venerdì 31 agosto 2007

Casa dolce casa

Ogni volta in cui provo a smettere i panni dell'elettrice indignata e pessimista per entrare in quelli dell'elettrice fiduciosa, ecco che accade un qualcosa che mi fa ricredere e tornare mestamente sui miei passi.

Oggi è venerdì, e come ogni venerdì è arrivato un nuovo numero de
L'Espresso. Vi consiglio di dare un'occhiata all'ennisima inchiesta - che trovate anche on-line - sullo scandaloso mercato immobiliare romano e che in questo caso si concentra sull'acquisto di immobili a prezzi di favore da parte di noti esponenti del mondo politico e sindacale (dei quali trovate anche nomi e indirizzi).

Palazzi storici in alcuni dei luoghi più belli di Roma, da piazza Fiume, al quartiere Trieste, ai Prati e, addirittura, al centralissimo corso Arenula, a due passi da Largo Argentina, svenduti in maniera vergognosa per agevolare i Soliti Noti. Alcuni dei quali, punti nel vivo,
annunciano querele.

Astronomia fai da te


Su segnalazione di Lisi... cos'altro dire, se non... povero Galileo?

giovedì 30 agosto 2007

Echi lontani

Cosa sappiamo davvero dell'Africa, il continente più vasto e popoloso dopo l'Asia? Poche cose, e molto confuse. Oggi, ad esempio, ho letto che l'associazione Nessuno tocchi Caino, che si batte contro la pena di morte, ha conferito il premio Abolizionista del 2007 al presindente rwandese Paul Kagame, che proprio all'inizio di quest'anno ha abolito la pena di morte nel suo paese. Il premio verrà consegnato questo pomeriggio a Kagame dal nostro Presidente del Consiglio, in occasione della presentazione del Rapporto 2007 sulla pena di morte.

Contro il conferimento del premio a Kagame, Nigrizia, l'organo di riferimento dei Padri Missionari Comboniani, ha emanato un comunicato, in cui il padre Aurelio Boscaini, missionario per anni in Rwanda, sostiene tra l'altro che premiare Kagame è come "dare il Nobel ad Hitler". L'affermazione è motivata dai sospetti che gravano su Kagame in seguito all'abbattimento nel 1994 dell'aereo su cui viaggiavano i presidenti del Rwanda (Juvenal Habyarimana) e del Burundi (Cyprien Ntaryamira) e per via del suo ruolo nel successivo genocidio, nonché dalle accuse di aver favorito la guerra contro la Repubblica Democratica del Congo (1998-2002) e di aver instaurato in Rwanda un governo militare e autoritario che reprime sistematicamente il dissenso.

Ho cercato maggiori informazioni riguardo alla recente storia rwandese, ma è davvero complicato, e le voci di Wikipedia che ho trovato (e che in alcuni casi ho linkato) sono decisamente insoddisfacenti, se non contraddittorie.

In ogni caso,
Paul Kagame è un generale di etnia tutsi, a capo del Fronte Patriottico Rwandese a partire dal 1991, ed è presidente del Rwanda dal 2000, in seguito alla dimissioni del presidente di etnia hutu Pasteur Bizimungu, di cui era uno dei consiglieri, tanto da far sospettare che la presidenza di Bizimungu fosse una presidenza 'di facciata'. Nel 2001, Bizimungu fonda un nuovo partito, che viene messo al bando dalle autorità, con l'accusa di essere un organo radicale hutu e di fomentare la violenza nel paese. Bizimungu viene messo agli arresti domiciliari nel 2002 e nel 2004 viene condannato a quindici anni di prigione. E' stato graziato quest'anno da Kagame.

Kagame è accusato di aver partecipato alla Seconda Guerra del Congo per sfruttare le ingenti risorse minerarie situate nel nord del paese, con particolare riferimento al coltan, impiegato in elettronica e molto richiesto in Occidente, tanto da alimentare un proficuo traffico illegale, che ha coinvolto persino la Bayer.

Inoltre, Kagame è stato accusato dal giudice francese Jean-Louis Bruguière di aver partecipato all'attentato costato la vita al presidente Habyarimana, il 6 aprile del 1994, e alla diffusione di alcune false versioni dell'episodio, tra cui quella per cui l'attentato sarebbe stato attuato o favorito dai soldati belgi, e che ha condotto al massacro di dieci caschi blu di nazionalità belga il 7 aprile dello stesso anno.

Infine, Reporters sans Frontiers denuncia continue violazioni della libertà di opinione e di espressione in Rwanda.

Ovviamente, prima di leggere il comunicato di Nigrizia, non sapevo nulla di tutto questo. Il genocidio del 1994 era un ricordo macabro, riportato alla luce dalla visione del film Hotel Rwanda, e rimaneva un po' sospeso nella mia memoria, senza alcuna contestualizzazione, come un qualcosa di improvviso, inatteso e gratuito. Mentre in realtà lo scontro si preparava da decenni.

In conclusione, mi viene da dire che non era il caso che un'associazione che si batte contro la violenza premiasse un personaggio controverso come Kagame. Certo, ha abolito la pena di morte, ma questo non cancella le ombre che gravano sulla sua figura politica. Ed è pur sempre un presidente-generale, non dimentichiamolo. Sarebbe invece il caso che i cittadini occidentali venissero informati meglio da chi di dovere su quanto accade in altre parti del mondo.

lunedì 27 agosto 2007

Pellegrini nel terzo millennio

Se siete stati in un posto come Nonantola (paesino nel modenese con splendida Abbazia medievale), avete visto anche un (brutta) statua raffigurante un pellegrino, e avete realizzato di trovarvi lungo una delle diramazioni italiane della gloriosa via Francigena.

Ho ripensato alla statua di Nonantola dopo aver letto che dal connubio dell'Opera Romana Pellegrinaggi e della Mistral Air,
è nato il volo Roma-Lourdes, con la benedizione del Vaticano e a beneficio dei pellegrini del terzo millennio. I quali, evidentemente, non sono pazienti e intraprendenti quanto i loro pii 'antenati'...


Sono in cantiere anche i voli Roma-Fatima, Roma-Czestochowa e Roma-Santiago (comunque, se volete andare a Santiago partendo da Roma, tenete presente c'è già un comodissimo volo Ryanair dall'aeroporto di Ciampino...).


