giovedì 28 giugno 2007

Small World: An Academic Romance

Ho scoperto David Lodge nel corso del mio primo anno a Modena, grazie ad un amico spagnolo, ed è stato amore a prima lettura: sarà che il romanzo che per primo mi è capitato tra le mani è stato Il professore va al congresso (Small World), che ritengo in assoluto il lavoro più brillante di Lodge, nonché il più ironico, il più intrigante e il più divertente. Un ritratto frizzante del mondo accademico e delle sue stravaganze, della concorrenza senza esclusione di colpi, delle scoperte (reali o millantate), dei rapporti conflittuali, delle 'leggende metropolitane', delle piccole perversioni e manie, delle diverse (e talora opposte) scuole di pensiero, delle invidie e delle rivalità, del campanilismo di ciascuna sede universitaria, delle tresche più o meno note, del fatto che tutti gli specialisti di un determinato settore si conoscano (da qui l'idea di un mondo piccolo piccolo...) e siano tra loro in rapporti che si potrebbero definire a) amichevoli, b) falsamente amichevoli, c) di discreta, reciproca sopportazione, d) di guerra fredda, e) di aperta belligeranza.

Small World
è il seguito di Scambi (Changing Places): i personaggi principali, l'americano Morris Zapp, dell'università dello stato di Euphoria, e l'inglese Philip Swallow, della provinciale università di Rummidge, incarnazioni di due modi completamente diversi di intendere la ricerca e di gestire la propria vita pubblica e privata, si ritrovano dieci anni dopo essere stati visiting professors di letteratura l'uno al posto dell'altro. Zapp e Swallow compariranno (pur non essendone i protagonisti) anche in un romanzo successivo di Lodge, Ottimo lavoro, professore! (Nice Work), che è però più sottotono, più grigio, più malinconico dei precedenti. Se Changing Places ha come ambientazione le due città di Plotinus e Rummidge, e il confronto diretto è tra i due continenti, tra una mentalità europea (o meglio, britannica) ed una americana, e Small World si svolge attraverso l'intero globo, dato che il principale filo conduttore è rappresentato dai convegni in cui le storie dei diversi personaggi si incrociano, Nice Work è tutto concentrato sulla piccola Rummidge e tratta soprattutto di carenze di fondi, di problemi quotidiani e del tentativo di stabilire un rapporto di comunicazione tra il mondo della ricerca (letteraria) e quello dell'impresa (con tutta la diffidenza e i pregiudizi reciproci).

Perché cito Lodge e i suoi romanzi di ambientazione accademica? Perché una conversazione serale sulla realtà accademica italiana mi ha fatto pensare proprio ai suoi racconti e ai suoi personaggi (anche se la realtà è un tantino più grigia, con meno colpi di scena). Il mondo universitario italiano è una piccola Rummidge che deve fare quotidinamente i conti con il proprio provincialismo, i propri problemi economici e i più assurdi ostacoli burocratici, e per la quale è sempre più difficile sostenere la concorrenza e il potere di attrazione esercitato dalle università straniere, in particolare da quelle americane (come l'università di Euphoria, che si ispira alla alla californiana Berkeley), capaci di gratificare di più, soprattutto economicamente, le giovani leve.

E all'epoca in cui Lodge ideava la grigia Rummidge (nei lontani anni Settanta) non esisteva ancora l'interessante fenomeno del precariato accademico...

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Deaf Sentence - Il prof è sordo




domenica 24 giugno 2007

Etica cattolica e (scarso) senso civico

Sull'argomento non sono del tutto neutrale, data la mia simpatia per gli ugonotti alla Bayle e per gli 'atei virtuosi' alla Baruch (che, a dirla tutta, non era esattamente un ateo, almeno non nel senso letterale del termine, ma tra il XVII e il XVIII secolo i 'radicali' e philosophes lo dipingevano così, e devo ammettere che l'idea ha un certo fascino anche per una storica della filosofia rigorista come me... ;) ).

Riporto due citazioni di Indro Montanelli relative all'influenza della Chiesa Cattolica e della cosiddetta Controriforma sulla coscienza dei suoi fedeli. In particolare, il controllo capillare delle coscienze attuato attraverso lo strumento della confessione (qualcuno di voi ricorderà il poderoso Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari da preparare per l'esame di storia moderna) e il divieto del libero esame potrebbero aver determinato una sorta di deresponsabilizzazione collettiva, vale a dire una tendenza alla delega (= qualcuno legge e interpreta per noi, come di fatto è accaduto nel mondo cattolico fino al Concilio Vaticano II) e al 'condono' ("ho peccato, lo racconto al sacerdote, sono assolto" significa che si può ricominciare a peccare subito dopo essersi lavati la coscienza, in una specie di circolo continuo. Tanto, finché c'è vita, c'è speranza di assoluzione: l'importante è mostrarsi sufficientemente contriti al momento giusto...).

