sabato 28 luglio 2007

Smile, it's summertime!

Nell'ultimo anno e mezzo ho ricevuto ben tre cartoline da Oxford, da parte di amici (ovviamente, tutti giovani ricercatori... chi altro va ad Oxford, oggigiorno?) non collegati tra loro. Certo, non posso affermare con assoluta certezza che non si conoscano o che non abbiano amici in comune: questo mondo è così piccolo...

Ma veniamo al dunque: delle tre cartoline, due (di cui una è arrivata proprio questa mattina - anzi, ri- saluto e ri-ringrazio! ;) ) recano la seguente didascalia:


Why study?
The more I study
the more I know
the more I know
the more I forget
the more I forget
the less I know
so why study?

Due su tre, è più di una coincidenza, è un consiglio, è un'esortazione, è un... segno del destino (ok, io sono determinista e non credo nel Destino, ma converrete con me che in un discorso di questo tipo il riferimento ci sta bene... ;) ).

Quindi: è vero, la tesi mi blocca e mi impedisce di prendermi una vera vacanza (non solo niente Los Angeles - e devo accontentarmi dei resoconti altrui... -, ma neppure la Scandinavia, la Scozia, e neanche il sole della Sicilia... sigh! acc!), ma non può limitarmi al punto da non santificare qualche sabato sera o da non tentare di rimediare con un po' di mare e di sole alla mia carnagione bianco latte - lo chiamano 'fenotipo biondo', ma in realtà d'estate è una gran seccatura... ;)

giovedì 26 luglio 2007

Una lunga serie di fortunosi eventi

Leggendo La congettura di Poincaré di Donal O'Shea, mi sono imbattuta in alcune considerazioni sulla natura assolutamente fortuita della scoperta (in questo caso, dell'innovazione matematica), e ve le giro, come possibile spunto per riflessioni e valutazioni personali.

Il soggetto-oggetto della digressione è il matematico tedesco Bernhard Riemann, scomparso prematuramente nel 1866, alcuni giorni prima del suo quarantesimo compleanno, e il riferimento è alla sua riflessione sul quinto postulato di Euclide (quello delle parallele):

"Così tante idee profonde, così poco tempo per coltivarle. Nei decenni successivi, Riemann avrebbe tenuto occupate intere generazioni di matematici in tutto il mondo. Ricordiamo il notevole concorso di circostanze favorevoli che permisero a un intelletto così singolare di fiorire. C'era il sistema educativo tedesco, al cui vertice stava l'università di ricerca, e ci fu la notevole apertura mentale dimostrata da individui esterni al sistema universitario, come i fratelli Humboldt e Crelle. Senza le pressioni di Alexander Humboldt, Dirichlet non avrebbe ottenuto una cattedra in Germania; e senza l'influenza di Dirichlet, la matematica di Riemann sarebbe stata molto diversa. Data la natura profondamente umana della scoperta matematica, dobbiamo forse accettare il fatto che una matematica così bella potrebbe svilupparsi a causa di una serie di eventi accidentali. Ma, di certo, sapere che anche oggi ci sono centinaia di giovani di talento che non avranno occasione di esprimere appieno le loro potenzialità è una cosa che ci fa riflettere."

L'idea di O'Shea di parlare di matematica - a un livello divulgativo - tracciando un percorso non tematico ma quasi biografico mi piace molto, e per quanto la topologia non sia assolutamente il mio campo, il suo lavoro mi è parso interessante. E non posso non nutrire simpatia per un timido-coraggioso-malaticcio come Riemann, per un burbero come Gauss o per uno schizzato come Perelman. Nessuno dei quali si applicava alla materia per ottenerne fama.

Per il momento non posso scriverne di più. Aprendo una parentesi pubblicitaria, però, posso dirvi che la mia recensione del libro dovrebbe comparire il prossimo autunno nella sezione Itinerari di Treccani Scuola: anche se non lavoro più in redazione con loro, posso sempre scrivere per loro.