In ogni caso, che dirvi, non li fanno più i pellegrini duri, puri e ottimi camminatori di una volta.... :)

domenica 26 agosto 2007

Saggio di musica domenicale


Un'altra domenica d'estate, per quanto la stagione sia ormai agli sgoccioli. Non vogliatemene se scrivo un post di cazzeggio, ma ho trascorso la giornata a rileggere e correggere il terzo capitolo della mia tesi, trovandoci anche cose curiose, grazie all'infaticabile correttore di Word. Ad esempio, credevo di aver scritto 'opera baconiana' - da Francis Bacon, filosofo e scienziato inglese di età moderna - e invece mi sono trovata a leggere 'opera bocconiana'; nel mio stato di torpore sono arrivata persino ad immaginare una congiura liberista ai miei danni... Ma d'altra parte - come ho scoperto alla SNS - quelli di Microsoft sono i capitalisti cattivi, no? E Word è opera loro... ;) Sempre grazie a Word, tempo fa c'è mancato poco che consegnassi al mio relatore di laurea un testo in cui Pierre Bayle era diventato Pierre Baule... Poi, sulla scia dei sensi di colpa per questa svista clamorosa, ho imparato ad aggiornare il correttore automatico... ;)

Insomma, la mia imbranataggine sembra non avere limiti definiti. Detto questo, non so se avete sentito delle primarie per l'inno del Pd, e se avete letto i titoli delle canzoni proposte dal blogger. Ora, la faccenda può risultare anche divertente, a patto che non la si prenda troppo sul serio (in tutta sincerità, mi sembra così ridicolo pensare che dei partiti politici debbano avere un inno...). In ogni caso, l'idea dell'inno ha in parte ispirato questo post: ho realizzato che in due mesi di blog non ho mai scritto di musica, e dato che oggi è domenica e che sono troppo stanca per scandalizzarmi delle esternazioni di Bossi, dell'incredibile e imbarazzante abbronzatura di Veltroni e dei calci nel sedere che gli allenatori si scambiano in tutta cordialità durante le partite di calcio di serie A, mi sembra il momento adatto per fare un tentativo. Comporre una playlist di una decina di titoli mi è sembrato fin troppo banale, e allora ho pensato di operare qualche associazione situazione-canzone appropriata - premettendo che io non ho alcuna competenza musicale, a parte ascoltare qualsiasi cosa passi alla radio e aver strimpellato la chitarra in passato (con risultati piuttosto discutibili). Quindi, se siete intenditori o avete gusti raffinati, non è proprio il post che fa per voi...

Ecco alcune associazioni (e non è colpa mia se la maggior parte delle canzoni fa riferimento a coppie, ex-coppie o coppie potenziali... i cantanti non sono troppo originali per quanto riguarda i temi):

- se ci si vuole rilassare:
Angels, Robbie Williams

- se si è in fase di arrabbiatura generalizzata:
L'Avvelenata, Francesco Guccini (questo è decisamente il mio cavallo di battaglia e lo consiglio vivamente a tutti i dottorandi nei momenti di... 'rivolta')

- se si spera che 'domani sarà un altro giorno': Il cielo è sempre più blu, Rino Gaetano

- se si è in fase onirica: In un giorno di pioggia, Modena City Ramblers o, per restare 'in zona', Il cielo d'Irlanda, Fiorella Mannoia

- se si è in fase riflessivo-filosofica: Giudizi Universali, Samuele Bersani oppure E' non è, Niccolò Fabi, oppure Everything o anche Joining you, Alanis Morissette

- se si è innamorati: difficile scegliere, e dipende da moltissimi fattori. Un grande classico: Nothing else matters, Metallica. Qualcosa di tenero: Vorrei, Francesco Guccini, oppure Il pescatore di asterischi, Samuele Bersani. Qualcosa di allegro: Head over feet, Alanis Morissette. Qualcosa di lento: Without you, Mariah Carey

- se ci si sente soli e ci si vuole proprio fare male: All by myself, Celine Dion (Bridget Jones insegna...)

- se si è un po' paranoici: Mr. Brightside, The Killers

- se si è stati respinti: Lovefool, The Cardigans, perché bisogna sdrammatizzare

- se si è stati traditi: per lei, certamente You oughta know, Alanis Morissette, perché sfogarsi fa sempre benissimo. Altrimenti, No regrets, Robbie Williams

- se si sta con una persona ma ci si innamora di un'altra (evenienza molto molto molto triste): Unintended, Muse (l'evenienza è triste, ma la canzone è bellissima)

- se si vuole rompere con qualcuno con cui si sta da poco: Se telefonando, Mina (sia detto per inciso, andando un po' fuori tema: se vi venisse in mente di lasciare qualcuno e lo fate via telefono, cellulare, skype o simili, sappiatelo, siete proprio dei gran bastardi/delle grandi bastarde. Detto questo, temo che ora i ragazzini si mollino anche via sms... pensate che livello di finezza, intelligenza ed educazione..)

- se si è stati mollati: anche qui, dipende. Ci sono canzoni per reagire e canzoni per farsi male. Per tirarsi su, un classico: I will survive, Gloria Gaynor. Per farsi male: My immortal, Evanescence (in realtà, agli autolesionisti consiglio l'ottanta per cento delle canzoni degli Evanescence) oppure La canzone dell'amore perduto, Fabrizio De André, oppure un altro classico, Always, Bon Jovi.

- se una storia si sta esaurendo: Amore mio, Daniele Silvestri (che secondo me è proprio geniale...), Time is running out, Muse

- se una storia è proprio finita: Rimmel, Francesco De Gregori oppure, per le storie adolescenziali o giovanili, Farewell, Francesco Guccini

- se si è in fase nostalgica: Wish you were here, Pink Floyd

- se si sta per partire per Parigi e ci si vuole calare nell'atmosfera: la colonna sonora de Il favoloso mondo di Amélie, oppure La vie en rose, di Edith Piaf.

Concludo questo lungo post, per quanto non possa dirsi del tutto esaurito, con una nota personale. Quando ho bisogno di recuperare energie, ascolto il tema principale della colonna sonora di Ladyhawke (quel film un po' fiabesco in cui Michelle Pfeiffer è giovanissima e decisamente bellissima e Matthew Broderick fa il ladruncolo), e vi assicuro che funziona - sarà che immagino cavalli in corsa, spade scintillanti, montagne, altopiani erbosi, castelli...

sabato 25 agosto 2007

Citius, altius, fortius

Questa mattina ho seguito la cerimonia di apertura dei mondiali di atletica di Osaka. Un evento in tono minore e con molte defezioni, come accade spesso nell’anno pre-olimpico. La stessa cerimonia non è stata particolarmente esaltante, a parte alcuni momenti topici: la sfilata della bandiera della IAAF, portata da sei ex atleti, tra i quali la Drechsler e un altro grande, Frankie Fredericks; la performance di decine di cheerleaders acrobatiche locali; le esibizioni di Sarah Brightman (per intenderci, la Christine Daaé de Il fantasma dell’opera nell’adattamento teatrale di Andrew Lloyd Webber) e di un cantante giapponese, che si è prodotto in una specie di Moonlight Shadow più lenta e melodica (strano, poi, sentir cantare in giapponese…). Gli atleti che hanno scelto di sfilare non erano numerosissimi: peccato, perché essere presenti all’inaugurazione del Mondiale significa onorare il paese ospitante, ed è in primo luogo un segno di educazione. Noi italiani non ci siamo smentiti neanche stavolta, e abbiamo fatto sfilare pochi atleti insieme ad alcuni accompagnatori. Siamo i soliti, quelli che a Sydney hanno portato più dirigenti e pseudo-accompagnatori (non solo allenatori e preparatori atletici, come sarebbe giusto, ma anche mogli e figli di dirigenti, allenatori e preparatori atletici – insomma, una bella vacanza aziendale, mica pizza e fichi) che atleti.