"In Italia fu il potere temporale a soffocare negli italiani la voce della coscienza e a spegnere in loro ogni senso di responsabilità. Ma fu la Controriforma a fornire al prete le armi per accaparrarsi l'una e l'altra: il Sant'Uffizio, le scomuniche e, nei casi estremi, il patibolo. Con questo risultato: l'aborto del 'cittadino' e la trasformazione di quello che avrebbe dovuto e potuto diventare un 'popolo' in un gregge (come con inconsapevole spudoratezza i preti lo chiamano), e in un gregge di pecore indisciplinate che credono di affermare il loro ribelle individualismo non rispettando il semaforo rosso."


"Dopo tanti secoli che la pratichiamo, dietro l’esempio e sotto il magistero di nostra Santa Madre Chiesa, ineguagliabile maestra d’indulgenze, perdoni e condoni, noi italiani siamo riusciti a corrompere anche la corruzione e a stabilire con essa il rapporto di pacifica convivenza che alcuni popoli africani hanno stabilito con la sifilide, diventata nel loro sangue un’afflizioncella di ordine genetico senza più gravi controindicazioni... Un popolo italiano consapevole della propria identità e ben deciso a difenderla, non c’è. E non c’è perché, nei secoli in cui questa coscienza nazionale maturava nel resto dell’Occidente, in Italia veniva soffocata da una Chiesa timorosa che il ‘cittadino’ soppiantasse il ‘fedele’ e creasse un potere temporale laico contrapposto al suo."


P.S.:- Nuntio vobis: da domani sarò a Pisa per un (necessario) 'ritiro spirituale' al sesto piano della Torre del conte Ugolino e per un (necessario) incontro con il mio Confessore-Direttore di tesi. Spero davvero di rivedere un po' di bella gente! ;)

venerdì 22 giugno 2007

Se la Divina Commedia approda in TV

Tra le cose che ricorderò più a lungo dei miei sei mesi a Roma, oltre all'orario di lavoro cosiddetto 'flessibile', alla mia splendida casa in zona Prati e alle mie simpaticissime coinquiline (Miss Fitness, Miss Wireless, Miss Telefonia Mobile), ci sarà la 'gita aziendale' del 4 maggio scorso, quando siamo state (la redazione del Magazine era tutta femminile...) allo spettacolo Tutto Dante di Roberto Benigni, presso l'immenso Teatro Tenda di piazzale Clodio.
Non vi dico che risate durante la prima parte dello spettacolo (una carrellata delle vicende politiche dell'ultimo anno), e quanta commozione nella seconda (Benigni ha prima commentato e infine recitato il V Canto dell'Inferno, non so se...)
Cmq, lo scrivo oggi sul blog perché ho letto sul sito del Corriere che lo spettacolo verrà portato su Rai Uno dal prossimo autunno, in seconda serata (e perché sono decisamente troppo stanca per impegnarmi in qualche altro argomento...;) ).

giovedì 21 giugno 2007

Cinque secondi di amarcord...

Si fa un gran parlare di esami di maturità in questi giorni. Ebbene, oggi sono esattamente 7 anni dalla prova scritta del mio esame di stato: tema di storia, sull'antisemitismo. E' un ricordo un po' vago, e mi sembra che sia trascorsa un'eternità: a volte il pensiero di un periodo della mia vita precedente a Pisa e alla SNS quasi mi stupisce, tanto mi sembra lontano...

Insomma, un periodo in cui non conoscevo tantissime persone che poi sarebbero diventate importanti - ciascuna a suo modo -, in cui non sapevo nulla di Pierre Bayle e decisamente poco di Spinoza (questo è quasi incredibile... credevo che avrei studiato Nietzsche...), in cui non avevo ancora letto Orgoglio e Pregiudizio (né, ovviamente, visto per n volte l'omonima miniserie della BBC, con Colin Firth nei panni di Mr. Darcy...), in cui ero una taglia 42 anziché una taglia 40 (e riuscivo a correre per alcuni chilometri senza rischiare di morire per crampi e dolori diffusi...), in cui non avevo ancora imparato a memoria il libretto orari di Trenitalia (di fatto, non mi ero ancora tramutata in un commesso viaggiatore...), in cui non conoscevo figure retoriche quali la 'renzata e la 'damianata', in cui non avevo mai giocato a ping-pong, in cui non immaginavo che avrei scelto la via del dottorato dopo l'università (pensavo di voler insegnare storia e filosofia nei licei!!! ma allora non esistevano ancora le SSIS... e io non immaginavo che qualche mente malata le stesse escogitando...), e in cui non pensavo che, dopo la laurea, sarei finita a Modena a perfezionarmi (e, innanzitutto, a perfezionarmi in ping-pong... ;) )

Non sembra siano passati 7 anni, ma un secolo...

