giovedì 31 gennaio 2008

L'informazione selettiva - Così è se mi pare

Ieri sera sono (accidentalmente...) incappata nell’ennesimo, indimenticabile servizio del Tg2. Guarda caso dello stesso autore (almeno così mi è sembrato, purtroppo non ho ancora trovato conferme) del servizio revisionista su Galilei (che avevo ampiamente criticato nei commenti a questo post), e di un servizio di qualche tempo fa sulla Rivoluzione d'ottobre (che avevo trattato in questo post).

Ieri sera ci si concentrava sull'ascesa del nazismo, dato che il 30 gennaio del 1933 Adolf Hitler venne nominato Cancelliere in Germania. Per farla breve: il giornalista addossa esplicitamente la responsabilità di questa nomina ai protestanti tedeschi (i cosiddetti ‘riformati’ - quasi fosse un termine offensivo...), che avrebbero votato in massa per i nazisti, e commenta che, se fosse stato per i cattolici papisti, il nazismo non sarebbe mai arrivato dove è arrivato. E già, perché, cartina alla mano, la Baviera e la Renania, regioni a maggioranza cattolica, furono quelle in cui Hitler prese meno voti. Insomma, la Riforma luterana - spesso guardata come un momento di benefico progresso - ha aperto la strada niente meno che al più orribile dei totalitarismi del XX secolo...

Ora, faccio alcune puntualizzazioni, giusto perché il servizio mi ha generato un po’ di bile e devo scaricarla in qualche modo (sorry!). E premetto, a scanso di equivoci, che non mi interessa difendere o offendere a spada tratta nessuno (a differenza del giornalista, che nel suo revisionismo è ben più papista di un papa...), soltanto ribadire che la storia non è e non può essere trattata come un’opinione.

Innanzitutto, è impossibile semplificare la questione dei rapporti cristianesimo-nazismo in protestanti-favorevoli e cattolici-contrari. Ci sono alcune tesi anche recenti (ad esempio dello storico Andreas Wirsching, docente di storia contemporanea ad Augusta) che parlano di speranze messianico-redentive riposte in Hitler, speranze che avrebbero favorito il voto in suo favore nelle regioni tedesche a maggioranza protestante. Ciò detto, la semplificazione operata dal pio giornalista del Tg2 - priva di date, documenti, argomentazioni, fonti, rilevamenti demografici ecc. ecc. - rimane di una superficialità inquietante. Ambedue le confessioni, cattolica e protestante, hanno mostrato ampie contraddizioni nella gestione dei rapporti con Hitler e con il nazismo, finanche nella condanna della persecuzione antisemita (in proposito segnalo un articolo di Carlo Cardia, pubblicato su Il Foglio qualche tempo fa, che ricostruisce brevemente i fatti e che di certo non può essere tacciato di ‘comunismo’ o di ‘anticlericalismo’).

In particolare, al pio giornalista del Tg2 vorrei ricordare che nel 1933 la Chiesa Cattolica stipulò un Concordato con la Germania nazista, dimostrando di riconoscere in Hitler e nel suo governo un valido interlocutore (come del resto era accaduto nel 1929 con Benito Mussolini, ben oltre il 3 gennaio 1925). Il suddetto Concordato arrivò nel luglio del 1933, quando il potere di Hitler si era già incamminato verso l'autoritarismo. Ma procediamo con ordine. Le ultime elezioni libere in Germania si celebrarono nell’autunno del 1932, un anno travagliato, segnato da ben due tornate elettorali. In quell’occasione, il partito nazista (NSDAP) si confermò primo partito della repubblica ma non sfondò, ottenendo il 33% dei consensi (meno che nelle consultazioni del luglio precedente, in cui aveva ottenuto il 37,2%), al punto che il presidente Paul von Hindenburg non conferì immediatamente il cancellierato ad Hitler. Le titubanze e i ‘giochi’ di palazzo che si ebbero tra la fine del 1932 e l’inizio del 1933 (ovviamente sto semplificando moltissimo, a scopo informativo), ebbero un primo attore in Franz von Papen (cattolico – fu lui a firmare il Concordato con la Chiesa Cattolica, insieme all’allora Segretario di Stato vaticano Eugenio Pacelli, futuro papa Pio XII). L’ex cancelliere von Papen, un politico conservatore e reazionario, decise di allearsi con il partito nazista e di favorire la nomina di Hitler a cancelliere, in cambio della nomina a vicecancelliere del suo governo. Della serie, l'opportunismo politico non ha religione. Tra il febbraio e il marzo successivo, si ebbe il definitivo collasso della debolissima Repubblica di Weimar, con l’episodio dell’incendio del Reichstag (imputato ai comunisti), la sospensione dei diritti fondamentali previsti dalla costituzione e nuove elezioni, in un clima di intimidazione e minaccia, che condusseroil partito di Hitler al 44%.

Il pio giornalista del Tg2 dovrebbe leggersi anche qualche scritto di due teologi protestanti del XX secolo, Dietrich Bonhoeffer e Karl Barth. E magari evitare di addossare la responsabilità dell'affermazione di un regime totalitario ad una determinata confessione religiosa, altrimenti poi dovremmo arrivare al paradosso di ritenere la chiesa ortodossa responsabile dello stalinismo, e la chiesa cattolica responsabile del fascismo in Italia, Spagna e Portogallo, nonché dei regimi dittatoriali della cattolicissima America Latina.

Tanto più che il pio giornalista contraddice se stesso: nel servizio dello scorso dicembre sulla rivoluzione bolscevica, la responsabilità dell'ascesa del nazismo era stata interamente attribuita al comunismo sovietico; nel servizio di ieri sera, invece, è un po' colpa del comunismo, sì, ma è un po' più colpa dei protestanti... insomma, così non va mica...

mercoledì 30 gennaio 2008

Discussioni di corridoio

Premessa 1.
Ieri, il mio amico Gurrado ha pubblicato questo post, che io ho prontamente commentato. Oggi, ha risposto ai miei commenti in modo più articolato. Il post che segue è la mia risposta alla sua risposta. Inizialmente doveva stare nei commenti al suo post, ma poi è venuto fuori il papiro che vedete, e quindi, per comodità, ho deciso di metterlo sul mio blog - facendone un uso personalistico (l’aura di Mr. B. incombe su di me…;) ).
Tanto so che Gurrado lo leggerà, prima o poi.

Premessa 2.
Io e Gurrado ci conosciamo dal febbraio del 2005 (primo anno di dottorato a Modena – bei tempi, davvero!), abbiamo vissuto per due anni lungo lo stesso corridoio, e si può dire che abbiamo opinioni divergenti (spesso contrarie) su tutto, dalla politica, alla filosofia, al calcio. [Un giorno magari vi delizierò anche raccontandovi gli eventi del periodo pre-e-post-Referendum sulla fecondazione assistita (io facevo propaganda per i quattro sì, lui – come potete immaginare… - per il non voto...)]

In ogni caso, oggi vi beccate la nostra disputa (ovviamente, ogni volta che uso il "tu", il riferimento è a G. e al suo post).

