lunedì 31 marzo 2008

Tutta la vita davanti

Non potevo non andare a vedere questo film. Per via di un 'alto tasso di immedesimazione potenziale', dovuto alla mia attuale vita da ‘precaria’ e ai miei studi filosofici (ma perché, viene da chiedermi, quando si deve dipingere un personaggio un po’ sfigato o comunque 'fregato' dalla vita/dal mondo, si tende ad attribuirgli una laurea in filosofia? – la domanda è, ovviamente, retorica…). Per via del romanzo a cui è liberamente ispirato, Il mondo deve sapere, di Michela Murgia. E per via di Paolo Virzì, che è uno dei pochi registi italiani che seguo con curiosità. Ma concentriamoci sul film, che è una commedia davvero godibile, con un gran ritmo e delle trovate molto spiritose, anche se in alcuni punti si tratta di una comicità molto amara.

Siamo a Roma, e la voce narrante fuori campo è di Laura Morante. La protagonista, Marta (Isabella Ragonese), una brillante neolaureata in filosofia teoretica (sul carteggio Heidegger-Arendt) in attesa di un (fantomatico) concorso in università, è alla ricerca del primo impiego e si concentra inizialmente su redazioni culturali o sedicenti tali e case editrici (vale a dire: su ciò che immagina di poter fare meglio, dato il suo curriculum). Dopo aver incassato una serie di risposte standard (tipo: “Le faremo sapere” o “Il nostro organico è al completo” - io stessa ne ho una collezione…), Marta trova occupazione in un call center (un impiego part-time che le frutta 400 euro mensili), e cerca di ‘arrotondare’ facendo da babysitter a Lara, la
figlia di una collega davvero un po’ svampita, Sonia (Micaela Ramazzotti). Ci troviamo così catapultati in una specie di reality show lavorativo (non a caso, nelle conversazioni delle telefoniste e nel saggio filosofico che Marta inizia a comporre, affiora una sorta di parallelo con il Grande Fratello e con le dinamiche interne alla ‘casa’): all’inizio di ogni turno, si canta la canzoncina motivazionale stile Amici di Maria, che ha la funzione di spronare al Successo, all’Affetto per l’azienda, alla Dedizione, alla Voglia di primeggiare; quindi si dà retoricamente “il buongiorno all’opportunità di questa bellissima giornata!”, e si comincia l’opera di persuasione, che consiste nel convincere delle casalinghe ad ospitare nella propria casa delle dimostrazioni del prodotto, un elettrodomestico “Multiple” dalle svariate funzioni (tipo, sterilizzare l’acqua del rubinetto, ideale se ci sono bambini in famiglia, volete mettere!).

In questo contesto, spiccano su tutti alcuni personaggi emblematici, descritti esasperando determinate caratteristiche, fino a rasentare il grottesco: Claudio (Massimo Ghini), il boss della filiale italiana della Multiple, un po’ farabutto e con tanto di famiglia disastrata, che è poi uno ‘sfruttatore’ sfruttato - nel senso di messo sotto pressione dalla sede centrale della multinazionale americana; Daniela (Sabrina Ferilli), la capo-settore, portavoce quasi spietata della filosofia aziendale (dagli slogan motivazionali alle filippiche sull’essere vincenti/essere perdenti) ma irrimediabilmente sola nel privato; Lucio 2 (Elio Germano), il venditore ossessionato dal desiderio di essere il numero 1, che ha completamente interiorizzato gli slogan dell’azienda fino a perdere il senso della realtà e che dà di matto di fronte al calo dei propri risultati; Maria Chiara (Valentina Carnelutti), la ‘prima della classe’ a cui saltano i nervi, fino ad insultare ferocemente una casalinga, quando la sua bravura viene offuscata dalle performances della protagonista (una scena divertentissima, fidatevi!); Giorgio (Valerio Mastandrea), il sindacalista della NIdiL, la sezione della CGIL dedicata ai lavoratori atipici, irrimediabilmente ‘in ritardo’ rispetto allo scorrere degli eventi (fino ad essere definito ‘patetico’ dalla protagonista), e incapace di comunicare con i lavoratori che dovrebbe rappresentare, perché quello che manca è un linguaggio comune. Il tutto in un’atmosfera da reality show, in cui i più bravi sono pubblicamente premiati e i meno bravi pubblicamente puniti e umiliati, con tanto di simil nominations – e la bravura si misura, appunto, nella capacità di abbindolare casalinghe, di mentire, di convincerle dell’imprescindibilità di un prodotto che poi è una specie di soprammobile inutile (riflettevo: in fondo, si tratta dello stesso meccanismo sulla base del quale i consulenti finanziari vendono derivati o simili, quello che cambia è il target di riferimento, non la casalinga ma aziende, enti, risparmiatori, manager ecc. ecc.).

