiato tutta la notte; e poi, perché è stata una bella festa, e perché i festeggiati se lo meritavano davvero (anzi, rinnovo loro le mie CONGRATULAZIONI!!!! - e non temete, non pubblicherò sul blog le vostre foto con la torta... ;) spero davvero, incrociando tutto quello che c'è da incrociare, di unirmi a voi al più presto...)

sabato 1 dicembre 2007

L'uomo, misura di tutte le cose

Qualche divagazione personale sull’enciclica Spe Salvi, con riferimento alla sua vulgata ad uso mediatico e ad affermazioni quali “Senza Dio, il mondo è buio, davanti a un futuro oscuro”, o “L’ateismo dell’era moderna ha provocato le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia” o “Marxismo e illuminismo: speranze terrene fallite”.

Sarà che da qualche anno studio la filosofia francese del Sei-Settecento, le controversie religiose tra cattolici e protestanti, l’influenza di Spinoza e l’elaborazione concettuale di un "ateismo virtuoso"; sarà che il mio interesse per questi temi è iniziato dalla questione della tolleranza religiosa, dal Compelle intrare di Agostino di Ippona e dalla sua confutazione da parte di Pierre Bayle; sarà che, in fondo, sono un’umanista, e penso che la storia dell’umanità sia storia di singoli, di uomini e di donne, e che non necessiti di una prospettiva escatologica o del riferimento ad una qualche trascendenza o Provvidenza per essere nobilitata, giustificata o riempita di senso.

Non nego che in nome di Dio si possa compiere del bene, ma è indubbio che si giunga a compiere anche del male. Per questo, non ha alcun senso portare eventi storici a conferma della pericolosità di una posizione atea, perché la storia è decisamente varia, e può confermare o smentire qualsiasi affermazione. La condanna del marxismo e dell’Illuminismo sulla base dello stalinismo e della Rivoluzione francese è decisamente una forzatura. E’ come condannare il cristianesimo sulla base delle Crociate, dello sterminio degli Albigesi, dei processi e delle torture praticate sistematicamente dall’Inquisizione, della guerra dei Trent’anni - che a voler essere precisi è stata una sanguinosissima guerra di religione -, dei roghi delle streghe, delle persecuzioni nei confronti delle minoranze, della ghettizzazione degli Ebrei e dei pogrom russi e polacchi, delle esecuzioni di giovani patrioti durante il Risorgimento italiano… e l’elenco potrebbe continuare.

Nessun umanista ha mai teorizzato un atto di sterminio. Neppure il marxismo, che a mio parere è da considerarsi una corrente umanistica, dato che pone come prioritario l’uomo nella sua realtà storica economica e sociale. Sfatiamo un mito: la cosiddetta “dittatura del proletariato” - un’espressione che fa inorridire i pensatori liberali da decenni – era stata pensata come una sorta di momento di passaggio tra due ordini di cose differenti, la società ingiusta delle divisioni e sproporzioni e quella finalmente egualitaria. E diciamolo una volta per tutte: nelle sue opere Marx non ha teorizzato né la rivoluzione bolscevica né le epurazioni staliniste né i regimi di Mao e Pol Pot. Il suo errore (teorico, speculativo) è stato semmai di essere passato dal piano dell’analisi economica a quello dell’utopia, nel momento in cui si è avventurato in previsioni (rivelatesi sbagliate) sull’imminente implosione della società capitalistica e nel momento in cui ha inserito nella sua analisi una prospettiva escatologica. Per questo, accusare Marx per Stalin o condannare l’Illuminismo per il Terrore è come dire che Fichte e Hegel hanno causato il nazismo.

Riflettiamo piuttosto sulla componente storica e sociale di tali derive distruttive: lo stato della Russia – monarchia assoluta e centralizzata fondata su fortissime disuguaglianze sociali - nei primi anni del Novecento; la distruzione, il malcontento e la povertà diffuse in Germania dopo la fine della I Guerra Mondiale, con la pace umiliante che le era stata imposta dai vincitori; la monarchia francese nella seconda metà del Settecento, tra sconfitte militari e dispendio di fondi ed energie per mantenere una corte sfarzosissima, mentre la stragrande maggioranza della popolazione moriva letteralmente di fame. Se scaviamo un po’ nella storia, noteremo che il malcontento e il disagio, una volta raggiunto un punto di saturazione, sono sempre esplosi procurandosi una bandiera ‘ideologica’: le teorie di Marx in Russia, la superiorità della nazione tedesca in Germania, il motto “libertà uguaglianza e fratellanza” in Francia. Un motto, quest'ultimo, che vedrei come una splendida conquista civile. Tanto più che la prima Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino data proprio 1789.

Tornando ai miei ‘atei virtuosi’, si tratta di un’elaborazione culturale sofferta e assolutamente ‘rivoluzionaria’ nel XVII secolo, perché in contraddizione con secoli di luoghi comuni di matrice biblica. Erano da considerarsi tali quei personaggi che, pur non riconoscendo alcuna dimensione trascendente e negando che l’uomo avesse una destinazione ultraterrena, praticavano una morale del tutto disinteressata, un amore per gli esseri umani in quanto esseri umani, e non in vista di una qualche ricompensa ultramondana, per ottenere cioè una gratificazione o un premio. [D'altra parte, non mi sembra particolarmente meritorio operare il bene nella certezza che poi si verrà ricompensati per questo: è forse un po' infantile...] I cosiddetti atei virtuosi erano emblema di una morale assolutamente razionale, nella convinzione che la ragione, che accomuna tutti gli uomini, fosse in grado di indicare da sola quale sia la via da seguire, quali siano i doveri e gi atti meritori. Fiducia nell’uomo, quindi, nelle sue potenzialità, e nella pedagogia, che ha il compito imprescindibile di far fiorire tali potenzialità.