P.S.:- Una news: per gli interessati (quelli che, come me, sono rimasti un po' "bambini dentro"... ;) ), sul Corriere ci sono indiscrezioni riguardo al finale della saga di Harry Potter... ;)

martedì 19 giugno 2007

Se il genio scompare nel nulla

Su Repubblica è apparsa oggi una foto di Grigori Perelman - il matematico che ha dimostrato la Congettura di Poincaré e ha rifiutato la medaglia Fields - 'rubata' qualche giorno fa da un blogger su un vagone della metro di San Pietroburgo. L'idea di un genio che fugge le luci della ribalta, decide di vivere ritirato e rinuncia ad un premio di un milione di dollari è più che affascinante (per quanto ciò possa condurre - aggiungerei anche un 'ragionevolmente' - a definire il protagonista una specie di 'originale').

Questa vicenda mi ricorda un libretto e una storia che ho amato tantissimo da adolescente: La scomparsa di Majorana di Leonardo Sciascia. Forse in quel lontano 1938 Ettore Majorana non ha scelto di ritirarsi in un convento, come Sciascia ipotizza, e magari si è davvero rifugiato in Argentina o si è tolto la vita, come pure si è sostenuto: tuttavia, il romanzo, pur nella sua brevità e nel suo essere strutturato come un documento e una cronaca, è avvincente, crea un alone di mistero intorno al personaggio e alla sua genialità ma, soprattutto, lo rende umano e vicino al lettore, al punto che quasi intenerisce.

Forse è perché adoro la scrittura di Sciascia, oppure perché la figura di Majorana mi ha sempre affascinata, o semplicemente perché trovo avvincente tutta la vicenda dei ragazzi di via Panisperna - chissà, magari perché da ragazzina ho visto l'omonimo film di Gianni Amelio con Ennio Fantastichini e Laura Morante...

E continuando a chiederci che fine abbia fatto davvero Majorana...
buonanotte principi del Maine, re della Nuova Inghilterra!

P.S.:- Mi dispiace scrivere di politica-spicciola-italiana in fondo a questo post, ma Mr. Baffo ha appena detto che non si candiderà alla guida del PD... che dire, meno male, almeno questa ce la risparmia... se magari capisse anche che è ora di fare spazio a gente nuova...

lunedì 18 giugno 2007

Se Ségolène rompe con François

Non è per il mio innato conservatorismo sentimentale se ho provato dispiacere per la fine della storia Royal-Hollande, ufficializzata ieri sera ma nell'aria da tempo, almeno stando ai quotidiani d'oltralpe. E' stato piuttosto il dover constatare che un rapporto uomo-donna del tutto paritario finisce per logorare la coppia. Intendiamoci: non che io sappia come e perché la candidata alle presidenziali e il segretario del PS abbiano maturato la decisione di porre fine a una relazione quasi trentennale (sui quotidiani italiani, sempre molto avanti quando si tratta di gossip, si dice che lui abbia un'altra donna...). Tuttavia, il fatto che due persone politicamente impegnate si fossero 'trovate' e avessero deciso di condividere qualcosa di più di un'ideale politico, cercando di conciliare pubblico e privato, vita familiare e carriera, e senza che nessuno dei due si sacrificasse all'altro, mi sembrava a dir poco... grandioso.

Insomma, di solito in un rapporto di coppia consolidato uno dei due diviene la spalla dell'altro e lo assiste nella sua ascesa; e nella stragrande maggioranza dei casi, è lei a farsi indietro per mandare avanti lui. Ad esempio, pensiamo a Hillary Clinton, che avrebbe potuto scendere in politica con molto anticipo, e magari candidarsi alle presidenziali del 1992 al posto del caro Bill, anziché a quelle del 2008... non credo che oggi sia più preparata, più agguerrita o più capace di allora, è che all'epoca ha agito soprattutto da moglie e magari - perché no? - proprio per mantenere gli equilibri di coppia...

