venerdì 29 febbraio 2008

Verso le elezioni in Russia

Domenica 2 marzo si svolgeranno in Russia le elezioni presidenziali. Elezioni di cui si parla decisamente poco e il cui esito sembra già scritto. In proposito, segnalo:
- l’intervista di Fabio Fazio a Garry Kasparov, domenica scorsa a Che tempo che fa;
- il pezzo che segue, tratto dal sito di Articolo 21:


L'erede e il leader nazionale
di Flavio Fusi

Una campagna elettorale fantasma. Poche bandiere sui ponti della Moscova, nessuna manifestazione per le vie della città. Nel cuore della capitale – davanti al Cremlino – un gigantesco manifesto ritrae insieme Vladimir Putin e Dmitry Medvedev: il presidente, e l uomo che sarà presidente. A Mosca li chiamano: l’erede e il leader nazionale. Il copione è già scritto. Gli ultimi sondaggi – ufficialmente proibiti in questa ultima settimana prima del voto - danno al delfino di Putin una schiacciante vittoria ( tra il 61 e l’80 per cento dei suffragi). Missione impossibile per gli altri candidati. Il comunista Ziuganov e l’ultra-nazionalista Zirinovski si contendono una nicchia elettorale residua, sufficiente solo a garantire privilegi politici e sociali ai dignitari dei due partiti.


Nell’ultimo messaggio elettorale, il presidente in pectore ha alzato la bandiera della stabilità. “Abbiamo vissuto troppe rivoluzioni, troppi sconvolgimenti, oggi la Russia ha bisogno di stabilità.” E’ il ‘putinismo’ trionfante. A dicembre, la forza del regime ha spazzato via la debole opposizione democratica con cariche di polizia nelle strade e ferreo controllo delle urne. Domenica, non ci saranno ai seggi gli osservatori dell’Osce. E Amnesty International denuncia la sistematica distruzione delle libertà civili in Russia: “non c’ è spazio per l’ opposizione. Manca una vera campagna elettorale.”


Estrema protesta: il dissidente Garry Kasparov annuncia la creazione di un parlamento ombra. Commenta Lev Ponomariov, del movimento per i diritti umani: “negli anni Novanta c’è stata una vera rivoluzione democratica. Ora vince la reazione.” Mentre si chiude il cerchio politico del ‘putinismo’, si chiude anche un poderoso cerchio economico. Con la fusione, annunciata a Mosca, tra il gigante dell’ energia Gazprom e il gigante del carbone russo Suek. Una operazione colossale, concepita nel cerchio di influenza del Cremlino. La fusione tra Gazprom e Suek è un nuovo passo nella centralizzazione dell’economia russa. In cinque anni, il controllo dello Stato nei settori strategici della produzione è cresciuto dal 24 al 40 per cento.
Aggiornamento (2 marzo 2008)
Fabrizio Dragosei, Tutto orchestrato per il trionfo di Medvedev
Russia: trionfo per Medvedev [da Corriere.it]

giovedì 28 febbraio 2008

Liberadonna. Una petizione

"Siamo il paese in Europa che meno di tutti gli altri (dalla Francia alla Germania) sostiene il desiderio o il diritto delle donne alla maternità. Siamo un paese nel quale una donna che mette al mondo un figlio è lasciata sola, priva di ogni assistenza tutela che non le venga dalla sua famiglia. Siamo un paese nel quale esistono ancora, sia pure illegali, i cosiddetti 'licenziamenti per gravidanza o maternità'. Siamo un paese, in Europa, con il minor numero di posti nei nidi e negli asili. Sono convinta che solo un diverso, generoso sistema di assistenza alle madri e ai loro bambini potrebbe far diminuire ancora il numero degli aborti, già fortemente ridotto, più che dimezzato nel corso degli ultimi anni. Chi vuole davvero una diminuzione degli aborti, lungi dal colpevolizzare le donne costrette a farvi ricorso, dovrebbe invece impegnarsi a chiedere e ottenere il rispetto delle leggi già esistenti a tutela della maternità e l'approvazione di nuove misure adeguate (e generose) a favore delle famiglie, di tutte le famiglie, di diritto e di fatto, che esistono nel nostro paese."
Miriam Mafai, Un alleato per le donne, La Repubblica, 24 febbraio 2008
Per questo (e per tanti motivi che conoscete già, dato che ne ho parlato qui) ho aderito alla petizione promossa da Micromega e indirizzata ai leader dei partiti dell’area di centrosinistra. Una lettera in difesa della 194, contro la strumentalizzazione dell’obiezione di coscienza a fini carrieristici, in favore di misure concrete a tutela e a sostegno della maternità, ed altro ancora. E no, non è veterofemminismo, ma un appello in favore del buon senso, che ultimamente è stato da più parti perso di vista. E già che ci sono, linko anche un'intervista al ginecologo Carlo Flamigni, che propone (provocatoriamente) una moratoria sull'obiezione di coscienza.

Di padre in figlio

Alcune considerazioni sull’ereditarietà delle idee e sull’ereditarietà del lavoro a partire da due articoli che ho letto questa mattina.

Nel primo, Gian Antonio Stella riflette su una nuova forma di ‘relativismo’, quella dell’istruzione scolastica. Alla ricerca della Verità con la maiuscola, i diversi gruppi (le diverse ‘tribù’, come scrive Stella) dimenticano l’esistenza delle verità con la minuscola - da quelle storiche a quelle scientifiche - e promuovono la diffusione di ricostruzioni e nozioni ad hoc: "Come genitore voglio che la scuola dica a mio figlio ciò che io ritengo giusto fargli sentire, non ciò che è conforme ad una determinata realtà dei fatti".
Quello che mi pare più evidente in questi casi, è che la scuola tende ad essere concepita più come un luogo di indottrinamento che come un luogo di formazione. A lungo andare potrebbe accadere da noi quello che già accade negli USA, dove alcune famiglie preferiscono che i figli studino in casa,al fine di preservarli da determinati insegnamenti.