A giustificazione di un simile punto i vista, nelle sue opere, e in particolare nelle Penséees diverses sur la Comète e nella Continuation des Pensées diverses, Pierre Bayle ripercorre la storia seguita alla rivelazione evangelica e si stupisce di fronte alla diffusione in società e stati cristiani di vizi di ogni sorta, così come dei conflitti endemici che contrappongono le diverse 'sette' (è così infatti che chiama le diverse confessioni interne al cristianesimo, e lo trovo estremamente significativo). Ispirandosi ad un altro grande animo inquieto di età moderna, Michel de Montaigne, Bayle afferma che il cristianesimo non ha mai condotto a società realmente virtuose, non ha mai prodotto una coesistenza realmente civile e realmente pacifica tra gli uomini o tra gli Stati. Pertanto, le opinioni professate non possono essere considerate garanzia di una condotta di vita virtuosa: troppo lontano è l’inferno perché possa davvero fare paura e condizionare atti e comportamenti quotidiani. Tanto più che la fede può condurre all’aberrazione di perseguitare e uccidere chi la pensa in modo diverso dal proprio.

Il punto di partenza di Bayle è lo scetticismo del XVII secolo, e in particolare il rovesciamento della posizione tomistica dell’accordo di fede e ragione: i dogmi non sono razionalmente accettabili ­- al pari delle credenze superstiziose, senza che vi sia una differenza epistemologica tra gli uni e le altre. Per dare il proprio assenso a simili assunti, la ragione dovrebbe piegarsi e snaturarsi, abbandonarsi al potere delle passioni (in particolare, di paura e speranza, spinozianamente associate al dato religioso). Ne deriva che la vera filosofia, intesa come ricerca razionale, non può che essere atea, o comunque non può che partire da presupposti atei.

Mi rendo conto di aver scritto un papiro, e vi assicuro che potrei continuare ancora, tanto questi argomenti mi appassionano. Ma questo è un blog, non un diario, e forse è il caso di interrompere il mio lungo monologo, almeno per il momento. Se siete arrivati in fondo a questo post, siete indubbiamente dei lettori pazienti… :)

mercoledì 28 novembre 2007

Questione di nomi

Un processo per blasfemia, il rischio di dover scegliere tra quaranta frustate e sei mesi di carcere, e tutto questo per via di un orsacchiotto di peluche chiamato Maometto. La disavventura (ma chiamarla così è un eufemismo...) di un'insegnante inglese in Sudan ci ricorda quanto sia bello vivere in uno Stato la cui costituzione diverge da precetti di ordine religioso e morale (per il momento...).

Il problema, infatti, non è tanto che qualche genitore si sia scandalizzato per il nome dato all'orsetto - nel mondo ci sarà sempre qualcuno pronto a scandalizzarsi per qualcosa, siamo realistici -, ma che la legge di uno stato possa assecondare determinate prese di posizione individuali e soggettive, giungendo a ritenere determinati comportamenti dei 'reati'.

lunedì 26 novembre 2007

Giochi intelligenti...

Se volete spendere il vostro tempo in modo (solo apparentemente...) saggio e produttivo, questo è il link che fa per voi: Traveler IQ, un giochino divertente per conoscere il proprio quoziente intellettivo geografico (il mio è 121, e mi sono fermata - sono stata eliminata... sigh! - all'undicesimo livello; c'è da dire, però, che alcune città le ho beccate pur avendo tirato un po' a caso...).

sabato 24 novembre 2007

Questione di... yuan

A metà dicembre, il quattordicesimo Dalai Lama, guida spirituale del Tibet nonché Nobel per la Pace nel 1989, sarà a Roma in occasione del settimo summit mondiale dei premi Nobel per la Pace. Il suo arrivo in Italia getta le nostre autorità (e non solo: anche in Vaticano ci si interroga sull'opportunità di riceverlo...) in un profondo imbarazzo, dato che la Cina considera il Dalai Lama una sorta di facinoroso, un leader separatista, e minaccia ritorsioni nel caso di un'accoglienza ufficiale. Ricordiamo ad esempio le recenti proteste della diplomazia cinese nei confronti di Stati Uniti e Germania: in particolare, alcune settimane fa, dopo che la cancelliera Merkel ha incontrato pubblicamente il Dalai Lama, la Siemens ha perso un appalto milionario proprio in Cina, guarda caso.

Ciononostante, è certo che la città di Torino conferirà al Dalai Lama la
cittadinanza onoraria il prossimo 16 dicembre, mentre 165 parlamentari hanno firmato una lettera rivolta al presidente della Camera perché lo inviti a parlare a Montecitorio, come è accaduto in passato per altri personaggi di spicco del panorama internazionale.