Il tandem Royal-Hollande era una piacevolissima eccezione: una coppia che non aveva paura di affrontare la competizione al proprio interno, così solida e forte da poter gestire un rapporto assolutamente paritario e da lasciare ad entrambi ampi margini di autonomia. Non so dire cosa sarebbe accaduto se fosse stato lui (e non lei) ad avere più carisma, non posso sapere se lei avrebbe accettato di fargli da comprimaria. Ovviamente, non potremo saperlo mai. Di fatto, è stata lei a sapersi attirare il favore del popolo socialista, è stata lei ad infondere una maggiore fiducia nell'elettorato, e quindi, giustamente, è stata lei a candidarsi alle primarie e a stravincerle, diventando la prima candidata all'Eliseo.

Ma ecco, se le primarie francesi la incoronano, il suo partito, quello di cui il suo compagno è segretario, prende a sfaldarsi intorno a lei: defezioni e attacchi dall'interno, e una campagna elettorale assolutamente disastrosa, in cui non si è visto un fronte comune, un'unità di intenti, ma la candidata (che certo, qualche errorino strategico l'ha anche fatto) è stata oggetto di critiche su critiche da parte dei 'veterani' del PS - insomma, è ormai un dato di fatto: la sinistra è ovunque la peggiore nemica di se stessa, e riesce ormai a sconfiggersi e a farsi male da sola. Una sinistra che non sa fare quadrato intorno al suo candidato e che si lascia dilaniare da logiche interne più o meno (in)comprensibili.
Il segretario del PS non ha saputo difendere la scelta fatta dal popolo socialista nelle primarie, e ha assistito (impotente) al formarsi di un'opposizione interna al partito. Il messaggio che la gente recepiva era chiaro: la candidata socialista non era apprezzata né voluta dal suo stesso partito.

Ciò nonostante, la Royal è riuscita ad ottenere molto di più di quanto aveva ottenuto un certo (e tanto rimpianto) Lionel Jospin nel 2002: non soltanto è arrivata al ballottaggio con Sarkozy (nel 2002 se l'erano giocata Chirac e il leader dell'estrema destra, Le Pen...), ma ha anche conquistato una ventina di deputati in più all'Assemblea Nazionale, mentre l'estrema sinistra perdeva pezzi.
Una sconfitta certo, ma contenuta, e, soprattutto, la più contenuta dai tempi di François Mitterrand: non mi pare così poco...

Cmq, l'andamento della campagna elettorale aveva profilato la fine dell'idillio politico tra la Royal e Hollande, e ieri è stata annunciata anche la fine della relazione. E' davvero un gran peccato che la coppia ideale (almeno, vista dall'esterno...) si sia persa: ecco il vero motivo del mio dispiacere.

domenica 17 giugno 2007

Le regole della casa del sidro

Non si possono dimenticare gli occhioni dei bambini dell'orfanotrofio di St. Cloud: il loro modo di proporsi alle coppie che si recano all'istituto per adottare uno di loro, e che se ne porteranno via soltanto uno, è decisamente commovente. Ed è drammatica, e anche realistica, la posizione del Dr. Wilbur Larch (Michael Caine), etere-dipendente (un po' un dottor House anni Quaranta, un tantino meno cinico...) che offre alle donne e alle ragazzine incinte e disperate che si presentano all'istituto la possibilità di abortire clandestinamente o di partorire lì i loro bambini, in segreto, per poi abbandonarli.
Nel primo caso, i feti finiscono nell'inceneritore, nel secondo i neonati sono allevati dal medico e dalle due infermiere del St. Cloud, nella speranza che qualcuno li adotti.
Al centro della storia, tuttavia, non c'è il tema dell'aborto o dell'infanzia abbandonata, ma un racconto di formazione. Il protagonista, Homer Wells (Tobey Maguire), è un ventenne cresciuto all'orfanotrofio, prediletto dal Dr. Larch, da lui designato come suo erede ed iniziato alla medicina. Homer dovrà allontanarsi dall'istituto, rinnegare la sua formazione, conoscere l'amore sensuale (lei è Charlize Theron, vorrei ben dire...), lavorare come bracciante nella casa del sidro, per poi (ri)scoprire la sua vera vocazione e decidere di tornare all'orfanotrofio, dove prenderà il posto lasciato vacante dalla morte del suo maestro e mentore.
La morale è che talvolta è necessario infrangere le regole per fare la cosa giusta, e ristabilire così l'ordine.