Sono a favorevole alla giornata della memoria, per tutti i motivi che seguono:

1. Nelle generazioni successive a quella che ha vissuto la II Guerra Mondiale, il ricordo di quegli eventi (compresi i campi di sterminio) è inevitabilmente una memoria indiretta, veicolata e indotta. Ma 'indotta' non significa necessariamente 'ipocrita'. Il fatto che qualcuno ci ricordi qualcosa, evidenzi un determinato giorno sul calendario, non implica di per sé una nostra propensione a dimenticare (più o meno colpevolmente), a cancellare o a non voler prendere in considerazione quell’evento. Fissare una data simbolica per ricordare un crimine potrebbe non essere “segno di coscienza sporca”, come dici tu, bensì segno della volontà di evitare, nel presente e nel futuro, gli errori del passato. Come ho già scritto commentando il tuo post sulla ‘melassa’, credo che alimentare la memoria collettiva attraverso alcune date 'convenzionali '(il 27 gennaio, ma è lo stesso per il 10 febbraio in ricordo delle foibe) sia più che positivo, in quanto contribuisce a creare un bagaglio comune e condiviso di idee e di esperienze (a livello non provinciale o locale, bensì globale e umano, direi). Anche perché stiamo parlando di eventi non troppo lontani da noi, ancora passibili di interpretazione e ancora non consegnati definitivamente alla storia (mica la Notte di San Bartolomeo, 1572, dai!!!).

2. Tu scrivi: "Perché chi ricorda un giorno all’anno, dimentica facilmente nei restanti trecentosessantaquattro". Si tratta di una generalizzazione, che può avere una qualche plausibilità solo se si guarda al giorno della memoria in termini di opportunismo politico o di celebrazioni di facciata. Io ho visto degli studenti di liceo - magari "intellettualmente neutri" - commuoversi sinceramente, qualche anno fa, ad un incontro con Piero Terracina, uno dei sopravvissuti di Auschwitz. E credo che quell'incontro abbia lasciato traccia in loro.

3. Il 27 gennaio ci rammenta anno dopo anno lo sterminio pianificato e scientificamente attuato di una serie di minoranze (il popolo ebraico su tutte - ma anche slavi, omosessuali e dissidenti politici) che è da ritenersi offensivo per l'intero genere umano. Il fatto di ricordare che ciò sia stato possibile non mi sembra ipocrita né mi sembra un modo per assolversi. Al contrario, mi sembra un monito. La cosiddetta ‘soluzione finale’ è un dato non semplicemente storico: ha assunto un valore simbolico, racchiudendo in sé il riferimento ad una violenza e ad una brutalità che noi, da esseri umani, condanniamo e non vogliamo rivivere nè ripetere.

4. Ricordare in una data precisa ciò che il popolo ebraico ha subito non implica considerarlo solo una “vittima” o un “agnellino sacrificale”, come dici tu (né autorizza o spinge a comportamenti antisemiti negli altri 364 - ops 365… - giorni dell’anno...). E’ al contrario, un atto dovuto. E, a differenza di quanto da te ventilato, io non mi sento assolutamente in contraddizione nel sostenere sia che la persecuzione nazista (e l’antisemitismo che ne è alla base) è stata esecrabile sia che il popolo palestinese, oggi, ha diritto ad un proprio stato. Al contrario, a mio parere è paternalistico pensare nei termini che seguono: “Ok, noi Europei abbiamo perseguitato gli Ebrei, abbiamo emanato o tollerato le leggi razziali, abbiamo lasciato che venissero sterminati, quindi – per compensazione – dobbiamo lasciar fare a Israele quello che vuole e non dobbiamo curarci dei Palestinesi che vivono nei campi profughi”. Ma ti pare? Unire la giornata della memoria – e il ricordo dei campi di sterminio nazi-fascisti - alla questione israelo-palestinese nei modi in cui lo fai tu è riduttivo e strumentale. Così come è strumentale tirare in ballo, a titolo di esempio, l’undici settembre e il sostegno agli USA nelle loro operazioni militari. Piangiamo i morti continuando ad accumulare morti? Anche qui, a me sembra più che legittimo e assolutamente non contraddittorio commuovermi per le vittime degli attentati terroristici (uomini e donne indifesi) e nello stesso tempo ritenere sbagliata e fallimentare la politica estera e guerrafondaia di George W. Bush. Ora, dato che uno Stato ha subito un’offesa - per quanto grave e cruenta essa sia -, dobbiamo concedergli arbitrio assoluto su qualsiasi questione, senza limiti di sorta, senza margini di critica? La critica (che è cosa diversa dall'offesa e dalla denigrazione), l'obiezione ragionata, non offende nessuna memoria, al contrario, è un riconoscere nell’interlocutore un proprio pari.

5. Tu parli di ‘ebrei’. Io preferisco parlare di ‘persone’. E ti dico che bisogna ricordarsi ogni anno della Shoah proprio perché una simile violenza è inammissibile, a prescindere da chi ne sia oggetto, una minoranza etnica, religiosa, politica o quant’altro. Per questo, guardiamo oltre gli orticelli e lo spirito di parte, pensiamo a tutte le minoranze e a tutte le categorie offese e discriminate di oggi e difendiamole.

6. Una rettifica divertita. Riguardo al ragazzino buttato giù dal letto di domenica, che necessariamente – secondo te - diverrà antisemita: il 27 gennaio non viene di domenica tutti gli anni. Quindi, nella maggior parte dei casi, vorrà dire una mattinata di scuola senza lezioni o con meno lezioni del solito… Non male, per lo studente medio e "intellettualmente neutro".

Concludo linkando questo intervento dello scrittore israeliano David Grossman, un personaggio che a me personalmente piace molto.

martedì 29 gennaio 2008

domenica 27 gennaio 2008

La giornata della memoria


"Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere quest'offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati in fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga."
[da: Primo Levi, Se questo è un uomo]

giovedì 24 gennaio 2008

L'ultimo samurai

Abbandono temporaneamente la sindrome berlusconiana della negazione dell'evidenza (stando alla quale dovrei scrivere solo post su calciatori e veline fino alla fine della crisi, cioè - più o meno, a quanto sembra - da qui all'eternità...). Ieri sera dalle mie parti si ironizzava sull'attuale situazione parlamentare - come si dice, "ridere per non piangere"... - su Prodi che andando a chiedere la fiducia in Senato sembra una specie di "ultimo samurai" de noantri (e forse con Tom Cruise ha in comune la statura...), sull'eventuale introduzione di crostate al Guttalax alla buvette di Palazzo Madama, giusto per tenere temporaneamente impegnato qualche senatore dell'opposizione al momento del voto. (leggo ora che Mastella sembra aver avuto un malore, addirittura...) Scherzi a parte, comunque vada stasera penso di poter dire che sarà un gran casino - con o senza Prodi, con o senza elezioni imminenti.

Prima che la sindrome berlusconiano-negazionista torni ad impadronirsi di me e prima di rimettermi svogliatamente al lavoro,
linko un post che tratta dei futuri scenari possibili, e che mi sembra abbastanza condivisibile (assolvendomi così dallo sforzo di buttare giù qualche riga di mio, che oggi sono decisamente troppo pigra).

Andando un po' fuori tema, segnalo due lettere sulla vicenda De Magistris-Csm e sulle speranze riposte nel Pd:

Lettera aperta alla città di Calabria

Lettera aperta a Walter Veltroni. Le ultime speranze dei Calabresi

Aggiornamento:
In tema: questa sera alle otto davanti a Palazzo Madama è in programma un Prodi-raduno.

F
uori tema, approfitto di questo post ondivago per segnalare:

il sito Cuffaro Dimettiti (da un'iniziativa di Rifondazione Comunista)

il blog Cuffaro Dimettiti (da un'iniziativa dei giovani di An)

lunedì 21 gennaio 2008

Blue Monday

Secondo alcuni "psicologi britannici" non-meglio-identificati, oggi è la giornata più triste del 2008 (io però me la sono cavata discretamente, e se non me l'avesse detto il Corriere che la giornata era infausta e "blue" non me ne sarei accorta. E voi? Sani e salvi o tendenzialmente depressi?). ;)

Di certo, non è una gran giornata per il portale turistico Italia.it, che chiude definitivamente. Per il sito erano stati stanziati 45 milioni di euro e ne sono stati spesi 7 per costruzione e gestione, ma non ha mai funzionato. Ora, io non sono un genio dell'informatica né della grafica né della comunicazione (né di un sacco di altre cose - anzi, avrei fatto prima a scrivere "non sono un genio"...), ma è possibile che con 45 milioni di euro a disposizione non si sia riusciti a mettere su un portale utilizzabile? O forse sottovaluto colpevolmente l'impresa?