Se il Dalai Lama fosse un pericoloso e sanguinario terrorista, potrei arrivare a comprendere tutta questa acrimonia da parte delle autorità cinesi. Ma siamo di fronte ad un leader pacifista, portavoce e simbolo di una regione del mondo dalla tradizione millenaria che negli anni Cinquanta del Novecento è stata invasa dall'Esercito Popolare di Liberazione cinese e privata della sua indipendenza a tempo indeterminato. In aggiunta a ciò, le rimostranze (e le ritorsioni, nel caso della Siemens) giungono da parte di uno stato che si starà anche affermando come superpotenza economica e politica, ma che persevera nel non rispettare i diritti fondamentali della persona, che reprime duramente il dissenso politico e che esercita una pesante censura sugli organi di informazione. Ho
già scritto tempo fa delle mie perplessità riguardo all'attribuzione dei Giochi Olimpici a Pechino.

Ora, pensare che la Cina (e in generale un qualsiasi altro stato) possa condizionare così pesantemente l'agenda degli incontri di chi ci governa (noi, stato occidentale sovrano nonché repubblica democratica fondata sul lavoro), porre veti su chi debba stringere la mano a chi e dove ciò debba accadere, mi sembra francamente eccessivo. Tanto più che, lo ripeto, in questo caso specifico, il 'pericoloso sovversivo' è il capo spirituale, nonché apertamente pacifista, di un popolo inerte e dimenticato. Ma, come al solito, la mia è un'opinione strettamente personale.

giovedì 22 novembre 2007

Mi stavo chiedendo...

...ma i politici e gli elettori di Forza Italia sono stati contenti di sapere che il loro partito del cuore... chiude?!?

....ma a nessuno è venuto in mente che parlare di "10 milioni di firme per mandare a casa il governo Prodi" è forse un tantino esagerato? [Tanto più che per l'ex ministra Stefania Prestigiacomo, martedì sera a Ballarò, le firme erano 8 milioni... già 2 milioni di meno...]

domenica 18 novembre 2007

Quindici minuti di celebrità

In the future everyone will be world-famous for 15 minutes.
Andy Warhol (1968)

Ci risiamo. Dopo Garlasco, è arrivata Perugia. Con (malcelato) estremo compiacimento e (posticcia) costernazione per l'omicidio di una studentessa, i giornalisti-avvoltoi d'Italia (con l'aggiunta di qualche giornalista inglese, data la nazionalità della vittima) si sono gettati a capofitto nella ricostruzione di una torbida storia di studenti erasmus (!), sesso e droga. Con l'aggiunta di tanti personaggi più o meno collaterali e per di più di nazionalità diverse. Insomma, una situazione molto più interessante di quella della piccola, tranquilla e in fin dei conti anonima Garlasco. Lì, per fare un po' di ascolti, era stato necessario buttarsi sulle cugine fotogeniche (ovviamente!) della vittima. A Perugia va decisamente meglio: ci sono la principale sospettata, la biondina americana, che è già di per sé un gran bel personaggio da fiction all'italiana, e il suo fidanzato (ovviamente!) ragazzo di buona famiglia
(ovviamente!).

Nota curiosa, a margine: 'giornalisticamente' parlando, basta che due persone escano insieme due sere o vadano a letto insieme due volte che già si parla di 'fidanzati' e 'fidanzate'... ma non è una semplificazione po'... eccessiva?!? A proposito di storie e teneri sentimenti, in quel di Perugia il 'fidanzato' italiano della vittima (ben tre settimane di relazione) rilascia un'intervista al Sunday Mirror (o giù di lì) su quanto lei fosse carina (ovviamente!) e dolce (ovviamente!) e diversa
(ovviamente!) dalla 'estroversa' coinquilina americana. Insomma, tante belle caricature e macchiette e tanti bei clichés messi in fila a uso e consumo di Matrix, Porta a Porta e di tutta una pletora di esperti e tuttologi televisivi, nonché di avidi telespettatori da Grande Fratello e Isola dei famosi. Andiamo bene...

lunedì 12 novembre 2007

La fiera dell'assurdo

Quello che è successo nella giornata di ieri è assurdo.

E' assurdo che in un autogrill della A1 due gruppi di tifosi di fede diversa non possano incontrarsi senza che ne nasca una scazzottata. Siamo così tanto assuefatti a certi comportamenti da 'clan rivali' che ci pare quasi normale che uno juventino e un laziale (ma potrebbero essere un milanista e un romanista, o un interista e un cagliaritano), come minimo debbano insultarsi pesantemente quando si incontrano.

E' assurdo che una persona possa morire così, per una concatenazione di eventi assolutamente casuale e del tutto incomprensibile, per un proiettile sparato non si sa bene come e perché. Ovviamente, non sta a me e ai 'non-addetti-ai-lavori' in genere esprimere giudizi sulla dinamica: chi di dovere accerterà i fatti e le responsabilità, valuterà testimonianze e prove e poi opererà come deve, perché - ricordiamocelo - viviamo (ancora) in uno stato di diritto, non nel Far West, e la giustizia passa attraverso le indagini delle forze dell'ordine e l'attività dei tribunali.


E' assurdo che delle città vengano messe sotto assedio da gruppi di violenti e sconsiderati - che mi rifiuto categoricamente di definire 'sportivi' o 'tifosi' - pronti a strumentalizzare una tragedia privata e a farne una giustificazione per comportamenti folli e incivili. A mio parere, è profondamente offensivo nei confronti di una vittima usare il suo nome e il suo ricordo come pretesto per agire in modo violento. Come quei delinquenti che poche settimane fa hanno picchiato un gruppo di rumeni in nome della donna assassinata a Tor di Quinto. Ma come si permettono? Chi li ha investiti dell'autorità di agire in nome di qualcuno? Ma chi credono di essere?