La FIDAL applica generalmente criteri ristrettivissimi per portare gli atleti alle competizioni internazionali, senza realizzare che un giovane promettente non potrà mai maturare davvero se lo si tiene a casa e se la gara più importante a cui lo si chiama a partecipare è rappresentata dai Campionati Nazionali. I ragazzi vanno premiati e stimolati, bisogna solleticare la loro ambizione, dire loro che se si sforzano e se si impegnano potranno fare grandi cose. Anche perché, alle gare veramente importanti, quelle a cui sembra un sogno poter partecipare, se non si è maturato un minimo di esperienza tremano le ginocchia, si sente mancare il fiato, vengono attacchi di panico. La freddezza si può imparare soltanto gareggiando.

La FIDAL dovrebbe chiedersi perché ad Atene abbiamo ottenuto solo due ori nell’atletica, e sono venuti dai 20 km di marcia e dalla maratona, discipline in cui ciò che conta veramente è la volontà individuale, unita a fattori esterni non trascurabili (ad esempio, ci si può essere preparati a perfezione, ma basta un colpettino di freddo nel corso della gara, che è lunghissima, e tutto viene rovinato – pensate al ritiro per mal di stomaco di Paula Radcliffe, sempre ad Atene, lei che era la favorita alla vittoria nella maratona femminile…). Noi italiani emergiamo solitamente in discipline in cui non conta tanto la presenza o il sostegno della Federazione, quanto l’eccellenza dei singoli.

Provo ad essere più precisa: un atleta deve possedere un potenziale, che si concretizza in alcune caratteristiche di base, altezza, conformazione muscolare, talento, carattere; tuttavia, perché tale potenziale possa essere realmente espresso, è necessario che il giovane sia seguito e che sia aiutato a migliorare, sia tecnicamente che nell’approccio alla gare e nella preparazione atletica. Non basta che un bambino sia molto intelligente perché diventi un uomo di spessore e valore. E per l’atleta vale esattamente il medesimo principio.

Pensate a Andrew Howe, che è davvero un ottimo saltatore in lungo, e che potrebbe dare buoni risultati anche in altre discipline. Eppure, la FIDAL ha ben pochi meriti nella sua formazione, dato che è stato seguito e allenato direttamente dalla madre, che è una tipa tostissima, ve lo assicuro, oltre ad essere stata a sua volta un’olimpionica, una ventina di anni fa. Insomma, quanti ragazzi, se seguiti e allenati con la stessa attenzione, avrebbero potuto emergere, in Italia? I Campionati provinciali, regionali e nazionali sono pieni di talenti in erba, basta solo prestare loro attenzione.

Ai miei ultimi, meravigliosi, Campionati Nazionali Studenteschi (a Catania, nel 1998), ho gareggiato con saltatrici dal potenziale altissimo. Ma nessuna di loro ce l’ha fatta. D’altra parte, in quegli stessi anni la FIDAL riponeva ogni speranza in Fiona May, che era l’atleta di punta nella specialità, e nessuno ha seriamente pensato che fosse necessario fare attenzione alle altre, più giovani, che andavano ancora ‘coltivate’ (credo che il termine, per quanto brutto, renda l’idea). La stessa cosa è successa più recentemente nei 100 m con la Levorato, con l’aggravante che quest’ultima sembra soffrire un po’ le competizioni internazionali, e nonostante il gran fisico e l’innegabile talento, per il momento non sia andata oltre due bronzi europei. A Sydney, nel 2000, si decise di puntare tutto su di lei e di non portare le velociste della 4 x 100. Il risultato fu che la Levorato si ritirò sia dai 100 che dai 200, e nessuna italiana prese parte alle batterie di qualificazione, semplicemente perché non avevamo altre atlete da presentare. Ma cosa ci costava portare quattro ragazze in più? Perché portiamo uno o al massimo due atleti per le specialità su pista? Rischiamo, portiamo anche qualcun altro: una competizione internazionale è stimolante e aiuta a fare esperienza. E smettiamola di dire ai nostri atleti che non li riteniamo all’altezza; che poi, quand’anche si classificassero ultimi in assoluto, non morirebbe nessuno: persino una pessima figura può aiutare a migliorarsi. D'altra parte, la FIDAL (e lo stesso CONI) è una realtà burocratizzata al massimo: lamenta della scarsa attenzione riservata dai media all’atletica ma non muove un dito per promuoverla e incentivarla (attività in cui consisterebbe, a mio parere, la ragione stessa della sua esistenza), e a farne le spese è lo sport italiano.

Un secondo problema, solo in parte derivato dalla scarsa presenza della Federazione, è che le nostre scuole e università non aiutano a coltivare i talenti sportivi. Ad un certo punto, bisogna scegliere tra lo sport e la ‘carriera’ scolastico-universitaria, ed è ovvio che, pensando al proprio futuro, si finisca per optare per la scuola e per l’università piuttosto che per una passione che non dà alcuna certezza e non offre riscontri economici. E’ triste che i due percorsi siano totalmente disgiunti. I CUS (Centro Universitario Sportivo) ci sono, ma spesso non funzionano come dovrebbero, e lo studente-atleta rischia il più delle volte di rimanere indietro nel suo curriculum universitario. Di conseguenza, l’atletica italiana perde per strada molti giovani talenti: è un vero peccato! Credo che una maggiore comunicazione tra lo sport e l’università sarebbe auspicabile, sul modello dei campus californiani: è inutile, ma sotto questo punto di vista gli americani ci surclassano di brutto. E se arrivo a dirlo io, che oltre ad essere di sinistra sono anche un’eurocentrica convinta …

venerdì 24 agosto 2007

Incontri ravvicinati del terzo tipo

Permettetemi un po' di divagazioni personali, a conclusione di una giornata abbastanza piena. Ho trascorso la mattinata di oggi in questura a Teramo, per via del passaporto. Già cercare parcheggio in orario di ufficio in quella zona di Teramo è un'enorme fonte di stress, tanto più che io ho bisogno di un certo numero di metri per riuscire nell'impresa (ognuno ha i suoi limiti, e tra i miei ci sono sicuramente quelli automobilistici...). Poi, Teramo è un posto che non amo, nonostante vi abbia frequentato il liceo per ben cinque anni (o forse proprio per questo? Sarà un caso che il liceo sia l'unico periodo della mia vita che non rivivrei?). In ogni caso, sono stata a lungo in fila ad uno sportello della Questura, faceva un gran caldo e in tutto questo un tipo che era in attesa come me ha pensato bene di intrattenermi raccontandomi della sua vita.