Nel secondo articolo, invece, si ripete di fatto ciò che sappiamo ormai fin troppo bene, e che molti hanno sperimentato a proprie spese: che in Italia non esiste una vera mobilità sociale e che spesso il merito - nei casi in cui vale…- vale solo relativamente alla posizione sociale di partenza. C'è davvero poco da stare allegri quando si spaccia un sistema 'castale' per un sistema aperto e meritocratico, quando cioè la maggior parte delle assunzioni avviene 'per conoscenza' o 'per segnalazione' anziché sulla base della lettura e della valutazione dei curricula dei candidati.

mercoledì 27 febbraio 2008

Sono solo canzonette...

E così è se vi pare
ma lasciatemi sfogare
non mettetemi alle strette
o con quanto fiato ho in gola
vi urlerò: non c'è paura!
Ma che politica, che cultura,
sono solo canzonette!
Edoardo Bennato

Una cosa che mi piace molto dei Francesi (insieme alle nasali, per la gioia della mia amica Snupi… ;) ) è la loro capacità di prendersi in giro 'in musica' (anche se restano sempre quelli che guai se qualcun altro osa burlarsi di loro: certe cose se le possono dire solo da soli...). Se ricordate, nel 2006 spopolava il famoso (e divertente) Coup de Boule, in onore della finale dei Mondiali di calcio tedeschi e delle gloriose ‘gesta’ di Zidane e Trezeguet. Oggi, invece, i galletti trovano una fonte di ispirazione preziosa e costante nel loro (ispirato...) Président, Nicolas Sarkozy. Il fantomatico sms che Sarkò avrebbe inviato alla ex Cecilià una settimana prima di sposare Carlà (accenti a parte, se fosse vero: ma ti pare, stai per sposare la Bruni, ecchecavolo!!!) e i poco eleganti insulti rivolti alcuni giorni fa ad un contestatore sono stati musicati da qualche citoyen volenteroso. Il risultato? Una melodica canzoncina, Si tu reviens, j’annule tout, e un rap dal titolo inequivocabile, Casse-toi, pauvre con (sic). A dimostrazione della credibilità di cui gode Monsieur le Président in questo momento, a meno di un anno dalla vittoria elettorale...

E noi italiani? Beh, ci dividiamo tra una campagna elettorale atipica e il Festival di Sanremo (pararappapparà, perché Sanremo è Sanremo …). Tra un Mr. B. che dice che se gli Italiani votano Veltroni, allora se la cercano (ma magari!!! Pensate che è dal 2001 che io dico la stessa identica cosa, mettendo però Mr. B. al posto di Walter… ;) ), e una serie di canzonette che più sono idiote e più ti si ficcano in testa, e finisce che le canticchi per ore, a spese di tutti i tuoi amici e conoscenti, che si stanno chiedendo seriamente se sia o meno il caso di toglierti il saluto. A mia (parziale) discolpa, volete mettere rime e allitterazioni ‘contagiose’, tipo: “tu che sei grande, grande/ un piccolo universo/ in cui io non mi sento perso” oppure “qui si fa la rivoluzione/ senza alcuna distinzione” oppure “l’amore non ha sesso/ il brivido è lo stesso” – pensate che alla Treccani si è persino discusso su quale sia la canzone linguisticamente più... “sanremese”….

E poi, a tarda ora, facendo il solito zapping, ti capita di vedere un tizio dall'aspetto tutt’altro che rilassato che canta di “volere una vita tranquilla”, per poi scoprire che è lo stesso che qualche anno fa cantava “Buongiorno, buongiorno io sono Francesco/ io ero un bambino che rideva sempre…”. Vale a dire, la colonna sonora del mio primo inverno universitario, quella che appena accendevi la radio era lì, quasi ad aspettarti (e che io associo inevitabilmente alla stanza 101 del collegio Carducci della SNS e alla piena dell’Arno del dicembre 2000, quando l’Università di Pisa fermò per un po’ le lezioni a titolo... ‘precauzionale’ – bei tempi, quelli: noi studenti curiosi e cazzeggiatori stavamo tutti insieme sulle spallette del fiume a veder passare tronchi e quant’altro, incuranti del pericolo esondazione…).

E così inizi un post parlando di stornelli francesi e finisce che fai amarcord... :) E no, non temete, non ho intenzione di fare polemiche su Sanremo, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Anche perché ci sono orde di critici e di esperti musicali - avete presente quei tizi con l'espressione-grave-omologata che ogni tanto fanno capolino dalla tivvù? - che lo sanno fare molto meglio di me, dato che è il loro mestiere...

lunedì 25 febbraio 2008

domenica 24 febbraio 2008

Pisani doc

Dopo tanti anni trascorsi a Pisa (o a tornare a Pisa, a ricordare Pisa, a parlare di Pisa ecc. ecc.), alcuni miei amici si sono decisamente... 'calati nella parte': guardare per credere... ;)

venerdì 22 febbraio 2008

Questo lo devo postare...

No, non credo nell'astrologia o in cose simili (insomma, sono una spinozista praticante!). Ogni tanto però mi capita di leggere l'oroscopo su Internazionale (a cura di tal Rob Brezsny). E quello che si dice oggi di noi pesciolini (già, perché sono del segno dei Pesci, quello di artisti e sfigati - e no, non mi va proprio di sapere a quale delle due categorie appartengo... ;) ) va postato, assolutamente:
Pesci (19 febbraio - 20 marzo)
Molte persone sono convinte che nel Giorno del giudizio dovranno rendere conto della loro vita davanti a Dio. Se sei una di queste, puoi smettere di preoccuparti: sei già stato giudicato da Dio la settimana scorsa (è successo mentre dormivi) ed è andato tutto benissimo. Hai superato la prova! Non hai totalizzato il massimo dei punti e nella valutazione finale c'era qualche nota di biasimo, ma l'importante è che tu ce l'abbia fatta. Per te non ci sarà più il Giorno del giudizio. Dio ha deciso che sei una persona meritevole. Quindi puoi continuare a vivere senza paure o sensi di colpa. Congratulazioni, Pesci: sei libero!