Dopo aver trascorso parte della notte scorsa a guardare cotanto film (in serata avevo avuto il piacere di rivedere il bollywoodiano e molto pacchiano Bride & Prejudice...), ed essere stata risvegliata di prima mattina dal rumore della saldatrice del mio vicino di casa (di domenica mattina!!! Ma non si dovevano santificare e feste?!?), non c'è da stupirsi se oggi pomeriggio ho impiegato ben venti minuti per risolvere un test d'intelligenza giapponese che ne prevedeva al massimo quindici... ;) Cmq, ne ho dedotto che non farei molta fortuna in Giappone... certamente non dal punto di vista lavorativo...

Beh, per stasera è proprio tutto.

Buonanotte principi del Maine, re della Nuova Inghilterra!

P.S.:- Festeggiamo tutti insieme il Pisa, che oggi - nel giorno di San Ranieri - è salito in Serie B!

sabato 16 giugno 2007

Matrimonio e morale

Vi giro l'intervento di Michele Serra su Gay Pride e laicità dello Stato, apparso oggi su Repubblica. Condivido molto di quello che scrive, e specialmente il discorso sul nascente partito democratico, l'appello affinché sia una forza politica laica, e non clericale, e riconosca l'uguaglianza dei diritti di tutti cittadini, a prescindere dall'orientamento sessuale. Se proprio vogliamo discriminare qualcuno, perché non ce la prendiamo ad esempio con gli evasori fiscali, che spesso godono della pensione di reversibilità senza aver dato nulla allo Stato italiano?
E invece c'è chi si è scandalizzato dei Dico, che poi sono il frutto di un compromesso al ribasso - insomma, meglio di niente, ma si poteva fare davvero di più...

Pensate che nel lontano 1929, in Matrimonio e Morale, Bertrand Russell ipotizzava per i giovani un matrimonio temporaneo, detto "di amicizia", come soluzione alla promiscuità sessuale e come iniziazione al rapporto di coppia, e criticava la famiglia patriarcale monogamica, quella stessa famiglia che al giorno d'oggi viene spesso etichettata, arbitrariamente, 'famiglia naturale' - immaginate che scandalo suscitò il testo, a quell'epoca, se ancora oggi, a distanza di ottant'anni, non siamo in grado di affrontare questi temi con serenità, razionalità e senza pregiudizi.

venerdì 15 giugno 2007

Tra afa e decadenza

Dopo una serata e una nottata molto 'decadenti' (involontariamente ispirate ai fenomeni pisani dell'estate scorsa e ai resoconti madrileni di Lili...) nella mia ex-casa romana, ospite delle mie ex-coinquiline, mi sono beccata una lunghissima riunione di lavoro all'Istituto, a temperatura ambiente (vale a dire, a circa 35°).
Per cui, mi limito a segnalarvi la Posta Prioritaria di Travaglio. Grazie a questa letterina, ieri sera è stato accusato da un noto esponente Ds di scrivere pro domo sua: da liberale di destra, avrebbe cioè un certo interesse a gettare fango sulla sinistra, e a metterla sullo stesso piano della destra per corruzione e disonestà.

In tutta sincerità, non mi interessa sapere per chi voti o non voti Travaglio; mi piacerebbe vedere però un po' più di umiltà e di autocritica a sinistra, invece che una chiusura a riccio e una difesa a oltranza del partito, quasi un partito non potesse comporsi di singole teste pensanti.
Insomma, ammettiamo una volta per tutte che qualcuno ha commesso degli errori, non importa se in buona fede o meno - il fatto che non ci siano imputazioni a carico dei vertici del partito, non significa infatti che gli elettori non si siano sentiti ugualmente ingannati e traditi, e che in questi vertici non abbiano più fiducia. E chi ha creduto nella diversità della sinistra, e l'ha ritenuta opposta al berlusconismo, si è davvero sentito ingannato.
Insomma, chi sbaglia, chi non ha più la fiducia del suo elettorato, dovrebbe dimettersi. E lasciare spazio a gente nuova, non coivolta in situazioni ambigue: in una parola, 'pulita'.

Oppure, sono io che ho una visione distorta della realtà: magari, dedicarsi a lungo a pensatori calvinisti fa diventare un po' rigidi e anche giustizialisti...

mercoledì 13 giugno 2007

Il Vaticano e la 'svolta abortista' di Amnesty

La notizia è stata battuta da poco: il Vaticano ha fatto sapere che Amnesty International non riceverà più finanziamenti dalla Chiesa Cattolica, dato che l'organizzazione "si è piegata alla pressione delle lobby abortiste".

