mercoledì 26 dicembre 2007

Un ultimo post dal 2007

Dato che nei prossimi giorni mi concederò finalmente un po' di vacanza - VERA, senza NIENTE da DOVER tassativamente fare... -, pubblico in anticipo i miei AUGURI per il nuovo anno. Sperando che il 2008 vada meglio del 2007 - in tutti i sensi, sia generale che particolare. :)

In questo periodo di festa, pensate a divertirvi e a godervi la compagnia delle persone che vi sono care.
Quanto a noi, ci risentiamo dopo il 3 gennaio 2008!
Un abbraccio,
Lisa.

domenica 23 dicembre 2007

En passant...


...a chiunque capiti da queste parti, auguri di buone feste! :)

Good Bye, Nemo!

Oggi, dopo quattro anni e un mese (e una tesi di laurea, un diploma di licenza della SNS, una tesi di dottorato e alcune altre cose) il mio portatile - Nemo per la sottoscritta e per gli amici più cari - ha cessato di accendersi, con mio immenso cordoglio. Mi mancherà, sia perché è l'oggetto con cui ho trascorso la maggior parte del mio tempo negli ultimi anni, e gli ero sinceramente affezionata, sia perché non so ancora cosa riuscirò a recuperare (documenti, foto, file audio, video... chissà...).

Come ogni anno, è Natale

E come ogni anno, mi sono ritrovata (mi ritrovo ancora...) a fare quasi tutto all'ultimo momento (e dire che ogni anno faccio minuziosi progetti per arrivare 'pronta' alle feste...). Compere varie, idee per regali, regali medesimi, progetti per l'ultimo dell'anno. Di solito, regalo libri (sì, lo so che sono TROOOPPO prevedibile, ma non è certo colpa mia se non mi hanno fatta originale, creativa e fantasiosa...). Quest'anno, tuttavia, ho deciso di smentire parzialmente la mia natura e ne ho comprato uno solo (chissà chi sarà il fortunato/la fortunata, penserete voi - ebbene, al momento non posso proprio rivelarlo, né posso rivelare il titolo del libro, anche se è un romanzo che ho letto un po' di tempo fa e che mi è piaciuto davvero moltissimo...).

Tutto il mondo impazzisce a Natale, c'è gente ovunque, negozi e centri commerciali sono pieni all'inverosimile (e ogni anno in questa occasione mi ricordo quanto detesto i centri commerciali e perché...), il traffico è paralizzato, gli automobilisti hanno più fretta del solito e la coda alla cassa della Feltrinelli è improponibile. Ovunque ci sono luci, suoni, colori: le città sono decisamente più belle, tutte illuminate e decorate (nonostante le inevitabili derive kitsch, tipo i babbi natale che si arrampicano ai balconi... ;) ). E poi, ci sono dolci golosissimi. Oltre a panettoni e pandori (che non amo proprio, soprattutto il panettone, per via dell'uvetta...), dalle mie parti il periodo natalizio è contraddistinto da una specie di protocollo culinario da osservare rigorosamente - persino le mamme in carriera diventano cuoche e pasticcere per l'occasione, ripetendo ricette elaboratissime e che hanno una storia lunghissima (e come ogni anno io mi sento inevitabilmente la pecora nera della stirpe, quella che farà morire tutte le gloriose tradizioni locali per manifesta incapacità ai fornelli... meno male che dopo aver fatto me, mia madre è corsa ai ripari facendo mia sorella... ;) ).

Non voglio profondermi in una tirata contro il consumismo (dopo aver visto in una cartolibreria dei sacchettini musicali da sei euro e cinquanta sarebbe anche fin troppo facile...), ma - davvero - a volte mi chiedo se tra coloro che si professano credenti c'è qualcuno che non si lasci prendere dai molteplici annessi e connessi della festa e viva il momento in sé, nel suo supposto senso religioso.

Dal mio cantuccio laico, laicista e agnostico, vivo il Natale come un'occasione per ritrovarmi in famiglia, e in questo senso è davvero la festa che preferisco.

martedì 18 dicembre 2007

L'amore transalpino

Da ieri è la notizia di punta di quotidiani, siti e telegiornali: Nicolas Sarkozy e Carla Bruni. Il Presidente e la top model-cantante-ecc. ecc. Anche il Corriere della Sera (la testata più seria di cui disponiamo, acc...) offre articoli e gallerie fotografiche sul flirt/liaison/relazione (scegliete voi il termine giusto) tra i due, immortalati insieme sabato scorso ad Eurodisney, con un po' di gente al seguito. Certo che, con tutti i posticini romantici che ci sono a Parigi e dintorni, scegliere proprio Eurodisney per la prima fotografia di coppia mi sembra davvero un tantino finto o, quanto meno, un po' pacchiano...

