mercoledì 28 novembre 2007

Questione di nomi

Un processo per blasfemia, il rischio di dover scegliere tra quaranta frustate e sei mesi di carcere, e tutto questo per via di un orsacchiotto di peluche chiamato Maometto. La disavventura (ma chiamarla così è un eufemismo...) di un'insegnante inglese in Sudan ci ricorda quanto sia bello vivere in uno Stato la cui costituzione diverge da precetti di ordine religioso e morale (per il momento...).

Il problema, infatti, non è tanto che qualche genitore si sia scandalizzato per il nome dato all'orsetto - nel mondo ci sarà sempre qualcuno pronto a scandalizzarsi per qualcosa, siamo realistici -, ma che la legge di uno stato possa assecondare determinate prese di posizione individuali e soggettive, giungendo a ritenere determinati comportamenti dei 'reati'.

lunedì 26 novembre 2007

Giochi intelligenti...

Se volete spendere il vostro tempo in modo (solo apparentemente...) saggio e produttivo, questo è il link che fa per voi: Traveler IQ, un giochino divertente per conoscere il proprio quoziente intellettivo geografico (il mio è 121, e mi sono fermata - sono stata eliminata... sigh! - all'undicesimo livello; c'è da dire, però, che alcune città le ho beccate pur avendo tirato un po' a caso...).

sabato 24 novembre 2007

Questione di... yuan

A metà dicembre, il quattordicesimo Dalai Lama, guida spirituale del Tibet nonché Nobel per la Pace nel 1989, sarà a Roma in occasione del settimo summit mondiale dei premi Nobel per la Pace. Il suo arrivo in Italia getta le nostre autorità (e non solo: anche in Vaticano ci si interroga sull'opportunità di riceverlo...) in un profondo imbarazzo, dato che la Cina considera il Dalai Lama una sorta di facinoroso, un leader separatista, e minaccia ritorsioni nel caso di un'accoglienza ufficiale. Ricordiamo ad esempio le recenti proteste della diplomazia cinese nei confronti di Stati Uniti e Germania: in particolare, alcune settimane fa, dopo che la cancelliera Merkel ha incontrato pubblicamente il Dalai Lama, la Siemens ha perso un appalto milionario proprio in Cina, guarda caso.

Ciononostante, è certo che la città di Torino conferirà al Dalai Lama la
cittadinanza onoraria il prossimo 16 dicembre, mentre 165 parlamentari hanno firmato una lettera rivolta al presidente della Camera perché lo inviti a parlare a Montecitorio, come è accaduto in passato per altri personaggi di spicco del panorama internazionale.

Se il Dalai Lama fosse un pericoloso e sanguinario terrorista, potrei arrivare a comprendere tutta questa acrimonia da parte delle autorità cinesi. Ma siamo di fronte ad un leader pacifista, portavoce e simbolo di una regione del mondo dalla tradizione millenaria che negli anni Cinquanta del Novecento è stata invasa dall'Esercito Popolare di Liberazione cinese e privata della sua indipendenza a tempo indeterminato. In aggiunta a ciò, le rimostranze (e le ritorsioni, nel caso della Siemens) giungono da parte di uno stato che si starà anche affermando come superpotenza economica e politica, ma che persevera nel non rispettare i diritti fondamentali della persona, che reprime duramente il dissenso politico e che esercita una pesante censura sugli organi di informazione. Ho
già scritto tempo fa delle mie perplessità riguardo all'attribuzione dei Giochi Olimpici a Pechino.

Ora, pensare che la Cina (e in generale un qualsiasi altro stato) possa condizionare così pesantemente l'agenda degli incontri di chi ci governa (noi, stato occidentale sovrano nonché repubblica democratica fondata sul lavoro), porre veti su chi debba stringere la mano a chi e dove ciò debba accadere, mi sembra francamente eccessivo. Tanto più che, lo ripeto, in questo caso specifico, il 'pericoloso sovversivo' è il capo spirituale, nonché apertamente pacifista, di un popolo inerte e dimenticato. Ma, come al solito, la mia è un'opinione strettamente personale.

giovedì 22 novembre 2007

Mi stavo chiedendo...

...ma i politici e gli elettori di Forza Italia sono stati contenti di sapere che il loro partito del cuore... chiude?!?