In ogni caso, lasciatemi dire che quel logo non mi piace proprio per niente...

Aggiornamento in tempo reale
Stando a quello che ho letto ora, non è una gran bella giornata neppure per Prodi e relativo governo. Spero davvero che non ci facciano tornare a votare con questa legge (mi sembrerebbe davvero una gran presa in giro, e poi dovrei pormi a breve scadenza la fatidica domanda "per chi voto?" e scegliere di nuovo quello che mi pare meno peggio... che prospettiva!).

Romanzi, storie e giovani lettori

La Repubblica propone un articolo e un sondaggio on-line in merito ai libri che vorremmo far leggere ai nostri figli. Ora, la premessa è che i sondaggi (on-line o meno) non vanno presi mai troppo sul serio. Si tratta di un gioco, tutto qui. Detto questo, però, confesso che ho trovato piacevole scorrere i titoli proposti, e immaginare cosa vorrei che i miei (per il momento molto ipotetici, ahimè...) figli leggessero tra le scuole elementari e medie. Anche perché, in questo modo, ho avuto l'occasione di ricordare alcune mie lontane letture. Ho espresso i miei tre libri di preferenza, scegliendo quelli che per me sono stati in assoluto i più significativi, ma mi sarebbe piaciuto davvero includerne altri.

Le mie opzioni.

Il mio libro preferito, da ragazzina, è stato Il richiamo della foresta di Jack London. L'ho adorato (infatti, il libro reca tuttora sulla copertina azzurra plastificata un bollino blu da me fabbricato, che stava ad indicare il mio enorme gradimento - che dirvi, anche a nove anni ero una maniaca catalogatrice e avevo uno spirito da normalista... ;) ). E pensare che io non sono una patita degli animali, al contrario, sono tra le poche, pochissime ragazzine (credo...) che non hanno mai desiderato diventare veterinarie. La storia di Buck, però, con tutte le sue traversie, è così simile ad un'avventura umana, a una specie di romanzo di formazione... (questo, ovviamente, lo dico con il senno di poi, dato che allora ero troppo piccola per pensarlo...). In generale, da ragazzina ero una vera patita dei romanzi di Jack London (sarà stata l'avventura, saranno stati i boschi, la neve...), e se avessi dei bambini mi piacerebbe che potessero leggere anche Zanna Bianca e Martin Eden.

La mia seconda preferenza è andata a un altro bollino blu della mia libreria di allora, l'epico
I ragazzi della via Pal di Ferenc Molnar. La (gloriosa e coraggiosa) morte del soldatino semplice Nemecsek è stato in assoluto il momento più drammatico della mia vita di lettrice (il che, tradotto, significa che ho pianto come una fontana, evento assolutamente straordinario e che per questo ricordo ancora oggi, a distanza di anni. Che vi devo dire, l'esile biondino e malaticcio Nemecsek mi faceva una gran tenerezza, e tutta la vicenda dell'Orto botanico, delle Camicie Rosse e della Società dello Stucco era incredibilmente triste, quasi tragica).

Terza preferenza, e terzo bollino blu,
Il giornalino di Gian Burrasca di Vamba. Perché è davvero una lettura spiritosa, perché il mondo degli adulti, la società, i suoi usi e le sue regole (spesso tacite), vengono filtrati attraverso gli occhi di un bambino indomabile, un misto di ingenuità e di malizia, di candore e di furbizia, tra ottimi propositi e pessimi esiti.

Libri che includere nel mio 'canone'.
Di certo, selezionerei gli altri bollini blu della mia libreria: Senza famiglia di Hector Malot (avete presente, la storia di Rémi con "la scimmietta e il cane", e con la bambina muta Lisa...), La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe, Il diario di Anna Frank e Ivanhoe di Walter Scott. E anche alcuni libri che non erano "bollino blu" (avevo dovuto operare delle scelte dolorose, altrimenti che catalogazione era? ;) ) ma che ho comunque apprezzato molto: Il principe e il povero, Le avventure di Tom Sawyer e Le avventure di Hucleberry Finn di Mark Twain, I misteri della giungla nera di Emilio Salgari, Pollyanna di Eleanor Porter (anche se devo dire che il "gioco della felicità" mi ha sempre lasciato un po' perplessa, anche ai tempi in cui ero una "anima bella"...), Piccole donne di Louisa May Alcott (da far leggere alle femminucce, così si immedesimeranno in Jo, sogneranno di fare le scrittrici, finiranno a studiare filosofia all'università e sposeranno un uomo colto ma povero, anziché un uomo bello e ricco... è inevitabile...) e anche La bambina col falcone di Bianca Pitzorno (il libro che mi ha fatto innamorare di Federico II di Svevia e della storia medievale, preludio al Kantorowicz, come ben sanno gli amici pisani...). Col senno di poi, includerei anche Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Louis Sepulveda (è una storia così tenera! E poi c'è un gatto che si chiama Diderot, quindi... ;) ).

Note a margine.

Carine le fiabe di Andersen e dei fratelli Grimm, ma solo nella versione della Disney o in una versione comunque edulcorata: ricordo che per l'esame di Lingua e Letteratura tedesca ho letto
Hansel e Gretel in versione originale, e ho concluso che una storia così cupa e mortifera non si può far leggere ai bambini, che poi crescono traumattizzati! ;)

Nel suo elenco, La Repubblica propone Cime tempestose di Emily Bronte. Per carità, il romanzo mi è piaciuto moltissimo e l'ho letto davvero tutto d'un fiato, ma forse bisogna avere un'età un po' più 'ragionevole' per capirlo: la storia d'amore tra Catherine e Heathcliff ha dei risvolti decisamente morbosi, non vorrei che poi i bimbi si facessero un'idea troppo borderline dei rapporti di coppia... ;)

Ho notato poi che
Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry piace più agli adulti che ai bambini. Io l'ho riscoperto recentemente, da piccola lo avevo sinceramente detestato!

Ho delle riserve su Cuore di Edmondo De Amicis, che c'è il rischio che i bimbi crescano o patrioti, o rivoluzionari o reazionari, o che, nella migliore delle ipotesi, sviluppino un super-Io un po' esagerato (come credo sia successo a me... ;) ).

Su Harry Potter non mi pronuncio, dato che ne ho una conoscenza solo cinematografica, così come sull'opera di Tolkien (anche se non mi sentirei di definire Il signore degli anelli una lettura per giovanissimi, non so voi...).


Nell'elenco proposto da La Repubblica c'è anche
Tre metri sopra il cielo di Federico Moccia: beh, se proprio i miei ipotetici figli lo vorranno leggere, se lo compreranno da soli. A me la cosiddetta "letteratura giovanilistica" (a partire da Jack Frusciante è uscito dal gruppo) non convince molto.