Il film prevede anche un autentico colpo di scena nelle battute finali - nel senso che io non me lo aspettavo proprio... Non si offre invece una 'conclusione': sì, c’è un cedimento al desiderio di lieto fine quando il saggio filosofico di Marta viene accettato da una rivista internazionale di filosofia (purtroppo, non è un evento realistico…), ma la situazione rimane aperta, e non potrebbe essere altrimenti (d'altra parte, la protagonista ha "tutta la vita davanti"...). Quello che è più interessante notare è come tutti i personaggi siano, a loro modo, delle ‘vittime’, e non se ne accorgano neppure, a differenza della protagonista, che invece, mano a mano, riesce a vedere le storture e a realizzare i limiti di quella peculiare concezione del lavoro e dei rapporti interpersonali. Anche grazie alla filosofia, che non può darle sicurezza economica e reali opportunità di carriera, ma che la aiuta a guardare oltre le scrivanie pulite, i computer efficienti, gli slogan ad effetto e così via, e a non essere solo una parte 'passiva' del grande ingranaggio. Non mi pare un caso che, quando alla piccola Lara viene chiesto cosa vorrà fare da grande, la bambina risponda senza incertezze “filosofia” – della serie, i ‘filosofi’ sono certamente degli sfigati, ma almeno sono degli sfigati consapevoli. Qualche piccolissima soddisfazione, di tanto in tanto…
:)

giovedì 27 marzo 2008

L'amore transalpino - Parte II

Come Italiani, siamo ufficialmente orgogliosi di Carla Bruni. Perché è bella, chic e pure un po' snob; perché è alta e slanciata anche quando indossa delle semplici ballerine nere; perché messa accanto alla povera Camilla Parker-Bowles e al suo cappello 'al fagiano' (“fagiano morto”, hanno sentenziato, impietosi, i giornali britannici...) sembrava discesa da un altro pianeta (uno migliore, ovviamente...). E dire che gli Inglesi si erano preparati a riceverla a modo loro, e cioè, con l'invidia un po' biliosa delle migliori occasioni… insomma, volete che non sappiano che la moda non è stata inventata dalle loro parti e che gli abiti in tinta pastello della regina sono un tantino... discutibili? Nel giorno dell’arrivo dei Sarkozy, i vari tabloid hanno parlato di soap opera presidenziale in trasferta sul suolo britannico e hanno pubblicato una foto senza veli della Première Dame. Ora, capisco che gli Inglesi parlino di soap opere, sono dei veri esperti a riguardo, non essendosi fatti sfuggire una sola puntata dei divorzi principeschi di Carlo e Diana e di Andrea e Sarah. Quanto alla foto 'incriminata', è stata scattata ben quindici anni fa e non ci vedo proprio nulla di male – neanche gli Inglesi, in realtà, perché non sono così bacchettoni e austeri come vogliono far credere….