Non è la prima volta che un estraneo mi parla spontaneamente di sé. Nella maggior parte dei casi, questi incontri mi capitano in treno; meno spesso all'ufficio postale o in coda alla cassa nei supermercati. A Parigi mi è capitato qualche volta al Monoprix vicino casa e in due o tre casi, per sottrarmi alla conversazione, ho finto di non capire la lingua... insomma, a mali estremi...


Per darvi un'idea delle mie esperienze in materia, sul regionale Pisa-Firenze, un'estate di diversi anni fa, ho incontrato un'anziana signora napoletana: una persona curatissima e truccatissima, che in un'ora e poco più di viaggio mi ha parlato dei suoi due figli e dei suoi tre nipoti, e in particolare di una nipote laureata in giurisprudenza che sogna(va) di fare il giudice. Nel corso dello stesso viaggio verso casa (sapete, Pisa-Giulianova è un percorso a ostacoli di quasi sette ore, con due cambi, e ce n'è di tempo per 'fare amicizia'...), sull'Eurostar Firenze- Bologna, mi è capitato di incontrare un ragazzo coreano venuto in Italia a fare il cuoco: anche lì, cinquantacinque minuti di cucina e vicende personali...


La conversazione più logorante che io ricordi è stata invece con una ragazza di Milano (o dintorni..). A dire il vero, è stato un vero e proprio monologo (suo): per tutto il tragitto Giulianova-Bologna - ben tre ore e quaranta minuti -, questa tipa mi ha raccontato nei minimi dettagli la sua storia con il geloso fidanzato siciliano (un medico, credo), a partire da prima che si incontrassero (in un ospedale - un luogo notoriamente romantico...-, e con la mediazione dell'ex di lei, oltretutto...) fino alle ultime vacanze trascorse insieme e ai preparativi per l'imminente matrimonio (mi chiedo, ma si saranno sposati davvero, poi?). Più buffa invece la conversazione con una signora di Firenze, lo scorso giugno: mi ha spiegato per filo e per segno perché un suo amico, un professionista sessantenne di Ferrara, avrebbe dovuto mollare la signora romana con cui si vedeva, sua coetanea, per mettersi con un'altra, fiorentina e di qualche anno più giovane (un dato, questo, che era considerato con un punto netto a favore del cambio di partner).


A ripensarci, ho incontrato davvero dei personaggi curiosi, e a volte ho anche assistito a delle scenette buffissime, genitori-figli, mariti-mogli, lui-lei, suoceri-nuore: forse dovrei scriverci un romanzo, e vi assicuro che sarebbe decisamente comico. Tutto questo, nonostante io non dia confidenza agli estranei - proprio come mi raccomandavano i miei quando ero un po' più piccola -, e in treno mi porti sempre qualcosa da leggere. E nonostante abbia sempre goduto della fama della ragazza timida... Non c'è altra spiegazione: o ho un aspetto che ispira fiducia e suscita confidenze e confessioni spontanee, oppure da ventisei anni e qualche mese vivo in una sit-com, e non me ne sono ancora accorta...


giovedì 23 agosto 2007

Quando l'informazione diventa spettacolo

Non amo parlare di cronaca, tanto meno di cronaca nera, tuttavia ho alcuni riflessioni che mi piacerebbe condividere.

Un omicidio è in sé terribile, soprattutto se perpetrato da una persona vicina alla vittima, di cui la vittima si fida, e che stima, che ama. Ma quello che più mi sconvolge è l'attenzione morbosa che si genera intorno a questi casi. Un'attenzione continuamente alimentata dalla stampa, che sarebbe capace di spettacolarizzare qualsiasi evento, invece di fare informazione, con il suo indugiare su particolari a volte raccapriccianti, con il suo voler 'smascherare' a tutti i costi la normalità o la perfezione per svelarne i retroscena inquietanti o squallidi, con il suo continuo rimestare nel torbido.


Fare informazione significa dare notizie, dire ad esempio che “Tizio è stato assassinato”, o che “Caio è indagato”, e fermarsi qui, senza ripetere inutilità e superficialità per giorni e giorni, al solo scopo di 'drammatizzare', bensì tacendo, lasciando fare a inquirenti e magistrati il loro lavoro, senza assediare o accanirsi su nessuno, senza sacrificare intelligenza ed etica professionale al solo scopo di avere una dichiarazione o un'immagine in più degli altri. Non si può trasformare un omicidio, con tutto il dolore e la sofferenza che implica, in uno show televisivo. Non si può esporre a questo genere di attenzione la vita di qualcuno, vivo o morto che sia. E meno male che, essendo agosto, i grandi professionisti del calibro di Cucuzza, Mentana e Vespa sono in ferie, così quantomeno ci risparmiano il plastico della villetta di Garlasco...


Bisognerebbe avere un maggiore rispetto per la morte e per i sentimenti umani, senza sbatterli in prima pagina o in prima serata nella speranza di vendere qualche copia in più o di avere qualche spettatore in più. Una stampa cinica e mercenaria, prima o poi creerà un pubblico ignobile, diceva Joseph Pulitzer. E in effetti la nostra stampa sta già generando un pubblico di guardoni, di comari da paesino, di persone talmente assuefatte all'esibizione del dolore da essere diventate insensibili. Gran bel risultato!


Detto questo, ciò che invece mi indigna, e di brutto, è che ci siano persone in grado di utilizzare un lutto per farsi pubblicità, per mettersi in mostra, per esibirsi. Un simile comportamento non mi pare soltanto censurabile: lo considero inumano.


mercoledì 22 agosto 2007

Breve segnalazione orientaleggiante


La nostra intrepida Lili-internazionale parte domani alla volta del Giappone, la patria dei cartoni animati e dei 'miti' della nostra infanzia-molto-anni-Ottanta (da Commander a Capitan Harlock; da Voltron a Goldrake e a Mazinga; dalla lentigginosa ma simpatica Candy Candy alla svampita e antipatica Georgie+Abel+Arthur+Lowell; dalla tormentatissima Mimì Ayuara al binomio Mila e Shiro ...), nonché l'oggetto degli errori cartografici su cui si basa la prima parte della mia tesi di dottorato... (ma che fine ha fatto la filosofia?!?)