[E non chiedetevi (né chiedete a me, ovviamente...) cosa voglia dire, non è quello l'importante - almeno, credo... ;) ]

giovedì 21 febbraio 2008

Prima i diritti umani...

...poi le Olimpiadi: un appello di premi Nobel e atleti per il Darfur, rivolto al Presidente della Repubblica Popolare Cinese Hu Jintao.
E un appuntamento artistico, musicale e informativo: a Roma, domenica 24 febbraio,
Diamo voce al Darfur.
(dal sito di Articolo 21)

mercoledì 20 febbraio 2008

mmh... (scetticismo e qualche obiezione)

Ho scoperto che Confessions of a Shopaholic (la prima apparizione letteraria di Rebecca "Becky" Bloomwood - alla quale avevo recentemente dedicato questo post) diventerà presto un film. La protagonista avrà il volto di Isla Fisher, non troppo famosa in sé, lievemente più famosa in quanto compagna di Borat-Sacha Baron Cohen.

A parte la mia inguaribile diffidenza nei confronti delle trasposizioni cinematografiche e televisive in genere, c'è un altro, grossissimo, 'ma' che incombe sulla versione cinematografica del romanzo: stando a quanto ho letto, il capitolo iniziale della shopping-saga non sarà ambientato a Londra, bensì a New York... ma vi pare, cambiare ambientazione?!? Voglio dire, se si sposta di punto in bianco un personaggio in un'altra città (e addirittura - in questo caso - in un altro continente...), cambia la sua caratterizzazione, cambia tutto, e la storia diventa decisamente un'altra storia... Insomma, così, a pelle, mi sembra di poter dire che non ci siamo proprio...

Oltretutto, a voler essere polemica e puntigliosa fino in fondo, tra il secondo e il terzo romanzo della serie, Becky si trasferisce temporaneamente a New York, e non a caso scopre quanto tutto sia diverso rispetto al mondo londinese a cui è abituata... Mmh...

martedì 19 febbraio 2008

Ogni quindici secondi...

...un nuovo invisibile flagello colpisce il Nord e il Sud... ;)
Uno (anzi, due...) 'spot' di Paola Cortellesi, direttamente da Parla con me.


lunedì 18 febbraio 2008

Strumentalizzazioni elettorali

Non mi piace scrivere del 'dibattito' di queste ultime settimane su aborto e 194, perché detesto il modo in cui determinate tematiche estremamente personali e delicate sono state e continuano ad essere strumentalizzate per essere gettate nel calderone politico ed elettorale, opportunisticamente e cinicamente. E poi, perché ho già detto e ripetuto più e più volte quello che penso a riguardo. Ma non ne posso proprio fare a meno, a volte mi verrebbe da gridare per l'indignazione.

Se ci fossero davvero buona fede e un sano e altruistico desiderio di essere d'aiuto, e se si volesse davvero limitare il numero degli aborti, non si invierebbero sette poliziotti in un ospedale napoletano nè si creerebbe una lista Pro-Life (che poi, tutte le altre - a questo punto - sono Pro-Death???), ma si agirebbe in modo molto diverso, attraverso l'educazione sessuale e la promozione della contraccezione, ad esempio, nonché attraverso politiche sociali a sostegno e tutela delle donne e della maternità. Perché la maternità e la paternità possano essere vissute come meritano, con maturità e consapevolezza, altrimenti tutto si riduce ad un fatto puramente meccanico, animale.

E' troppo facile interessarsi in modo plateale e quasi morboso di un embrione o di un feto di meno di 24 settimane e dimenticare poi neonati, bambini, adolescenti, giovani, adulti. Ci sono persone, esseri umani in carne ed ossa, che risiedono in squallide baraccopoli alle porte delle nostre città, altre che vivono di stenti, altre ancora che muoiono di lavoro. Ci sono bambini costretti a lavorare quando dovrebbero giocare e andare a scuola, donne (spesso, in realtà, bambine) trattate come merci e costrette a prostituirsi nelle nostre periferie. I drammi che la nostra società ha quotidianamente di fronte sono innumerevoli, ma passano sistematicamente in sordina. Non c'è nessuna lista appositamente compilata a tutela di queste categorie o di altre ugualmente disgraziate, che evidentemente non fanno scalpore, non meritano attenzione, non aizzano le folle. In sintesi, non portano voti.

Si preferisce di gran lunga andare in Tv a pontificare su feti e embrioni. Un embrione è il nucleo iniziale di un processo che ha preso il via nel corpo di una donna, che non può prescindere da esso, e che solo con il tempo potrà condurre alla costituzione di un individuo capace di un'esistenza autonoma. Questo è il dato biologico incontrovertibile. Poi c'è l'interpretazione, filosofica, teologica e quant'altro. Nella tradizione cristiana, ad esempio, il feto diventa una persona quando l'anima viene infusa da Dio nella materia: per Tommaso d'Aquino e per la maggior parte dei pensatori cristiani (fa eccezione Agostino di Ippona) questo accade a tre mesi dal concepimento, non prima. A riprova del fatto che l'argomento è indecidibile, che non c'è verità scientifica o Verità con la maiuscola a cui fare appello, e che la legge deve necessariamente decidere fissando termini convenzionali e ricorrendo al buon senso.