Insomma, lo sappiamo tutti come (soprav)vive un/a letterato/a un po' sfigato/a: correggendo bozze e... scrivendo recensioni. ;)

mercoledì 25 luglio 2007

Mentre a Roma si discute, Sagunto brucia

Succede che la colpevole disattenzione (o indifferenza) e l'irresponsabilità nei confronti di quanto è bene e interesse pubblico colpiscono ormai tutta la penisola, dai vertici politici - che hanno da tempo perso il senso della realtà e trascorrono giorni e giorni a discutere del nulla e a rappresentare un paese immaginario -, ai comuni cittadini - che non si fanno scrupoli ad appiccare un incendio su commissione, magari per arrotondare stipendio o pensione, senza curarsi minimamente delle conseguenze (sul Corriere c'è una sorta di identikit del piromane).

Vi consiglio di leggere il commento di Giorgio Bocca, Civiltà in cenere, sul sito di Repubblica: alla sua età e con il suo curriculum, Bocca non ha alcuna paura di dire ciò che pensa, e se può sembrare ruvido o senza tatto, quanto meno non è mai ipocrita, buonista, patinato e artificioso, come invece sono molti tra i giornalisti delle 'più giovani' generazioni. Che si condividano o meno le sue parole, spesso dure e proferite senza mezze misure, non si può che nutrire rispetto per la sua persona e per il suo modo di intendere il giornalismo.

A proposito di ruvidezza e durezza, sul sito di Feltrinelli c'è un suo famoso intervento su Napoli, in relazione all'uscita del libro Napoli siamo noi (2006). Si tratta, per intenderci, di quell'intervista impregnata di pessimismo in cui Bocca parla dell'immutabilità della situazione a Napoli e, più generale, nel sud, dell'assoluta incapacità e della consapevole cecità della politica, dell'impossibilità di realizzare uno stato federale in Italia pena l'abbandono del meridione alla criminalità organizzata. Discutibile, per nulla piacevole, molto pessimista, ma comunque meritevole di ascolto. Alla faccia del buonismo stucchevole e di un'esasperazione del politicamente corretto che sembrano ormai divenuti un'irrinunciabile prassi mediatica, culturale e politica.

sabato 21 luglio 2007

Città ideali e comunità elette

Avevo sentito parlare del progetto, ma non immaginavo che qualcuno potesse perseguirlo davvero. E invece, è nata Ave Maria (se avete tempo date un'occhiata al sito, perché merita... in proposito trovate anche un articolo sul Corriere), la città cattolica fondata in Florida dall'ex proprietario di una catena di pizzerie (già questo mi insospettisce, anche se, come si suol dire, "le vie del Signore sono infinite"...). Nella cosiddetta 'città ideale' dei cattolici sono vietati (e aggiungerei anche un 'ovviamente') pornografia, contraccettivi e aborto, nonché l'insegnamento dell'evoluzionismo, che viene sostituito da un più (intelligente? evoluto? probabile? scientifico?) creazionismo...

Questo particolare mi ricorda un sito (altrettanto americano...) segnalatomi da Jacopo un po' di tempo fa: Godtube. Broadcast Him (a mio parere, il sottotitolo è molto significativo). Quando volete farvi due risate, guardate alcuni video, fingendo però che non siano reali, ma frutto di uno scherzo ben congegnato (ché a pensare che qualcuno possa realmente e convintamente aderire a certe tesi, e diffonderle, si finisce per stare male...). Ad esempio, ce n'è uno in cui si confuta l'evoluzionismo prendendo come modelli un picchio e il suo becco, mentre in un altro ci si concentra sul burro di arachidi; c'è un curioso video sulla necessità che un cristiano dia testimonianza della propria fede in ogni momento della giornata, per non parlare poi del trailer di un film dal titolo altamente evocativo, Sodoma and Gomorra, in cui un padre di famiglia si scopre gay e scoppia una tragedia di liti e sensi di colpa... non vi dico che dialoghi, da Oscar alla sceneggiatura...

Per ora si diventa abitanti di Ave Maria per scelta, ma cosa accadrà con i bambini che eventualmente nasceranno in loco? E' accettabile pensare che vivranno (certo, sempre che l'esperimento 'città ideale' funzioni, dato che la storia ci insegna che i tentativi di realizzazione delle utopie solitamente falliscono...) sotto una specie di campana di vetro, ricevendo insegnamenti manipolati in età scolare, senza avere un termine di confronto qualsiasi e, quindi, formandosi dei pregiudizi che non si potranno più scardinare?