E' assurdo il modo in cui i mezzi di informazione hanno seguito i fatti di Arezzo, cercando a tutti i costi di mettere in relazione l'episodio tragico dell'autogrill con il mondo del calcio prima ancora che ci pensassero gli ultrà di Bergamo e Milano. Ieri verso mezzogiorno tutte le testate parlavano della morte di un 'tifoso laziale', non della morte di un ragazzo di ventotto anni, come se il suo essere 'tifoso laziale' fosse la cosa più importante in assoluto, la sua caratteristica principale.

E' assurdo che la decisione di far proseguire o meno una partita di calcio dipenda soprattutto dalle minacce di gruppi di violenti e di sconsiderati, come è accaduto a Bergamo: ma dove sono le società? Non si vergognano di fronte ai deliri di onnipotenza dei propri sedicenti 'sostenitori'?

E' assurdo il batti e ribatti dell'ora dopo, "Bisognava sospendere" - "Non bisognava sospendere": come se avesse senso fare asserzioni sul "come sarebbe andata a finire se"... La verità è che qualsiasi decisione si fosse presa dopo la tragedia dell'autogrill, nel brevissimo lasso di tempo che mancava all'avvio delle partite, sarebbe stata, col senno di poi, la 'decisione sbagliata'.

E' assurdo immaginare una guerra tra ultrà e polizia, e considerare il ragazzo di Roma e l'ispettore di Catania come i 'caduti' di due schieramenti contrapposti, da vendicare con altre morti. Ma che logica distorta e da uomini delle caverne è questa?

E' assurdo che in un paese civile si assaltino edifici istituzionali e non, commissariati, caserme, che si distruggano auto e scooter in sosta, che si danneggino vetrine, che si blocchino strade: scene da guerriglia nella capitale di uno stato occidentale, nel XXI secolo, ma siamo completamente fuori di senno?

domenica 11 novembre 2007

Quei dodici senatori...

Ecco i nomi dei dodici senatori (pochini davvero, ma di provenienza eterogenea) che hanno votato a favore dell’emendamento alla Finanziaria 2008 presentato al Senato da Accursio Montalbano, Roberto Barbieri e Gavino Angius. L’emendamento proponeva di “escludere dall’esenzione ICI i locali di proprietà di ONLUS o di confessioni religiose destinati anche parzialmente ad attività commerciale":

Roberto Barbieri (Misto - Costituente Socialista)

Emilio Nicola Buccico (An)

Mauro Bulgarelli (Iv-Verdi-Com.)

Furio Colombo (Ulivo)

Antonio Del Pennino (D.C. per le Autonomie - Partito Repubblicano Italiano - Movimento per l’Autonomia)

Lucio Malan (Forza Italia)

Accursio Montalbano (Misto - Costituente Socialista)

Magda Negri (Gruppo per le Autonomie)

Antonio Paravia (An)

Fernando Rossi (Misto-Mpc)

Giuseppe Saro (D.C. per le Autonomie - Partito Repubblicano Italiano - Movimento per l’Autonomia)

Franco Turigliatto (Misto-Sc)

Sarebbero stati tredici con Gavino Angius (Costituente Socialista), che non ha potuto votare in quanto presiedeva l'Assemblea.

Ho trovato questa lista su un blog che seguo e apprezzo molto,
Bioetica (e mi fa piacere pubblicizzarlo un po').

sabato 10 novembre 2007

Il terso capitolo*

Certe iniziative di alto valore culturale vanno segnalate, anche se è sabato sera, anche se sono afflitta dal primo raffreddore della stagione, che è il peggiore, come da tradizione:

(AGI) - Roma, 10 nov. - Il 29 settembre del 2008 sara' inaugurata l'Universita' della Liberta'. Lo ha annunciato Silvio Berlusconi dal palco del Palacongressi dell'Eur, durante il suo intervento all'Assemblea Costituente de La Destra, il movimento di Francesco Storace. "Ho gia' ricevuto le adesioni di grandi protagonisti della politica contemporanea - ha spiegato l'ex premier - Il 29 settembre prossimo [giorno del suo 72esimo compleanno, n.d.r.] inizieranno i corsi per formare giovani che potranno entrare nella magistratura, nelle televisioni, nella pubblica amministrazione, e portare i principi della libertà".

Credo che questa Ultim'ora parli da sola, quindi mi astengo da tutti i malevoli commenti che potrei fare (in realtà, è il raffreddore che mi rende temporaneamente più buona...).

Nel frattempo, Daniela Santanchè lascia Alleanza Nazionale per La Destra di Storace, ma continua imperterrita ad usare il cognome del ex-marito: non tutto, evidentemente, si può cambiare con leggerezza... E infatti siamo nel 2007 e Storace continua a fare del fascio littorio il suo simbolo...


Mentre Alleanza Nazionale perde alcuni pezzettini, si scopre che Fini attende un figlio dalla nuova compagna. Non voglio farmi i fatti degli altri, non mi piace scendere sul personale, vorrei solo far notare - en passant, e comunque la notizia è su tutti i giornali - che la sua separazione dalla moglie è stata annunciata soltanto lo scorso giugno, e per avere il divorzio dovrà attendere ben tre anni, grazie ad una legge-lumaca che, per carità, non si può modificare (un divorzio in tempi brevi sembra infatti offensivo per i valori di non so bene chi...), mentre la sua nuova compagna è incinta di otto mesi. Se non è adulterio questo... (non temete, sono così tanto bacchettona e moralista soltanto con i bacchettoni clericali finto-moralisti). E' comunque lodevole notare come i leader del centrodestra siano così tanto paladini della famiglia da metterne su più di una...

