lunedì 29 settembre 2008

Head of Skate - Movie Trailer

Dall'Alaska con furore: l'ascesa di Sarah Palin raccontata come in un film della Disney.



L'idea e l'esecuzione sono assolutamente geniali. Quanto agli autori... College Humor.

domenica 28 settembre 2008

Stress da blog - quando l'ispirazione proprio non c'è

Sarà che negli ultimi tempi ho avuto davvero tantissime cose da fare e da pensare e ho accumulato una buona dose di stanchezza; sarà che, di volta in volta, non c'è stato nulla o c'è stato troppo da raccontare, per cui un diplomatico silenzio mi è sembrato l'unica via praticabile; sarà che, ormai da alcune settimane, mi interrogo sull'opportunità di tenere in vita questo blog, che è nato - come qualcuno di voi forse ricorderà... - in circostanze abbastanza particolari, ora finalmente superate (il Ragazzo è tornato dal suo anno di postdoc negli US e la mia tesi di dottorato è stata scritta, consegnata e discussa); sarà che il fatto di scrivere dipende per me dall'umore e dal mio modo di interagire ed interpretare il mondo esterno, ed ambedue questi fattori non mi hanno aiutata ad essere creativa, negli ultimi tempi; sarà che, come scriveva Wittgenstein nell'ultima pagina del Tractatus, "su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (per quanto, a mio tempo e nella mia incolmabile ignoranza, mi sia capitato di interpretare questa frase in modo molto poco filosofico e analitico, e cioè come una sottile presa per i fondelli nei confronti del povero studente che ha leopardianamente 'sudato' su tutte le 100-e-qualcosa pagine precedenti... Che il prof. G. possa perdonarmi per questo!); insomma, il punto è che ultimamente il blog è stato aggiornato occasionalmente, in (sempre più) rari momenti di 'illuminazione'.

Se fossi radical chic direi che soffro di un "blocco da blog", o meglio, di una "apatia da blog". Se fossi una scrittrice decadente mi butterei più probabilmente su un "romantico ripiegamento intimistico". Dato che non sono né l'una né l'altra cosa, mi appoggio ad un banalissimo dato di realtà: se e quando sentirò di nuovo l'esigenza, la voglia e il piacere di scrivere, suppongo che tornerò a farlo con la regolarità (e forse l'ipertrofia...) di una volta.
Voi però non state a disperarvi, ché altrimenti finisce che mi sento in colpa! ;)

martedì 23 settembre 2008

Tutto è bene...

...quel che finisce bene.
Il festivalfilosofia 2008 (fantasia) ha confermato le 130 mila presenze dell'edizione record del 2007 (sapere): vi dirò, una gran bella soddisfazione (che si aggiunge a quella di essere usciti vivi dalla densissima tre-giorni di appuntamenti, conferenze e spettacoli tra le splendide piazze di Modena, Carpi e Sassuolo).

Arrivederci al settembre 2009: si parlerà di comunità.

venerdì 12 settembre 2008

Ma che delusione!

La vera notizia della settimana è che mercoledì 10 settembre non c'è stata la fine del mondo (o se c'è stata non ce ne siamo accorti, quindi, poco male...). Nel fatidico ultimo giorno della Terra, e nella spasmodica attesa del buco nero generato dai diabolici (o dispettosi) scienziati del CERN, un noto telegiornale italiano aveva aperto la propria edizione delle 13 con il titolo "Apocalypse now?" - la fine del mondo, evidentemente, aguzza l'ingegno...

L'indomani, in assenza di catastrofi (a parte una ragazza indiana che si sarebbe suicidata per la paura...), un giornalista spiegava che nell'acceleratore ginevrino "si trovano protoni e neuroni, che però non si scontreranno prima di ottobre". Della serie: la fine del mondo è soltanto rinviata di qualche settimana. Ad ogni modo, il tipo sembrava così informato a riguardo che mi è venuto da pensare che qualcuno dei neuroni a passeggio nel LHC fosse suo...

giovedì 4 settembre 2008

Questioni di famiglia (in parallelo)

Qualcuno viene a mancare, di solito il capofamiglia (meglio se carismatico, potente e punto di riferimento generale); di norma, si mette in scena un funerale, preferibilmente molto commovente. Quindi, l'attenzione si sposta su mogli, figli, nipoti e congiunti vari che si ritrovano a fare i conti con un'eredità che si rivela più complessa del previsto. Ecco: la maggior parte delle serie televisive a sfondo familiare comincia esattamente così.

All'inizio degli anni Novanta aveva più o meno aperto le danze il drammaticissimo polpettone (forse anche un po' filo-repubblicano...) Sisters, ambientato in una grigia e un po' anonima cittadina dell'Illinois. Quattro sorelle tra i trenta e i quarant'anni, molto molto diverse tra loro, si ritrovano a fare i conti con la morte del padre, si stringono intorno alla mamma vedova (nuovo punto di riferimento) e, tra le tante cose, scoprono anche l'esistenza di una sorellastra. Andando a stringere, il telefilm è un insieme di situazioni e clichés tipici del genere 'familiare', condito però da un numero inaudito di lacrime, tragedie e drammoni (sparatorie, malattie, violenze, dilemmi vari...). A mio parere, l'unica vera nota di merito di Sisters è un ciclo di puntate in cui un giovane ma già affascinante George Clooney veste i panni dell'eroico poliziotto che prima sposa la più strampalata delle sorelle (interpretata dalla stessa attrice che sarà Stacy Warner in House M. D.) e che poi viene assasssinato per ordine di un capo malavitoso.