Non è per fare la solita filosofa-razionalista-snob-del-cavolo, ma personalmente trovo queste cose... raccapriccianti... cioè, fossero scherzi, sarebbero ben fatti e abbastanza comici, ma trattandosi di vita reale e di persone reali, che davvero pensano certe cose e le mettono in pratica, mi viene da chiedermi come ciò sia umanamente possibile... e poi, mi piacerebbe davvero sapere cosa ne pensa il Vaticano (già, perché questo genere di esperimenti non sembra in linea con la svolta rigorista che Benedetto XVI sta tentando di imprimere...).

Nel mio razionalismo forse troppo rigido, riesco a malapena a concepire delle comunità che si isolano e chiudono in loro stesse rifiutando il progresso, tipo gli Amish. Ogni bambino che nasce dovrebbe avere la possibilità di conoscere e di scegliere per sé, di seguire le proprie inclinazioni e sviluppare le proprie potenzialità, senza finire indottrinato e ingabbiato... Che poi il progresso, la libertà di scelta e l'incredulità portino necessariamente con sé violenza e depravazione, questo secondo me è un luogo comune, alla pari del "non ci sono più le mezze stagioni" o del "si stava meglio quando si stava peggio"...

martedì 17 luglio 2007

Gli "eroi consumistici"

Ecco un passo quasi 'profetico' tratto dalla mia ultima lettura, La decadenza degli intellettuali. Da legislatori e interpreti (1987) di Zygmunt Bauman, sociologo ebreo-polacco emigrato in Inghilterra, considerato tra i massimi teorici della cosiddetta 'postmodernità' (cosa di cui magari parleremo un'altra volta, dato che il discorso è piuttosto complesso e articolato):

"La cultura consumistica crea il proprio mondo autonomo e autosufficiente, completo di propri eroi e battistrada: persone alla ribalta, giunte lì vendendo molti nastri, battendo tutti i primati di incassi, vincendo al totocalcio, indovinando il 'prezzo giusto' di una merce attualmente di moda e altrimenti eccellendo nelle virtù consumistiche, incontaminati da ricordi imbarazzanti di duro lavoro e abnegazione puritani. Questo mondo è densamente popolato: eroi si sostituiscono a vicenda alla velocità della luce, per prevenire ogni possibilità di disincanto, mentre alcuni 'supergrandi' sono preservati nella memoria del pubblico per incarnare l'eternità e la continuità del modo di vita consumistico. Il mondo affollato degli eroi consumistici lascia poco spazio per tutti gli altri; in un notiziario, il tempo dedicato allo sport, agli spettacoli e alla 'gente' (una 'colonna di pettegolezzi' considerevolmente ampliata) occupa la maggior parte dello spazio e attira la maggior parte dell'attenzione dei telespettatori e dei lettori. Ben stretti tra gli eroi consumistici, i politici sono costretti a comportarsi come loro, o a scomparire. L'informazione politica deve essere servita nel modo in cui il mercato consumistico ha preparato il pubblico: il 'notiziario' è essenzialmente uno strumento per dimenticare, un modo per scacciare via i titoli di ieri dalla consapevolezza del pubblico. Il risultato è l'equivalente narrativo dello spartito di Stockhausen: una catena di pezzi non soggetti ad alcun ordine sintagmatico, senza alcuna determinazione dell'informazione che segue da parte di quella che precede, e quindi una totale casualità nella successione; non si lascia che le strutture delle attese si consolidino e così la libertà del compositore è illimitata."

Ok, la citazione è un po' lunga, ma secondo me ne valeva la pena. Volevo anche evidenziare alcune frasi che mi sembrano particolarmente vicine allo stato attuale delle cose, ma poi ho rinunciato: insomma, non voglio influenzare nessuno con la mia particolare interpretazione...

Mi limito a precisare che non sono una fan di Bauman e della postmodernità (o meglio, postmodernidad, dato che il primo studioso di questi temi che ho conosciuto è spagnolo, per cui l'associazione postmoderno-Spagna mi viene in automatico... un po' come con 'filosofia analitica-Inghilterra' o 'Illuminismo-Francia'.... come se fossero 'movimenti locali'...).

lunedì 16 luglio 2007

Varie ed eventuali

Un piccolo aggiornamento rispetto ai post precedenti: ho trovato on-line il pezzo di Giustolisi e Travaglio su Anna Finocchiaro, potete leggerlo qui.