Cosa avrà mai fatto Amnesty - che nega di aver ricevuto fondi dalla Santa Sede - per suscitare tutto questo clamore? Una campagna contro la violenza sulle donne, nell'ambito della quale si richiede ai diversi Stati di tutelare dal punto di vista sanitario le donne che hanno fatto ricorso all'aborto e di garantire l'accesso all'interruzione di gravidanza (e ad un'adeguata assistenza medica) nei casi in cui vi sia un rischio per la salute o la vita della donna e nei casi in cui si tratti di donne vittime di violenza o di incesto.

Un tema (chiamiamolo anche paradosso, o provocazione): a volte si difende a tal punto il valore della vita da dimenticarsi delle persone, della loro salute e della loro dignità.

domenica 10 giugno 2007

Giovani carini e disoccupati - 2

"[...] in quel mondo, gli anziani rendevano onori ai giovani, e agivano con rispetto nei loro confronti; dirò di più, i padri prendevano ad obbedire ai loro figli nonappena il senato dei filosofi dichiarava che i figli avevano raggiunto l'età della ragione [...] vi stupite di una consuetudine così contraria a quella seguita nel vostro paese? Tuttavia, tale uso non ripugna alla retta ragione, perché, in coscienza, ditemi, quando un uomo giovane e appassionato è in grado di immaginare, giudicare e agire, non è forse più capace di un vecchio infermo nel condurre e gestire una famiglia? [...] bisogna che tutti sappiano che quella che in un anziano è comunemente definita 'prudenza' non è altro che un timore diffuso, una paura rabbiosa di agire che lo ossessiona."
Cyrano de Bergerac, L'Altro Mondo, o gli Stati e Imperi della Luna.

Chiaramente, non sono radicale come Cyrano, che d'altra parte stava descrivendo una sorta di mondo alla rovescia per parodiare e criticare il proprio tempo e i propri contemporanei.
Devo però ammettere di aver più volte pensato che il trascorrere degli anni non renda migliori, e che spesso non si impari dall'esperienza né, tanto meno, dagli errori commessi in passato.

[E mentre mi dedicavo a queste fantasticherie secentesche, Federer perdeva la finale del Roland Garros e Raikkonen arrivava solo quinto nel GP del Canada... sigh!]

venerdì 8 giugno 2007

Un sospiro di sollievo



Da ieri sera siamo tutti più sereni: grazie ad un decennio di lavori e ritocchi, la nostra amata torre continuerà a pendere per altri trecento anni e ad essere meta di turisti giapponesi e americani e di normalisti solitari... un sentito ringraziamento alla scienza!

giovedì 7 giugno 2007

L'informazione indispensabile 1 e 1/2

Oggi avrei voluto scrivere qualcosa di serio, ma ho appena letto che la rivista Vogue USA considera Lapo Elkann l'uomo meglio vestito del pianeta, per cui tutto il resto passa inevitabilmente in secondo piano.
Tanto per tenere alto il livello delle notizie, posso anche dirvi che la bionda Paris è già uscita di prigione (se mai vi è entrata...), e posso completare l'opera descrivendovi i volantini che circolavano ieri sera durante la diretta TV da Palazzo Madama (del tipo: "Visco santo subito" e "Don Vincenzo Visco il Padrino"... non c'è che dire, i nostri senatori sono fantasiosi...)
Ovviamente, trovate il servizio su Paris e le foto della bagarre parlamentare sul sito del nostro quotidiano preferito (che ormai non ci risparmia proprio nulla...)
Senza entrare nel merito del dibattito di ieri al Senato, vorrei spezzare una lancia a favore di TPS, che non sarà esattamente il mio ministro preferito (ammesso che si possa avere un ministro preferito...), ma che ieri ha mostrato un contegno, una compostezza e una fermezza decisamente inusuali per un politico italiano...

mercoledì 6 giugno 2007

Dal Belgio alla Cina: l'amico Nicolas

Immaginate di iniziare un dottorato pensando che lavorerete su uno dei vostri miti (nel mio caso, Spinoza, Bayle...), e invece vi ritrovate a scrivere una tesi in cui, tra i nomi più ricorrenti in assoluto, c'è quello di un gesuita e missionario belga di cui non avevate mai sentito parlare prima... ebbene, come reagireste?
Per quello che mi riguarda, io ho scelto di fare amicizia col gesuita (l'amico Nicolas, appunto), anche se a causa sua finirò per parlare uno strano francese di inizio Seicento...
Insomma, cose che capitano solo e soltanto nel meraviglioso mondo della ricerca...

martedì 5 giugno 2007

Giovani carini e disoccupati - 1

Nonostante il titolo sia un po' logoro e abusato (tanto per citare il divertente ritornello della funzione di controllo ortografico di Word...), è abbastanza pertinente (e in ogni caso non ne ho trovato uno migliore... Cercherò di essere più fantasiosa, in futuro...).