Scusate il post lungo, ma l'argomento mi diverte e credo che potrei aggiungere libri su libri alla mia lista - anche se ho realizzato con una certa angoscia esistenziale che sto parlando di romanzi che ho letto e adorato quindici-quasi-venti anni fa... brrr, comincio a sentirmi proprio vecchia... ;)

sabato 19 gennaio 2008

Tirando le somme

Due interventi sui fatti della Sapienza (probabilmente gli ultimi due, per quanto riguarda questo blog. Non avevo intenzione di tornare sulla questione - non se ne può davvero più... Tuttavia ho trovato le opinioni che seguono abbastanza interessanti e ho deciso di dare loro lo spazio di un link, che non fa mai male. Tanto più che, come ho scritto altrove, i Valdesi mi sono molto simpatici...).

Ilvo Diamanti, Democrazia minima
Daniele Garrone, Tutto sbagliato, tutto da rifare. Il papa, "La Sapienza" e la laicità asfittica del nostro paese

venerdì 18 gennaio 2008

Sdrammatizzando/sdrammatizzando

E' un giochino idiota, lo ammetto, però può anche risultare divertente... [poi: mica è colpa mia se si ostinano a farmi lavorare ad un computer e se nei miei (rari) momenti di... 'distrazione' mi capita di trovare certe chicche in giro per il web... o no? ;) ]

Sdrammatizzando/drammatizzando

[dipende dai punti di vista... personalmente, ho scelto la via della sdrammatizzazione]
Già che ci siamo, beccatevi (pure) questo e questo! ;)

P.S.:- Il Tg2 lo paghiamo con denaro pubblico, vero?

giovedì 17 gennaio 2008

Pedagogia off limits

Quando si dice: "a mali estremi, estremi rimedi"...

Miscellanea (news che non ho il tempo di approfondire)

[Nel caso dell'attualità politica italiana, più che il tempo, mi manca lo stomaco per approfondire certe questioni. Ma non posso esimermi da 'fuggevoli' riferimenti, per blogghistico dovere di cronaca... ;) ]

Dato che ieri abbiamo assistito a reti unificate al Mastella-Family-Day, ecco qualche link in merito alla vicenda politico-giudiziaria:
Peter Gomez, Ottimisti, nonostante tutto
Marco Travaglio, Casalinghe disperate
Gian Antonio Stella, Poltrone e torroncini. Le "armi" di lady Sandra
[puntualizzazione en passant: cito così spesso (e ben volentieri) interventi di Travaglio o Gomez perché certe cose le sanno scrivere decisamente meglio degli altri. E' tutta una questione di stile]

Purtroppo non sono riuscita a ritrovare on line l'intervento di Stefano Rodotà a Ballarò, sulla visita-poi-revocata del papa alla Sapienza. Se proprio volete, potete sempre rivedere su Rai Click l'intera puntata di martedì scorso, anche se non credo sia una prospettiva molto entusiasmante (insomma, un'intera ininterrotta puntata di Ballarò non la auguro a nessuno...). Mi dispiace (non aver ritrovato l'intervento), perché la ricostruzione dei fatti proposta da Rodotà era piuttosto lucida e sensata, mentre in questi giorni i media hanno parlato decisamente a caso della vicenda, ricorrendo a luoghi comuni, dichiarazioni e polemiche sterili, frasi fatte. Ripiego quindi su un intervento precedente (sempre interessante) di Rodotà, riguardo al rapporto tra politica e coscienza (che suppongo però abbiate già letto già tutti, uff uff...).

Passando dal minimo-sistema-Italia al massimo-sistema-mondo: ma voi questo video l'avevate visto? Non riesco a capire se c'è da essere dietrologi e complottisti, di fronte a scoop/rivelazioni simili. [Magari un giorno, a furia di cercare complicatissime spiegazioni di fatti ed eventi, comincerò anche a sentire voci che altri non sentono e/o a vedere cose che altri non vedono... non si sa mai... ;) ]. Da notare - sempre per il blogghistico dovere di cronaca di cui sopra - l'assoluta impassibilità dell'intervistatore di fronte all'affermazione dell'uccisione di Bin Laden: sarà mica tutto uno scherzo?

mercoledì 16 gennaio 2008

Il Sessantotto per chi non c'era

Come ha detto sabato scorso Adriano Sofri intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa, peggio delle celebrazioni del Sessantotto sono soltanto le contro-celebrazioni. E quest'anno se ne diranno sicuramente tante, in occasione del quarantennale.

Per ovvi motivi cronologici, non ho vissuto il Sessantotto, né sono propriamente figlia di ex-sessantottini (anche se il mio papà si produsse nell'eroica occupazione di un istituto tecnico, all'epoca...). Devo però confessare che mi sarebbe piaciuto esserci, ad esempio a Berkeley,dove iniziò la contestazione, o in una qualsiasi università italiana, a scrivere sul muro: "Fuori i baroni, rossi, bianchi o a pallini!".

Probabilmente (o forse dovrei dire "sicuramente"...) la mia è una lettura idealistica e romantica del movimento. Non credo che il Sessantotto in sé possa essere ragionevolmente considerato all'origine di tutti i mali di cui la nostra società soffre nel presente. Al contrario: per quanto sia ancora oggi difficile darne una lettura 'storica' (non dimentichiamoci che in Italia il Sessantotto è ancora materia di scontro politico, dalla serie, "non lo abbiamo proprio superato e siamo pronti a tirarlo fuori all'occorrenza"), quel movimento ha segnato una grande mobilitazione giovanile, come non se ne sono più viste. La rivolta contro l'autorità unita al desiderio di libertà e uguaglianza, in piena guerra fredda, nei giorni in cui Breznev faceva marciare i carri armati russi su Praga e gli Stati Uniti conducevano un conflitto logorante e fallimentare in Vietnam. La lotta per l'estensione a tutti i cittadini dei diritti civili nei giorni dell'espulsione dalle Olimpiadi di Città del Messico di Tommie Smith e John Carlos per il pugno chiuso e il capo tenuto chino in segno di protesta durante l'esecuzione dell'inno americano, nella cerimonia di premiazione dei duecento metri.

Nel Sessantotto - al di là delle derive violente o di slogan un po' vaghi tipo "La fantasia al potere" (vago ma originale, quanto meno...)-, una generazione di ragazzi e ragazze politicamente e culturalmente impegnati si mobilitava per modificare l'esistente, perseguendo un'utopia. Ora, per quanto irrealizzabile sia un'utopia - e per quanto possa risultare addirittura nocivo tentare di trasformarla in pratica -, questa funge pur sempre da idea-guida ed è il segno di una (legittima) aspirazione a incidere nella storia e di una capacità di pensare effettivamente il cambiamento, di dare forma ad un linguaggio e ad un pensiero nuovi. Proprio quello che manca alla mia generazione, che vive di linguaggi e schemi mentali 'datati', ereditati dalla generazione precedente. Che protesta, pensa e cerca di farsi spazio nella società e nella politica usando parole vecchie di almeno quarant'anni (ostinandosi a parlare in termini di "fascisti" o di "comunisti", per fare un esempio molto banale), scimmiottando di fatto la generazione precedente, adeguandosi ad essa.

Quello che più mi piace dei giovani che hanno fatto il Sessantotto è che credevano fermamente che avrebbero cambiato il mondo, e che speravano davvero in un mondo diverso e migliore rispetto quello che avevano trovato. Che è esattamente quello che la mia generazione non riesce a fare, bloccata com'è in una specie di limbo.

Purtroppo, alcuni tra i giovani del Sessantotto, ad un certo punto, si sono dimenticati di essere stati giovani e di aver creduto in quel movimento di idee, e ne hanno perpetuato il ricordo soltanto a fini retorici (in positivo o in negativo: vogliamo parlare degli ex sessantottini divenuti poi detrattori interessati?), dopo essersi saldamente piantati in posizioni di potere e di gestione del potere che conservano tuttora. Chissà, ad esempio, tra i baroni di oggi quanti quarant'anni fa gridavano "Fuori i baroni dalle università ecc. ecc."... Insomma, credo che abbiate presente il famoso ritornello di Venditti, "Compagno di scuola, compagno per niente/ ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?" - realistico...