Sull'altro fronte, intanto, il monogamo Veltroni lancia la sua formula vincente per la nuova legge elettorale: proporzionale senza premio di maggioranza, con possibilità di scegliere i rappresentanti. Ovviamente, nelle intenzioni del Segretario, la nuova legge deve ridurre la frammentarietà della politica, ci mancherebbe altro! Quindi, addio speranze di maggioritario, non ci resta che confidare in uno sbarramento accettabile. In ogni caso, se il Segretario continua così con le dichiarazioni-in-libertà aprirò una rubrica di 'veltronate'...

*Il titolo del post scaturisce da uno dei simpatici refusi che sto trovando nella mia tesi rileggendola, e mi è sembrato appropriato per descrivere una situazione un po' confusa, nonché il mio stato un po' confusionale dovuto al raffreddore... (ma il refuso migliore per il momento resta 'opera bocconiana'...)

martedì 6 novembre 2007

Il giornalismo come vocazione

Non amo le commemorazioni, impregnate di inevitabili parole di circostanza e di espressioni di cordoglio che sembrano posticce, ma questa volta devo proprio fare un’eccezione.

Ognuno di noi ha i suoi ‘miti’, e io ne ho avuti e ne ho ancora decisamente molti. Miti storici, filosofici, letterari, grandi amori più o meno adolescenziali che mi sono portata dietro negli anni, da Federico II di Svevia al mio Spinoza, da Julien Sorel ad Arthur Rimbaud, e a molti altri. Il mio pantheon è decisamente vasto e abbastanza ‘eterodosso’, e ciascuno dei suoi membri ha per me un significato davvero speciale.

Dato che da ragazzina sognavo di fare la reporter, magari in zone di guerra (d’altra parte, se una legge Insciallah e Un uomo di Oriana Fallaci a 13 o 14 anni, non può sognare di fare altro…), mi ero anche formata dei miti ‘professionali’, identificandoli in due personaggi molto diversi tra loro ma assolutamente ‘grandi’ nella loro capacità di raccontare e di denunciare, nella loro dedizione al proprio lavoro e nella loro classe: Indro Montanelli ed Enzo Biagi.

Ho dedicato vari post di questo blog all’informazione - spesso dei post di 'accusa' -, perché ho sempre ritenuto che il giornalismo non sia soltanto una professione tra le tante, ma un dovere civile, un impegno di enorme responsabilità. Scrivere per gli altri, per informarli, per renderli cittadini ed elettori più consapevoli è davvero fondamentale in una società che ambisca ad essere ‘democratica’, e a mio parere nessuno ha saputo interpretare il proprio ruolo di 'cronista responsabile' quanto Montanelli e Biagi.

Trascorsa l’adolescenza - e trascorse con essa anche le mie velleità giornalistiche… -, i miei due numi tutelari sono rimasti, come esempio di una professionalità, di un 'parlare senza peli sulla lingua' e di un dovere di informazione che oggi sembrano diventati opzionali se non addirittura superflui. Nel momento che viviamo, un qualsiasi giornalista che denunci le cose che non vanno e che non si uniformi alla linea di uno schieramento politico o comunque ideologico, viene accusato di essere ‘distruttivo’ o, peggio, di ‘fomentare l’antipolitica’, come se stesse ad un giornalista di rispondere ai problemi politici o sociali del Paese, di trovare soluzioni, e come se fosse suo dovere tenere a bada il pubblico narrandogli ‘favole’, lasciandolo all’oscuro dei ‘fatti’ e ottundendo la sua capacità di giudicare.

Indro Montanelli se n’è andato nel 2001, e oggi se ne va anche Enzo Biagi. E la cosa più triste è che se ne siano andati senza lasciare ‘eredi’: i giornalisti delle più giovani generazioni sembrano proprio non avere quella stoffa, quella indipendenza di giudizio, quella signorilità espressiva. Con Biagi, inoltre, se ne va anche un protagonista della nostra Resistenza e degli anni in cui questo Paese si è formato; se ne va uno dei pochi ‘custodi della memoria’ che ci erano rimasti - accanto a lui non c'era che un altro cronista senza peli sulla lingua, Giorgio Bocca -, e che ci difendevano da facili revisionismi di parte. Se ne va un personaggio che sfortunatamente non ho potuto mai incontrare, ma che ho stimato molto, e devo ammettere di essermi un po’ commossa leggendo la notizia, io che mi commuovo così di rado! Ma sapete, la mia idea è che quando muore un uomo che ha visto molto, che sa molto, che ha letto molto, che ha vissuto a lungo e intensamente, è come se se ne andasse un patrimonio, e la sua scomparsa ci lascia tutti più poveri. Ed io mi sono sentita davvero più povera, questa mattina.