Dopo l'umiliazione subita dal povero Marin, il nuotatore siciliano platealmente scaricato dall'olimpionica mangiauomini Manaudou (per inciso: non pensavo davvero che così tanti giovani uomini potessero trovare attraenti quelle spalle squadrate da scaricatore di porto...), il nostro orgoglio nazionale, un po' depresso, ha avuto una specie di rigurgito. Sarà anche che il caricaturale tandem Marin-Manaudou stava lì a confermare tutta una serie di stereotipi che non ci piacciono poi tanto: i maschietti italiani possessivi e gelosi (e un po' infantili), le ragazze francesi 'volatili' e stronzette (e un po' infantili). Sarà anche che i due fanciulli (classe 1986), con le loro beghe sentimentali adolescenziali ci facevano sentire vecchiotti, e quindi ancora più depressi (e la Rodotà ieri tirava fuori anche Bauman, contribuendo ad aumentare sensibilmente il livello di depressione generale...)

Meno male che è giunta la notizia della conquista presidenziale della Bruni (che ha decisamente un bel repertorio di ex più o meno famosi e più o meno affascinanti, come fa notare Natalia Aspesi su Repubblica – personalmente, il filosofo 'figlio' non era niente male, anche se è nello stesso tempo filosofo, vivente e francese, davvero una pessima sintesi...). La 'conquista' è stata interpretata come una conferma del fascino intramontabile del Bel Paese - alla faccia di quei tristoni invidiosi del New York Times e dei loro gretti corrispondenti da Roma, ecco! Per celebrare il lieto evento nazionale, il Corriere si è impegnato a rispolverare alcune coppie celebri del passato, Marcello Mastroianni e Catherine Deneuve e persino Napoleone III e la contessa di Castiglione - insomma, patriottici fino in fondo, senza se e senza ma.

Non vorrei fare la guastafeste facendo notare che la Bruni avrà pure dei geni italiani, ma vive in Francia praticamente da una vita e a voler essere pignoli non può essere considerata un'icona di stile italiano (né tanto meno piemontese, buon per lei). E poi, diciamocelo, è pur sempre la Bruni: esteticamente parlando, è molto al di sopra della media della popolazione mondiale e non è esattamente esemplificativa dell'Italiana media (acc, mi dispiace doverlo ammettere, ma è proprio così...). Quello che mi colpisce di più è che una donna come lei possa trovare attraente un tipetto come Sarkozy, che sarà pure il Presidente della République (con tutta la retorica della grandeur...), ma è bruttino e pure decisamente tappo... diciamo che non corrisponde esattamente alla mia idea di tombeur de femmes (insomma, fosse almeno un 'tappo carino'...) - a proposito (di tappi), chissà quanto ci sarà rimasto male Mr. B., che da qualche tempo colleziona vallette-deputate, ma non ha all'attivo nessuna top model (che io sappia...).

Rimane un dato di fatto: se si prescinde dal calcio (anzi, se si evita accuratamente di parlare di calcio), tra Italiani e Francesi i colpi di fulmine abbondano (con un'altissima percentuale di amori adulterini). Sarà che c'è una curiosa predisposizione reciproca, una specie di amore-odio genetico. Sarà che certi concetti, espressi in francese, suonano decisamente meglio (mentre, ad esempio, un qualsiasi concetto in tedesco suona malissimo - è per questo che la coppia italo-tedesca è molto più rara? ). Sarà per via delle nasali, che a noi donne piacciono proprio tanto. Chissà. In ogni caso, questo tipo di notizie, o meglio il gossip spacciato per notizia, insieme ai servizi sui rincari natalizi, sui mercatini di Bolzano e sul panettone (che poi sono gli stessi da anni, riciclati all'occorrenza...) ci ricorda che siamo a Natale e che è tempo di vacanze: un po' come il servizio su Vieri e la Canalis (o il Pincopallo e la Pincopalla di turno), insieme ai servizi sul livello di protezione delle creme solari (riciclati pure quelli...), ci segnala l'arrivo dell'estate...

Aggiornamento
Questa donna, a suo modo, ha le idee chiare:
Tutti i miei morosi sanno bene che tipo di morosa sono io. Sono abbastanza portata all’harem, è la sindrome di Frankenstein.” - da un'intervista di Claudio Sabelli Fioretti a Carla Bruni (del 2000).