....ma a nessuno è venuto in mente che parlare di "10 milioni di firme per mandare a casa il governo Prodi" è forse un tantino esagerato? [Tanto più che per l'ex ministra Stefania Prestigiacomo, martedì sera a Ballarò, le firme erano 8 milioni... già 2 milioni di meno...]

domenica 18 novembre 2007

Quindici minuti di celebrità

In the future everyone will be world-famous for 15 minutes.
Andy Warhol (1968)

Ci risiamo. Dopo Garlasco, è arrivata Perugia. Con (malcelato) estremo compiacimento e (posticcia) costernazione per l'omicidio di una studentessa, i giornalisti-avvoltoi d'Italia (con l'aggiunta di qualche giornalista inglese, data la nazionalità della vittima) si sono gettati a capofitto nella ricostruzione di una torbida storia di studenti erasmus (!), sesso e droga. Con l'aggiunta di tanti personaggi più o meno collaterali e per di più di nazionalità diverse. Insomma, una situazione molto più interessante di quella della piccola, tranquilla e in fin dei conti anonima Garlasco. Lì, per fare un po' di ascolti, era stato necessario buttarsi sulle cugine fotogeniche (ovviamente!) della vittima. A Perugia va decisamente meglio: ci sono la principale sospettata, la biondina americana, che è già di per sé un gran bel personaggio da fiction all'italiana, e il suo fidanzato (ovviamente!) ragazzo di buona famiglia
(ovviamente!).

Nota curiosa, a margine: 'giornalisticamente' parlando, basta che due persone escano insieme due sere o vadano a letto insieme due volte che già si parla di 'fidanzati' e 'fidanzate'... ma non è una semplificazione po'... eccessiva?!? A proposito di storie e teneri sentimenti, in quel di Perugia il 'fidanzato' italiano della vittima (ben tre settimane di relazione) rilascia un'intervista al Sunday Mirror (o giù di lì) su quanto lei fosse carina (ovviamente!) e dolce (ovviamente!) e diversa
(ovviamente!) dalla 'estroversa' coinquilina americana. Insomma, tante belle caricature e macchiette e tanti bei clichés messi in fila a uso e consumo di Matrix, Porta a Porta e di tutta una pletora di esperti e tuttologi televisivi, nonché di avidi telespettatori da Grande Fratello e Isola dei famosi. Andiamo bene...

lunedì 12 novembre 2007

La fiera dell'assurdo

Quello che è successo nella giornata di ieri è assurdo.

E' assurdo che in un autogrill della A1 due gruppi di tifosi di fede diversa non possano incontrarsi senza che ne nasca una scazzottata. Siamo così tanto assuefatti a certi comportamenti da 'clan rivali' che ci pare quasi normale che uno juventino e un laziale (ma potrebbero essere un milanista e un romanista, o un interista e un cagliaritano), come minimo debbano insultarsi pesantemente quando si incontrano.

E' assurdo che una persona possa morire così, per una concatenazione di eventi assolutamente casuale e del tutto incomprensibile, per un proiettile sparato non si sa bene come e perché. Ovviamente, non sta a me e ai 'non-addetti-ai-lavori' in genere esprimere giudizi sulla dinamica: chi di dovere accerterà i fatti e le responsabilità, valuterà testimonianze e prove e poi opererà come deve, perché - ricordiamocelo - viviamo (ancora) in uno stato di diritto, non nel Far West, e la giustizia passa attraverso le indagini delle forze dell'ordine e l'attività dei tribunali.


E' assurdo che delle città vengano messe sotto assedio da gruppi di violenti e sconsiderati - che mi rifiuto categoricamente di definire 'sportivi' o 'tifosi' - pronti a strumentalizzare una tragedia privata e a farne una giustificazione per comportamenti folli e incivili. A mio parere, è profondamente offensivo nei confronti di una vittima usare il suo nome e il suo ricordo come pretesto per agire in modo violento. Come quei delinquenti che poche settimane fa hanno picchiato un gruppo di rumeni in nome della donna assassinata a Tor di Quinto. Ma come si permettono? Chi li ha investiti dell'autorità di agire in nome di qualcuno? Ma chi credono di essere?

E' assurdo il modo in cui i mezzi di informazione hanno seguito i fatti di Arezzo, cercando a tutti i costi di mettere in relazione l'episodio tragico dell'autogrill con il mondo del calcio prima ancora che ci pensassero gli ultrà di Bergamo e Milano. Ieri verso mezzogiorno tutte le testate parlavano della morte di un 'tifoso laziale', non della morte di un ragazzo di ventotto anni, come se il suo essere 'tifoso laziale' fosse la cosa più importante in assoluto, la sua caratteristica principale.

E' assurdo che la decisione di far proseguire o meno una partita di calcio dipenda soprattutto dalle minacce di gruppi di violenti e di sconsiderati, come è accaduto a Bergamo: ma dove sono le società? Non si vergognano di fronte ai deliri di onnipotenza dei propri sedicenti 'sostenitori'?