"C'è qualcuno che ha detto che questa generazione, la mia, non ha avuto altro che il tempo di morire. Ma c'è una cosa che è ancora più triste, perché è vero che ci sono molti morti nella nostra vita, ma come ha detto Bernanos, «più morto di tutti è il ragazzo che io fui». Voglio dire che quello che la guerra ha portato via e che nessuno ci potrà mai più rendere sono le illusioni, i sogni e gli errori dei vent'anni.
Forse è qui la nostra grande attenuante, quella di una generazione che non ha mai avuto la giovinezza."
[da E. Biagi, Quello che non si doveva dire, Rizzoli, 2006]

La mia Italia che non si arrende, dal Corriere della Sera

lunedì 5 novembre 2007

Nostalgia da Ghirlandina

A partire dall'ultima settimana di novembre, la Ghirlandina, una delle due 'torri della mia vita' (l'altra è, ovviamente, la torre di Pisa...) sarà 'impacchettata' per un periodo di circa due anni, a scopo restauro. Dovremo rassegnarci a transitare per piazza Grande senza poterla ammirare, ed è un gran peccato. Per lenire l'inevitabile nostalgia, il dottor Gurrado propone delle interessanti alternative al semplice impacchettamento.

sabato 3 novembre 2007

Lost in translation

Il Corriere on line riportava ieri una notizia tratta (probabilmente) dal sito della CNN, sul pericolo di contaminazioni da pizza ai 'pepperoni', contaminazioni che sarebbero causate da un batterio - l'escherichia coli - che "si annida nell'intestino degli animali a sangue caldo". Solo che, traducendo 'pepperoni' con 'peperoni' (anzichè con 'salamino piccante') il giornalista si trova nella condizione di dover spiegare come tale batterio sia finito addirittura in un ortaggio. Ecco il risultato (piuttosto agghiacciante...) dei suoi sforzi:


Oggi invece l'articolo on line si presenta così, recando alcune significative modifiche (qualcuno avrà protestato? Il risultato comunque è ancora più comico - grazie mille, Corriere!):


In ogni caso, la confusione fatta da noi italiani tra 'pepperoni' e 'peperoni' è talmente tanto nota da essere finita anche su Wikipedia...

[Un aggiornamento in tempo reale per dire che alla fine, dopo i due tentativi un po' fallimentari di cui sopra, i redattori del Corriere ce l'hanno fatta! Ecco l'articolo nella sua ultima versione:

Meglio tardi, che mai!] ;)

venerdì 2 novembre 2007

Truthiness

Grazie al mio 'consulente speciale' di lingua e cultura inglese (ops, anglo-americana), ho imparato una nuova parola - truthiness - introdotta da un comico statunitense per parodiare la situazione americana nell'era Bush e così 'giustificata':
"We're not talking about truth, we're talking about something that seems like truth—the truth we want to exist."
Si tratta di un concetto decisamente poco 'spiritoso' e che merita una breve riflessione, in quanto si potrebbe agevolmente applicare alla situazione italiana. Ad esempio, potrebbe offrirci una chiave di lettura per la vita politica e mediatica del nostro paese, nella quale i fatti hanno ormai perso ogni importanza. I diversi partiti politici non fanno che dare agli accadimenti di cronaca la lettura per loro più 'comoda', senza alcuna attenzione per la verità dei fatti, o dei dati, o dei numeri; i media preferiscono drammatizzare più che informare, quasi fossero programmi o letture di puro intrattenimento, esprimono spesso posizioni 'partigiane' e non hanno alcuna capacità demistificatoria (salvo alcune rare eccezioni, per esempio questa) o di critica seria e costruttiva; le stesse decisioni politiche sono prese sull'onda dell'emotività generale, senza alcuna progettualità o lungimiranza, quasi per dare dei 'contentini' al pubblico. Già perché d'un tratto gli elettori sono diventati 'spettatori', e i politici degli 'attori' sempre meno consapevoli di una specie di 'farsa' (anche qui, per nulla spiritosa). Sempre meno consapevoli, perché ormai sembrano credere alle loro stesse parole.

lunedì 29 ottobre 2007

Guardando (male) in una sfera di cristallo

Concediamoci un sorriso. Il Corriere propone un articolo (del tutto inutile, lo ammetto) che racconta di alcune predizioni rivelatesi poi del tutto infondate, linkando un sito in cui si elencano le predizioni 'peggiori di sempre' (credo che la definizione sia un tantino esagerata, ma l'idea è comunque molto spiritosa). 'Peggiori' nel senso di 'presto smentite'.

Tra queste, una Margaret Thatcher che esclude che nel corso della sua epoca la Gran Bretagna possa avere un primo ministro donna, affermazioni riguardo all'inutilità di radio, televisioni e automobili, e persino previsioni di pace proferite nel 1914 e nel 1938.
Ovviamente, le predizioni sballate che ho preferito sono quelle a carattere 'ferroviario':


«Dear Mr. President: The canal system of this country is being threatened by a new form of transportation known as 'railroads' ... As you may well know, Mr. President, 'railroad' carriages are pulled at the enormous speed of 15 miles per hour by 'engines' which, in addition to endangering life and limb of passengers, roar and snort their way through the countryside, setting fire to crops, scaring the livestock and frightening women and children. The Almighty certainly never intended that people should travel at such breakneck speed.» Martin Van Buren, Governor of New York, 1830(?).

«Rail travel at high speed is not possible, because passengers, unable to breathe, would die of asphyxia.» Dr Dionysys Larder (1793-1859), professor of Natural Philosophy and Astronomy, University College London.

All'elenco, se ne potrebbero aggiungere altre più recenti: i nostri politici sono dei maestri in materia. Con un po' di malignità, mi viene in mente che qualcuno aveva predetto che, dopo due mandati a Roma, Walter Veltroni sarebbe partito per l'Africa - ma non è detto che non si avveri, nel caso in cui il Pd dovesse naufragare per qualche cataclisma non meglio identificato...