In ogni caso, ieri Carlà è sbarcata a Londra e - bang bang – ha fatto cadere tutti ai propri piedi. Cambi d’abito azzeccatissimi, portamento principesco, inchino grazioso, pose discrete, sorrisi luminosi ma dosati. Il risultato: Francia batte Inghilterra 1 a 0, sia dentro che fuori dal campo di gioco (e, incredibilmente, gli Inglesi lo ammettono, segno che sono proprio ammaliati). Di conseguenza, i media francesi vanno in visibilio: il commento più ricorrente è che finalmente si esporta la giusta immagine della Francia! Evviva la grandeur! Le gaffes del solito Sarkozy non sembrano neppure più così gravi, così come il disaccordo con Gordon Brown riguardo al boicottaggio della cerimonia inaugurale dei Giochi di Pechino… A questo punto, i giornalisti italiani si risentono profodamente, e reagiscono ribadendo l’italianità della signora Sarkozy: ormai questi Francesi intriganti, sibilanti e tentacolari si insinuano ovunque e si appropriano di tutto, si rende necessario difendere senza-se-e-senza-ma il Made in Italy, che si tratti di Alitalia o di Carla Bruni – che poi sta diventando nell'immaginario collettivo l’equivalente castano della Ferrari. E poi, ora che Federica Pellegrini ha strappato primato e fidanzato a Laure Manadou, l’orgoglio patrio è ai livelli di una vittoria in una finale Mondiale: Italia batte Francia 2 a 0! (sperando che sia di buon auspicio per gli Europei…).

Nella prima puntata della mia riflessione sull’amore transalpino (andata in onda su questo blog qualche mese fa), mi chiedevo cosa una donna come Carla Bruni potesse vedere in Nicolas Sarkozy. Adesso ho capito. Prima di sposare Monsieur le Président, la Bruni era - senza dubbio - una bellissima donna, un’ammirata ex top model, una discreta cantautrice, un modello di femminilità felina ecc. ecc.; oltre a questo, in terra di Francia era una sorta di controparte sofisticata di Monica Bellucci. Avendo sposato il presidente, Carlà è uscita dal circuito un po’ volgare (avete presente l'imitazione di Fiorello?) del mondo dello spettacolo per entrare in quello ‘più alto’ (almeno idealmente) della politica (certo, spettacolarizzandolo e vivacizzandolo un po’…): in un certo senso, si è nobilitata, ed ora recita perfettamente la parte della Première Dame compita e discreta (altro che Cecilia!). Insomma, i media (in particolare i patriottici media italiani) la paragonano a Jackie Kennedy: secondo me, invece, Carlà mira a fare la Grace Kelly della situazione, e a diventare un’icona di stile. Staremo a vedere.

mercoledì 26 marzo 2008

Donne contro

Devo necessariamente segnalare il botta-risposta-risposta-botta tra la candidata premier de La Destra, Daniela Santanché, e l'onorevole forse-Pdl Alessandra Mussolini (non so infatti se Alternativa Sociale si sia sciolta nel Pdl...).

Il serrato confronto a distanza inizia dalla "concezione orizzontale" che Silvio Berlusconi avrebbe delle donne (Santanchè), si replica con l'accusa di aver fatto carriera perché 'protetta' (Mussolini a Santanchè), si ribatte con l'affermazione che nonno Benito si starebbe rivoltando nella tomba vedendo la nipote che fa la "valletta" (Santanchè), si risponde che nonno Benito è apparso addirittura in sogno per rivelare cosa pensa della Santanché (Mussolini), e infine si conclude così:

Cara Alessandra, ti rivelo io riservatamente cosa ti ha detto ieri notte nonno Benito in sogno. Mia amatissima nipotina, non dovevi essere proprio tu e non la Santanchè a ricordare agli italiani, come ha fatto oggi a Napoli con la schiena dritta e il petto in fuori, che senza Mussolini non ci sarebbero stati il salario garantito, l'Inps, i diritti per le donne, Cinecittà, Marconi, Pirandello, D'Annunzio, la grande architettura e le grandi bonifiche? Ti perdono mia carissima Alessandra perché non sai quello che fai e con chi stai anche perché senza Mussolini neppure il tuo Fini sarebbe mai esistito politicamente. Con comprensione, tua Daniela.
Daniela Santanchè

Credo che il vivace scambio di battute tutto al femminile si commenti da solo.