Ciò che sembra sfuggire ai più, o essere volutamente ignorato dai più, è che la gestante è già di per sé un essere umano, una vita che va tutelata. Questa sua vita, come si è detto, insieme alle sue difficoltà, ai suoi problemi, alle sue necessità sembrano non interessare a nessuno. Si parla di aborto dimenticando che l'utero in cui l'embrione crescerà non è un'incubatrice, ma parte di una persona che vive, che sente, che vuole e che sa, nonché di una cittadina, un soggetto di diritto a tutti gli effetti... Si parla di aborto in termini di 'eugenetica' e di 'contraccezione', confondendo i termini della questione, banalizzando cinicamente quella che è una scelta personale e sofferta, che nessuna donna mai si augurerebbe di dover affrontare, e che nessuna affronta a cuor leggero. Poi, qualcuno diceva anche di non giudicare se non si vuole essere giudicati, e che solo chi è senza peccato potrebbe scagliare la prima pietra - ma questo è un altro discorso.

Guardiamo in faccia alla realtà e smettiamola di essere ipocriti: la criminalizzazione della donna che abortisce - conseguenza diretta del linguaggio brutale invalso di questi tempi, del parlare senza posa di 'omicidio' e di 'assassine' - non limita né potrà mai limitare il numero delle interruzioni di gravidanza. La solitudine e la riprovazione sociale che un simile linguaggio tende a suscitare, renderanno il ricorso all'aborto mano a mano più difficoltoso, sia praticamente che psicologicamente, spingendo le donne più abbienti ad andare a praticarlo all'estero e ricacciando le meno abbienti e, quindi, più indifese, nella clandestinità, con tutti i pericoli che ciò comporta. Non è certo con la condanna perentoria e indiscriminata che si ridurranno gli aborti, se questo è l'obiettivo che sta veramente a cuore.

Ho sentito ripetere più e più volte che la 194 va rivista e "applicata interamente". Sono d'accordo, deve essere applicata interamente, in primo luogo perché è una legge sensata che non impone ma tutela, e in secondo luogo perché ricorrere ad essa non deve divenire un calvario, un iter mortificante e traumatizzante. Perchè non ci sono leggi di serie A e di serie B, ma tutte vanno ugualmente applicate e rispettate. A questo proposito, e per concludere il mio sfogo (ma davvero, mi sono contenuta...), ci sono alcuni articoli apparsi di recente sul Corriere della Sera che vorrei segnalare: Benedetta Argentieri/Simona Ravizza, Aborto, la fuga delle donne; Alessandra Arachi, Tutte in fila in ospedale. Ma non c'è posto; Benedetta Argentieri, Solo rinvii e dolore. Mi hanno costretta a partire per Londra. Inoltre, nel 2005, alla vigilia del referendum sulla legge 40, Veronica Lario rilasciò questa intervista, più che mai attuale, date le circostanze.

domenica 17 febbraio 2008

Delle coincidenze

Venerdì scorso sono stata a Milano, per la prima volta (abbastanza incredibile, no? Ma, davvero, non mi era mai capitato di passare da quelle parti…). L’occasione mi è stata data un colloquio di lavoro del Ragazzo, a cui l’ho accompagnato per ‘sostegno morale’: un mordi- e-fuggi di poche ore, tra le due e le quattro e mezza del pomeriggio (fascia oraria un po' ingrata...). Ho scaricato da Google Maps una cartina del centro di Milano, ho stabilito quali cose avrei potuto/voluto vedere nel poco tempo a disposizione e sono andata un po' all’avventura. Anche perché adoro passeggiare nelle grandi città - sia a Parigi che a Roma mi capitava spesso di fare chilometri e chilometri a piedi -, e, in generale, sono favorita dal fatto di avere un buon senso dell’orientamento.

La giornata era proprio bella, assolata e non fredda, ideale per una lunga passeggiata. E mi attendeva persino una sorpresa: mentre ero in Duomo ad ammirare le vetrate, ho avuto la fortuna e il piacere di incontrare una delle poche milanesi doc (nel senso di: “nate a Milano”…) che conosco. Una bella coincidenza: Milano fa più di un milione di abitanti, a cui bisogna aggiungere i non residenti e quelli che, come me, erano da quelle parti soltanto di passaggio - insomma, la probabilità di imbattersi casualmente in un volto noto non era poi così elevata… Una vera e propria carrambata – ma, come ho già scritto in altre occasioni, a volte ho l’impressione di vivere in una sit-com, e chissà chi è quel simpaticone del regista… ;)

Così, ho avuto una preziosissima guida per la mia visita turistica, che è diventata anche l’occasione per una bella rimpatriata tra ex-compagne di dottorato. Altro che la cartina scaricata da Google Maps!!! (e ne approfitto per ri-salutare e ri-ringraziare l’amica-cicerone! :) ) Che dirvi, sarà per la bella giornata di sole, sarà per la piacevole coincidenza e per la compagnia, ma quel che ho visto di Milano (non esattamente poco: tutta la strada dall’esoso parcheggio un po’ a sud fino al luogo del colloquio, e poi la passeggiata tra piazza Duomo, piazza San Babila, la Scala, Sant’Ambrogio e il castello) mi è piaciuto davvero molto. Ho avuto l'impressione di trovarmi in una città più ‘europea’ e continentale rispetto a Roma, anche se credo che sia impossibile instaurare un vero confronto tra le due realtà. Una nota personale, forse un po' curiosa: quando sono sbucata sulla piazza del Duomo provenendo da via Torino ho avuto la stessa percezione che ho solitamente quando sbuco da via dell’Indipendenza su piazza Maggiore, a Bologna. Non so, sarà per le proporzioni del Duomo e di San Petronio, sarà per il modo in cui entrambe le strutture dominano le rispettive piazze e si propongono allo sguardo del visitatore. Peccato, poi, che non abbia testimonianze fotografiche della mia breve incursione a Milano (già, perché avevo dimenticato la digitale in auto, nell'esosissimo parcheggio…): vorrà dire che dovrò proprio tornarci… ;)

giovedì 14 febbraio 2008

M'illumino di meno 2008

Alla vigilia del terzo anniversario dell'entrata in vigore del protocollo di Kyoto, si celebra la Giornata internazionale del risparmio energetico, in favore di un consumo più razionale di energia e risorse.