Nel frattempo, la (fascinosa) signora Kirchner è diventata Presidenta in Argentina, succedendo al (molto meno fascinoso) maritino. Mi fa piacere, anche se ancora una volta mi viene da pensare che una donna, per fare carriera in qualche campo, debba sposare un uomo che sia in ascesa o che abbia ormai acquisito una posizione nello stesso ambito. In proposito, vi racconto un aneddoto. Un mio parente americano (confessiamolo, tutti abbiamo almeno uno zio Oltreoceano...) mi ha detto che voterà per Hillary, perché è la moglie di Bill, che di certo saprà guidarla e darle dei buoni consigli. Avrei voluto rispondere: quale Bill, quello della Lewinsky? (E della guerra in Kosovo, si intende.) Non c'è che dire, un vero genio della politica! Ma, almeno per questa volta, sono riuscita a trattenermi...

sabato 27 ottobre 2007

Informazione e rispetto della forma

Oggi mi ricapita di essere d'accordo con il prof. Galli Della Loggia, cosa che accade piuttosto di rado e che quindi va debitamente segnalata. La sua rubrica sul Corriere (il Calendario) affronta il tema del carattere 'colloquiale' del giornalismo italiano, per cui alcune importanti cariche dello stato e numerosi personaggi politici sono menzionati il più delle volte ricorrendo al solo nome proprio o a soprannomi. Della Loggia riconosce in una simile prassi un terreno fertile per l'antipolitica e scrive:

"È, infatti, la riduzione della politica a teatro dei burattini, a scena deputata di personaggi-macchietta, a qualcosa di mezzo tra la sceneggiata e il
vaudeville. Sollecita, senza saperlo, il gusto plebeo per la battutaccia, per lo sghignazzo, alla fine per il buttare tutto in vacca. E naturalmente per il non credere in nulla."

Ora, io non metterei la questione in modo così severo e drammatico. Tuttavia, ritengo che bisognerebbe davvero recuperare il senso dei ruoli e delle istituzioni anche nella forma, anzi, a partire dalla forma. Altrimenti il confronto politico rischia di diventare una specie di campionato di calcio, e l'elettore rischia di trasformarsi in un tifoso da bar, sempre pronto a vestire i panni dell'allenatore, a fornire le sue ricette salvifiche e a polemizzare con coloro che la pensano o che agiscono in modo diverso.

Questa riflessione non assolve certo i nostri parlamentari dalle loro responsabilità. E' semplicemente un invito a fare ciascuno la propria parte, nella propria sfera di competenza. E sappiamo bene che il giornalismo svolge un ruolo fondamentale in una società democratica, nel bene e nel male.

giovedì 25 ottobre 2007

Pot-pourri di attualità

Qualche segnalazione per voi:

1. si è tanto parlato del manifesto diffuso dalla regione Toscana per contrastare l'omofobia. L'immagine del neonato-gay non mi ha indignata o disturbata, ma l'ho trovata inappropriata, per alcuni motivi che sono ben riassunti in questo articolo;

2. la risposta di Ezio Mauro al "Finiamola!" del Cardinal Bertone merita almeno un link (anche se questo infrange il mio personale boicottaggio nei confronti del quotidiano La Repubblica: alla fine, ho resistito un solo mese...);

3. fuori dai confini nazionali si commenta così la (fallita, abortita, mal formulata...) proposta di legge sull'editoria, facendomi vergognare un po'...

domenica 21 ottobre 2007

Guerra e Pace

Ho guardato i primi quindici minuti della versione televisiva di Guerra e Pace, e ho capito che non faceva per me. Le trasposizioni dei romanzi che ho amato molto mi deludono praticamente sempre, non riesco a sopportare quando la trama viene stravolta, come accade nella maggior parte dei casi (e in questo caso specifico le libere variazioni sul tema sono davvero evidenti), e quando i personaggi non sono come li ho immaginati. L'unica trasposizione televisiva davvero fedele, che ho quasi amato quanto il romanzo (e questo è tutto dire...,) è la versione di Pride and Prejudice della BBC: cinque ore assolutamente perfette, tanto che mi ritrovo a guardare il DVD a cadenza più o meno semestrale, in due comode sessioni...

In generale, ho sempre adorato i romanzi in costume, specie se molto voluminosi, perché soffro sempre un po' quando arrivo alla fine di una storia. Ho trascorso una settimana a leggere Guerra e Pace, e non riuscivo davvero a smettere, lo portavo con me ovunque e approfittavo di qualsiasi momento di libertà per riaprirlo e rituffarmi nella lettura. Non ho amato nessun personaggio in particolare, non sono riuscita ad immedesimarmi in nessuno, e tuttavia ho trovato tutta la vicenda assolutamente grandiosa.

[Se avete intenzione di leggere il romanzo, non continuate con questo post: mi dispiacerebbe rivelarvi cose che accadono intorno a pagina 1000...]