Intanto gli Inglesi, al solito un po' invidiosi ed esagerati, paventano un piano italiano per conquistare il mondo... ;)

lunedì 17 dicembre 2007

Silenzio totale

Da un mese e mezzo, Perugia è quotidianamente sotto i riflettori. Di questa storia, però, non ha parlato proprio nessuno.

sabato 15 dicembre 2007

Intermezzo musicale

Non ho gusti musicali precisi, vario molto nei generi, a seconda dell'umore e di quello che mi capita di ascoltare (e davvero riesco ad ascoltare di tutto, a prescindere dalla 'qualità'...). Ogni periodo ha tuttavia la sua canzone di punta: ecco la colonna sonora di questi ultimi giorni - per ravvivare e personalizzare un po' l'atmosfera di questo blog... :)

Punti di vista

Secondo me, l'articolo di Ian Fisher sul New York Times centra il problema, e le piccate reazioni 'nostrane', politiche e non - compreso un servizio del Tg1 di ieri sera che spiegava come gli Americani di Washington e New York non se la passino poi troppo bene... - ne sono una (involontaria) conferma.

Un piccolo esempio del nostro stato di malessere. Qualche giorno fa, Antonello Piroso, cogliendo un sentimento abbastanza diffuso, scriveva sul suo blog che ormai molti Italiani sono assaliti non dal desiderio di cambiare il paese, bensì da quello di cambiare paese. E' vero, è esattamente così, e non mi sembra un gran segno di salute e ottimismo...

Aggiornamento
Anche Veltroni si pronuncia sull'articolo del NYT: la situazione che vi viene descritta non è infondata, dice il (diplomatico) segretario del Pd, ma l'Italia dispone di forze (imprese, giovani...) che possono aiutarla ad uscire dal suo stato di torpore e sfiducia. Insomma: non può morire l'ottimismo, che è il profumo della vita...

mercoledì 12 dicembre 2007

Spegnere la televisione

Il Tg2 di lunedì sera proponeva uno 'sconvolgente' servizio di storia del XX secolo. Alcuni documenti recentemente ritrovati mostrano infatti che il rientro di Lenin in Russia nell'aprile del 1917 era stato favorito e finanziato (e profumatamente) nientepopodimenoche dal re di Prussia, Guglielmo II. Per l'autore del servizio, il fatto testimonia di come la Rivoluzione d'ottobre non sia stata un evento di liberazione del popolo, come creduto da molti, ma sia nata da un vero e proprio atto di imperialismo. Ovviamente, si precisa, Guglielmo II non voleva la rivoluzione, ma solo la nascita di un'opposizione interna in Russia. Il giornalista non trova il tempo di menzionare un piccolo dettaglio - la I Guerra Mondiale - e il fatto che, in quel 1917, re Guglielmo aveva tutto l'interesse a scompigliare le fila del nemico russo: un dato, questo, che è riportato persino nei libri di storia del liceo (nel Giardina-Sabbatucci ad esempio; ho dei dubbi riguardo ai libri delle scuole medie...). Tuttavia, il giornalista trova il tempo di concludere il brillante servizio dicendo che il poco lungimirante Guglielmo II, paradossalmente, finanziò in tal modo il comunismo, che fu la causa per contraccolpo del nazismo. Avete capito bene: secondo il Tg2 il nazismo è nato per contraccolpo...


Dopo la notiziona di cui sopra, avevo deciso (per il mio bene, in particolare per la mia salute mentale) di evitare di seguire il Tg2 in futuro. Tuttavia ieri sera, facendo zapping, sono incappata in un intervista a José Maria Aznar, il politico che è riuscito nell'impresa impossibile di far vincere le elezioni spagnole ai socialisti (grazie alla pessima gestione degli attentati dell'11 marzo 2003), ma che da noi è considerato un 'grande statista' (in particolare, dal nostro centrodestra e dall'immancabile Tg2). Ho seguito l'intervista per pochi secondi, il tempo di ascoltare l'affermazione: “Il relativismo conduce inevitabilmente all'intolleranza”. Dopo questa dichiarazione dottrinale, molto discutibile e peraltro conclusiva del servizio (e che, buttata lì così, ha lo stesso livello di assurdità dell'asserto “La cioccolata fondente fa venire i capelli bianchi”) ho definitivamente spento la televisione. Probabilmente dovrei smettere di accenderla.


Cose di cui dovrei parlare

Il 13 dicembre il Dalai Lama sarà alla Camera dei Deputati. Se anche Prodi tornasse sui suoi passi... (in merito, Pietro Folena su Articolo 21).

Restando in ambito estremo-orientale, segnalo (in colpevole ritardo) la campagna di Amnesty, Pechino 2008: Olimpiadi e diritti umani in Cina.

Tornando dalle nostre parti, ci risiamo: Mr. B, magistrati e inchieste. Solo che stavolta le toghe rosse sono state promosse ad Armata rossa. Addirittura.

I blocchi stradali di questi giorni - argomento che mi indispone, per cui lascio il commento ad altri.