Augurandole buon viaggio e una buona permanenza (e divertiti, divertiti, divertiti!!!), segnalo la nascita del suo blog Ex Oriente Lux II, grazie al quale potremo seguire le sue avventure asiatiche.

lunedì 20 agosto 2007

Storie di ordinaria follia

Ho letto per caso la seguente ultim'ora, e mi sono venuti i brividi:

"Larisa Arap, la giornalista dissidente russa appartenente al Fronte civico Unito dell'ex campione di scacchi Garry Kasparov, e' stata dimessa dall'ospedale psichiatrico in cui stata ricoverata a forza a luglio. Lo ha riferito Yelena Vasilyeva, una militante della sezione di Murmansk del gruppo che lotta contro la politica del Cremlino. Arap, 49 anni, aveva pubblicato l'8 giugno un articolo su un giornale del Fronte Civico Unito intitolato La casa dei matti, in cui si denunciavano gli abusi contro i pazienti della clinica psichiatrica di Apatity, una piccola cittadina a 300 chilometri da Murmansk: omicidi per trapianti di organi, elettroshock sui bambini, stupri e torture sui pazienti e internamenti forzati per i dissidenti. Una denuncia che non e' andata giu' alle autorita' russe: quando il 5 luglio Arap e' andata a ritirare il risultato degli esami medici per il rinnovo della patente in una clinica di Severomorsk, si e' trovata di fronte dei funzionari di polizia, che l'hanno bloccata fino all'arrivo di un'ambulanza psichiatrica e trasportata nell'ospedale psichiatrico di Apatity. La dissidente e' stata picchiata, imbottita di sedativi e legata al letto, secondo quanto hanno riferito il marito e la figlia che l'anno visitata alcuni giorni dopo. L'internamento e' divenuto effettivo 13 giorni dopo il pronunciamento di un giudice, secondo il quale la giornalista rappresentava 'un pericolo per se' e per gli altri'. Una formula e una pratica usata spesso nell'era sovietica per mettere a tacere le voci scomode."

Il mio primo pensiero dopo aver letto la notizia, a caldo: è assurdo che in un paese membro del G8 e il cui presidente se ne va tranquillamente al mare o a pesca insieme a patrocinatori della libertà ed esportatori della democrazia accadano cose simili, e che passino sotto silenzio, senza provocare scandalo e indignazione non soltanto nella stampa estera ma anche nell'opinione pubblica internazionale.

Quindi, ho cercato di documentarmi, e ho scoperto alcuni particolari relativi all'arresto e all'internamento della giornalista sul sito
The Other Russia, che è espressione di una gruppo di opposizione al presidente Putin e che vede militare al suo interno anche il Fronte civico Unito di Kasparov.

Che dire? Meno di un anno fa, l'omicidio di Anna Politkovskaya, la giornalista impegnata nel raccontare la guerra in Cecenia. Poi, la morte più che misteriosa di una spia russa a Londra e l'ingarbugliata vicenda del polonio. E ancora, la descrizione dei campi di indottrinamento per giovani russi filogovernativi, al motto di 'Patria e Castità'. Le diatribe da vera guerra fredda sullo scudo spaziale e, la scorsa settimana, il ripristino da parte dei Russi dei cosiddetti voli strategici permanenti. E la sparizione dei programmi in russo della BBC dalla banda FM . E prima ancora la vicenda del sottomarino nucleare Kursk, e la tragedia mai del tutto chiarita del teatro moscovita della Dubrovka.
Non è per essere cupa e pessimista, ma la situazione mi sembra terrificante. Quello che più mi sconvolge è il silenzio, un silenzio che trovo imbarazzante. Alle potenze 'amiche' o presunte tali (o che è meglio fingere di ritenere tali), evidentemente, l'Occidente democratico e libertario permette tutto, persino la violazione palese dei più elementari diritti umani.


Mi chiedo se non sarebbe stato più opportuno tentare di gestire meglio, con maggiore gradualità, il dopo-caduta del muro di Berlino nei paesi del colosso sovietico, ad esempio cercando di evitare le liberalizzazioni selvagge della presidenza di Boris Eltsin. La Russia all'inizio dell'era Putin aveva tutti i caratteri di uno Stato in disordine che chiede ordine: la base perfetta per l'ascesa di un uomo forte. Ma noi occidentali democratici ci ostiniamo a credere che non si tratti di una dittatura; un termine che nella nostra lingua indica una "forma di governo autoritario, caratterizzata dalla concentrazione nelle mani di un solo uomo, o di un gruppo ristretto di politici o militari, del potere politico conquistato mediante la sovversione dell’ordine costituzionale e mantenuto per mezzo di sistemi polizieschi".
Insomma, giudicate voi.

domenica 19 agosto 2007

Dieci proposte per un cineforum estivo

E' una domenica d'estate, e per questo è assolutamente vietato parlare di politica o di tutto quello che non va come dovrebbe. E allora vi parlo di cinema. Anzi, mi esercito per voi in una proposta di cineforum. Badate bene, per quanto mi piaccia molto vedere film, e per quanto io spazi molto nei generi (a parte l'horror, che mi dà ansia e che quindi evito...), non sono affatto un'intenditrice. Pertanto, prendete quello che scrivo per quello di cui si tratta: semplici opinioni personali di una spettatrice comune.

Ecco a voi i dieci titoli del mio cineforum agostano:

Gosford Park (2001), di Robert Altman
E' in assoluto il mio film preferito, quello da vedere e rivedere n volte, anche se lo conosci già a memoria. Cercando di essere meno soggettivi: è un film corale, elegante e ben strutturato, con tanto di giallo; è ambientato nella brumosa campagna inglese anni Trenta (e io adoro la campagna inglese...); il cast è eccezionale (Kristin Scott-Thomas, Maggie Smith, Michael Gambon, Emily Watson, Clive Owen, Ryan Phillippe, solo per fare qualche nome); e Robert Altman è (ahimé, era…) un grandissimo.
Forse non condividerete il mio entusiasmo, dopo averlo visto. Ricordo ancora le reazioni all’uscita dal cinema, un sabato sera di alcuni anni fa, insieme a Katia, Lisi e ad alcuni fisici del mio anno: il Campo - sempre molto schietto - disse che sarebbe stato meglio passare la serata a studiare... Qualche tempo dopo l’ho proposto (o imposto?) anche al mio Mr. Big, il quale ha commentato, con la sua proverbiale diplomazia: “Sì, è proprio un film da vedere. Una volta sola, però…” ;)

Le invasioni barbariche (2003), di Denys Arcand
Altro film corale e brioso, di ambientazione québécoise. I protagonisti de Il declino dell’impero americano (1986) – tutti professori universitari di letteratura o storia, e tutti intellettualoidi, guarda caso - si ritrovano molti anni dopo, al capezzale di uno di loro, malato terminale. Il confronto tra il padre malato - il professore di storia, intellettualoide, cinico e libertino, un 'fallito' agli occhi del figlio – e il figlio rancoroso - il broker londinese di successo con vita perfetta, stipendio perfetto, fidanzata perfetta, convinto che tutto si possa comprare, un 'barbaro' agli occhi del padre – è a volte burrascoso, altre tenero, ma mai scontato o melenso. E i dialoghi sono perfetti, tra citazioni, battute di spirito, frustrazioni, perversioni e riflessioni sul tempo e sui cambiamenti.

In the mood for love (2000), di Wong Kar Wai
Si potrebbe banalizzare dicendo che si tratta di una riflessione sul tradimento e sull’amore. In realtà: succede tutto, ma si ha l’impressione che non accada assolutamente nulla. La fotografia è eccezionale e Maggie Cheung è algida e bellissima (anche se indossa vestitini a fiori stampati…). Da guardare anche per puro piacere estetico, magari in una serata piovosa (ma non se si è depressi o se si è stati traditi o lasciati dal proprio compagno/dalla propria compagna).