Dal sito di Radio 2:
La campagna "M'illumino di meno 2008"

Il decalogo delle buone abitudini

Dal sito del Corriere:
M'illumino di meno, a luci spente per sostenere il protocollo di Kyoto


Ricorrenze da sdrammatizzare

Dopo aver assistito ad un servizio del Tg (non vi dico quale, che non è troppo difficile da indovinare...) dedicato al San Valentino e ai 'baci celebri' dei personaggi Disney (tipo Lilly e il Vagabondo, la Bella Addormentata e il principe Filippo, Nala e Simba, Peggy e Pongo, la principessa Jasmine e Aladdin ecc. ecc.), ho capito che è un vero dovere civico prendere un po' in giro questa ricorrenza (consumistica? inutile? - Insomma, trovate voi l'aggettivo che preferite...), anche a costo di venire classificata dal resto del mondo come:
a) zitella acida
b) in crisi con il proprio fidanzato
(stando a quanto ha scritto il
Times qualche giorno fa...).

A mio parere, le migliori sdrammatizzazioni del San Valentino le ha prodotte Ellekappa, ed eccone un esempio abbastanza attuale (o meglio, 'attuale' da circa due anni...):


Per i lettori più nerd, segnalo anche un blog (Ironic Sans) che propone divertenti Scientist Valentines, con Newton, Darwin, Marie Curie and co. in situazioni divertenti e un po' insolite... ;)

Detto questo, mi raccomando, non fate indigestione di zuccheri... ;)

mercoledì 13 febbraio 2008

Letture 'lievi' - Shopaholic and co.

“Ok. Don’t panic!” Nei cinque libri della serie che ruota intorno al personaggio dell’irredimibile shopaholic Becky Bloomwood (a partire dal terzo romanzo, Brandon, dato che sposa il suo Luke), l’incipit si ripete sempre uguale. Tutti i romanzi, poi, presentano la medesima struttura: un momento iniziale di crisi leggera, in cui si descrive la situazione di partenza, poi, mano a mano, alcuni capitoli di felicità quasi-perfetta, poi ancora un disastro clamoroso che si delinea progressivamente attraverso ‘spie’ buttate qua e là, quindi un lieto fine che, per così dire, punisce i ‘cattivi’ e premia i ‘buoni’, con grande sollievo delle lettrici (e già perché, trattandosi di chick-lit, mi viene da presumere che i lettori-maschietti siano ben pochi…). Sia chiaro, niente di letterariamente sconvolgente, bensì una serie di romanzi leggeri, scorrevoli e molto, molto divertenti (certo, mi piace pensare che il loro modello di riferimento sia il 'mito' Jane Austen, ma devo precisare che Orgoglio e Pregiudizio and co. sono un'altra cosa e sono decisamente ad un altro livello...).

Perché ne parlo oggi? Beh, perché mi andava di scrivere un post-di-distrazione-di-massa, lieve (ma non nel senso di "grande e lieve", no no...) e assolutamente disimpegnato. E poi perché ho appena terminato l’ultimo libro della serie, Shopaholic and Baby, l’unico che mancava al mio personale appello (sì, lo so che in Italia è uscito già da un anno, ma per acquistarlo attendevo che venisse stampato in edizione economica – insomma, non se mi si debba definire più ‘avara’ o ‘parsimoniosa’, ma spendere quindici o sedici euro per un libro che avrei letto nel giro di poche ore mi sembrava un tantino... esagerato … Poi, durante una recente visita rituale alla Feltrinelli di piazza Colonna, a Roma, mentre fuori diluviava (ma 'diluviava', in questo caso, è un eufemismo…), il mio sguardo si è fatalmente posato sull’edizione economica in lingua originale, e allora è stato acquisto-a-prima-vista (facendo istantaneamente sapere al mio vigile Super-Io che quella particolare lettura avrebbe di certo rinverdito e migliorato il mio inglese – lo so che è una giustificazione un po’ “logora e abusata”, dato che la uso ormai in molti casi diversi, ma sembra funzionare ancora, quindi…). ;)

Non avrei mai immaginato che sarei diventata un’accanita lettrice del genere chick-lit, ma vi assicuro che quando si ha tanto da fare e si arriva alla fine della giornata un po’ stanche, è decisamente l’ideale per rilassarsi e pensare ad altro. Nel mio caso, la ‘passione’ è nata quanto ero in fase di scrittura della tesi di dottorato, tra il computer sempre acceso su fogli di word che stentavano a riempirsi, un caldo estivo infernale, tutti (e sottolineo TUTTI!) gli amici lontani o in vacanza, il Ragazzo addirittura negli US e tanta voglia di fuggire il più lontano possibile dalla storia della filosofia (in particolare dal Seicento francese, dalla letteratura clandestina, dal genere utopico e, più in generale, da tutto ciò che implicasse un minimo di impegno intellettuale). Insomma, Sophie Kinsella (per la cronaca: pseudonimo di Madeleine Wickham - eh sì, un cognome importante... -, autrice anche di romanzi rosa che non ho letto) ha contribuito a tirarmi su il morale in un momento un po’… diciamo, ‘così-così’…. E questo, nonostante io nutra un’inguaribile antipatia per la shopaholic Becky (insomma, una tipa che spende e spande all’impazzata senza neppure pensare di potersi frenare e benchè sia in profondo rosso; che ritiene che qualsiasi acquisto sia un vero, indispensabile, “investimento per il futuro”; che elabora ogni volta giustificazioni e bugie assolutamente infantili e inverosimili; che si caccia in situazioni che definire 'imbarazzanti' è davvero poco; che combina sistematicamente disastri pazzeschi ma che alla fine riesce a cavarsela sempre e in modo quasi-brillante…). E nonostante mi faccia un po’ sorridere l’idea di queste città (Londra e New York) raccontate solo ed esclusivamente nel loro lato glamour e 'dorato', tra negozi chic, costosi locali alla moda, feste esclusive, spese folli, addirittura ginecologhe-vip, e - ovviamente - zero problemi e zero questioni davvero ‘serie’. E nonostante lo stesso Luke – il personaggio maschile principale, quello bello-ricco-famoso-intelligente per definizione e, aggiungerei io, inspiegabilmente innamorato della protagonista – diventi di romanzo in romanzo sempre più nevrotico, workaholic e pure un po’ patetico, e – in tutta sincerità – stia perdendo progressivamente punti-fascino.