Cambiando radicalmente tema, i 'nuovi' filosofi del XXI secolo: un articolo di Anthony Appiah (personaggio che allo scorso Festival filosofia ha suscitato la mia simpatia per vari motivi) sul New York Times.

lunedì 10 dicembre 2007

Morire di lavoro

In ricordo degli operai morti o rimasti (mortalmente) ustionati nell'incendio dello stabilimento torinese della ThyssenKrupp, e di tutti i morti sul lavoro.
Con il pensiero rivolto alle loro famiglie.

Aggiornamento:
Sara Nicoli, La morte flessibile di Torino
Antonello Piroso, Per ricordare i morti del rogo alla ThyssenKrupp
Riguardo a morti sul lavoro e media (e già, perché qualcuno si chiede se l'argomento meriti spazio televisivo, nel senso di 'faccia fare davvero ascolti'...), visitate il sito di Articolo 21.

domenica 9 dicembre 2007

Da tre anni a questa parte

Il mondo va a rotoli, non ci sono più le mezze stagioni, si stava meglio quando si stava peggio, che sarà di noi ecc. ecc., ma una cosa è certa: ho consegnato la mia tesi di dottorato (a sinistra, una foto che testimonia dell'effettiva esistenza di ben 9 copie rilegate, in verdone quelle 'belle' e ufficiali, in un patriottico e democratico verde bandiera quelle in cartoncino - verde speranza, nel complesso :) -, sul tavolo della casa pisana del mio ragazzo, prima che le impacchettassimo bene bene per portarle a Modena).

Che dire, una volta depositatele in segreteria, non ho sentito l'euforia che speravo di sentire; al contrario, ho avuto quasi un momento di smarrimento, della serie "e ora che faccio?". Credo che come reazione sia abbastanza comprensibile, visto che la tesi è stata un chiodo fisso per tantissimo tempo, che mi ha portato via ore e ore di lavoro, che ho speso nella fase di stesura l'intera estate e che appena un anno e mezzo fa, per una serie di traversie, non pensavo davvero di poter arrivare a scriverla. E visto anche che per la discussione dovrò attendere alcuni mesi.

A questo punto, accada quel che accada, vorrei inviare un bel grazie a tutti i miei amici più o meno sparsi per il mondo, a tutti quelli che mi sono stati vicini nel periodo del dottorato e in particolare a tutti coloro che si sono pazientemente sorbiti i miei momenti di stress (non esattamente 'rari', negli ultimi due annetti...).

Non so se l'ho mai scritto, ma questo blog è nato in un pomeriggio di inizio giugno per il desiderio di divagare e di distrarmi proprio dal lavoro per la tesi (e non soltanto perché sono notoriamente un po' grafomane... ;) ). Insomma, quando sono tornata a casa dei miei dopo la prima parentesi romana (che doveva anche essere l'ultima, ma poi non è stato esattamente così), ho pensato che non potevo certo trascorrere i sei mesi successivi a scrivere sempre e soltanto di Seicento, di utopia e di ateismo virtuoso... sono la prima a dire che si tratta di temi TAAANTO interessanti, ma davvero, alcune volte si sente (per lo meno, io ho sentito) il bisogno di fare e di pensare altro... Quindi, ne approfitto per ringraziare anche i miei lettori, che negli ultimi sei mesi hanno contribuito a tenermi compagnia. :)

giovedì 6 dicembre 2007

Porte aperte

Leggendo i giornali negli ultimi due giorni, mi è venuto in mente un film che ho scoperto recentemente, Porte aperte (1990) di Gianni Amelio, tratto da un romanzo di Leonardo Sciascia. Il tema, neanche a dirlo, è la connivenza tra i poteri.

Nella Sicilia degli anni Trenta, in pieno ventennio fascista, un ragioniere recentemente licenziato, Tommaso Scalia (Ennio Fantastichini), uccide il proprio potente superiore (il vero regista della falsificazione dei documenti di cui il protagonista è accusato, e di cui funge da comodo capro espiatorio), il suo sostituto e la propria moglie. L'applicazione della pena di morte è auspicata sia dalle autorità che dall'opinione pubblica, e condivisa dallo stesso imputato e dai giudici della procura, con un'unica eccezione, il giudice Vito Di Francesco (Gian Maria Volonté).

Mosso da una personale avversione nei confronti della pena di morte, Di Francesco vuole comprendere il perché del gesto di Scalia, scavare nelle vite delle vittime, portare a galla una storia di corruzione e adulterio - che è di fatto alla base del triplice omicidio - e fare in modo che dalla pena capitale si passi ad una condanna all'ergastolo. Ma i personaggi coinvolti nella vicenda, a partire dal defunto, corrotto, avvocato, sono troppo in vista, degli autentici 'galantuomini', brave persone la cui memoria non può essere infangata da un'indagine della magistratura. Per questo, il giudice Di Francesco, messo in guardia dai suoi stessi colleghi e invitato ad 'allinearsi', pagherà di persona il proprio desiderio di verità e chiarezza.

mercoledì 5 dicembre 2007

Turn off Pechino 2008

Aderisco a questa iniziativa, proviamo a fare un po' di rumore in giro per la rete e a sollevare il problema. Copio e incollo la lettera dei promotori:


Con l'avvicinarsi dei giochi olimpici di Pechino 2008, le perplessità, riguardanti le condizioni politiche in cui si svolgeranno le prossime olimpiadi, ancora non sono state fugate.