Non so è capitato anche a voi, ma nella mia antologia del ginnasio c'era la lettura Natasha al ballo, in cui si raccontava del primo incontro mondano di Natasha con il principe Andrej, che lasciava intuire che tra i due sarebbe nata una storia. Quando ho cominciato a leggere il romanzo, tuttavia, mi sono trovata di fronte una situazione inaspettata: Natasha era una ragazzina un po' selvaggia e Andrej era addirittura sposato e in attesa del suo primogenito. Ho capito immediatamente che sua moglie - la minuta principessa Lise - avrebbe fatto una brutta fine. In ogni caso, né Andrej né Natasha hanno conquistato la mia simpatia: troppo altezzoso il primo (una specie di 'eroe romantico' votato alla gloria), troppo svampita la seconda (insomma, innamorarsi perdutamente di tre uomini diversi nel giro di trecento pagine è decisamente un'impresa...). Ho preferito di gran lunga l'impacciato Pierre, pieno di buoni propositi, di altruismo e di grandi ideali, ma troppo incostante per perseguirli e realizzarli. E di un'ingenuità e di una bontà assolutamente disarmanti, capace di esaltarsi per poco proprio come un bambino e di cacciarsi in una serie di situazioni quasi inverosimili, fino a diventare persino un massone...

E poi tutte quelle vicende collaterali: i salotti patinati e i passatempi della nobiltà di Mosca e San Pietroburgo; la tristissima vicenda del piccolo Petja e del suo desiderio di gloria militare; la povera orfana Sonja che giura amore eterno a Nicolaj Rostov e poi deve assistere al matrimonio di lui con la principessa Marja - la sorella bruttina e tremendamente bigotta di Andrej -, e finisce a fare da tata ai loro figli; gli spregiudicati Kuragin, tanto belli quanto disonesti, a partire dalla bellissima Hélène, così attratta dall'eredità di Pierre da fare di tutto per sposarlo - e ovviamente Pierre, sempre un po' confuso, capirà solo dopo averla sposata che in realtà è perdutamente innamorato di un'altra (beh, per sua fortuna, Tolstoj aveva deciso che la sua vicenda avrebbe avuto comunque un lieto fine...).

Infine, ci sono tutte le riflessioni di Tolstoj sulla storia, sui mutamenti storici, sulle azioni dei grandi, a partire dalla parabola di Napoleone, che con le sue campagne, le sue vittorie e le sue sconfitte fa da sfondo all'intera vicenda - da Austerlitz a Waterloo, passando per l'incendio di Mosca.

Insomma, un romanzo storico e corale, con tantissimi personaggi, tantissime storie, tantissimi fili che si intrecciano: per me che sono una fan del genere, è stato davvero il libro rivelazione dell'anno (l'ho letto lo scorso gennaio, quindi la definizione vale ancora...). Poi mi sono buttata a capofitto nella tesi e ho smesso di leggere romanzi - Kinsella a parte: i suoi libri li uso per distrarmi... Spero davvero di poter ricominciare al più presto con cose più ... 'serie'... :)

Impossible is nothing

Se Raikkonen è riuscito a vincere il Mondiale, io posso quasi riuscire ad addottorarmi... :P

sabato 20 ottobre 2007

Ridiamoci su...

Su segnalazione di Liliana:

Il presidente Prodi, in visita ufficiale in Inghilterra, viene invitato per
un the dalla Regina Elisabetta. Durante l'incontro le chiede qual è la sua
strategia di leadership e lei risponde che consiste nel circondarsi di persone
intelligenti. A questo punto Prodi le chiede come fa a giudicare se
sono intelligenti. "Lo capisco facendogli la domanda giusta", risponde la
Regina. "Mi permetta di dimostrarglielo". La regina allora telefona a
Tony Blair e dice:
"Signor Primo Ministro, la prego di rispondere alla seguente domanda:
sua madre ha un bambino, e suo padre ha un bambino, e questo bambino
non è suo fratello e non è sua sorella. Chi è?"
Tony Blair risponde:
"Ovviamente sono io!"
"Corretto! Grazie, e a risentirci, sir.", dice la Regina. Sua Maestà attacca
la corrnetta e dice:"Ha capito Mr. Prodi?". "Sicuro. Grazie
mille. Farò senz'altro anch'io così". Al rientro a Roma decide di
mettere alla prova D'Alema: lo fa quindi venire al Quirinale e gli
dice: "Ascolta, Massimo, mi chiedevo se potessi rispondere a una
domanda." "Certamente, signor Presidente, cosa vuole
sapere?". "Ehm, tua madre ha un bambino e tuo padre ha un bambino, e
questo bambino non è tuo fratello e non è tua sorella. Chi è ?". D'Alema
ci pensa un po', poi imbarazzato dice: "Posso pensarci meglio e rispondere
poi correttamente?". Prodi acconsente e D'Alema se ne va.
Appena uscito dal Quirinale, D'Alema organizza subito
una riunione con altri colleghi prima di partito e poi di tutto
l'Ulivo i quali si lambiccano il cervello per diverse ore, ma nessuno
riesce a trovare la risposta giusta. Ad un certo punto a D'Alema viene
in mente di interpellare il filosofo Cacciari e gli spiega la
situazione: "Adesso ascolta la domanda: tua madre ha un bambino e tuo
padre ha un bambino e questo bambino non è tuo fratello e non è tua
sorella. Chi è?".
Cacciari risponde subito: "Ovviamente sono io!"Razza di deficienti!!".
Estremamente sollevato, D'Alema corre al Quirinale e
dice al Presidente: "Presidente, so la risposta alla sua domanda! So
chi è il bambino! E' Cacciari!". E Prodi risponde, disgustato:
"Cretino, è Tony Blair!".