Tempesta di giaccio (1997), di Ang Lee
Prima di American Beauty, va in scena lo sfacelo della famiglia borghese americana. Il tutto, significativamente, nel week-end della festa del Ringraziamento, in un lontano 1973. Il film è cattivo, cupo, quasi squallido in alcuni momenti (una festa scambista, l'iniziazione al sesso della figlia-Christina Ricci), non commuove (al massimo, intristisce) e non lascia spiragli per facili redenzioni.

La venticinquesima ora (2002), di Spike Lee
Continuando a farci male. L’ultimo giorno di libertà di uno spacciatore, prima di scontare otto anni di carcere. Un film duro e crudo, ma ben fatto e ben recitato, con un bel cast (tra tutti, Philip Seymour-Hoffman nel ruolo dell'amico professore) e un Edward Norton in splendida forma. A tratti forse il film risulta un po’ indulgente: alla fin fine, dispiace quasi che il protagonista-spacciatore arricchitosi grazie ai contatti con la mafia russa debba dire addio alla bella fidanzata e finire in prigione….

Se mi lasci ti cancello (2004), di Michel Gondry
A parte il titolo molto infelice attribuito alla versione italiana (l’originale è Eternal Sunshine of the Spotless Mind, da un verso di Alexander Pope), l’idea da cui la storia muove è originale, e il film è davvero ben costruito. I protagonisti (Kate Winslet e Jim Carrey) sono affiatati e convincenti. E’ una vicenda romantica, che io ho interpretato come una riflessione sull’essere-fatti-l’uno-per-l’altra, e nonostante si parli di amore, il film ha il merito di non scadere nel sentimentalismo.

Pleasantville (1998), di Gary Ross
Una commedia divertente e senza particolari pretese. Due adolescenti anni Novanta, fratello e sorella e molto diversi tra loro (Tobey Maguire e Reese Witherspoon) finiscono in una patinata sit-com anni Cinquanta, in bianco e nero. Si ritrovano a vivere una realtà dove tutto è piatto, ordinato e perfetto (ad esempio, i pompieri non sanno cosa sia un incendio e il loro compito è salvare i gattini arrampicatisi sugli alberi...), ma la sconvolgeranno per sempre portandovi l’arte, l'amore, la passione, il sesso, i colori… Insomma, non sarà un capolavoro, ma è un film che mi piace davvero molto...

La doppia vita di Veronica (1991), di Krzysztof Kieslowski
Il titolo allude alle vite parallele della francese Véronique e della polacca Weronika: non si conoscono, ma sono fisicamente identiche e nutrono la medesima passione per il canto e per la musica. La vita di una delle due cambierà per sempre, inconsapevolmente, quella dell’altra. Che dirvi, è un film complesso, un po’ inquietante, lento, poco dialogato, drammatico, intimistico, simbolico. E, a mio parere, è anche emozionante e bellissimo.

Il mistero di Sleepy Hollow (1999), di Tim Burton
Burton è senza dubbio un regista originale; lo seguo con interesse e i suoi film non mi lasciano mai indifferente. Sarà perché le ambientazioni fiabesche ed evanescenti, un po’ sospese, mi affascinano molto. Dal repertorio di Burton, ho scelto il lavoro più a metà strada, a mio parere, tra un film e un film di animazione, e che per questo è anche il mio preferito (e non soltanto per la presenza di un Johnny Depp assolutamente perfetto...).

Molto rumore per nulla (1993), di Kenneth Branagh
Concludo con un binomio vincente, Shakespeare-Branagh, e con una commedia divertente, festosa, colorata. Ve la meritate, se siete riusciti ad arrivare in fondo a questo post. Il cast è ricco, e Branagh (un grande attore, di quelli veri) è perfetto nella parte di Benedetto, così come Emma Thompson è perfetta nel ruolo di Beatrice.

Ed ora, io me ne torno alle mie sudate carte e a voi auguro una buona visione!


giovedì 16 agosto 2007

Riflessioni olimpiche in ordine sparso

Ad un anno di distanza dalle Olimpiadi di Pechino, l'attrice americana Mia Farrow ha invitato al boicottaggio della manifestazione se il governo cinese non cesserà di sostenere il regime sudanese, ritenuto colpevole del genocidio in Darfur.

Prima di proseguire con qualche considerazione in merito, ho due precisazioni da fare:
1. sono una vera patita dei Giochi Olimpici, e non li considero un semplice evento sportivo, bensì l'Evento, quello da attendere nei mesi che lo precedono, da seguire poi con assiduità e attenzione, anche se ciò comporta delle autentiche levatacce (si tratta dell'unica occasione in cui sono riuscita a convincermi a puntare la sveglia alle quattro o alle cinque del mattino, pensate voi...) e da salutare nostalgicamente, al momento della conclusione. Sarà che a dieci-undici anni, se mi avessero chiesto qual era il mio sogno, avrei risposto che sognavo di prendere parte alle Olimpiadi, e magari anche di vincere (insomma, quando si sogna, bisogna farlo in grande! ;) ). Poi, come sapete o potete immaginare, le cose sono andate in modo molto diverso e a diciassette anni ho deciso di abbandonare la pedana; ma la passione per l'atletica, per lo sport in genere e per i Giochi è rimasta, eccome.
2. in linea di principio, non amo i boicottaggi; credo piuttosto nel confronto e nella diplomazia. E comunque mi dispiacerebbe moltissimo che fattori esterni allo sport turbassero l'Evento, che a mio parere ha una valenza simbolica che va molto al di là della semplice competizione sportiva.

Detto questo, anch'io ho qualche perplessità riguardo alle Olimpiadi cinesi. Non si tratta tanto del sostegno al governo sudanese (cosa che, ovviamente, non è una nota di merito; ma non mi pare proprio che ci sia un qualche stato occidentale che abbia preso seriamente a cuore la questione del genocidio in Darfur).

Mi chiedo piuttosto come si possa scegliere come sede olimpica un paese in cui, nel III millennio, non sono tutelati i diritti fondamentali della persona, in cui il dissenso politico viene punito e represso, in cui non c'è libertà di opinione e di informazione, in cui lo sfruttamento del lavoro e persino del lavoro minorile è praticato sistematicamente. Tutto ciò mi sembra in profonda contraddizione con lo spirito dei Giochi e con l'etica e i valori che ne sono alla base, in primo luogo il rispetto dell'altro. E non credo davvero che sia sufficiente essere una potenza economica in rapida e vertiginosa ascesa per essere anche un paese civile.


E allora che si fa, si boicotta l'Evento, come fecero in piena guerra fredda Americani e Russi, rispettivamente a Mosca nel 1980 e a Los Angeles nel 1984? Oppure si offre una vetrina internazionale (e che vetrina!) ad uno stato che di democratico non ha assolutamente nulla e che, ancora nel 2007, viola i più elementari diritti umani?