Sul piano dei diritti umani non si sono ancora visti quei progressi, quelle riforme, che il governo cinese aveva promesso al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e all’opinione pubblica internazionale al momento dell’assegnazione dei giochi.

Al tempo stesso siamo però convinti, come lo è il Presidente del CIO Rogge, che lo svolgimento dei Giochi potrebbe aiutare lo sviluppo dei diritti umani in quel paese. Una manifestazione importante come le Olimpiadi, con la “copertura” di oltre 25 mila giornalisti accreditati, metterà finalmente la Cina in contatto con il mondo intero, a patto però che questo accada veramente.

Recentemente, in una lettera aperta, 37 intellettuali cinesi hanno messo in dubbio la reale volontà di democrazia del regime cinese ed hanno ricordato che, senza una promozione dei diritti umani, gli slogan olimpici rischiano di tradire i loro ideali e lasciano un mondo “dove persone soffrono discriminazione, persecuzione politica e religiosa, mancanza di libertà, come anche povertà, genocidio e guerra”.

Organizzazioni internazionali come Amnesty International, Reporters sans Frontieres, Human Rights Watch, Information Safety and Freedom, hanno argomentato ampiamente la reale situazione, denunciando le violazioni sopra citate. Anche l'atteggiamento avuto dal governo cinese nel genocidio del Darfur, il sostegno economico alla giunta militare birmana, l'oppressione del popolo tibetano e l'ostracismo verso il Dalai Lama, il primato mondiale sulle esecuzioni capitali, il non riconoscimento dei diritti della comunità LGBT, il non intervento sui tanti abusi fatti agli animali, non lasciano presagire una reale volontà di concordia con le altre nazioni della terra. Questo, grazie anche all'atteggiamento “benevolo” di molti Paesi, interessati più che altro ai rapporti commerciali con il grande mercato cinese.

Fatte queste premesse, come è possibile partecipare a cuor leggero a quella che è ritenuta da tutti la principale festa dello sport e dell’umanità intera? I principi olimpici al riguardo sono chiari:Lo scopo dello Spirito Olimpico è collocare lo sport al servizio dello sviluppo armonioso dell’uomo, al fine di promuovere una società pacifica interessata alla conservazione della dignità umana [..] Qualunque forma di discriminazione nei confronti di paesi e persone per motivi razziali, religiosi, politici, di sesso e per altri aspetti è incompatibile con il Movimento Olimpico

Come è possibile proclamare con credibilità il motto scelto dal governo cinese come tema ufficiale delle Olimpiadi 2008: “Un solo mondo, un solo sogno”? Come si può affermare, come ha fatto il Comitato olimpico di Pechino, che l’obiettivo è quello di ospitare “Olimpiadi aperte, verdi e umane”?

Come è stato dichiarato con responsabilità dai 37 intellettuali cinesi in questa lettera, ".. La Cina ha l’opportunità di usare i Giochi per costruire una vera armonia basata sul rispetto dei diritti umani e della libertà, e divenire un membro rispettabile della comunità delle nazioni civili – non con la tronfia retorica o la forza bruta, ma attuando gesti per promuovere i diritti umani in Cina e nel mondo".

Dalla stessa lettera, come si può rimanere sordi e inerti alle seguenti 7 proposte?
Nell’ “unico mondo” in cui viviamo, i sogni che si stanno attuando in Cina oggi plasmeranno in profondità il futuro di tutti. Per questo, per promuovere il successo delle Olimpiadi, anche dal punto di vista dei diritti umani, proponiamo le seguenti misure”:

  1. Dichiarare un’amnistia per tutti i prigionieri di coscienza, così che essi possano godere i Giochi olimpici nella libertà.

  2. Aprire i confini della Cina a tutti i cittadini cinesi che sono stati forzati all’esilio a causa della loro opinioni, espressioni, o fede, così che possano riunirsi con i loro amici e parenti e celebrare la gloria delle Olimpiadi nella loro patria.

  3. Attuare l’indicazione del governo che permette ai giornalisti stranieri di fare interviste e reportage senza previa approvazione delle autorità, fino al 17 ottobre 2008, garantendo la stessa apertura e indipendenza ai giornalisti cinesi.

  4. Pagare un giusto compenso alle vittime di espropri e di trasferimenti forzati avvenuti per costruire i siti olimpici, liberando le persone detenute o imprigionate (spesso con violenza) per aver protestato o resistito a tali azioni.