Premetto che non voglio fare la figura di quella che ha messo su un blog 1. per sfogare la propria rabbia nei confronti di entità un po' astratte e quasi metafisiche, tipo il "mondo", la "società", il "governo", il "destino"; 2. per lamentare tutto quello che non va come dovrebbe; 3. per polemizzare con "chicchessia" (è la prima volta che mi capita di utilizzare in un testo questa parolina un po' cacofonica, e confesso che l'esperienza è decisamente emozionante... dovrò trovare un modo per infilarla anche nella tesi, insieme a "bisaccia" e "scavezzacollo"...) Quindi, cercherò di limitare al massimo i riferimenti personali.

Recentemente, Luca Sofri ha lanciato una proposta dal suo blog, chiedendo di aprire il cosiddetto Comitato per il Partito Democratico a dieci under 40, e avanzando alcune candidature. Una proposta sensata, dato che si sta discutendo di un partito "del futuro", che dovrebbe rispondere alle aspettative di elettori di ogni età, e quindi anche di coloro che sono tra i 18 e i 40 anni. Qualche giorno dopo, il nostro Presidente del Consiglio ha formulato una sorta di risposta all'iniziativa. Si riassume in una battuta: i cosiddetti "giovani di oggi" non sono disposti a lottare per farsi spazio nella vita politica. Vale a dire, se i giovani non sono protagonisti della politica, è semplicemente perché non si sono fatti avanti, non si sono "fatti leader". Insomma, gira e rigira, tutto si risolve in un difetto di volontà delle nuove generazioni.

Volendo generalizzare, tale difetto di volontà potrebbe spiegare anche l'assenza delle giovani generazioni dal mondo dell'università (leggi: da posizioni solide e dignitose all'interno delle università), dal mondo dell'editoria, dal mondo dell'informazione, dal mondo della finanza ecc.
Ma, per una volta, guardiamo in faccia la realtà: la maggior parte dei giovani che riesce ad emergere - si pensi ai giovani industriali riuniti qualche giorno fa a Santa Margherita -, è costituita da rampolli, "figli di", "nipoti di", persone che, oltre al merito individuale - che non è qui in discussione - hanno anche altre credenziali. E il dubbio che sorge spontaneo è che queste ultime siano state determinanti, nella loro riuscita.


Cosa ne è di tutti gli altri giovani? E' possibile che difettino tutti di volontà?
Non potrebbe trattarsi invece di un problema strutturale del nostro mondo del lavoro, che si riflette anche nel nostro mondo politico?
C'era una volta la gavetta: si lavorava sodo e con il tempo ci si guadagnava una posizionee conomica e sociale. Si faticava, ma in fondo si perseguiva un obiettivo. Oggi - nel caso si sia molto fortunati - si passa da un contratto di collaborazione ad un altro, senza la prospettiva concreta di un'assunzione, e figuriamoci di una carriera.
Lo stato di precarietà - una gavetta permanente - in cui versano i più, conduce ad uno spreco inaudito di energie: nei loro anni più produttivi e più creativi, cioè tra i 25 e i 40, i giovani sono costretti a lavorare saltuariamente o a elemosinare un contrattino (o magari il cosiddetto "aiutino"), e non sanno dove e per chi lavoreranno domani o se potranno o meno formarsi una famiglia. Motivazioni e ambizioni - cioè quegli stimoli che in un sistema meritocratico spingono a dare il meglio di sé, e che in un giovane sono naturalmente più forti, proprio perché vuole ritagliarsi un proprio spazio -, sono sostituite da frustrazioni e preoccupazioni.

Dove sbagliano questi giovani, che non riescono ad uscire dal meccanismo dei contrattini e, perché no, delle clientele? In che cosa consiste il loro difetto di volontà?
Se qualcuno ha una risposta, ce la comunichi, così finalmente noi under 40 sapremo cosa davvero si può e si deve fare per "farsi leader" in un sistema in cui sembra proprio che non vinca il migliore...