Concludo con una citazione. Sul tema del ripiegamento di chi ha fatto professione di ideali rivoluzionari nel Sessantotto, ha scritto François Furet, uno storico francese di formazione marxista. Riporto qui di seguito un passo decisamente aspro, che mi ha molto colpita, che mi ha fatto riflettere e che magari indurrà una riflessione anche in qualcun altro:

“L’eredità più consistente dei fatti accaduti alla Sorbona, all’università di Berlino, alla Scuola Normale di Pisa, o ad Oxford, non è né il maoismo, né il castro-guevarismo, effimeri astri di un giorno, ma un nuovo progressismo borghese. Gli ex sessantottini hanno fatto subito la pace con il mercato, con la pubblicità, con la società dei consumi in cui spesso nuotano come pesci nel mare, come se ne avessero denunciato le tare per adattarsi meglio. Ma pur nel loro inserimento sociale intendono conservare i benefici intellettuali dell’idea di rivoluzione”.
Il passato di un'illusione. L'idea comunista nel XX secolo (1995)

lunedì 14 gennaio 2008

L'otto per mille alla ricerca

Su segnalazione di un amico ricercatore, linko la Proposta di legge di inziativa popolare: 8 x 1000 alla ricerca.

In linea di principio, l'iniziativa è lodevole (anche perché l'otto per mille non è che un metodo escogitato con la revisione del Concordato del 1984 per per sostituire il sostegno diretto dello Stato confessionale alla Chiesa Cattolica - quindi, più che giusto poter scegliere davvero a chi devolverlo).

Nella pratica, però, l'iniziativa non ha il mio pieno sostegno. La nostra università 'baronale', in cui quei pochi che riescono ad inserirsi (ovviamente, con stipendi da fame e misere risorse - che la loro vita sia spesso dura e poco appagante non lo nego mica...) sono per la maggior parte degli 'sponsorizzati' o, nella migliore delle ipotesi, dei 'fortunati'.

Prima di finanziare la ricerca (cosa che, lo ripeto, è giusta e doverosa), dovremmo riformare l'università, a partire proprio dai docenti-baroni, rendendola davvero aperta e meritocratica.
Ma, come ripete spesso un mio amico ('fuggito' all'estero, tra i tanti...), "Per riformare l'università italiana, bisognerebbe raderla al suolo". Ora, non voglio arrivare ad essere pessimista quanto lui, però, lasciatemelo dire, finché ad elaborare i progetti di riforma saranno coloro che andrebbero riformati, non è che si potrà andare troppo lontano... (paragone grossolano e banale: è come chiedere ai politici di decurtarsi stipendio e privilegi spontaneamente).

sabato 12 gennaio 2008

Solidarietà su base regionale

Così si è espresso il nostro presidente del Consiglio, condannando la situazione che si è generata in Sardegna dopo che la regione si è resa disponibile ad ospitare parte dei rifiuti campani:
"Il Paese deve dare esempi di solidarietà noi siamo un Paese civile e se c'è un punto di debolezza lo si deve condannare, ma c'è l'obbligo di sollevare le sofferenze di chi in questo momento sta subendo danni."

Un discorso ineccepibile, con il richiamo alla solidarietà nazionale e alla civiltà. Ma resta un grosso ma: i rifiuti campani andranno in altre regioni, che si sono rese disponibili a breve termine per sanare la pluriennale ‘emergenza’, mentre coloro che negli ultimi anni non hanno saputo gestire la situazione-rifiuti restano ben saldi ai loro posti. Qual è il segnale che stiamo dando? Che “comunque vada, sarà un successo”? Che tanto c’è qualcuno che ripara ai danni? No, ‘riparare’ è un termine troppo impegnativo: dovrei dire piuttosto “che tanto c’è qualcuno che nasconde i danni”, e sarebbe più rispondente a quello che sta accadendo in queste ore.

Non so se le immagini che provengono da Napoli generano in me una misura maggiore di rabbia o di vergogna. In ogni caso, mi viene da chiedermi come certi amministratori locali possano vederle scorrere e rimanere ostinatamente abbarbicati alle loro poltrone, facendo rimbalzare le responsabilità da una parte all’altra. Alla fine, è colpa di tutti, e quindi non è colpa di nessuno. E tutti hanno ragione, e rivendicano i loro meriti. Eppure, diamine, ci dovrà pur essere qualcuno che ha torto o, nella peggiore delle ipotesi, che ha un po’ meno ragione degli altri. Ma nel gran calderone mediatico tutto diventa perfettamente incomprensibile.

L’Abruzzo è una delle regioni che si sono rese disponibili a ricevere i rifiuti campani. Una decisione che mi fa sorridere (amaramente), dato che le Province di L’Aquila e Teramo sono già in emergenza (e da un po') e inviano sistematicamente la loro spazzatura alla Provincia di Chieti, e che la relazione in cui si denunciava un simile stato di cose è di qualche giorno fa, poco prima che il presidente Del Turco (centrosinistra) venisse convocato a Roma insieme agli altri presidenti di regione. Se penso che nel mio Comune non si riesce neppure a procedere con la raccolta differenziata: quei volenterosi che la praticano in casa poi non si trovano nella condizione di non sapere dove andare a gettare plastica, vetro e carta, perché gli appositi contenitori sono perennemente intasati…

Spero che i nostri amministratori locali imparino dagli errori che sono stati commessi altrove, per non ripeterli, perché non vorrei vedere la mia regione – che ovunque andrò a finire rimarrà sempre “casa mia” - ridotta come la Campania di oggi, mi farebbe davvero troppo male.

Lucy in the sky with diamonds

Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce: lo si osserva in mille cose. Io sostengo che il cuore ama naturalmente l'Essere universale, e naturalmente se medesimo, secondo che si volge verso di lui o verso di sé; e che s'indurisce contro l'uno o contro l'altro per propria elezione. Voi avete respinto l'uno e conservato l'altro: amate forse voi stessi per ragione?
Blaise Pascal, Pensieri, S. 146.

Il 2000 è stato un anno incredibile, iniziato con una cenetta con gli amici di sempre, proseguito tra gli alti e bassi del quinto anno del Liceo (con il desiderio di arrivare alla maturità il più celermente possibile...), e terminato a Pisa, dove ha avuto inizio quella che considero, col senno di poi, la mia fase-due. [Previsione O.T.: nel 2008 si dovrebbe aprire la mia fase-tre... ;) ]

Il 2000 è stato l'anno delle Olimpiadi di Sidney, che sbirciavo (con una certa frequenza) mentre preparavo il concorso di ammissione in Normale (credo che, se invece di fare un tema su
Le città invisibili di Calvino o un altro sulle controversie religiose del Cinquecento ne avessi fatto uno sulle gesta di Maurice Greene o sulle schiacciate di Samuele Papi, sarei risultata ben più dotta e originale... ;) ). D'altra parte, come dicono oggi i Baci perugina, e come scrisse nei Pensieri il caro (Biagino) Pascal, "Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce"... ;)

Il ricordo delle Olimpiadi di Sidney oggi è appannato dalla vicenda doping che ha coinvolto la regina indiscussa di quei Giochi, Marion Jones, che all'epoca era una fortissima atleta di venticinque anni e che, più o meno confermando i pronostici, vinse tre ori e due bronzi. Cinque medaglie, tutte restituite qualche mese fa, quando la Jones - dopo una vicenda durata qualche anno e partita dallo scandalo della BALCO, che aveva già travolto il suo ex marito, C. J. Hunter, il suo ex coach, Trevor Graham, e il suo ex compagno, Tim Montgomery - ha ammesso tra le lacrime di aver fatto uso di sostanze proibite nell'imminenza delle Olimpiadi del 2000 e ha chiesto scusa per aver mentito durante le indagini e il procedimento a suo carico. Le sue bugie le sono costate una condanna a sei mesi di reclusione, che probabilmente non sconterà, ma che è devastante, e non soltato per la sua immagine.