Aggiungo solo qualche piccola rettifica/puntualizzazione sulle presunte 'rivelazioni oniriche' di nonno Benito (che dimostrano,
da parte sua, alcuni piccoli cedimenti di memoria - d'altra parte, era solo un sogno...).
  • Il primo nucleo di un sistema previdenziale nasce in Italia nel 1898: si tratta della Cassa nazionale di previdenza per l'invalidità e la vecchiaia degli operai (CNAS), che nel 1933 assume il nome di Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale, e nel 1943 la denominazione attuale (cioè, omettendo il termine "fascista").
  • Guglielmo Marconi brevettò il suo telegrafo senza fili nel 1896 (nell'anno in cui Mussolini compiva tredici anni...).
  • D'Annunzio e Pirandello avevano già composto la maggior parte delle proprie opere prima della marcia su Roma (e il Vate aveva volato su Fiume nel 1919).
  • Secondo nonno Benito e il suo slogan, le donne dovevano "obbedire, badare alla casa, mettere al mondo figli e portare le corna"... bella serie di diritti, non c'è che dire!
  • Ok per Cinecittà e la bonifica dell'Agro pontino, ma la "grande architettura" dell'Eur potevano pure risparmiarcela... (questa, però, è un'opinione strettamente personale: ognuno ha i suoi gusti architettonici...).
  • Sul salario garantito, sospendo il giudizio (cioè, messa nei termini di cui sopra la cosa non mi risulta, ma potrei anche sbagliare: non sono un'esperta di Ventennio e di riforme fasciste... insomma, correggetemi se ne sapete di più!).

lunedì 24 marzo 2008

Fidelity Fiduciary Bank

Avete presente Mary Poppins, il film Disney? Da bambina era in assoluto il mio preferito, conservo ancora la preziosa VHS, e insieme a mia sorella lo avrò visto decine e decine di volte. Oggi che sono una bambina cresciuta penso che il film sia proprio ben fatto, una bella descrizione dell'Inghilterra inizio Novecento, dei suoi solidi valori tradizionali e del nuovo che più-o-meno avanza (del tipo "Voto alle donne tutti insiem"...).

Rivedendo il film di recente, mi ha molto colpito (e divertito) una delle scene che da piccola amavo meno: quella in cui in cui il monolitico signor Banks porta i figli Jane e Michael alla banca in cui lavora, nel cuore della City. Credo che la canzoncina interpretata dai soci della banca in quel frangente sia davvero indicativa di una certa mentalità 'finanziaria' e che meriti una segnalazione sul blog (che poi, a tutti i bambini cresciuti fa piacere, ogni tanto, tornare ad imbattersi in un film come questo, o no?). Purtroppo, non l'ho trovata in italiano... :(

sabato 22 marzo 2008

Pensieri pasquali

Qualche sera fa, dopo aver seguito una puntata de L'Infedele di Gad Lerner dedicata al tema della risurrezione, mi è capitato di chiedere ad alcune persone a me più o meno vicine 1) se credessero davvero che Gesù Cristo è risorto dopo tre giorni e 2) cosa pensavano che sarebbe stato di loro dopo la morte (una domanda, quest'ultima, che ha prodotto anche delle interessanti riflessioni sul Paradiso e sulla fine dei tempi). Sarà che le questioni teologiche e dottrinali, così come le eresie, mi affascinano tantissimo; sarà anche che la mia incredulità, maturata mano a mano, mi rende estremamente 'curiosa' riguardo a posizioni diverse o opposte alle mie.

Riflessioni esistenziali-cristologiche-teologiche a parte, quello che mi sembra evidente è che, come accade per il Natale (anche se in modo un po' più... 'raccolto', di certo meno esasperato), la Pasqua può essere vissuta (di fatto, viene vissuta) in modi molto diversi: in quanto 'cuore' dell'anno liturgico e della propria fede, in quanto momento di riflessione religiosa o esistenziale, in quanto ricorrenza tradizionale, in quanto occasione per ritrovare parenti e familiari e così via.

In ogni caso, a prescindere dal senso che ciascuno di voi dà a queste giornate, approfitto del blog per augurarvi una Buona Pasqua!

Mettici la pancia!

Grazie a Sorelle d'Italia, ho scoperto questa iniziativa a sostegno della legge 194.

(e, andando lievemente fuori tema, linko anche la video-inchiesta realizzata negli ospedali milanesi dal Corriere della Sera: A caccia della pillola del giorno dopo - precisando che la pillola del giorno dopo non è un mezzo abortivo bensì contraccettivo, e non deve essere confusa, come fanno molti, con la RU486. Sul ricorso all'obiezione di coscienza ci sarebbe davvero molto da riflettere, e mi riprometto di farlo, quando avrò un po' più tempo.)