E' assurdo il batti e ribatti dell'ora dopo, "Bisognava sospendere" - "Non bisognava sospendere": come se avesse senso fare asserzioni sul "come sarebbe andata a finire se"... La verità è che qualsiasi decisione si fosse presa dopo la tragedia dell'autogrill, nel brevissimo lasso di tempo che mancava all'avvio delle partite, sarebbe stata, col senno di poi, la 'decisione sbagliata'.

E' assurdo immaginare una guerra tra ultrà e polizia, e considerare il ragazzo di Roma e l'ispettore di Catania come i 'caduti' di due schieramenti contrapposti, da vendicare con altre morti. Ma che logica distorta e da uomini delle caverne è questa?

E' assurdo che in un paese civile si assaltino edifici istituzionali e non, commissariati, caserme, che si distruggano auto e scooter in sosta, che si danneggino vetrine, che si blocchino strade: scene da guerriglia nella capitale di uno stato occidentale, nel XXI secolo, ma siamo completamente fuori di senno?

domenica 11 novembre 2007

Quei dodici senatori...

Ecco i nomi dei dodici senatori (pochini davvero, ma di provenienza eterogenea) che hanno votato a favore dell’emendamento alla Finanziaria 2008 presentato al Senato da Accursio Montalbano, Roberto Barbieri e Gavino Angius. L’emendamento proponeva di “escludere dall’esenzione ICI i locali di proprietà di ONLUS o di confessioni religiose destinati anche parzialmente ad attività commerciale":

Roberto Barbieri (Misto - Costituente Socialista)

Emilio Nicola Buccico (An)

Mauro Bulgarelli (Iv-Verdi-Com.)

Furio Colombo (Ulivo)

Antonio Del Pennino (D.C. per le Autonomie - Partito Repubblicano Italiano - Movimento per l’Autonomia)

Lucio Malan (Forza Italia)

Accursio Montalbano (Misto - Costituente Socialista)

Magda Negri (Gruppo per le Autonomie)

Antonio Paravia (An)

Fernando Rossi (Misto-Mpc)

Giuseppe Saro (D.C. per le Autonomie - Partito Repubblicano Italiano - Movimento per l’Autonomia)

Franco Turigliatto (Misto-Sc)

Sarebbero stati tredici con Gavino Angius (Costituente Socialista), che non ha potuto votare in quanto presiedeva l'Assemblea.

Ho trovato questa lista su un blog che seguo e apprezzo molto,
Bioetica (e mi fa piacere pubblicizzarlo un po').

sabato 10 novembre 2007

Il terso capitolo*

Certe iniziative di alto valore culturale vanno segnalate, anche se è sabato sera, anche se sono afflitta dal primo raffreddore della stagione, che è il peggiore, come da tradizione:

(AGI) - Roma, 10 nov. - Il 29 settembre del 2008 sara' inaugurata l'Universita' della Liberta'. Lo ha annunciato Silvio Berlusconi dal palco del Palacongressi dell'Eur, durante il suo intervento all'Assemblea Costituente de La Destra, il movimento di Francesco Storace. "Ho gia' ricevuto le adesioni di grandi protagonisti della politica contemporanea - ha spiegato l'ex premier - Il 29 settembre prossimo [giorno del suo 72esimo compleanno, n.d.r.] inizieranno i corsi per formare giovani che potranno entrare nella magistratura, nelle televisioni, nella pubblica amministrazione, e portare i principi della libertà".

Credo che questa Ultim'ora parli da sola, quindi mi astengo da tutti i malevoli commenti che potrei fare (in realtà, è il raffreddore che mi rende temporaneamente più buona...).

Nel frattempo, Daniela Santanchè lascia Alleanza Nazionale per La Destra di Storace, ma continua imperterrita ad usare il cognome del ex-marito: non tutto, evidentemente, si può cambiare con leggerezza... E infatti siamo nel 2007 e Storace continua a fare del fascio littorio il suo simbolo...


Mentre Alleanza Nazionale perde alcuni pezzettini, si scopre che Fini attende un figlio dalla nuova compagna. Non voglio farmi i fatti degli altri, non mi piace scendere sul personale, vorrei solo far notare - en passant, e comunque la notizia è su tutti i giornali - che la sua separazione dalla moglie è stata annunciata soltanto lo scorso giugno, e per avere il divorzio dovrà attendere ben tre anni, grazie ad una legge-lumaca che, per carità, non si può modificare (un divorzio in tempi brevi sembra infatti offensivo per i valori di non so bene chi...), mentre la sua nuova compagna è incinta di otto mesi. Se non è adulterio questo... (non temete, sono così tanto bacchettona e moralista soltanto con i bacchettoni clericali finto-moralisti). E' comunque lodevole notare come i leader del centrodestra siano così tanto paladini della famiglia da metterne su più di una...