La sua squalifica lascia i 100 m e i 200 m piani senza vincitrice (chi ricorda, infatti, l'allora seconda classificata?), getta un'ombra sui festeggiamenti post gara, i giri d'onore con la bandiera, l'inno e tutto quello che fa da magico contorno alla competizione. Io non ero una fan della Jones (anzi, per il salto il lungo nel 2000 ho gufato apertamente contro di lei, a favore della Drechsler: non potevo tollerare che vincesse un'atleta che saltava come un'elefantessa!!! Perché in alcune discipline non può bastare la forza, ci vuole anche stile!). Ma mi era simpatica, con quel sorriso e quella dentatura un po' infantili. Ed era di gran lunga la velocista più forte - dato che dovevo sportivamente ammettere, nonostante, per questioni di principio, io faccia solitamente il tifo per atlete con una conformazione fisica differente, più femminile, tipo
Christine Arron oppure, oggi, la gazzella Allison Felix.

Tutto questo post è per dire che mi dispiace, che quando si ama molto uno sport certi episodi fanno male, che un atleta - e in particolare un atleta dotato e vincente - ha una grande responsabilità - nei confronti dei colori che rappresenta, del pubblico che lo segue, dei patiti della sua disciplina e dello stesso sport che pratica -, e che un'Olimpiade senza più la sua regina diventa un ricordo malinconico, quasi un'illusione.

venerdì 11 gennaio 2008

Cose di un altro mondo

Il Corriere di oggi impartisce una profonda lezione sentimentale. Ci sono due modi per vendicarsi del compagno o della compagna infedele: la prima è di iscrivere il suo amante/la sua amante ad una chat erotica (ma poi c'è il rischio di essere denunciati, come è capitato ad una signora di Brescia); la seconda, invece, consiste nello sperare di vivere in uno Stato che prevede una legge contro i "ladri d'amore" (o "norma del furto della sposa" - non saprei dire però se è applicabile ad ambo i sessi...), tipo il Mississippi.

Il nostro quotidiano ci mostra poi quanto imprevedibili siano i casi della vita. Ad esempio, in Gran Bretagna due gemelli separati alla nascita, senza sapere l'uno dell'esistenza dell'altro, si sono incontrati da adulti e si sono sposati. Ovviamente, quando la verità è venuta fuori, il matrimonio è stato annullato. Certo che le coincidenze, o il caso, a volte...

Infine, lo stesso Corriere ci fa riflettere su questioni decisamente serie. Dopo aver letto questo articolo (sull'esigenza di alcune immigrate, future spose di immigrati, di munirsi di 'certificati di verginità' nel civilissimo Belgio), ho curiosato un po' in rete (non avevo idea che da qualche parte esistessero pratiche simili, a maggior ragione che si dovesse aprire un dibattito in merito nel cuore della UE...). Ho trovato vari interventi, più o meno polemici, alcuni pezzi che spiegano com'è la situazione in Algeria (dove si è temuto che il 'certificato di verginità' divenisse obbligatorio per tutte le spose) e un reportage apparso quasi un anno fa su Le Nouvel Observateur riguardo all'imenoplastica (che mi ha fatto ripensare ad un allestimento teatrale de La Celestina di Rojas - 1499, non l'altro ieri... -, a cui avevo assistito ai tempi del Liceo).

mercoledì 9 gennaio 2008

Hillary o non Hillary

Se sei forte e determinata non vai bene, perchè è evidente che sei una donna rigida, fredda e calcolatrice ("sei mascolina" o "ti stai mascolinizzando a dovere", "non hai un briciolo di femminilità", ecc. ecc.). Se ti scappa la lacrimuccia in conferenza stampa non vai bene, perché piangi come una femminuccia e "che farai quando bisognerà fare guerra all'Iran?" (ma perché poi bisogna pensare subito alla guerra all'Iran?!?). Insomma, è decisamente dura essere donne in politica o, più in generale, essere donne in posizioni di potere: spettatori, giornalisti, elettori e quant'altro non sono per nulla abituati ad una cosa simile, e allora tendono al cavillo ("sii te stessa", o "non comportarti da uomo", "sei troppo femminile e vulnerabile", "sei uno spaventoso carro armato" ecc. ecc.), oppure generano nuovi must (la donna-presidente-perfetta deve essere tutto e il contrario di tutto: forte e tenera, materna e irremovibile, bella-ma-non-troppo, giovane-ma-non-troppo - ok che noi donne possiamo e sappiamo fare qualsiasi cosa, ma non siamo mica dei camaleonti!) e categorie interpretative ad hoc. Un giorno hai le rughe e sei vecchia, un altro sei antipatica, un altro ancora sei troppo scollacciata, un altro ancora, magari, "sei bionda e quindi stupida": come se cose simili contassero qualcosa, in politica. Se una donna facesse le sparate che quasi quotidianamente vengono fatte dal nostro Mr. B. (e da molti altri: mi accontento di citare il più illustre sparatore d'Italia, non di certo l'unico!) di lei non si direbbe che è una "grande comunicatrice" ma che è isterica oppure che ha il ciclo. Insomma, la politica e il potere sono ambiti in cui per una donna è ancora difficile imporsi e risultare credibile, in alcuni contesti più che in altri.

Detto questo, Hillary Clinton è tutto fuorché una sprovveduta (vi ricordate la sua gestione del celeberrimo Sexgate?). E a mio parere sarebbe anche un ottimo presidente per gli USA (in realtà, tutti i contendenti - a parte Huckabee - sarebbero, quanto meno, 'buoni presidenti', dopo otto anni con Bush figlio). E le lacrime in tv sono state una mossa strategica, proprio da 'femmina': insomma, avete presente la strategia della bambina che sa mostrare la sua fragilità all'occorrenza, per ottenere qualcosa da chi la circonda, per averla vinta? Esattamente. Tutti la rimproveravano (fino alla nausea, a dire il vero) di essere "fredda e calcolatrice", e lei si è inventata la commozione e lo sconforto in mondovisione. La morale è una sola: Hillary è una vera comunicatrice, conosce i suoi polli e sa come ottenere quello che vuole. Tanto più che la maggior parte degli uomini, al suo posto, di fronte a giornalisti e sondaggisti che davano Obama super-trionfatore (ma mai fidarsi dei sondaggi, noi Italiani lo sappiamo fin troppo bene...), sarebbe diventata stupidamente cinica o aggressiva. A dire il vero, nessuno può aver ragionevolmente pensato che Hillary fosse fuori dai giochi dopo il terzo posto in Iowa (mancavano ben 49 stati all'appello-primarie - oggi ne mancano 48 - era decisamente prematuro, la strada è così lunga!). Ma darla per sconfitta - proprio lei, la strafavorita - era mediaticamente vantaggioso, contribuiva a creare tensioni e aspettative nel 'pubblico-elettore' (è un po' come quando la Juve entra in crisi a dicembre-gennaio, si segue il campionato con maggiore interesse... no? ;) ).