Il senso della realtà in campagna elettorale


(Giannelli sul Corriere di oggi)


Stiamo lavorando su Alitalia come su mille cose, ma non è colpa nostra se ci sono tante questioni e il governo le deve affrontare, perché sono sempre eredità di un pessimo passato. Per fortuna della Compagnia c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegherà tutto il suo talento per risolvere un problema che altri non hanno saputo risolvere.
Silvio Berlusconi, febbraio 2004 (fonte: Il Messaggero)

Padoa Schioppa: Su Alitalia perso il senso della realtà
(Fonte: Il Sole 24 Ore)
L'intervista del ministro sul Financial Times

martedì 18 marzo 2008

Il Tibet, la Cina e le Olimpiadi

La Cina non è un paese democratico, non lo era quando le sono stati assegnati i Giochi Olimpici del 2008 e non lo è oggi, nei giorni in cui il suo governo soffoca nel sangue la protesta tibetana (a proposito: What you have to know about China's occupation of Tibet). I morti di Lhasa, di cui non conosceremo mai il numero reale, come è nella tradizione dei migliori regimi totalitari, non ci svelano nulla di nuovo, ma sono l’ulteriore, drammatica conferma di uno stato di cose che perdura da oltre mezzo secolo. In Cina non c’è libertà di espressione, di culto, di informazione, di educazione, di autodeterminazione, le minoranze sono soffocate (riguardo al Tibet, il Dalai Lama ha parlato ieri, e a ragione, di “genocidio culturale”), i lavoratori non godono di alcuna tutela, i diritti umani vengono sistematicamente violati e via di questo passo, mentre in politica estera il regime foraggia e sostiene alcuni suoi 'omologhi', come il governo birmano.

La cosa incredibile è la percezione estremamente diffusa in Occidente che non si possa fare assolutamente nulla e che si debba restare fermi a guardare: la Cina è un colosso economico, e nessuno Stato occidentale desidera inimicarsela, neppure i più fanatici tra i sedicenti ‘esportatori della democrazia’. Gli interessi in gioco sono molti, e qualsiasi moto di spontaneo indignazione è soffocato dalla paura di ‘ritorsioni’. E così, il dibattito sulla tutela dei diritti umani si appiattisce sempre più su quello del possibile boicottaggio dei Giochi del prossimo agosto. Perché l’unica pressione che l’Occidente sente di poter esercitare sul gigante cinese è a livello puramente simbolico, e oltretutto implica una lunga scia di prudenze e distinguo che trasudano impotenza.

Da appassionata di sport (con un’alta concezione dello spirito olimpico), avevo già espresso qui e qui le mie perplessità riguardo all’attribuzione a Pechino dei Giochi 2008, aderendo a questa campagna di boicottaggio ‘mediatico’: un boicottaggio assolutamente ideale, nel desiderio di sensibilizzare l’opinione pubblica, di far sì che le celebrazioni olimpiche potessero accendere i riflettori sulle condizioni di vita in cui versano sia la popolazione cinese che le minoranze oppresse dal regime, di mostrare quanto l’idea di una festa dello sport e della fratellanza (perché questo è ciò che dovrebbe essere un’Olimpiade, prima ancora che una festa degli sponsor o di determinati potentati economici) strida con una simile situazione.

Ora, alla luce dei fatti degli ultimi giorni, non riesco neppure a parlare dell’Olimpiade, o a pormi il problema dell’Olimpiade: d'altra parte, come si può pensare ad un evento sportivo, per quanto importante, di fronte ad atti di violenza tanto gravi? E se il boicottaggio reale da parte delle Federazioni non è probabilmente una soluzione praticabile, questa indignazione generalizzata ma cauta (e comunque priva di conseguenze) da parte delle democrazie occidentali mi sembra davvero ipocrita.

lunedì 17 marzo 2008

Fatto!