Furio Colombo (ieri) e Rosy Bindi (oggi) hanno ufficializzato la propria candidatura alle primarie del Pd. E' evidente che Enrico Letta ci sta pensando, e persino Daniele Capezzone non ha escluso la propria partecipazione (date un'occhiata al suo sito, decidere.net) - se lo facesse davvero, sarebbe curioso e abbastanza interessante: è un personaggio completamente estraneo ai percorsi storici ed ideologici di Ds e Margherita, e questo è senz'altro positivo, dato che con i vecchi schemi non si va da nessuna parte.

Passando ad una questione che seguo da un po', ma della quale non ho ancora avuto il tempo di scrivere: domani le autorità libiche decideranno se mutare in ergastolo le condanne a morte emesse a carico delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese accusati di aver volontariamente inoculato il virus dell'HIV in alcune centinaia di bambini libici. Trovate su Diario una ricostruzione abbastanza dettagliata delle fasi iniziali della tortuosa vicenda.

Da settimane i nostri telegiornali propongono e ripropongono la storia e le immagini dell'atleta sudafricano Oscar Pistorius, che desidererebbe partecipare ai Mondiali di Osaka e alle Olimpiadi di Pechino nonostante il proprio handicap (ha subito da bambino l'amputazione della parte inferiore delle gambe, e corre su protesi in carbonio). La IAAF è chiaramente in difficoltà e temporeggia, mentre il pubblico - ed ora persino la politica - si mobilitano in favore di questo giovane atleta così determinato. Il tutto grazie ad una massiccia e un po' patetica mobilitazione massmediatica.
Non riesco ad immaginare che non avere parte delle gambe possa essere considerato un vantaggio, e non credo che gli olimpionici che (eventualmente) si classificheranno dietro un atleta con protesi sceglieranno di amputare i propri arti - magari si sentiranno un po' depressi, come tutti gli atleti quando vengono superati o quando sanno di aver sbagliato ad interpretare la gara, ma non credo che per questo rinuncerebbero a correre sulle loro preziosissime gambe di carne ed ossa.
Credo che una delle sensazioni più belle per un atleta sia 'sentire' la pista; quando, dopo una gara, il mio allenatore mi diceva che avevo "perso i piedi per strada", io sapevo perfettamente a cosa faceva riferimento, a quale condizione fisica e a quali percezioni (era ovviamente una situazione negativa: perdi i piedi quando sei stanco, quando sei fuori forma e quando arrivi in fondo ad una gara che non ne hai proprio più - è succede spessissimo in un quattrocento, un giro che anche quando stai bene sembra non finire mai...). Non so davvero come si riesca a correre, e ad essere veloci, senza i propri piedi, con delle protesi che sono rigide, e che con la pioggia diventano persino scivolose...
In ogni caso, a prescindere dalla (noiosa) tiritera di questi giorni "Pistorius deve andare/non deve andare a Osaka e Pechino", io direi questo: se il suo miglior tempo della stagione è in linea con i tempi fissati dalla federazione per partecipare alle competizioni internazionali, è giusto che vada, come per tutti gli atleti. Lasciando perdere il buonismo stucchevole di questi giorni, non credo davvero che possa esserci un criterio più sensato o più ragionevole.

giovedì 12 luglio 2007

L'illusionista

Finalmente, dopo averne sentito tanto parlare, l'ho visto anch'io, e devo ammettere che mi è piaciuto molto. Sarà per l'atmosfera un po' magica e onirica; sarà perché Edward Norton è un attore di grande fascino e magnetismo, e riesce a rendere tangibile l'alone di mistero che circonfonde il suo personaggio, l'illusionista Eisenheim; sarà perché in questo periodo di stanchezza e "sudate carte" avverto un grande bisogno di evasione, e un film un po' fiabesco è proprio quel che ci vuole.