E’ inutile, come capita in quasi tutte le serie (comprese quelle televisive), il primo prodotto (in questo caso, I love shopping nell’edizione italiana, Confessions of a Shopaholic nell'originale) è in assoluto il migliore. Anche se posso prevedere sin da ora che finirò per leggere tutti i successivi romanzi della serie, nel caso in cui dovessero essere scritti (sapete, ormai Becky, pur con tutti i suoi innumerevoli e a volte imbarazzanti difetti, è diventata ‘una di famiglia’…). E anche se continuo a preferire di gran lunga Emma, la protagonista grassottella e imbranata dell’esilarante Sai tenere un segreto?, che sembra tanto la versione più giovane di Bridget Jones. A proposito, detto tra noi: non riesco a fare a meno di dare a tutte le protagoniste dei romanzi della Kinsella – a prescindere dal modo in cui vengono descritte dall’autrice – , il volto di Renée Zellweger nella sua variante cicciottosa (credo però che sia una comprensibile deformazione da spettatrice cinematografica nonché fan della Zellweger in versione umoristica…). Mentre di Mark Darcy-Colin Firth ce ne sarà sempre e soltanto uno solo (ecco, lui sì che è l’uomo veramente perfetto, altro che Luke, Jack o Nathaniel, suvvia…). ;)



Post collegati:
La chick-lit colpisce ancora
Bridget Jones - perché erano meglio gli anni Novanta
Twenties girl - La ragazza fantasma

martedì 12 febbraio 2008

Per cominciare bene la giornata...

...a dispetto del cicaleccio politico, degli apparentamenti elettorali, delle nuove discese in campo, della televisione e dei tg che da qui al 13 aprile saranno più inguardabili del solito, dell'uso strumentale di temi eticamente sensibili in campagna elettorale, del contratto di lavoro stra-precario e di tutto quello ogni giorno che ci rende cupi e pessimisti, ecco una bella iniezione di buon umore mattutino (almeno, per me...). ;)

lunedì 11 febbraio 2008

Con gli occhi chiusi

Gli atleti impegnati nelle prossime Olimpiadi di Pechino non devono farsi veicolo di messaggi o di critiche di ordine politico. Una decisione presa prima in Belgio, poi in Gran Bretagna. E si può scommettere che altre federazioni seguiranno l’esempio. Qualcuno parla già di "censura", qualcun altro di restituire centralità allo sport a dispetto di dati e situazioni ad esso estranei, altri ancora di bon ton e di un modo per rasserenare gli animi (suvvia, non è carino e non è per nulla educato criticare lo Stato ospitante dei Giochi!). Ma il dato di fatto è che a nessuna federazione nazionale sarebbe venuto in mente di elaborare simili veti – mettendo prudentemente le mani avanti, per così dire - alla vigilia delle Olimpiadi di Barcellona, di Atlanta, di Sidney o di Atene.

Se oggi si agisce così, è perché si sa fin troppo bene che la situazione in Cina è molto diversa rispetto alla situazione spagnola, statunitense, australiana o greca. Se oggi si agisce così, è perché si è ben consapevoli di aver assegnato i Giochi ad uno Stato che viola i più elementari diritti umani, in cui non c’è libertà di espressione o di culto e in cui il lavoro – anche minorile - viene sfruttato. Se si agisce così, è perché si vuole nascondere l’evidenza, è perché non si può e non si deve ammettere di aver sbagliato: il carrozzone olimpico si è mosso, non è più possibile fermarlo, e ogni altra istanza diviene assolutamente marginale.

Eppure, l’Olimpiade non è semplicemente un insieme di gare e di competizioni o una vetrina per gli sponsor: è/dovrebbe essere una festa collettiva, un momento di incontro e di riappacificazione, un prezioso veicolo di significati, comportamenti e valori condivisi. Eppure, non è/non dovrebbe essere sufficiente essere in grado di mettere in moto una potente, efficiente o danarosa macchina organizzativa per rendersi ‘degni’ di ospitare i Giochi. Ma tutto questo il CIO sembra averlo dimenticato. E allora vietiamo agli atleti di manifestare un eventuale dissenso, separiamo lo sport da istanze di ordine civile o politico (anche se d’ora in avanti, per coerenza, dovremmo applicare questo criterio a qualsiasi istanza civile e politica, non solo a quelle legate all'oggi e a Pechino...), facciamo finta che la Cina sia la più irreprensibile delle democrazie ed evitiamo prudentemente di guardare oltre gli stadi superefficienti e oltre le piscine futuristiche. Insomma, salvaguardiamo la forma e lo spettacolo. E, come no, facciamo festa: tanto, come si dice, occhio non vede, cuore non duole.

venerdì 8 febbraio 2008

Invito alla lettura: la 194

La 194: tutti ne parlano (e straparlano), ma pochi (a mio parere) l'hanno davvero letta, e così la linko. Anche perché la lettura dell'articolo 7 dimostra quanto sia pretestuoso il dibattito recentemente sollevato riguardo alla rianimazione dei feti prematuri (compresi quelli abortivi).