Sono dottore di ricerca in filosofia (per la precisione, in Scienze della Cultura curriculum filosofico), e non riesco ancora a crederci, non mi pare vero di essere arrivata in fondo al dottorato...
Che storia! :)

giovedì 13 marzo 2008

Ok, ci siamo

Ormai l'ho scritto e detto a chiunque (o quasi...), quindi lo scrivo anche qui: pensatemi, sabato mattina! Quanto al blog, ci risentiamo al mio ritorno da Modena...

mercoledì 12 marzo 2008

Lo scrutatore non votante

Questa settimana ho meno tempo del solito per la cura del blog. Cerco di farmi perdonare l'inusuale latitanza con un po' di musica, più o meno in tema con la campagna elettorale (e, qualunque sia la vostra fede musicale, siate buoni con Samuele Bersani perché lo adoro!). ;)


lunedì 10 marzo 2008

Il voto spagnolo

Nel marzo 2004 si era parlato di una vittoria 'accidentale' del PSOE, viziata (se non 'determinata') dal terrorismo. Nel 2008, l'allora premier-per-caso Zapatero (classe 1960: praticamente, un bambino...) viene rieletto, ottenendo un numero di seggi maggiore rispetto alla tornata precedente: segno che un Partito Socialista serio può non soltanto essere forza di governo ma anche confermarsi come maggioranza. Il candidato del Partito Popolare Rajoy (classe 1955: anche lui, un ragazzino...), che pure guadagna qualche seggio in più rispetto al 2004, si comporta da uomo politico (nonché da persona civile), ammette la sconfitta e si congratula con il vincitore. I risultati elettorali arrivano a pochissime ore dalla chiusura dei seggi (fissata per le ore 20; il 90% dello scrutinio era ultimato già alle 23...).
Nel complesso, la Spagna chiamata alle urne ci rifila una lezione di democrazia.

domenica 9 marzo 2008

Cento anni di Inter

So che alcuni non si aspettano un post come questo da me, ma è soltanto perché mi hanno conosciuta negli anni dell’università o del dottorato, e non prima. Molti dei miei amici di oggi, infatti, non sospettano - anzi, non potrebbero neppure lontanamente immaginare... - il mio passato da vera e propria pasionaria dell’Inter. A dispetto di ogni apparenza, sono stata una tifosa irriducibile fino alla fine del Liceo, per poi raffreddarmi progressivamente, fino al quasi-disinteresse odierno (anche se, quando la Beneamata vince, fa sempre un po’ piacere, così come quando la Juve o il Milan perdono – che dire, è decisamente più forte di me… ;) ).

E’ iniziato tutto a metà degli anni Ottanta. Avevo più o meno sei anni, il mio quartiere era popolato di bimbi e bimbe della mia stessa età (più o meno…) e spesso ci capitava di giocare insieme nei cortili. I maschietti avevano l’album delle figurine dei calciatori, noi femminucce (in netta minoranza numerica) gli album di Incantevole Creamy e Kiss me Licia (che sopravvivono ancora in casa, custoditi in qualche baule). Tutti i miei compagni di giochi avevano una squadra del cuore, spesso ‘ereditata’ dai papà, e io non volevo/potevo essere da meno. Ma – a differenza di mio fratello - la squadra del papà non mi piaceva, esteticamente parlando: l’accostamento del bianco e del nero mi sembrava decisamente insulso... E così, un giorno, sfogliando con poca convinzione l’album delle figurine Panini, ho scelto sia l’accostamento di colori a mio parere più… ‘grazioso’ – l’azzurro, il mio preferito da sempre e per sempre, e il nero – sia il nome che sembrava suonarmi meglio: Inter, come Internazionale (sarà che ero socialisteggiante anche da bambina, per quanto incosapevolmente…), e ho deciso di sposare la causa. Solo più tardi ho scoperto che la mia mamma conosceva a memoria la formazione dell’Inter di Helenio Herrera, perché aveva a sua volta un passato da pasionaria neroazzurra, e ne ho dedotto che doveva esserci in me una predisposizione genetica (anche se non mi spiego, a questo punto, la sorellina milanista… forse lo ha fatto per reazione nei confronti del resto della famiglia…).