Sull'altro fronte, intanto, il monogamo Veltroni lancia la sua formula vincente per la nuova legge elettorale: proporzionale senza premio di maggioranza, con possibilità di scegliere i rappresentanti. Ovviamente, nelle intenzioni del Segretario, la nuova legge deve ridurre la frammentarietà della politica, ci mancherebbe altro! Quindi, addio speranze di maggioritario, non ci resta che confidare in uno sbarramento accettabile. In ogni caso, se il Segretario continua così con le dichiarazioni-in-libertà aprirò una rubrica di 'veltronate'...

*Il titolo del post scaturisce da uno dei simpatici refusi che sto trovando nella mia tesi rileggendola, e mi è sembrato appropriato per descrivere una situazione un po' confusa, nonché il mio stato un po' confusionale dovuto al raffreddore... (ma il refuso migliore per il momento resta 'opera bocconiana'...)

martedì 6 novembre 2007

Il giornalismo come vocazione

Non amo le commemorazioni, impregnate di inevitabili parole di circostanza e di espressioni di cordoglio che sembrano posticce, ma questa volta devo proprio fare un’eccezione.

Ognuno di noi ha i suoi ‘miti’, e io ne ho avuti e ne ho ancora decisamente molti. Miti storici, filosofici, letterari, grandi amori più o meno adolescenziali che mi sono portata dietro negli anni, da Federico II di Svevia al mio Spinoza, da Julien Sorel ad Arthur Rimbaud, e a molti altri. Il mio pantheon è decisamente vasto e abbastanza ‘eterodosso’, e ciascuno dei suoi membri ha per me un significato davvero speciale.

Dato che da ragazzina sognavo di fare la reporter, magari in zone di guerra (d’altra parte, se una legge Insciallah e Un uomo di Oriana Fallaci a 13 o 14 anni, non può sognare di fare altro…), mi ero anche formata dei miti ‘professionali’, identificandoli in due personaggi molto diversi tra loro ma assolutamente ‘grandi’ nella loro capacità di raccontare e di denunciare, nella loro dedizione al proprio lavoro e nella loro classe: Indro Montanelli ed Enzo Biagi.

Ho dedicato vari post di questo blog all’informazione - spesso dei post di 'accusa' -, perché ho sempre ritenuto che il giornalismo non sia soltanto una professione tra le tante, ma un dovere civile, un impegno di enorme responsabilità. Scrivere per gli altri, per informarli, per renderli cittadini ed elettori più consapevoli è davvero fondamentale in una società che ambisca ad essere ‘democratica’, e a mio parere nessuno ha saputo interpretare il proprio ruolo di 'cronista responsabile' quanto Montanelli e Biagi.

Trascorsa l’adolescenza - e trascorse con essa anche le mie velleità giornalistiche… -, i miei due numi tutelari sono rimasti, come esempio di una professionalità, di un 'parlare senza peli sulla lingua' e di un dovere di informazione che oggi sembrano diventati opzionali se non addirittura superflui. Nel momento che viviamo, un qualsiasi giornalista che denunci le cose che non vanno e che non si uniformi alla linea di uno schieramento politico o comunque ideologico, viene accusato di essere ‘distruttivo’ o, peggio, di ‘fomentare l’antipolitica’, come se stesse ad un giornalista di rispondere ai problemi politici o sociali del Paese, di trovare soluzioni, e come se fosse suo dovere tenere a bada il pubblico narrandogli ‘favole’, lasciandolo all’oscuro dei ‘fatti’ e ottundendo la sua capacità di giudicare.

Indro Montanelli se n’è andato nel 2001, e oggi se ne va anche Enzo Biagi. E la cosa più triste è che se ne siano andati senza lasciare ‘eredi’: i giornalisti delle più giovani generazioni sembrano proprio non avere quella stoffa, quella indipendenza di giudizio, quella signorilità espressiva. Con Biagi, inoltre, se ne va anche un protagonista della nostra Resistenza e degli anni in cui questo Paese si è formato; se ne va uno dei pochi ‘custodi della memoria’ che ci erano rimasti - accanto a lui non c'era che un altro cronista senza peli sulla lingua, Giorgio Bocca -, e che ci difendevano da facili revisionismi di parte. Se ne va un personaggio che sfortunatamente non ho potuto mai incontrare, ma che ho stimato molto, e devo ammettere di essermi un po’ commossa leggendo la notizia, io che mi commuovo così di rado! Ma sapete, la mia idea è che quando muore un uomo che ha visto molto, che sa molto, che ha letto molto, che ha vissuto a lungo e intensamente, è come se se ne andasse un patrimonio, e la sua scomparsa ci lascia tutti più poveri. Ed io mi sono sentita davvero più povera, questa mattina.