E già che siamo in tema: Chiara Lalli, Prematuri: molto rumore per nulla

mercoledì 6 febbraio 2008

Primarie 2008 a Fairview

Mai le primarie americane erano state così vivaci, ‘vissute’ e in grado di calamitare l’attenzione generale. Al punto da spingermi ad un piccolo e divertente (almeno per me, non so per voi…) esercizio di fantasia, così, tanto per divagare un po’ e colorare l'atmosfera. Mi sono chiesta – udite, udite - per chi voterebbero le casalinghe disperate (da fan-senza-speranza delle serie americane quale sono, ecco! ;) ).
La mia risposta semi-seria (di certo più 'semi' che 'seria'...) è la seguente:


  • La rossa e molto wasp Bree Hodge (Van de Kamp nella prima e seconda stagione) è di esplicita ed evidente fede repubblicana ('esplicita' perché lo dichiara lei stessa, in una delle scene più memorabili del telefilm...). Bree è l'incarnazione della casalinga perfetta (cucina, pulisce, educa i figli, accudisce il marito–capofamiglia, si prende cura della casa e del giardino e intrattiene gli ospiti meglio di qualsiasi altra donna al mondo), anche se gli sceneggiatori di Desperate Housewives si sono terribilmente accaniti su di lei, e le è davvero capitato di tutto: è stata tradita dal primo marito, è rimasta vedova, si è fidanzata con un farmacista (psicopatico) che – scoprirà poi - è l’assassino di suo marito, è diventata alcolista (reazione estrema, ma piuttosto comprensibile data la serie di sciagure), sua figlia ha una relazione con un omicida, il suo primogenito l'ha denunciata per maltrattamenti ed è più-o-meno-fuggito di casa, è stata vittima di un tentativo di omicidio da parte della sua seconda suocera – e l’elenco dei disastri potrebbe continuare… La Bree delle prime due serie (quella che, avendo scoperto l’omosessualità del figlio Andrew, non trovava di meglio da dirgli che “Andrai all’inferno!”) non avrebbe avuto problemi a scegliere Mike Huckabee. Poi, tra una traversia familiare e l’altra, i tratti del personaggio si sono mano a mano ‘ammorbiditi’ (il secondo matrimonio le ha fatto un gran bene – sarà anche che il nuovo marito, Orson, la comprende pienamente, essendo maniaco di ordine e pulizia almeno quanto lei – ed è persino riuscita ad accettare il figlio gay senza fare più riferimento a 'punizioni eterne'…). Probabilmente, allo stato attuale delle cose, sceglierebbe Mitt Romney, ma soltanto perché è più distinto e veste meglio di John McCain.

  • La supermamma Lynette Scavo è senza dubbio democratica, a partire dal suo modo di gestire gli affari familiari e la prole. Ex donna in carriera (copywriter) molto capace, ha sposato un collega meno brillante di lei (il caro Tom, tanto buono e fedele quanto poco risoluto) e dopo otto anni di matrimonio si ritrova con quattro (scalmanati) figli propri più una figlia (una piccola vipera, a dire il vero), comparsa alla fine della seconda stagione, che Tom aveva prodotto prima di incontrare sua moglie e che fino alla fine della seconda stagione non sapeva di avere (tipico...). Dato che Lynette è praticamente una roccia, una vera multitasking woman (nonostante gli sceneggiatori abbiano cominciato ad accanirsi anche su di lei, inventandosi prima la rampante ex di Tom con tanto di figlia, poi la faccenda-pizzeria e quindi facendola persino ammalare…) e fa ‘gioco di squadra’ con il marito-più-o-meno-collega, a mio parere sceglierebbe Hillary Clinton (insomma, sono molto somiglianti, senza contare che sono bionde entrambe…).

  • Non credo che la politica possa essere tra gli interessi principali della più svampita di tutte (sia detto con simpatia, perché è un vero personaggio comico!), Susan Mayer (ora Delfino - fatemi aggiungere un: "finalmente!"). La schiererei con i democratici e, data la nota tendenza del personaggio al romanticismo, ai buoni sentimenti e all’emotività, credo che potrebbe facilmente preferire Barack Obama: anzi, mi sembra quasi di vederla, commossa e con la lacrimuccia che scende giù per il viso, mentre ascolta il discorso Yes, we can… [aggiungo una curiosità: l'attore che interpreta Mike Delfino, il grande amore di Susan - tra altissimi-issimi e bassissimi-issimi - ha fatto campagna per John Edwards, ovviamente prima che questi si ritirasse dalla volata...].

  • Come per Susan, non penso che l'ex modella Gabrielle (prima Solis, poi tornata Marquez, poi diventata Lang… e poi… lo sapremo nella quarta stagione) sia molto interessata alla politica. In realtà, il personaggio di Gabrielle è abbastanza terribile: è bellissima (la interpreta Eva Longoria, non so se...), capricciosa, piuttosto avida e di un opportunismo incredibile. Data l’idiosincrasia dimostrata dai latinos nei confronti di Obama, non mi pare verosimile che Gabrielle voti per lui. Ma non potrebbe neppure preferire Hillary Clinton (non è il tipo da "due donne al centro della scena", no no, proprio no…). E allora la faccio parteggiare per i repubblicani: forse John McCain, che è più liberal degli altri contendenti, e, perché no, potrebbe piacere ad una giovane e ricca signora ispanica.

  • Neanche Edie Britt (la casalinga ‘aggiuntiva’, inizialmente solo recurring nella serie, seduci-mariti-e-fidanzati altrui, ma piuttosto simpatica) sembra una pasionaria della politica. Tuttavia, il suo ‘curriculum’ è abbastanza liberal (è l’esatto opposto di Bree Hodge, questo vorrà pur dire qualcosa...). E tra gli sfidanti, credo che opterebbe senza remore per Barack Obama: semplicemente perché è il più sexy. ;)


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  • Presidenziali 2008 a Fairview

lunedì 4 febbraio 2008

Buone notizie

Il mio nuovo portatile. Lo attendevo da un po', lo avevo acquistato on-line da qualche settimana, subito dopo aver ottenuto un nuovo contrattino - tranquilli, niente di fenomenale o risolutivo per la mia carriera (...carriera?!?), anche se stavolta i mesi sono quattro, e non tre (sto facendo progressi! ;) ).