Dato che, quando sposo una causa, sono solita andare fino in fondo, con costanza e ostinazione, in pochissimo tempo sono diventata una tifosa interista da manuale. Da bambina delle scuole elementari ho adorato Klinsmann, Matthaeus e Berti, da ragazzina delle medie ho addirittura ricevuto una ‘dichiarazione d’amore’ (se così si può dire, data la tenera età) su un cuore neroazzurro (che conservo in un cassetto, e che mi fa sorridere ancora oggi), e da adolescente, ogni lunedì mattina, entravo in classe superagguerrita e pronta a battibeccare con la prof. di Italiano e con i compagni di Liceo juventini (nonché teramani – ma questa del derby abruzzese è davvero un’altra storia…). Sarà anche che sto sempre dalla parte delle minoranza, o che non mi piace proprio vincere facile, chissà! ;)

Tra i miei ricordi in neroazzurro ci sono l’Inter di Ernesto Pellegrini, di Trapattoni, lo sponsor ‘Misura’ sulle magliette (pasta integrale, mah...), i grandi capitani - il rassicurante Bergomi su tutti -, le papere e le magie di Walter Zenga, e poi l’arrivo di Moratti nel ‘95, e poi Zanetti, Zamorano, Simeone, Ronaldo, Di Biagio, l’Inter pazza-da-morire di Gigi Simoni, la finale di coppa Uefa del '98 contro la Lazio, e ancora i simboli intramontabili, il grande Giacinto Facchetti e l’avvocato Prisco (sia ‘in persona’ che nell’imitazione di Teo Teocoli…).

Oggi non sono più una ‘tifosa’, e per quanto ami lo sport in genere, non seguo il calcio come facevo una volta (a parte Mondiali ed Europei – ma anche lì, non c’è più la passione che c’era quando ero una ragazzina, non sento la magia che sentivo prima; sarà che il mondo del calcio mi sembra sempre più un circo economico e mediatico, sarà che le onnipresenti polemiche arbitrali e calciopoli hanno definitivamente spento il mio entusiasmo…). Il dato di fatto, però, è che nessuna squadra ha mai sostituito l’Inter (al massimo, mi è capitato di affiancare all’indiscusso sostegno neroazzurro qualche altra simpatia, ad esempio per il Bologna di Baggio e Andersson, o per la Fiorentina di Batistuta – ma quando poi queste squadre giocavano contro l’Inter, non ho mai avuto dubbi sulle parti da prendere…).

Comunque sia, questo post di simpatici ricordi personali è per dire che, dato che oggi la Beneamata compie ben cento anni, dato che siamo nate entrambe di marzo e che i suoi colori mi hanno emozionata a lungo, non posso non ricordarla e ringraziarla: AUGURI!


P.S.:- E la notte scorsa il cane della famiglia Moratti ha persino sventato una rapina!!!

sabato 8 marzo 2008

C'è da fare - Si può fare

Ogni otto marzo il mondo politico, sociale e culturale si ferma a riflettere su pari opportunità e discriminazioni, constatando che il cammino da compiere è ancora lungo, che determinati, sciocchi, pregiudizi sono duri a morire, che nella maggior parte dei casi una donna, per riuscire nel proprio ambito lavorativo, deve spendere il doppio (se non il triplo o il quadruplo) delle energie spese da un uomo, che non può mai dirsi davvero 'arrivata', e via di questo passo. Ogni anno si ripetono sostanzialmente le stesse formule, gli stessi auspici e le stesse considerazioni, mentre poco sembra cambiare nei fatti o nelle politiche.

Ciononostante, non riesco a non essere fiduciosa, perché so che le donne sono piene di risorse, che sono più toste di quanto si possa immaginare, che sanno cavarsela e che, quando è necessario, non hanno paura di fare sacrifici - e già che è la nostra festa, mi coccolo con una poesia di Sanguineti che mi piace molto (approfittandone per fare gli auguri a tutte!):

Ballata delle donne
di Edoardo Sanguineti

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia:

quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace:

quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire:

perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente

femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

Se non siete fan di Jane Austen...

...non potete proprio capire! ;)
Questa mattina ho fatto il test di cui sotto (non mi sembrava proprio vero di aver trovato una cosa del genere - da austenmaniaci come me... - in giro per la rete!), ed è venuto fuori il seguente risultato:

I am Elizabeth Bennet!


Take the Quiz here!