  5. Proteggere i diritti degli operai in tutti i cantieri olimpici, compreso il loro diritto di organizzare sindacati in modo indipendente; eliminare la discriminazione contro i lavoratori migranti dalle campagne e dare loro un giusto compenso.

  6. Bloccare le operazioni di polizia volte a intercettare, arrestare o rispedire indietro i dimostranti che cercano di giungere a Pechino per lamentarsi [con petizioni] della cattiva condotta dei rappresentanti dei governi locali; abolire le strutture illegali usate per incarcerare, interrogare, terrorizzare i dimostranti; terminare le operazioni di “pulitura” contro i migranti, che comprendono la demolizione delle loro abitazioni temporanee e la chiusura delle scuole per i loro figli.

  7. Stabilire un sistema di supervisione cittadina sulle spese olimpiche, offrendo al pubblico un resoconto contabile indipendente sulle spese legate alle Olimpiadi; rendere trasparente al mondo del business il processo per l’assegnazione dei contratti, e perseguire con mezzi legali ogni rappresentante del governo che si appropria o sperpera i fondi pubblici.

Suggeriamo inoltre di varare un Comitato di osservatori per le Olimpiadi di Pechino, composto da esperti indipendenti, rappresentanti di organizzazioni non governative, comunità vittime quali lavoratori migranti e persone trasferite a forza. Tale Comitato dovrebbe verificare l’attuazione delle proposte di cui sopra. Esso dovrebbe avere il permesso di operare in modo indipendente, esaminando progetti, interrogando in libertà, diffondendo i suoi risultati in pubblico.

Se queste proposte precise elencate sopra non saranno adottate, siamo certi che le Olimpiadi di Pechino non passeranno alla storia come l’evento glorioso che tutti ci aspetteremmo. Non vogliamo “politicizzare” il movimento olimpico. Ad ogni modo, usare i Giochi olimpici in modi che violano i diritti umani e feriscono persone costrette al silenzio, tutto in nome di un “sogno” che appartiene solo a “qualcuno”, e non al mondo intero, pianterà solo i semi del risentimento che renderanno ancora più aspre le crisi della Cina influenzando il futuro del mondo.

Parafrasando ciò che il Senatore Goffredo Bettini ha dichiarato in occasione della crisi birmana di ottobre, “non comprendiamo come si possa, senza atti concreti da parte della Cina, andare serenamente a Pechino a festeggiare le Olimpiadi”.

Richiediamo quindi atti concreti, convinti che sia compito di chi crede profondamente nei diritti umani, nelle libertà, nella democrazia, attivarsi per far sì che l'opinione pubblica internazionale sia informata su ciò che sta accadendo in Cina. L'inaugurazione dei giochi è prevista per l'agosto 2008. C'è tutto il tempo per decidere se sarà il caso di unirci a questa festa universale dello sport.

Nel frattempo, come “arma” di dialogo, come forma di lotta nonviolenta, ci sentiamo di proporre una battaglia di civiltà, una iniziativa avente lo scopo di coinvolgere l'opinione pubblica, di far pressione sugli sponsor televisivi, sugli atleti e sul comitato olimpico italiano.

Per tutto questo noi proponiamo

se non ci sarà una reale "tregua olimpica" sull'informazione e su Internet (oggi censurati), sulle libertà fondamentali (oggi non garantite), e se non si percepiranno significativi interventi sui punti sopra citati, sotto il controllo di osservatori internazionali

di non partecipare all'evento, spegnendo la TV

Bloggers e cittadini uniti per
i diritti umani, la libertà, la democrazia.

martedì 4 dicembre 2007

Ritorno al futuro

Ogni tanto mi capita di leggere le notizie sui quotidiani (o le ultim'ora on line) e di essere assalita dall'insidioso dubbio di non vivere nel XXI secolo.

Ispirate argomentazioni del tipo (i grassetti sono miei, e corrispondono grosso modo ai punti che suscitano in me le maggiori... 'perplessità'):

[…] non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento. Il matrimonio tra omosessuali, perciò, offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente. Due persone dello stesso sesso possono vivere uniti senza bisogno di simulare un matrimonio. Lo Stato, però, deve riconoscere loro diritti civili e sociali. Mi accontenterei di fare la legge […] Io non sono cattolico, ma avverto il fascino della fede […]
Massimo D’Alema, Ministro degli Esteri

Uno Stato moderno che accetta o esclude determinati comportamenti o posizioni basandosi sul rischio di offendere il sentimento religioso di qualcuno... mah...