Chi sarà il candidato presidente dei Democratici e chi verrà eletto il prossimo novembre dovranno deciderlo gli Americani. Dall'esterno, posso dirvi che non sono una entusiasta pro-Obama, a differenza di molti miei amici. A dirla tutta, mi sembra che Obama sia un po' un fuoco di paglia, un personaggio più o meno costruito sul modello John Kennedy (afroamericano Obama così come Kennedy era cattolico e irlandese), con poca esperienza nella politica 'attiva' e pochi contenuti. Voglio dire: mi piace davvero molto l'idea del cambiamento, ma credo che non si possa basare tutto su una parola, change, contornandola di vaghezza. Bisogna anche specificare cosa si vuole cambiare e come. Insomma, Obama mi sembra sotto molti punti di vista una versione più giovane, dinamica e avvenente del nostro Veltroni, non di certo un rivoluzionario! Sulla carta, incarna uno splendido ideale di rinnovamento, ma nella politica vera ci vuole anche qualcosa di più. Quanto alla Clinton e ad Edwards, credo che sarebbero entrambi all'altezza della situazione (anzi, vi dirò, la presenza di Edwards come vice era l'unico motivo 'in positivo' che mi spingeva a preferire il marito-della-signora-ketchup a Bush alle presidenziali del 2004...). Ma Hillary Clinton sarebbe di gran lunga la candidatura più forte da opporre ai Repubblicani, anche se mi chiedo se gli Usa siano pronti ad una donna-Presidente. Se la giocherebbe magari con il ricco mormone Romney (non credo infatti che Giuliani abbia troppe chances, e un po' mi dispiace...). Magari, forse... mi basta davvero che non vinca l'amico-di-Dio-Huckabee - dopo otto anni trascorsi a denigrare Bush
- con tutte le ragioni per farlo...- sarebbe decisamente il colmo doverlo rimpiangere! ;)

martedì 8 gennaio 2008

Il dramma contemporaneo del telefilm-dipendente

[Premessa: il post contiene alcune anticipazioni sulla quarta stagione di Grey's Anatomy e sulla terza stagione di Desperate Housewives.]

Come ho già scritto, sono una fan delle serie americane. Le seguo molto volentieri, con la scusa di tenere allenato il mio inglese (insomma, capite, non lo faccio soltanto per puro piacere personale, o perché sono curiosa. o perché sono telefilm-dipendente ecc. ecc... ;) ). Oltre ad amare le serie in camice bianco, sono stata una vera fan di Ally McBeal - trovavo il telefilm davvero esilarante, un po' cinico ma esilarante (anche se la quinta e ultima stagione, così raffazzonata, se la potevano proprio risparmiare...) -, mentre oggi seguo con una buona dose di partecipazione Desperate Housewives (sperando, anche in questo caso, che sceneggiatori e produttori non allunghino troppo il brodo, perché più aumentano le stagioni e più la comicità e l'intrigo perdono colpi, tendendo a diventare ripetitivi o del tutto gratuiti - insomma, quando cresce il numero degli omicidi e dei tentati omicidi, i personaggi cominciano a volare dai balconi degli ospedali e la granitica Lynette perde la testa per un altro uomo, significa che le idee iniziano a scarseggiare, oppure che il telefilm per casalinghe si sta tramutando in un'opera surrealista da decodificare... ai posteri l'ardua sentenza... ;) ).

Ieri sera, guardando una delle ultime puntate girate di Grey's Anatomy (la decima della quarta stagione, andata in onda sulla Abc intorno ai primi di dicembre) riflettevo su quanto sarà dura aspettare il seguito, sapere cosa capiterà (anche perché questa serie ha una particolare specifica tendenza al caos e al colpo di scena...). Se Derek-Dr. McDreamy tornerà con Meredith, se la Bailey riuscirà a salvare il suo traballante matrimonio, se il Capo troverà finalmente una casa dopo il divorzio da Adele, smettendo di vivere in una roulotte sul prato di Derek, e se imparerà almeno a smacchiarsi le camice... insomma, sono problemi, questi! ;)

Non è infatti scontato quando e come la produzione delle diverse serie riprenderà. Probabilmente anche i meno telefilm-dipendenti tra voi avranno sentito parlare dello sciopero degli sceneggiatori ad Hollywood: una mobilitazione che dura ormai da due mesi e che sta già avendo effetti importanti negli Stati Uniti (mentre il pubblico italiano se ne accorgerà, di fatto, dal prossimo autunno, quando la tv non trasmetterà le solite, tanto amate, serie americane). Per 'effetti importanti' non intendo tanto il boicottaggio della cerimonia dei Golden Globes da parte delle star, più o meno solidali con gli scioperanti, quanto il fatto che la maggior parte delle puntate scritte e girate della nuova stagione televisiva (più o meno una decina per serie) sono già andate in onda prima di Natale, e ora c'è praticamente un vuoto o quasi nei diversi palinsesti. La diretta conseguenza è che noi fan non potremo sapere nulla dei nostri personaggi preferiti per un bel po' di tempo.

D'altra parte, gli sceneggiatori hanno ragione: bisogna ammettere che sono bravi e che il loro lavoro è estremamente importante - pensate ai dialoghi serrati che riescono a rendere divertente anche una lagna sentimentale come Grey's Anatomy, alle battute lapidarie che fanno di Gregory House un fenomeno televisivo, alle trovate e alle invezioni continue che tengono incollato il pubblico ai vari, grotteschi, episodi di Desperate Housewives - e andrebbero trattati meglio, anche economicamente.

Che dirvi? Speriamo bene, speriamo davvero che emittenti televisive e sceneggiatori giungano celermente ad una soluzione. Comunque vada, noi telespettatori dobbiamo rassegnarci all'idea che passerà un po' di tempo prima di poter riavere i nostri medici, le nostre casalinghe, i nostri avvocati e i nostri investigatori preferiti. Anche se lo sciopero terminasse domani, le nuove puntate delle diverse serie andrebbero scritte, approvate, riviste e girate... una procedura complicata quanto l'iter della legge finanziaria in uno stato a bicameralismo perfetto con classe politica imperfetta... Uff! ;)

sabato 5 gennaio 2008

Tanti buoni propositi (presto abbandonati)

Volevo iniziare il nuovo anno 'blogghistico' in modo leggero e spiritoso, ad esempio raccontandovi di quanto le vacanze mi abbiano rilassata, di quanto mi sia divertita e delle cose più o meno originali e più o meno spassose che ho fatto negli ultimi giorni. Ma mi sono accorta di non poter proprio spendere il tempo a disposizione (poco, non disponendo più del mio fido portatile... sigh...) divagando. Insomma, non posso fare a meno di lasciare sul blog alcune riflessioni (forse un po' lapidarie e affastellate ma, sapete, riprendere è dura...) nate in questi ultimi giorni dalla lettura dei quotidiani.

Le chiacchierate vacanze del presidente più invidiato, più glamour, più appariscente e anche più kitsch del momento. A dire il vero, io lo premierei, come ha fatto il dottor Gurrado sul suo blog (e mi diverto molto a pensare a quanto Mr. B. stia rosicando, ora che sulla scena c'è un neo-Napoleone più neo-Napoleone di lui... neo-Napoleone nel senso di Giannelli, ovviamente... ;) ).

Tutti parlano delle primarie negli Stati Uniti, del fatto che ha vinto/sta vincendo Obama, il nuovo che avanza, e che è in atto una svolta politica, sociale e generazionale ecc. ecc. Ok. Personalmente, non ho niente contro Obama (anche se - confesso - sono molto scettica riguardo alle sue reali possibilità di vittoria), ma bisognerebbe ricordarsi: 1) che per il momento si è votato soltanto nello Iowa (e vorrei davvero sapere quanti Italiani erano a conoscenza dell'esistenza di questo stato fino ad una decina di giorni fa, e quanti saprebbero collocarlo su una cartina - almeno approssimativamente...); 2) che le primarie dureranno fino a giugno (al 3 giugno, a voler essere precisi); 3) che il Congresso dei Democratici che designerà il candidato alla Casa Bianca ci sarà a fine agosto; 4) che è la prima volta che i media italiani dedicano così tanto spazio all'iter (un po' noioso e ripetitivo, a dire il vero) delle presidenziali americane (cosa ci sta succedendo?).