L'ambientazione storica e geografica (Vienna tra il XIX e il XX secolo) funge appena da cornice, ed è strumentale alla vicenda, per cui poco importa se all'imperatore Francesco Giuseppe (quello di Sissi e della tragedia di Mayerling) viene attribuito un figlio di nome Leopold che trama alle sue spalle cercando un'alleanza con gli ungheresi... Al centro della trama c'è una vicenda romantica: il piccolo Edward, figlio di un ebanista, incontra la duchessina Sophie; tra i due ragazzini nasce una profonda complicità, ma gli eventi e il notevole dislivello sociale li separano, e il ragazzo parte per un lungo viaggio, senza lasciare alcuna traccia; quando, dopo quindici anni, i due si ritrovano e riconoscono, lui è ormai diventato Eisenheim, l'illusionista osannato dalle folle, e lei è la promessa sposa del borioso e irascibile principe ereditario, ma nulla è cambiato nei loro reciproci sentimenti. Ben rappresentata la relazione tra Eisenheim e l'ispettore Uhl (Paul Giamatti), il quale, pur svolgendo con senso del dovere l'incarico affidatogli dal geloso principe Leopold (vale a dire: smascherare l'illusionista al fine di imprigionarlo), subisce il fascino del misterioso mago, e ne resta in un certo senso vittima. Nella ricostruzione finale dell'intrigo, il film diventa a tratti un po' didascalico: forse sarebbe stato più efficace lasciare più margine all'immaginazione dello spettatore, e tirare dritto con la linea onirico-misteriosa... tanto, lo spettatore ha già intuito che non tutto è come sembra...


Non riesco proprio a vedere in Jessica Biel (Sophie) una brava attrice: sarà che mi ricorda quell'orrendo telefilm americano che Italia 1 continua a riproporre ogni estate, basato sulle edificanti vicissitudini della famiglia di un reverendo protestante, che prende alla lettera il precetto evangelico del "Crescete e moltiplicatevi" e in cui il Bene vince sempre e tutti sanno con assoluta certezza qual è la cosa giusta da fare... alla faccia di un più salutare relativismo...

martedì 10 luglio 2007

L'informazione indispensabile - 2

Brevissimamente:

1. il Corriere delle Sera ci invita a partecipare allo struggimento interiore di Riccardo Bossi, che racconta al settimanale Chi di desiderare moltissimo fare il naufrago sull'Isola dei Famosi, mentre dalle pagine del settimanale Gente il papà, Umberto, ha già fatto sapere di non essere d'accordo... Un vero dramma...

2. è un dato storico-psicologico-sociologico-pratico ecc. ecc. inoppugnabile: la curiosità è donna. Sarà forse per questo che mi piacerebbe tanto che Pollari venisse dispensato dal segreto di Stato e ci raccontasse esaustivamente tutto quello che ha da dire...

domenica 8 luglio 2007

L'almanacco della domenica

Qualche news e qualche segnalazione:

1. Raikkonen ha vinto a Silverstone: dato che si tratta del mio pilota preferito alla guida della mia monoposto preferita, il trionfo del finlandese mi soddisfa moltissimo. Curiosamente, la coincidenza auto-pilota mi capita in questa stagione per la prima volta (e seguo la Formula 1 dal lontanissimo 1994...). Ho sempre tenuto per la Ferrari (da italiana, è un po' scontato che sia così), ma era dai tempi di Damon Hill (che ha corso per Williams e Jordan) che non avevo un pilota 'preferito' (per esempio, non ho mai amato Schumacher).

2. Federer ha appena battuto Nadal, aggiudicandosi per la quinta volta consecutiva la vittoria a Wimbledon: insomma, classe vs forza... e stavolta, per fortuna, ha vinto la classe... ;)