Oppure (qui evito i grassetti, per non estenderli a tutto il paragrafo, che sarebbe antiestetico; in ogni caso, questo tizio deve essere un amico di Gentilini...):

Gli immigrati che chiedono la residenza, se in possesso dei requisiti, dovrebbero essere messi sotto osservazione per sei mesi. […] Sarebbe giusto fargli capire come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo, vengono puniti dieci extracomunitari.
Giorgio Bettio, Lega Nord, Comune di Treviso

Poi guardo il calendario, e capisco che no, non ho sbagliato secolo, non io...

lunedì 3 dicembre 2007

Reunions

Eccomi, di nuovo al computer e al lavoro, dopo un bel week-end mondano, di incontri e rimpatriate. Venerdì e sabato a Pisa, tra una festa (il compleanno di un amico blogger) e una cenetta con degli amici 'storici', domenica a Modena, per la discussione di alcune tesi di dottorato. Insomma, in soli tre giorni, ho associato due delle città della mia vita 'adulta', probabilmente le più importanti, e ho ritrovato tanti volti e luoghi cari.

La mia presenza di ieri a Modena non era prevista, tanto che avevo salutato i quasi-dottori di ricerca via telefono e via e-mail (insomma, per esserci, avrei dovuto fare Pisa-Modena in treno andata e ritorno ad orari abbastanza improponibili...). Ma poi tutto si è sistemato per il meglio: il mio ragazzo-risolvi-problemi e la sua auto sono giunti in mio soccorso, e l'agognato viaggio è diventato realtà... :)

Bello esserci, perché ci siamo ritrovati in tanti, perché c'erano persino l'amico spagnolo e il nostro Fabio, che - pensate un po' - aveva preso un treno da Napoli la sera prima insieme alla (ubiqua) Snupi (che riesce ad essere più globe-trotter della sottoscritta...), e aveva viaggiato tutta la notte; e poi, perché è stata una bella festa, e perché i festeggiati se lo meritavano davvero (anzi, rinnovo loro le mie CONGRATULAZIONI!!!! - e non temete, non pubblicherò sul blog le vostre foto con la torta... ;) spero davvero, incrociando tutto quello che c'è da incrociare, di unirmi a voi al più presto...)

sabato 1 dicembre 2007

L'uomo, misura di tutte le cose

Qualche divagazione personale sull’enciclica Spe Salvi, con riferimento alla sua vulgata ad uso mediatico e ad affermazioni quali “Senza Dio, il mondo è buio, davanti a un futuro oscuro”, o “L’ateismo dell’era moderna ha provocato le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia” o “Marxismo e illuminismo: speranze terrene fallite”.

Sarà che da qualche anno studio la filosofia francese del Sei-Settecento, le controversie religiose tra cattolici e protestanti, l’influenza di Spinoza e l’elaborazione concettuale di un "ateismo virtuoso"; sarà che il mio interesse per questi temi è iniziato dalla questione della tolleranza religiosa, dal Compelle intrare di Agostino di Ippona e dalla sua confutazione da parte di Pierre Bayle; sarà che, in fondo, sono un’umanista, e penso che la storia dell’umanità sia storia di singoli, di uomini e di donne, e che non necessiti di una prospettiva escatologica o del riferimento ad una qualche trascendenza o Provvidenza per essere nobilitata, giustificata o riempita di senso.

Non nego che in nome di Dio si possa compiere del bene, ma è indubbio che si giunga a compiere anche del male. Per questo, non ha alcun senso portare eventi storici a conferma della pericolosità di una posizione atea, perché la storia è decisamente varia, e può confermare o smentire qualsiasi affermazione. La condanna del marxismo e dell’Illuminismo sulla base dello stalinismo e della Rivoluzione francese è decisamente una forzatura. E’ come condannare il cristianesimo sulla base delle Crociate, dello sterminio degli Albigesi, dei processi e delle torture praticate sistematicamente dall’Inquisizione, della guerra dei Trent’anni - che a voler essere precisi è stata una sanguinosissima guerra di religione -, dei roghi delle streghe, delle persecuzioni nei confronti delle minoranze, della ghettizzazione degli Ebrei e dei pogrom russi e polacchi, delle esecuzioni di giovani patrioti durante il Risorgimento italiano… e l’elenco potrebbe continuare.

Nessun umanista ha mai teorizzato un atto di sterminio. Neppure il marxismo, che a mio parere è da considerarsi una corrente umanistica, dato che pone come prioritario l’uomo nella sua realtà storica economica e sociale. Sfatiamo un mito: la cosiddetta “dittatura del proletariato” - un’espressione che fa inorridire i pensatori liberali da decenni – era stata pensata come una sorta di momento di passaggio tra due ordini di cose differenti, la società ingiusta delle divisioni e sproporzioni e quella finalmente egualitaria. E diciamolo una volta per tutte: nelle sue opere Marx non ha teorizzato né la rivoluzione bolscevica né le epurazioni staliniste né i regimi di Mao e Pol Pot. Il suo errore (teorico, speculativo) è stato semmai di essere passato dal piano dell’analisi economica a quello dell’utopia, nel momento in cui si è avventurato in previsioni (rivelatesi sbagliate) sull’imminente implosione della società capitalistica e nel momento in cui ha inserito nella sua analisi una prospettiva escatologica. Per questo, accusare Marx per Stalin o condannare l’Illuminismo per il Terrore è come dire che Fichte e Hegel hanno causato il nazismo.