Avevo inteso l'acquisto sia come un piccolo premio (di consolazione, dato che non riesco a trovare ancora occupazioni più stabili e remunerative...), sia come una soluzione per portare il lavoro sempre con me, ovunque io vada, senza dover dipendere da un fisso (un fisso in condivisione, tra l'altro, senza poter accedere a Skype...).


Ma per una serie di sfortunati (o meglio, fantozziani...) eventi, il tanto desiderato pacco era stato dato per perso esattamente una settimana fa (di fatto, si era volatilizzato, l'azienda accusava il corriere espresso e il corriere espresso accusava l'azienda). Ad un certo punto, anche il mio proverbiale sangue freddo aveva cominciato a riscaldarsi un po' e, tra una telefonata e l'altra, avevo dovuto intraprendere una specie di procedura di emergenza per ottenere la sostituzione dell'articolo 'scomparso'.


Tutto è bene quel che finisce bene. Questa mattina ho finalmente ricevuto il prezioso portatile, ed ora me lo sto decisamente coccolando. E ha già assunto un aspetto più familiare, non troppo lontano da quello dell'adorato e indimenticabile fu-Nemo...

[Partendo dall'assunto che io adoro dare nomi alle cose, qualche simpaticona mi ha persino suggerito di attribuire alla new entry un nome cristologico, data la lunga e febbrile attesa... ;) ]

domenica 3 febbraio 2008

Un po' di musica

Un piccolo tuffo nel passato. Questa canzone mi è sempre piaciuta molto (in fondo, è orecchiabile...), anche quando ero bimba e non capivo una parola di inglese (ovviamente) né sapevo cosa si intendesse per "guerra fredda" (ovviamente)...

venerdì 1 febbraio 2008

Domande retoriche

Come nel 2001, anzi no, un po' peggio...
The Economist, 31 gennaio 2008

Unsteady as she goes
Italy has enough problems already: does it really need Silvio Berlusconi once again?
ITALY is notorious for its perpetually changing governments. Between 1981 and 2007, it had 16 prime ministers, including some repeats, compared with Britain's four. Yet lately Italian politics had acquired a patina of stability. Under pressure from voters, its fissiparous parties had coalesced into recognisable blocks of right and left. The centre-right government of Silvio Berlusconi served a full five-year term; when the media tycoon was defeated at the polls by the centre-left in April 2006, the hope was that Romano Prodi would also see out his term. It was not to be.

The upheaval triggered two weeks ago, when a tiny centrist party quit Mr Prodi's coalition, unseated the prime minister when he lost a vote of confidence in the Senate. After consultations, the Italian president this week has asked Franco Marini, speaker of the Senate, to form a short-term interim government. But Mr Berlusconi, hungry for power, is baying for an election as soon as possible. His commanding lead in the opinion polls suggests he would win, and return to Palazzo Chigi just 20 months after he left it.

Everybody agrees that the last thing that Italy needs is another succession of fractious, short-lived governments. It could just about get away with them when growth was strong, and vibrant private enterprise, especially in the north, more than made up for a shoddy (and often corrupt) public sector and the sclerotic Mezzogiorno. More recently, though, Italy's economic prospects have worsened. It is the slowest-growing big economy in Europe; the south is barely moving forward at all. Spain has just overtaken Italy by the measure of GDP per head, say the statisticians. Italy's competitive sparkle has dimmed. And the OECD, a think-tank, finds that it has the most heavily regulated economy in the rich world.

The country, in short, desperately needs both stable government and painful economic reform. The question is how to get these things. In 2001 voters overwhelmingly backed Mr Berlusconi (rejecting this paper's view that his chequered business history made him unfit to lead Italy). But he squandered his opportunity, using up political capital to protect his media interests and fend off judicial cases against him, and dithering over economic reform. After a disastrous term, he left behind his own “poison pill”: a law to change Italy's electoral system back to one based largely on proportional representation. By the time Mr Prodi lost his confidence vote, no fewer than 39 political parties were represented in parliament.

The poison has thus done for Mr Prodi. Ironically, it is also hurting Mr Berlusconi, who finds it increasingly hard to control small parties in his coalition. Both sides agree that electoral reform is needed to strengthen big parties at the expense of little ones. Yet the smalls will resist, making it hard for any interim government to get a new electoral law passed. So the odds are that Italy is heading for a fresh election under the existing system. Mr Berlusconi seems likely to win — although Mr Prodi's successor as centre-left leader, Walter Veltroni, a popular mayor of Rome, may whittle down his lead.

In search of liberalismo
New election rules are needed if stable government is to return. But Italy's deeper problem is that so few of its political leaders are genuinely liberalising reformers. Mr Prodi's government cut public borrowing and improved tax collection, but proved too timid to take on the vested interests that always resist change. It left the public sector mostly unreformed. As the renewed Naples rubbish crisis confirms, it failed utterly to sort out the Mezzogiorno. A younger and more energetic Mr Veltroni might be bolder, but his reform credentials are untested and his grip on any centre-left coalition may prove no firmer than Mr Prodi's.

There is not a glimmer of hope that a returning Mr Berlusconi would prove a better bet than Mr Prodi. Judging by his record, he might be worse, starting by undoing the Prodi government's successful tax-collecting reforms. Mr Berlusconi has made clear that his first priority would again be to protect his own interests, by making it harder to use evidence from wiretapping in court cases. However successful he has been in business, he remains unfit for the job he covets. Poor Italy.