3. Passando a cose un tantino più... 'serie': avete visto la pubblicità della nuova Fiat Cinquecento? Se non l'avete vista, andate su You Tube: ce ne sono ben tre versioni, 1 , 2 , 3 (a dirla tutta, c'è anche una sorta di quarta versione che ha come oggetto non la Cinquecento, ma il Pd...).
La cornice è Nuovo cinema Paradiso di Tornatore, con Philippe Noiret-Alfredo che proietta sullo schermo immagini degli ultimi cinquant'anni di storia italiana (e non solo, in uno dei tre, se non ricordo male, dovrebbe esserci anche la caduta del muro di Berlino...), mentre il piccolo Salvatore è seduto in platea a guardare. Ci sono gli scioperi degli operai, i cortei femministi, le stragi di Bologna e Capaci, Falcone e Borsellino, Carla Fracci, Indro Montanelli, Margherita Hack, Mariangela Melato, Federico Fellini, Giovanni Paolo II, madre Teresa e molti altri personaggi. Pare che l'idea sia stata di Sergio Marchionne in persona (cioè dell'uomo che verrà ricordato soprattutto per aver rivoluzionato il modo di vestire dei dirigenti di azienda, che sul suo esempio sono passati in massa dalla giacca al pullover...). Di certo, il risultato è molto poetico, anche se lo spot è lungo e, lasciatemelo dire, un tantino melenso: capisco che il filo conduttore sia il parallelo, anzi l'intreccio, tra la Cinquecento e la storia del nostro Paese; tuttavia, siamo nel 2007, ci vorrebbero forse meno amarcord e più dinamismo, meno solennità e più freschezza... Per inciso, l'auto (che secondo me è proprio carina, così piccola e così raccolta) si vede solo alla fine, un attimo prima che si succedano gli stemmi Fiat, dal più antico a quello che è in uso oggi.

4. Infine, sul sito de iMille è stata pubblicata la lettera di alcuni giovani italiani residenti all'estero: i temi principali sono la fuga di capitale umano dal nostro paese, il desiderio di contribuire attivamente ad una riforma della politica, la volontà di apportare un contributo di innovazione e di responsabilità al nascente Pd (con l'augurio che il Pd possa essere un'occasione di apertura del mondo politico alla società civile). Ve la segnalo, dato che il discorso interessa molti di noi (insomma, so che i miei pochi lettori sono tutti dottorandi, specializzandi o giovani ricercatori - ognuno ha gli amici che merita... ;) -, e che alcuni di loro sono già fuggiti all'estero da un po'), e tocca le scelte di vita che abbiamo fatto fino ad ora così come quelle che presto dovremo affrontare (ricordiamoci infatti che il dottorato ad un certo punto finisce, e allora bisogna chiedersi cosa si vorrà fare 'da grandi'...).
Dal mio canto, non so ancora se credere all'iniziativa e, di conseguenza, se aderire: più osservo i passi che si stanno facendo verso il Pd e più mi sembra chiaro che sarà una delusione, che non risolverà le questioni che più ci sembrano urgenti, e che si dimostrerà un affare di e tra politici di lungo corso. Se non avessimo già un numero imbarazzante di partiti e partitini e se io non fossi a favore del maggioritario (o al massimo, se proprio il maggioritario non va, di un proporzionale con sbarramento al 5%), direi che più che inserirsi nel Pd ci vorrebbe un partito del tutto nuovo... Insomma, le cose che partono da zero sono meglio di quelle che si innestano su un sostrato...
Comunque, devo rifletterci ancora...

venerdì 6 luglio 2007

Questione di... traduzione

Ai media italiani il piccolo particolare è sfuggito, ma martedì scorso, mentre facevo colazione alle sei del mattino prima di prendere il treno per Modena, su Euronews era passata la notizia delle colorite esternazioni di Berlusconi su Prodi, Ciampi e su... Margaret Thatcher. Di fatto, nel suo discorso-delirio Berlusconi aveva detto: "La Thatcher? Se fosse stata una bella gnocca me la ricorderei".

Di solito, quando mi sveglio presto al mattino, il mio stomaco è in subbuglio. Figuratevi il mix di svegliarsi presto la mattina e vedere e ascoltare Mr. B... Di fronte alla notizia e all'ennesima prova dello smisurato senso dell'umorismo del capo dell'opposizione, tra uno sbadiglio e l'altro, ho pensato che, per farsi prendere sul serio da alcuni uomini e suscitare un minimo di rispetto, non basta neppure essere passate alla storia come una sorta di carro armato della politica...