"C'è qualcuno che ha detto che questa generazione, la mia, non ha avuto altro che il tempo di morire. Ma c'è una cosa che è ancora più triste, perché è vero che ci sono molti morti nella nostra vita, ma come ha detto Bernanos, «più morto di tutti è il ragazzo che io fui». Voglio dire che quello che la guerra ha portato via e che nessuno ci potrà mai più rendere sono le illusioni, i sogni e gli errori dei vent'anni.
Forse è qui la nostra grande attenuante, quella di una generazione che non ha mai avuto la giovinezza."
[da E. Biagi, Quello che non si doveva dire, Rizzoli, 2006]

La mia Italia che non si arrende, dal Corriere della Sera

lunedì 5 novembre 2007

Nostalgia da Ghirlandina

A partire dall'ultima settimana di novembre, la Ghirlandina, una delle due 'torri della mia vita' (l'altra è, ovviamente, la torre di Pisa...) sarà 'impacchettata' per un periodo di circa due anni, a scopo restauro. Dovremo rassegnarci a transitare per piazza Grande senza poterla ammirare, ed è un gran peccato. Per lenire l'inevitabile nostalgia, il dottor Gurrado propone delle interessanti alternative al semplice impacchettamento.

sabato 3 novembre 2007

Lost in translation

Il Corriere on line riportava ieri una notizia tratta (probabilmente) dal sito della CNN, sul pericolo di contaminazioni da pizza ai 'pepperoni', contaminazioni che sarebbero causate da un batterio - l'escherichia coli - che "si annida nell'intestino degli animali a sangue caldo". Solo che, traducendo 'pepperoni' con 'peperoni' (anzichè con 'salamino piccante') il giornalista si trova nella condizione di dover spiegare come tale batterio sia finito addirittura in un ortaggio. Ecco il risultato (piuttosto agghiacciante...) dei suoi sforzi:


Oggi invece l'articolo on line si presenta così, recando alcune significative modifiche (qualcuno avrà protestato? Il risultato comunque è ancora più comico - grazie mille, Corriere!):


In ogni caso, la confusione fatta da noi italiani tra 'pepperoni' e 'peperoni' è talmente tanto nota da essere finita anche su Wikipedia...

[Un aggiornamento in tempo reale per dire che alla fine, dopo i due tentativi un po' fallimentari di cui sopra, i redattori del Corriere ce l'hanno fatta! Ecco l'articolo nella sua ultima versione:

Meglio tardi, che mai!] ;)

venerdì 2 novembre 2007

Truthiness

Grazie al mio 'consulente speciale' di lingua e cultura inglese (ops, anglo-americana), ho imparato una nuova parola - truthiness - introdotta da un comico statunitense per parodiare la situazione americana nell'era Bush e così 'giustificata':
"We're not talking about truth, we're talking about something that seems like truth—the truth we want to exist."
Si tratta di un concetto decisamente poco 'spiritoso' e che merita una breve riflessione, in quanto si potrebbe agevolmente applicare alla situazione italiana. Ad esempio, potrebbe offrirci una chiave di lettura per la vita politica e mediatica del nostro paese, nella quale i fatti hanno ormai perso ogni importanza. I diversi partiti politici non fanno che dare agli accadimenti di cronaca la lettura per loro più 'comoda', senza alcuna attenzione per la verità dei fatti, o dei dati, o dei numeri; i media preferiscono drammatizzare più che informare, quasi fossero programmi o letture di puro intrattenimento, esprimono spesso posizioni 'partigiane' e non hanno alcuna capacità demistificatoria (salvo alcune rare eccezioni, per esempio questa) o di critica seria e costruttiva; le stesse decisioni politiche sono prese sull'onda dell'emotività generale, senza alcuna progettualità o lungimiranza, quasi per dare dei 'contentini' al pubblico. Già perché d'un tratto gli elettori sono diventati 'spettatori', e i politici degli 'attori' sempre meno consapevoli di una specie di 'farsa' (anche qui, per nulla spiritosa). Sempre meno consapevoli, perché ormai sembrano credere alle loro stesse parole.