[In tema, sul blog di Beppe Grillo, potete leggere Precario in Antartide]

lunedì 4 giugno 2007

L'informazione indispensabile

Leggendo il Corriere on line questa mattina, ho trovato alcune notizie assolutamente imperdibili, al punto che lo scontro politico sui vertici della Guardia di Finanza e il diciottesimo anniversario degli scontri di piazza Tien An Men non possono che passare in secondo piano.
Volete mettere:
1. Paris Hilton entra in prigione accompagnata dalla mamma;
2. l'uomo davvero alla moda è heteropolitan, non più metrosexual (che, tradotto in termini più comprensibili, dovrebbe significare che George Clooney è meglio di David Beckham...);
3. i marinai della Royal Navy non potranno più tenere poster osé negli armadietti.
Insomma, notizie che ti cambiano davvero la giornata, non posso che ringraziare il Corriere per il servizio reso alla collettività... ;)

Proprio quello che volevo dire

Qualche settimana fa, nella sezione Scuola del sito Treccani è apparsa un'interessante intervista a Luciano Canfora, dedicata al senso che ha lo studio delle discipline classiche nella società contemporanea. Approfitto del blog per diffonderla (in realtà, l'ho già fatta girare a suo tempo via e-mail).
Ho assistito alla genesi di questa intervista e ho stima della persona che l'ha proposta e realizzata; inoltre, ho apprezzato molto il testo quando è arrivato in redazione, e credo che le affermazioni di Luciano Canfora possano essere agevolmente applicate a tutte le materie umanistiche, compresa la "mia" filosofia.
Nonostante il precariato che incombe minaccioso su di me, e che in parte ho già sperimentato nei miei sei mesi a Roma, sono ancora convinta della scelta compiuta sette anni fa, e ho ritrovato dei riflessi della mia esperienza e delle mie convinzioni proprio nelle parole del professor Canfora, che mi hanno fatto sentire un po' più forte e un po' più combattiva.

domenica 3 giugno 2007

La domenica sportiva

Ho assistito ad un telegiornale (decisamente) deprimente (su tutti, Pontida e le testate nucleari russe), seguito da una conversazione (decisamente) seria e (decisamente) triste sul conflitto in Darfur, per cui mi asterrò per oggi dall'affrontare questioni serie, rimandandole ad un momento di maggiore vitalità ed energia (colgo comunque l'occasione per segnalare due siti che si occupano di crisi umanitarie “dimenticate” e di libertà di informazione: http://www.savetherabbit.net/darfur/ e http://www.articolo21.info/ )

Parlerò invece di sport, dato che ieri sera ha giocato la Nazionale, e che oggi un mio conterraneo ha vinto il Giro d’Italia (pensate, si tratta del vincitore più meridionale nella storia della competizione…). Sfoggiando un po’ di campanilismo di ripiego (vale a dire: “mal comune, mezzo gaudio”), potrei aggiungere che il Teramo, pochi minuti fa, è ufficialmente retrocesso in C2, venendo a fare compagnia al Giulianova, retrocesso alcune settimane fa... ;)

È inutile, per quanto una persona viaggi, si allontani da casa e costruisca una propria vita altrove (nel mio caso, data la mia nota instabilità geografica, in molti “altrove” diversi – cinque città in tre anni sono un bel record…), ci sono dei momenti in cui le origini si fanno sentire, e viene naturale fare il tifo per un campione della propria regione, così come viene assolutamente naturale “gufare” contro i cugini e storici avversari teramani… ;)

Riguardo alla partita di ieri sera, invece, è stato decisamente insolito - piacevolmente insolito - veder giocare contro la nostra squadra un simpatico gruppo di calciatori-a-tempo-perso (il portiere è un insegnante, l’attaccante, nonché goleador, un carpentiere, e uno dei centrocampisti è un elettricista). Tuttavia, tranquilli, non voglio cadere nel ritornello sull’immoralità delle cifre percepite dai calciatori professionisti, e fermo qui la mia vena polemica…

Anzi, chiudo con un ricordo piacevole: la serata del 4 maggio 2006, a Modena, per la semifinale del Mondiale tedesco. Si è trattato del momento calcistico più bello e più entusiasmante che io ricordi: prima la tensione per la partita (una partita eccezionale!), condivisa con gli amici dottorandi, poi la gioia e la lunga festa in Largo Garibaldi… E la mattina dopo, quando ci siamo ritrovati in classe per gli esami finali del secondo anno di dottorato, non avevo che un filino di voce…

sabato 2 giugno 2007

Il mio angolo romano

Un po' di ordine

Alla fine mi sono arresa anch'io alla moda del blog, e mi sono decisa a mettere nero su bianco riflessioni, spunti, idee, moti di protesta. Certo, era abbastanza prevedibile, dato che sono sempre stata un po' grafomane e che con il tempo sono diventata anche un'assidua internauta...
Per cui, conclusa - con un po' di malinconia - la mia parentesi romana, eccomi qui, nella mansarda giuliese, a cimentarmi nella missione (impossibile) di concludere entro la fine dell'estate la mia tesi di dottorato e ad affidare alla rete buona parte dei miei pensieri...