Napoli sommersa dai rifiuti. Un vero scandalo, lasciatemelo dire in tutta franchezza e senza alcuna retorica. Non so davvero come se ne possa venire fuori (e fortunatamente non sta a me escogitare una soluzione per venirne fuori), ma mi piacerebbe che in futuro i costi dello smaltimento dei rifiuti in quella zona (e un'eventuale multa UE) venissero addebitati alla classe politica e dirigente locale, Presidente della regione in testa, che in quasi quindici anni di 'regno' non è riuscita a venire a capo della cosiddetta 'emergenza' (anche se un'emergenza è un qualcosa di improvviso e di inaspettato, mentre il problema dei rifiuti in Campania è cronico). Dove sono finiti i finanziamenti elargiti per sanare la situazione? Chi li ha intascati? Qui non si tratta di fare del populismo o del grillismo: qui si tratta di esigere che il denaro pubblico venga speso oculatamente dagli amministratori, che si operi per il bene della collettività e non per un becero tornaconto personale. Non siamo un Paese serio, se una delle nostre città (tra le più popolate e tra le più belle, tra l'altro) versa in simili condizioni. C'è da vergognarsi, tutti, e di brutto.

La strampalata proposta di 'moratoria sull'aborto'. Strampalata perché non ha senso parlare di una 'moratoria' (né è logicamente sostenibile il paragone/parallelo con la moratoria sulla pena di morte). D'altra parte, nessuno ha capito di cosa si tratti 'in concreto', ma tutti ne parlano e ne scrivono. Allora scrivo in proposito anch'io, scrivo della 194. Evidentemente non ci rendiamo conto di disporre di una legge estremamente intelligente in tema di interruzione volontaria di gravidanza. Forse una tra le migliori al mondo. Una legge che NON impone a nessuna donna di abortire (è banale, ma vale la pena ricordarlo, perché a sentire certi individui sembra che non sia così...), e che al contrario fissa dei limiti piuttosto precisi per far sì che una pratica antica quanto l'umanità possa svolgersi con assistenza medica, per salvaguardare la salute della donna. Fino agli anni Settanta c'erano gli intrugli abortivi (decotti di erbe, in massima parte) o addirittura emorragie causate da ferri da calza (con frequenti decessi di donne, spesso di madri di famiglia... Già, perché all'aborto ricorrevano molto spesso donne sposate con figli, che non potevano permettersi di averne degli altri - e i loro mariti non tentavano di dissuaderle né si strappavano i capelli dal dolore...). Mentre le donne più facoltose andavano ad abortire all'estero (proprio come accade oggi in seguito alla legge sulla fecondazione assistita: le coppie più ricche aggirano l'ostacolo andando a farsi inseminare in altri paesi. Una vera vittoria per lo Stato italiano...).

Sono stufa poi di sentir tirare fuori la frase fatta della 'difesa della vita' (una frase logora e abusata, davvero generica, e in bocca a certi elementi stona moltissimo). Non se ne può davvero più. La verità è che qualcuno vuole imporre agli altri la propria teoria, il proprio particolare modo di sentire. Io non so quando un feto diventi una 'persona'; ma, a dirla tutta, non lo sa nessuno, perché la scienza non arriva a tanto (e non basta la fede per sapere, con la fede si può semmai credere, che è diverso. La fede non ha/non dovrebbe avere nulla a che vedere con la legge di uno Stato). Quello che so con assoluta certezza è che una donna incinta è già una persona, un essere vivente con una testa, dei sentimenti e un corpo propri, che non può essere ridotta a mera incubatrice, che ha il diritto di essere rispettata nella sua volontà e che ha il diritto di essere tutelata dallo Stato. La 194 fissa i termini di tale tutela, lasciando un margine al buon senso
(riguardo ad esempio all'aborto terapeutico).

Cosa possiamo volere più di questo? Che le donne non abortiscano? Non è certo aumentando le proibizioni, modificando la 194 in modo restrittivo, che si otterrà un simile risultato. Per diminuire il numero degli aborti ci sarebbero altre vie. Bisognerebbe ad esempio educare le giovani generazioni ad una sessualità responsabile, che è la base per una maternità e una paternità responsabili. Educare alla sessualità significa sfatare una volta per tutte un tabù piuttosto anacronistico, spiegare ai ragazzini di 12-13 anni cosa succede loro con la pubertà, spiegare loro senza reticenze 'come nascono i bambini' e con quali metodi si possono evitare gravidanze indesiderate (nonché malattie veneree). Tutto questo all'interno della scuola pubblica, che ha/avrebbe il dovere di formare e di informare i più giovani - per lo Stato italiano, infatti, il sesso prematrimoniale e la contraccezione non sono dei 'reati'... non ancora... pertanto, non dovrebbero esserci problemi ad affrontare determinati temi nel contesto della scuola dell'obbligo.

Una società laica e progredita (chiamatela pure 'relativista', che va di moda: non lo ritengo un termine di cui vergognarsi, al contrario) accetta i diversi punti di vista e non assume le parti di nessuno in particolare. I cattolici hanno probabilmente il dovere di ascoltare il papa e i vescovi e di ritenere 'peccati' determinati comportamenti: pertanto, forti della loro fede, non avranno bisogno di ricorrere all'aborto, alla contraccezione, al divorzio e non avranno rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, né qualcuno li obbligherà a farlo. Allo stesso modo, i non cattolici saranno liberi di seguire il loro buon senso e la loro coscienza (perché ce l'hanno, una coscienza, e sono perfettamente in grado di agire eticamente). Lo Stato tutelerà tutti, perché tutti sono, in ugual misura, cittadini. Non è poi un concetto così difficile da comprendere e assimilare, se ci pensate un attimo.

Infine, una donna che sceglie di abortire non è una criminale, e NESSUNO ha il diritto di giudicarla (tanto meno - lasciatemi essere polemica, e potrei davvero esserlo molto di più... - coloro che sono sprovvisti di utero - e approfitto della parentesi anche per segnalarvi un post che mi è piaciuto molto). Può avere decine di motivi. Se lo Stato volesse davvero aiutarla, potrebbe ad esempio impegnarsi per superare le discriminazioni che ancora albergano nel mondo del lavoro (fate quattro chiacchiere con delle precarie che sono rimaste incinte, e vi renderete conto di quanto la loro vita sia dura, delle speranze di carriera svanite, delle poche tutele e delle mille difficoltà, a partire dagli asili nido che scarseggiano...), o offrire assistenza economica alle ragazze madri (e non con un bonus di 1000 euro nel primo anno di vita, che è una cosa che fa ridere i polli...).

Concludo quest lungo post un po' sgangherato con una battuta di Luttazzi, tratta dal suo Decameron (confessando, di conseguenza, di aver seguito l'80% delle puntate...): "Se fossero gli uomini a rimanere incinti, si abortirebbe anche dal barbiere". Paradossale, ma verosimile.

Se avete un po' di tempo potreste leggervi Le regole della casa del sidro di John Irving (se avete meno tempo c'è pur sempre l'omonimo film di Lasse Hallstrom con Tobey Maguire, Charlize Theron e Michael Caine - a me è piaciuto molto).