Ieri è uscito un articolo sul quotidiano inglese The Independent, parzialmente ripreso dal Corriere di oggi, intitolato Vulgar Berlusconi pays tribute to the sex appeal of the Iron Lady, dedicato proprio alla battuta (spiritosa? buffa? fraintesa?) di Mr. B. Ora, io non vorrei deludere gli amici inglesi che hanno interpretato la frase del nostro ex-premier come un complimento diretto alla signora Thatcher e alla sua... femminilità, tuttavia, molto modestamente, la mia impressione è che Berlusconi intendesse dire - ovviamente, a modo suo - l'esatto contrario...

Comunque, ilarità a parte, l'articolo riserva a noi italiani alcune stoccate antipatiche (i soliti inglesi vs i soliti italiani). Ad esempio, parlando della consueta volgarità espressiva di Berlusconi, si dice:

But Mr Berlusconi is never as artless as he appears, and his soundest political intuition - one might say the foundation of his career - is that no political leader ever went broke underestimating the taste of the Italian electorate.

Ecco, ogni volta in cui vengono fuori storielle come questa, mi chiedo: ma cosa abbiamo fatto di male per meritarci una classe politica che annovera al suo interno personaggi come Mr B? Anzi, cosa abbiamo fatto per meritarci una classe politica che da più di dieci anni si adegua al livello più basso, ad peiora? Forse ha ragione la mia amica Lori, quando mi ripete che la nostra classe politica riflette la nostra società e il nostro modo di essere, e che ci meritiamo proprio i politici che abbiamo, e cioè uomini da bar camuffati da statisti.

giovedì 5 luglio 2007

Cinque secondi di indignazione

Non voglio essere lamentosa e qualunquista, e tenterò quindi di qualunqueggiare e di lamentarmi il più brevemente e sommariamente possibile. ;)

Ho avuto quasi cinque ore di treno (causa ritardo... forse è anche per questo se al momento sono un po' suscettibile...) per leggermi il Corriere di oggi e per rifletterci sopra, e il risultato è un profondo senso di smarrimento: so che la domanda è retorica (e un po' "logora e abusata"), ma da quante settimane siamo afflitti da ritornelli riguardanti pensioni, scalone, scalini e chi più ne ha più ne metta? Ma insomma, che qualcuno (vale a dire: il governo, che si chiama così proprio perché dovrebbe governare, cioè 'decidere', 'dirigere'... mica li abbiamo mandati a palazzo Chigi in campeggio...) faccia la benedetta riforma della riforma Maroni, oppure decida di non farla, e nell'uno o nell'altro caso che lo stabilisca una volta per tutte, perché tutto questo contrattare è a dir poco grottesco, e pure deprimente...

Che poi, per essere noiosi e lamentosi fino in fondo, politici e sindacalisti dibattono da giorni sull'età pensionabile senza rendersi conto che c'è una generazione (per inciso, la mia - ed è chiaro che la cosa non mi rende affatto felice...) che rischia:
1) di non vedere mai una pensione ('pensione', questo ente metafisico...);
2) di rimanere disoccupata o in cerca di prima occupazione per un tempo X, e a prescindere da meriti, competenze e titoli;
3) di restare precaria a tempo indeterminato (tipo: rinnovando il contratto di 3 mesi in 3 mesi - insomma, l'ideale per fare progetti di vita a lunga scadenza, una famiglia, dei figli... cose assolutamente banali e prosaiche, nessuno ha mai chiesto la luna!);
4) di dover mantenere col sudore della propria fronte un esercito di canuti pensionati (banalizziamo un po': ve lo immaginate un novantenne andato in pensione a cinquantasette anni dopo 35 anni di contributi? Chi la paga la sua pensione? Sembra un'ovvietà, ma se l'aspettativa di vita si allunga, non è tanto assurdo pensare che certi limiti di età vadano riconsiderati... e non mi pare proprio che sia necessario essere un genio per capirlo).
Qui non si tratta, come ha insinuato oggi l'onorevole Giordano, di contrapporre ideologicamente 'giovani' e 'anziani' (che poi, andate a dire ad un 57enne - o peggio, ad una 57enne - che è anziano, e vediamo cosa vi risponde...), bensì di domandarci dove vogliamo andare a parare, se vogliamo agire con lungimiranza o vivere 'alla legislatura', come questo Paese fa da anni.

In proposito, e finendola con le lamentazioni, vi rinvio all'intervento di Francesco Giavazzi apparso ieri sul Corriere, nel caso vi sia sfuggito.