E - sia chiaro... - non l'ho assolutamente fatto apposta!!! ;)
Ho persino risposto che mi sarebbe piaciuto essere interpretata da Gwyneth Paltrow o Kate Beckinsale, nonostante la mia notoria antipatia nei confronti di Emma Woodhouse!!! Poi, a dirla davvero tutta, questa mattina mi sono svegliata molto Elinor Dashwood... ;)

Precisazioni per i non austenmaniaci:
a) Elizabeth Bennet è la protagonista di Orgoglio e Pregiudizio (per intenderci, quella che sposa Darcy, il personaggio maschile n. 1 della storia della letteratura... potrebbe essere sufficiente questo a renderla il mio personaggio austeniano preferito... ;) );
b) Gwyneth Paltrow e Kate Beckinsale hanno interpretato Emma Woodhouse, la (svampita...) protagonista del romanzo austeniano Emma, nelle due versioni - televisiva e cinematografica - più recenti (1996). Emma è in assoluto tra i romanzi di Jane Austen quello che amo meno, anche perché trovo la protagonista assolutamente insopportabile, al punto da preferirle - e così ho detto tutto... - l'apatica Fanny Price di Mansfield Park (in ogni caso, ciò non toglie che io trovi Gwyneth Paltrow e, soprattutto, Kate Beckinsale, decisamente belle... e comunque meglio - esteticamente parlando - della pur bravissima Jennifer Ehle).
c) Elinor Dashwood è una delle due protagoniste di Ragione e Sentimento (per intenderci, la sorella maggiore - saggia, ragionevole e anche un po' crocerossina).

giovedì 6 marzo 2008

Niente paura... :)

Oggi raggiungo quota 27, un po’ più di 20 ma pur sempre meno di 30… ;) [Della serie, ognuno si consola come può! :P ]

martedì 4 marzo 2008

Il mio cuore metalmeccanico

Le morti sul lavoro, definite ‘bianche’, non so poi perché, sono indigeribili. Di un’assurdità estrema. Ed è inconcepibile per me che l’Italia sia il paese dell’Unione Europea con il più alto tasso di incidenti e decessi tra i lavoratori. A dicembre Torino, ieri Molfetta, e in mezzo tanti altri episodi, ed altrettante tragedie. Forse ha ragione Pietro Ichino quando dice che le leggi ci sono, ma non sono rispettate, perché nel nostro Paese c’è una scarsa cultura delle regole. Con la stessa disinvoltura si passa col rosso, si bara con la dichiarazione dei redditi, non si controlla un estintore.

Ogni volta che leggo notizie di incidenti, di infortuni e di morti sul lavoro provo un moto di indignazione. E' più forte di me, non riesco ad essere misurata. Sarà che tendo inevitabilmente ad immedesimarmi in certe situazioni; sarà che il mio papà è metalmeccanico da trentacinque anni - operaio prima, quando ero bambina, impiegato tecnico poi; sarà che tra i ricordi più nitidi della mia infanzia ci sono il suo camice verde 'da officina', il suo pollice spesso incerottato e le manifestazioni della CGIL in occasione del primo maggio; sarà che attraverso di lui e attraverso i suoi racconti ho conosciuto sia la storia delle rivendicazioni sindacali che la realtà dell’azienda-famiglia vecchio stile, quella in cui operai e datori di lavoro si scontrano, e talvolta anche aspramente, ma poi perseguono lo stesso fine, perché il bene dell’azienda è il bene di tutti e perché il lavoratore è un patrimonio, specialmente nei momenti di crisi profonda - come è accaduto tra la fine degli anni Ottanta e i primissimi anni Novanta. Mi ricordo della svalutazione del 1992 come se fosse ieri (e ringrazio di cuore l’Euro e chi ci ha consentito, con rara lungimiranza, di farne parte). Di aziende-famiglia ormai ne sono rimaste poche, ed è un vero peccato, in primo luogo per gli operai. Posso immaginare che non sia facile essere alle dipendenze di una multinazionale di cui conosci solo il nome, o lavorare a giornata, come capita agli interinali: come fai a provare orgoglio per il buon rendimento della tua azienda se hai la sensazione di non farne
davvero parte? Il nuovo mercato del lavoro è spersonalizzante, dispersivo, individualizzante, in molti casi frustrante e poco remunerativo, ed essere tutelati, avere la certezza che a sera si potrà tornare a casa, è decisamente il minimo.