Quest'estate mi sono ricordata di Sisters (già, lo avevo rimosso...) perché mi è capitato di guardare alcune puntate di un altri due telefilme 'familiari': Brothers and Sisters and Dirty Sexy Money. E di constatare l'evoluzione e l'affinamento del genere.

In Brothers and Sisters, ambientato nella Los Angeles bene, c'è un padre imprenditore sessantenne che muore all'improvviso, lasciando una moglie (Sally Field) e cinque figli adulti: la primogenita manager ed erede designata con tanto di matrimonio che va progressivamente in pezzi; una secondogenita opinionista televisiva di fede repubblicana (Calista Flockhart - la tanto rimpianta Ally McBeal... sigh!), un figlio imprenditore, complessato sul lavoro ma felicemente sposato; un figlio avvocato, brillante, gay e di fede democratica; un ultimogenito ex-soldato in Iraq con conseguenti problemi di droga. Ovviamente, il capofamiglia si lascia dietro una serie di segreti e situazioni non risolte, tipo aver provocato la quasi-bancarotta dell'azienda di famiglia o aver avuto per vent'anni un amante fissa, con tanto di figlia mai riconosciuta.

In Dirty Sexy Money, invece, va in scena una ricchissima (spudoratamente ricca...) famiglia di New York, composta da personaggi un tantino...'originali'. Dall'aspirante senatore sposato ma con amante trans, al reverendo cinico e con tanto di figlio illegittimo; dalla figlia plurisposata e sempre divorziata a quella con aspirazioni da attrice ma priva di talento, fino al giovanotto sbandatello che spende i soldi di papà in donne, alcol e varie senza avere nessuno scopo nella vita. Ciascuno di questi rampolli comporta, ovviamente, un enorme dispendio di denaro paterno. Nella prima puntata della serie si celebra il funerale dell'avvocato di fiducia, nonchè consigliere e amico della ricchissima famiglia, morto in seguito ad un misterioso incidente, forse addirittura assassinato. Il capofamiglia (Donald Sutherland) decide di offrire l'incarico di curatore degli affari familiari proprio all'integerrimo figlio del defunto, nei confronti del quale ha tutta la stima che non nutre per i suoi eredi. Come nelle migliori serie, tra intrighi vari e alla ricerca dell'assassino (per lo meno, nell'arco della prima serie...), si scoprirà che il defunto avvocato intratteneva da qualche decennio una relazione con la bionda moglie del capofamiglia, al punto di essere il padre biologico di uno dei suoi originali e costosi rampolli...

Andando alle conclusioni. Sisters era inequivocabilmente una tragedia e si prendeva un po' troppo sul serio. I suoi 'successori' sono decisamente più soft e più godibili. In particolare, Brothers and Sisters ha il merito di alternare situazioni drammatiche a situazioni piuttosto comiche, reggendosi sulla mimica dei personaggi (grazie ad un cast di qualità, in particolare la Flockhart e la Field) e su dialoghi piuttosto vivaci, a volte persino brillanti. Insomma, retorica familiare sì, e tanta, ma con moderazione e qualche diversivo. Dirty Sexy Money, invece, è una parodia (se non un'esplicita presa per i fondelli...) di un certo modo di fare e pensare (o di non pensare) tipico di chi ha ricchezza e potere ma non ha la capacità o la volontà di gestirli (si vedano tutti i rampolli di cui sopra, generalmente privi sia di merito che di spina dorsale, e comunque abbastanza infelici). Niente di eccezionale o di imperdibile, ma da riderci un po' su quando capita.

mercoledì 3 settembre 2008

Nulla contro la punteggiatura, ma...

...il gattino Virgola, parliamone: compare sullo schermo in qualsiasi fascia oraria e su qualsiasi rete, canticchiando con un'inquietante vocina pseudo-infantile (e io che pensavo che i gatti miagolassero...), gli occhi incredibilmente fissi sul telespettatore e solo la bocca e la testolina mobili. Ce n'è abbastanza per provocare traumi irreparabili in chiunque vi si imbatta nel corso di una innocua attività di zapping, e in particolare nelle nuove generazioni teledipendenti.