Riflettiamo piuttosto sulla componente storica e sociale di tali derive distruttive: lo stato della Russia – monarchia assoluta e centralizzata fondata su fortissime disuguaglianze sociali - nei primi anni del Novecento; la distruzione, il malcontento e la povertà diffuse in Germania dopo la fine della I Guerra Mondiale, con la pace umiliante che le era stata imposta dai vincitori; la monarchia francese nella seconda metà del Settecento, tra sconfitte militari e dispendio di fondi ed energie per mantenere una corte sfarzosissima, mentre la stragrande maggioranza della popolazione moriva letteralmente di fame. Se scaviamo un po’ nella storia, noteremo che il malcontento e il disagio, una volta raggiunto un punto di saturazione, sono sempre esplosi procurandosi una bandiera ‘ideologica’: le teorie di Marx in Russia, la superiorità della nazione tedesca in Germania, il motto “libertà uguaglianza e fratellanza” in Francia. Un motto, quest'ultimo, che vedrei come una splendida conquista civile. Tanto più che la prima Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino data proprio 1789.

Tornando ai miei ‘atei virtuosi’, si tratta di un’elaborazione culturale sofferta e assolutamente ‘rivoluzionaria’ nel XVII secolo, perché in contraddizione con secoli di luoghi comuni di matrice biblica. Erano da considerarsi tali quei personaggi che, pur non riconoscendo alcuna dimensione trascendente e negando che l’uomo avesse una destinazione ultraterrena, praticavano una morale del tutto disinteressata, un amore per gli esseri umani in quanto esseri umani, e non in vista di una qualche ricompensa ultramondana, per ottenere cioè una gratificazione o un premio. [D'altra parte, non mi sembra particolarmente meritorio operare il bene nella certezza che poi si verrà ricompensati per questo: è forse un po' infantile...] I cosiddetti atei virtuosi erano emblema di una morale assolutamente razionale, nella convinzione che la ragione, che accomuna tutti gli uomini, fosse in grado di indicare da sola quale sia la via da seguire, quali siano i doveri e gi atti meritori. Fiducia nell’uomo, quindi, nelle sue potenzialità, e nella pedagogia, che ha il compito imprescindibile di far fiorire tali potenzialità.

A giustificazione di un simile punto i vista, nelle sue opere, e in particolare nelle Penséees diverses sur la Comète e nella Continuation des Pensées diverses, Pierre Bayle ripercorre la storia seguita alla rivelazione evangelica e si stupisce di fronte alla diffusione in società e stati cristiani di vizi di ogni sorta, così come dei conflitti endemici che contrappongono le diverse 'sette' (è così infatti che chiama le diverse confessioni interne al cristianesimo, e lo trovo estremamente significativo). Ispirandosi ad un altro grande animo inquieto di età moderna, Michel de Montaigne, Bayle afferma che il cristianesimo non ha mai condotto a società realmente virtuose, non ha mai prodotto una coesistenza realmente civile e realmente pacifica tra gli uomini o tra gli Stati. Pertanto, le opinioni professate non possono essere considerate garanzia di una condotta di vita virtuosa: troppo lontano è l’inferno perché possa davvero fare paura e condizionare atti e comportamenti quotidiani. Tanto più che la fede può condurre all’aberrazione di perseguitare e uccidere chi la pensa in modo diverso dal proprio.

Il punto di partenza di Bayle è lo scetticismo del XVII secolo, e in particolare il rovesciamento della posizione tomistica dell’accordo di fede e ragione: i dogmi non sono razionalmente accettabili ­- al pari delle credenze superstiziose, senza che vi sia una differenza epistemologica tra gli uni e le altre. Per dare il proprio assenso a simili assunti, la ragione dovrebbe piegarsi e snaturarsi, abbandonarsi al potere delle passioni (in particolare, di paura e speranza, spinozianamente associate al dato religioso). Ne deriva che la vera filosofia, intesa come ricerca razionale, non può che essere atea, o comunque non può che partire da presupposti atei.

Mi rendo conto di aver scritto un papiro, e vi assicuro che potrei continuare ancora, tanto questi argomenti mi appassionano. Ma questo è un blog, non un diario, e forse è il caso di interrompere il mio lungo monologo, almeno per il momento. Se siete arrivati in fondo a questo post, siete indubbiamente dei lettori pazienti… :)