Non che io abbia una risposta a questo dubbio, tutt'altro. La mia è una riflessione personale, che al massimo indurrà qualcun altro ad una riflessione. Forse sarebbe stato più coerente con quanto i Giochi rappresentano non scegliere Pechino come sede. Tuttavia, sappiamo bene tutti, senza voler essere polemici, quanto nel meccanismo attributivo siano determinanti i poteri economici, al punto che le Olimpiadi del centenario si sono svolte a casa della Coca-Cola, mentre Atene si è dovuta accontentare dell'Olimpiade di consolazione del 2004.

Nota bene
Non mi aspetto che riconosciate l'atleta nella foto, anche se è un vero peccato che sia nota soltanto agli appassionati. Si tratta di Heike Drechsler, la più grande saltatrice in lungo degli ultimi trent'anni. Una carriera iniziata agli Europei di Atene nel 1982 e conclusa nel 2002, a trentasette anni, con due ori Olimpici e diverse vittorie e piazzamenti mondiali ed europei. L'oro più bello a Sidney, nel 2000. Inutile precisare che è il mio mito sportivo, e che una decina di anni fa sognavo di emularla. Purtroppo per me, mi sono fermata a qualche metro di distanza dal suo (inarrivabile) personale... ;)

sabato 11 agosto 2007

Vale, Loris e gli altri


Non sono esattamente una fan di Michele Serra, anche se trovo alcuni suoi interventi sarcastici su L'Espresso davvero esaltanti.
Detto questo, concordo al 100% con questo suo intervento apparso su La Repubblica giovedì 9 agosto:

A cosa serve diventare ricco? - Sull'evasione fiscale

La ricchezza non è un demerito, è una benedizione del fato, una porta che si apre a chi ha saputo bussare meglio. Ma nella stragrande maggioranza dei Paesi moderni e benestanti, a questo merito si fa corrispondere l’orgoglio di pagare le tasse, di pagare le scuole, le strade, gli ospedali a chi ha avuto minore fortuna e minori capacità. Altrimenti a cosa serve diventare ricco? A vantarsi con gli amici del bar? Non è un po’ poco a fronte della grande libertà e della grande responsabilità che comporta disporre di tanti soldi quanti ne bastano per vivere cento vite consecutive? Solo da noi è ancora diffusa l’idea meschina, penosamente arretrata, che far pagare più tasse ai ricchi sia demagogia, o invidia sociale o una perversa forma di rivalsa dei mediocri. E che cercare qualunque sotterfugio o espediente per non pagarle sia legittima difesa.


Ah, neanche a dirlo: la vignetta è di Giannelli (un grande, a mio parere; impagabile il suo Berlusca-Napoleone...), ed è tratta dal Corriere di oggi.

venerdì 10 agosto 2007

Cose che voi umani non potete neanche immaginare


Ecco a voi un florilegio delle peggiori uscite sul tema dell'omosessualità prodotte da politici italiani negli ultimi sette mesi. Evito di commentare perché queste affermazioni si commentano praticamente da sole.
Dico soltanto che bisognerebbe riflettere un po' di più su quello che si dice, e anche su quello che si vuole davvero dire: 'parlare' infatti non vuol dire soltanto 'infilare una parola dietro l'altra'.
E aggiungo: certe dichiarazioni non rivelano semplicemente omofobia o clericalismo, quanto una gran confusione mentale e una buona dose di ignoranza.

22 gennaio
"Dietro l’apparente voglia di politicamente corretto e di libertà si nasconde un uso strumentale ed inconsapevole, culturalmente povero, di una tematica assai delicata come quella dei rapporti fra omosessuali: non bastavano i Griffin con il cane omosessuale, ci voleva pure
Un medico in famiglia
con la coppia gay. Si tratta, ripeto, di un meccanismo strumentale che parla di questioni delicate con un linguaggio di normalizzazione e strizzando evidentemente l’occhio alla nuova dirigenza di centrosinistra Rai. Penso che queste cose siano molto pericolose per le figure identitarie necessarie e per la crescita psicologica dei bambini e non hanno nulla a che vedere con la tolleranza."
Maria Burani Procaccini, Forza Italia, senatrice
16 febbraio
"La famiglia è il fondamento della nostra società e come le fondamenta di ogni casa non teme solo le frane ma anche le infiltrazioni. Non c'è nessuna ragione perché lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili."
Mara Carfagna, Forza Italia, deputata

2 marzo
"I fondatori della psicologia moderna descrivono l'omosessualità come patologia clinica."
Luca Volonté, Udc, deputato

1 aprile
"Se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale e, pertanto, chi riconosce per legge una cosa del genere è destinato alle fiamme dell'inferno... Monsignor Bagnasco non ha fatto un discorso etico o religioso, ha soltanto fatto un discorso basato sul mondo e la natura che, dall'uomo in giù, ha visto ogni genere e ogni specie perpetuarsi grazie ad un rapporto tra maschio e femmina che ha portato ad un perdurare della specie. L'etica nel discorso di Bagnasco c'entra fino ad un certo punto: i Dico, l'omosessualità, non sono soltanto contro l'etica ma anche contro natura, e quindi destinati all'estinzione. Certo non è automatico il passaggio dai Dico alla pedofilia e all'incesto, ma è evidente che nelle società dove si è aperto ai Dico si è poi aperto successivamente anche alla pedofilia e all'incesto. I Dico stanno alla pedofilia e all'incesto, come le droghe leggere stanno alle droghe pesanti e, purtroppo, è triste riscontrare che chi sta dalla parte delle droghe leggere, che inevitabilmente poi portano alla droghe pesanti, oggi è dalla parte dei Dico e che quindi ci si avvia verso la strada dei partiti pro pedofili e pro incesto
."
Roberto Calderoli, Lega Nord, senatore

12 maggio (riguardo al Family Day)
"E io partecipo per sottolineare il no a certe adozioni. È una questione fondamentale di libertà di scelta per i bambini. Io reclamo con ogni mia energia la libertà di scelta sessuale per i bambini. E questa libertà è garantita soltanto se di fronte il bambino ha i due esempi tradizionali: papà uomo e mamma donna. A scuola di mio nipote c'è un bambino adottato da una coppia gay, uno dei due è olandese. Questo bambino arriva a scuola vestito di chiffon rosa."
Ombretta Colli, Forza Italia, ex presidente della provincia di Milano

4 giugno
"Non c’è nessun esperto di economia che possa smentirmi: gli omosessuali non hanno delle famiglie costituite, e si possono permettere un tenore di vita sopra la media. Basta chiederlo a qualsiasi pubblicitario. E allora perché dovremmo finanziarli? Se lo facessimo dovremmo dare dei contributi anche alle manifestazioni culturali in difesa della famiglia, magari un bel cineforum. Io non ho nulla contro gli omosessuali, ma il loro festival è una cosa che già esiste, anche senza l’etichetta di Palazzo Marino. Troverei assurdo che il Comune diventasse il rappresentante del mondo gay."
Carlo Masseroli, Forza Italia, assessore al Comune di Milano