Lasciatemi andare fuori tema e concludere con una nota di colore: ho scoperto di avere qualcosa in comune con TPS!!! Anche il ministro è per i voli low cost: infatti, sostiene di viaggiare con Easyjet, e afferma di trovarsi benissimo! Forse però non ha mai volato sulla tratta Pisa-Parigi Orly... ;)

Aggiornamento: segnalo sul tema della concertazione e del 'tutti contro tutti' di questi giorni l'editoriale di Maurizio Ferrera apparso oggi sul Corriere (6 luglio).

lunedì 2 luglio 2007

Variazioni sul tema dell'orgoglio femminile

La politica formato nucleo familiare sta diventando una moda. Oltre agli americani Bill e Hillary Clinton, ora è il caso dei Kirchner in Argentina: il presidente in carica ha deciso di non ripresentare la propria candidatura alle elezioni del prossimo ottobre per lasciare spazio alla signora. E c'è già chi parla di una 'novella Evita, che originalità...

Proprio ieri sera ragionavamo tra ragazze su quanto possa contare un matrimonio o comunque una relazione duratura nella carriera di una donna: insomma, basta guardare un qualsiasi dipartimento italiano e ci si accorge che la maggior parte delle (ancora piuttosto esigue) presenze femminili è legata a quelle maschili - e, pur non volendo tuttologare, credo che lo stesso possa essere detto di altri ambiti, quali ad esempio la politica.

Pertanto, le opzioni che una giovane donna più o meno ambiziosa può valutare sono tre:
- non curarsi dei dati di fatto e delle statistiche, e optare per i sentimenti "senza se e senza ma" (molto eroico e romantico);
- adeguarsi alla dura realtà e cercare un compagno nell'ambiente in cui aspira ad entrare (se poi si è comunque un po' romantiche, si può sempre seguire la massima di Marilyn Monroe in Come sposare un milionario: "Voglio sposarmi per amore, e frequentando molti milionari di certo mi innamorerò di uno di loro" - ovviamente, bisogna sostituire 'milionario' con la categoria professionale o sociale che si predilige...);
- sposare un uomo molto molto ma molto ricco (e allora la massima di Marilyn va bene anche senza modifiche - certo, bisogna tenere conto del fatto che - ahimé - non tutte le ragazze sono come Marilyn, e la possibilità di vedere realizzate le proprie aspirazioni è pertanto variabile... ).

Com'era prevedibile, tutte le partecipanti alla (nobile) conversazione hanno sostenuto la posizione 'eroica': "al diavolo far carriera col matrimonio, dopo tutti gli sforzi che abbiamo fatto per ottenere la parità dei sessi!". E , aggiungerei io, "con tutto lo studio matto e disperato degli ultimi anni!". Insomma, la coerenza prima di tutto: siamo o non siamo le nipotine e le figlie delle femministe che negli anni Settanta rivendicavano i diritti delle donne al grido di "tremate tremate le streghe son tornate"? ;) (Che poi, nonostante tutta la simpatia e la gratitudine che nutro nei confronti dei movimenti femministi, la 'strega' non è esattamente un simbolo vincente: 1) incute paura, e non stima o rispetto; 2) le cosiddette streghe facevano solitamente una brutta fine...)

Cmq, dopo un post di questo tenore, che ne dite se comincio a scrivere romanzi alla Sophie Kinsella? Oppure, come mi suggeriva Marta qualche tempo fa, potrei scrivere degli harmony di ambientazione, diciamo, 'storica', che sembrano andare molto di moda, ultimamente (anche se l'idea mi fa un po' rabbrividire: mi viene da pensare alle ricostruzioni storiche hollywodiane, tipo Il mistero dei templari o King Arthur...) - in ogni caso, lo farei solo ed esclusivamente per soldi e rigorosamente dietro pseudonimo. ;)
Anzi, visto che io non ho fantasia per i nomi fittizi, accetto volentieri suggerimenti! ;)

(assurdi) Vagheggiamenti serali a parte, da domani fino a giovedì/venerdì sono a Modena dalle amiche dottorande - che spero di trovare in forma nonostante lo stress a cui sono state sottoposte negli ultimi mesi! ;)