Peggio ancora, i piccoli telespettatori potrebbero reagire memorizzando all'istante il contagioso motivetto "Mi chiamo Virgola, sono un gattino, sono la stella del telefonino..." e divertendosi a ripeterlo e a riproporlo fino allo sfinimento e anche oltre (e cioè superando limiti su limiti come solo i bambini delle scuole elementari sanno fare nei loro momenti migliori...) ai poveri e innocenti adulti circostanti. E pensare che c'è chi questa suoneria sceglie di scaricarla a pagamento... de gustibus non est disputandum, certamente, ma...

martedì 2 settembre 2008

Presidenziali 2008 a Fairview

Ricapitoliamo: Susan, Edie e Lynette voteranno per Obama: “perché change è una parola che suona così bene! E poi il discorso di Denver era così emozionante e le frasi di Barack per la nonna erano taaanto taanto commoventi!!!” (Susan – i punti esclamativi sono suoi, ma la lacrimuccia contestuale non so davvero come renderla...); “perché è un uomo dannatamente affascinante” (Edie – e sì, lo so che lei avrebbe usato aggettivi un po’ più... espliciti…), “perché io sono tanto liberal e ovviamente voto per un liberal” (Lynette – che nel frattempo si chiede come abbia fatto Michelle Obama a tirare su due bambine così carine, tranquille e posate... mica come i suoi gemelli!).

La bellissima Gabrielle Marquez-Solis-Lang, che nell’ultima puntata della terza serie tradiva il neo-marito Victor con l’ex-marito Carlos, sceglierà McCain, perché va bene combinare tanti e variegati pastrocchi nella propria vita privata, ma i valori e la tradizione sono pur sempre i valori e la tradizione, eccheccavolo! Come scrivevo tempo fa, Bree avrebbe proprio voluto votare per Romney, e nei suoi tempi migliori sarebbe riuscita ad appoggiare persino un Huckabee. Ora, di fronte alla dura realtà (Romney e Huckabee mestamente non candidati e un veterano decisamente troppo liberale, divorziato e molto poco elegante come unica opzione valida), la rossa signora Hodge-un-tempo-Van-de-Kamp tenterà di salvare il salvabile e, turandosi il naso quanto basta, opterà per McCain.

Tuttavia, mi viene quasi da pensare che il veterano-senatore (o senatore-veterano) abbia compreso il suo disagio di elettrice repubblicana poco rappresentata. Altrimenti non riesco a spiegarmi perché abbia scelto come proprio vice una Bree Hodge formato occhialuto e burroso qual è Sarah Palin, con la sua passione per i fucili, il suo particolare senso del decoro e della 'missione americana' nel mondo, la sua crociata contro il sesso prematrimoniale, l’educazione sessuale, gli anticoncezionali, l’aborto e così via.

Bree in fondo è quella che, pur di nascondere la gravidanza della figlia liceale, Danielle Van de Kamp, chiude la ragazza in una specie di convento e si finge incinta per giustificare agli occhi del mondo la nascita del nipote-figlio. Roba da telefilm o da soap, direte voi. Eppure da qualche giorno circolava in rete la notizia che la Palin avesse fatto lo stesso con il bimbo di sua figlia Bristol, e cioè l’ultimogenito Trig (o comunque si chiami). Per smentire questo pettegolezzo, l’aspirante vice-presidente (e, se al settantaduenne presidente McCain dovesse accadere qualcosa nei prossimi quattro anni, Presidente) degli Stati Uniti, ha dovuto ammettere che di bambini ce ne sono due, dato che Bristol al momento è incinta di cinque mesi (quindi non può essere la madre del fratellino nato in primavera, e no...). Conscia dello scandalo, la Palin si affretta ad aggiungere che i quasi-genitori adolescenti si sposeranno presto e metteranno su famiglia, divenendo così precocemente adulti e responsabili.

In tutto questo, posso dire soltanto che mi dispiace per la povera Bristol (no, non per Danielle Van de Kamp, che è in assoluto uno dei personaggi più idioti di Desperate Housewives…): deve essere dura nascere in uno stato sfigato come l’Alaska ed essere la figlia (per di più adolescente) di una tipa che sa sparare meglio di un cecchino, che condanna categoricamente l’aborto, gli anticoncezionali e l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole in nome della castità prematrimoniale e che, comunque sia, non ti lascerà scegliere cosa fare di te, del tuo bambino e della tua relazione con il compagno di liceo (anzi, il compagno di liceo te lo devi proprio sposare prima che della nascita del pargolo, altrimenti tua madre rischia di perdere i voti della destra religiosa, e non sia mai!). Vi dirò, ora che ci penso, comincio a provare un po’ compassione anche per il compagno di liceo-quasi-marito, sprovveduto, infantile o incosciente che sia (mentre per Austin, che era innamorato di Julie Mayer ma ha messo incinta Danielle Van de Kamp, non ho mai nutrito grosse simpatie).

In ogni caso, ci voleva un po’ di soap opera in queste seriose presidenziali 2008. In attesa che cominci una nuova stagione di Desperate Housewives.

Post collegati:
Primarie 2008 a Fairview

lunedì 1 settembre 2008

Settembre, andiamo

Ricominciare dopo le vacanze è sempre un po' dura: vedrò cosa riesco a combinare...

Nel frattempo, ho provato a rinnovare graficamente il blog: dopo un anno e qualche mese in rosa e peluche (e nonostante il peluche in questione fosse uno dei miei preferiti), ho pensato che fosse ora di cambiare... 'stile'...