17 giugno
"Le dichiarazioni odierne, insensate e false, di ministri della Repubblica pro privilegi gay dimostrano solo l'urgenza di una seria valutazione sulla loro sanità mentale. Pollastrini, sfortunata coi matrimoni, afferma il falso. Non ha fornito dati al Parlamento su discriminazioni, per il semplice fatto che non esistono. Pecoraro è in chiaro conflitto di interesse sul tema dei Dico. E Ferrero tutela solo le minoranze che chiedono privilegi. I principi di non discriminazione e di uguaglianza sono sacri è inaccettabile ogni privilegio di lobby. Rimane incredibile che Prodi, responsabile ultimo dell'esecutivo, non richiami e non vigili sui compiti istituzionali dei Ministri della Repubblica. Ci sono enormi discriminazioni verso i 22 milioni di famiglie con figli, dimostrati dall'Istat, e il Governo paga profumatamente i 'carnevali' mensili dei gay? Matrimonio gay e poi adozioni ai trans, quando Luxuria vincerà Miss Italia? Si stravolge il vivere civile per modificare l'immodificabile natura umana, ma ciò è illegittimo. L'idea leninista, in salsa Zapatera, è a un passo dal successo."
Luca Volonté, Udc, deputato

9 agosto
"Darò subito disposizioni alla mia comandante (dei vigili urbani, ndr) affinchè faccia pulizia etnica dei culattoni. Devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c'è nessuna possibilità per culattoni e simili. Darò disposizione di rinforzare le telecamere. Ma a me interessa piuttosto fare i controlli mirati. Quando la mia polizia vigilerà per la zona ci sarà un fuggi fuggi generale
."
Giancarlo Gentilini, Lega Nord, vicesindaco di Treviso

Post Scriptum
Vi faccio partecipi di una mia scoperta (e non fate gli sboroni dicendomi che lo sapevate già tutti...): l'esimio Cavadenti-Padano-Calderoli in realtà NON è un dentista, bensì un chirurgo maxillofacciale - pare che lo chiamino 'dentista' perché è una professione diffusa nella sua famiglia... Detto questo, non so voi, ma io non mi farei rifare i connotati da lui...

mercoledì 8 agosto 2007

Come superare il blocco dello scrittore

Ecco alcuni consigli trovati in rete per soccorrere gli scrittori in difficoltà: sia quelli veri che quelli che sono costretti a scrivere loro malgrado, da cause che potremmo definire di... 'forza maggiore', tipo... la tesi di dottorato - ogni riferimento a fatti e persone non è, ovviamente, casuale. Il sito che mi è stato gentilmente segnalato e che vi giro per conoscenza è Overcoming Laziness. How to no longer be lazy and start being motivated and productive so you can achieve whatever you want (il titolo ha di per sé un certo appeal...).

Come vedete, l'indolente aria agostana ha cominciato a contagiare persino i post della sottoscritta... ;)

domenica 5 agosto 2007

Vandalismo senza se e senza ma

Ieri sera sono stata a trovare un'anziana zia, in un paesino abbarbicato su una delle colline che delimitano la vallata del fiume Vomano, nell'entroterra teramano. Un luogo un po' isolato e abbastanza anonimo, se non fosse per la presenza di un autentico gioiello romanico: la chiesa di San Clemente al Vomano, la cui prima costruzione risale al IX secolo.

All'inizio dell'estate, è esplosa una controversia sulla costruzione di una discarica (sia detto per inciso: se le nostre autorità locali non si daranno una mossa sulla questione dello smaltimento dei rifiuti, tra qualche anno alla provincia di Teramo capiterà quello che sistematicamente capita in Campania...).

Lo scontro si è fatto piuttosto acceso, ed ha finito per coinvolgere persino la chiesa di San Clemente, che da alcune settimane reca sulla facciata due vistose scritte anti-discarica, in spray rosso, ai lati del portale. Ieri sera ho avuto il piacere di leggerne e ammirarne una sola, perché l'altra era coperta da un telo scuro, forse per una sorta di senso del pudore, chissà.

Non mi importa se siano stati davvero i contrari alla discarica, oppure - come si dice da più parti, ma sottovoce -, i favorevoli, e con il solo scopo di denigrare i loro oppositori (nelle piccole realtà provinciali capita questo ed altro...). Il perché è, a mio parere, un dato del tutto superfluo. Ritengo infatti intollerabile che per sostenere una qualsiasi causa o perseguire un qualsiasi scopo si ricorra al vandalismo, in questo caso specifico imbrattando un monumento (che sia una chiesa o una costruzione 'laica', per me non fa differenza).

E' un segno di profonda inciviltà, nonché di ignoranza: è come se i No Tav o i No Dal Molin si mettessero a scrivere, che ne so, sulla facciata della basilica di Superga, o sulle pareti delle ville palladiane...

venerdì 3 agosto 2007

Il malefico Harry Potter

In un discorso tenuto ad Udine nell'ambito della mostra internazionale d'arte Apocalisse. L'ultima rivelazione, un prelato cattolico ha sostenuto quanto segue:

"Consiglio fortemente alle famiglie di non far vedere ai loro figli, specie ai bambini, i film, né di far leggere i libri, di Harry Potter. E' pericoloso. La prima causa di malefici e possessioni è proprio la pratica di ogni genere di occultismo [...] per questo anche la lettura di Harry Potter è demoniaca... Il diavolo esiste, è una verità di fede. Chi lo nega dice un'eresia, ma egli è destinato alla sconfitta."
Mons. Andrea Gemma, vescovo di Isernia

E dire che io ho appena visto il quinto film della saga del maghetto, e non vedo davvero l'ora che girino anche il sesto e il settimo...

giovedì 2 agosto 2007

2 agosto 1980

Ogni volta che capito nella sala d'aspetto della stazione di Bologna, mi vengono i brividi al pensiero di quello che è accaduto in quel lontano 1980, prima ancora che io nascessi. Leggere quei nomi sulla lapide, nomi di uomini, di donne, di giovani, di giovanissimi, talvolta di bambini, fa malissimo. Persone che si trovavano lì di passaggio, le vittime ideali di una violenza cieca che mira a seminare soltanto terrore.

Ma la cosa più raccapricciante in tutto questo è che dopo ventisette anni la verità sia ancora nascosta, anzi, che venga ancora occultata, come per altre stragi e per altri capitoli bui della nostra storia recente.

Invece, i parenti delle vittime, e con loro tutti i cittadini italiani, hanno il diritto di sapere ciò che c'è da sapere.

Post Scriptum
I familiari delle vittime della strage di Bologna hanno fondato nel 1981 l'Associazione 2 agosto 1980: vi giro il link del sito.

mercoledì 1 agosto 2007

Info

Come avevo promesso:
Per gli appuntamenti del prossimo Festival filosofia, trovate tutte le info
qui.

Per coloro che ci saranno, ci si vede lì tra poco più di un mesetto! ;)