lunedì 27 aprile 2009

A nozze col delitto

Milano, metà luglio. Un avvocato poco più che trentenne ricco, colto, affascinante, di indole gentile e di ottima famiglia viene trovato assassinato alla vigilia delle nozze. Tutti i personaggi coinvolti nelle indagini, a cominciare dall quasi-sposa e quasi-vedova, un'ambiziosa giornalista in carriera, appartengono a famiglie molto perbene e molto in vista. Tra un PM terrorizzato dalla possibilità di un polverone e desideroso di partire al più presto per le vacanze, e la reticenza un po' snob e un po' colpevole di tutti i parenti e conoscenti della vittima, l'ispettore Sebastiano Rizzo, al suo primo caso davvero importante, si trova a percorrere un vero e proprio campo minato. Anche perché l'omicidio diventa presto, su tutti i media, il "giallo dell'estate".

E' così che inizia A nozze col delitto di Lucia Tilde Ingrosso: un romanzo dai meccanismi ben congegnati, scorrevole e ben scritto, e dai personaggi delineati e caratterizzati con grande precisione (per quanto la maggior parte di essi risulti irrimediabilmente antipatica). Sullo sfondo della vicenda, una Milano affascinante, sofisticata, dagli scorci suggestivi e piuttosto realistica e riconoscibile. E' proprio la descrizione della città, che accompagna costantemente le azioni, la quotidianità e i ricordi dei diversi personaggi, a costituire la parte migliore e più vivace del romanzo. Ed è come se da ogni pagina trasparisse l'amore della scrittrice per la 'sua' Milano, con tutte le sue sfaccettature e persino nelle sue più evidenti contraddizioni.

Generalmente, non amo i gialli e ne leggo pochini. Sarà che le vittime tendono a suscitare in me una certa simpatia e neanche la più brillante e riuscita delle risoluzioni finali riesce a farmi dimenticare che, all'origine di tutto, c'è un omicidio. Il fatto che il motore di un'intera vicenda sia un atto violento da comprendere e ricostruire non è esattamente il mio ideale di trama. Tuttavia, nonostante il magone che mi ha accompagnata per tutte e trecento le pagine, A nozze col delitto è davvero un buon romanzo.

Oltre alla pena nei confronti della vittima (che, insomma, avrà anche avuto i suoi piccoli difetti, però...), ho provato una genuina antipatia nei confronti di quasi tutti i personaggi coinvolti: troppo snob, troppo insoddisfatti, troppo concentrati su se stessi e del tutto incapaci di comunicare e di esternare i propri sentimenti. L'autismo affettivo, nelle sue diverse declinazioni, mi è sembrato un tratto dominante nel racconto: tutti i personaggi della storia, di fatto, si ritrovavano ad avere o ad aver avuto legami palesemente sbagliati con persone sbagliate e per i motivi sbagliati. Come a voler dimostrare che non sono esattamente i soldi a fare la felicità.

Il giallo, come ho detto, è strutturato bene, tanto che alla fine il lettore, prestando un po' di attenzione e mettendo insieme i tasselli, può arrivare a farsi un'idea, per quanto vaga, di cosa sia realmente accaduto la notte del delitto, senza dover attendere la rivelazione finale (e nonostante i vari tentativi di 'depistaggio' operati dall'autrice - in fondo, tutti i personaggi coinvolti nascondono qualcosa e possono apparire 'sospetti'). L'ispettore Rizzo non è male nelle vesti del protagonista, per quanto sia un tantino stereotipato: intuitivo, scontroso, taciturno, affascinante, con un'anima proletaria e una giovinezza segnata dalla tragica morte del padre poliziotto, di certo costituisce il contraltare ideale ai borghesissimi personaggi coinvolti nell'indagine. E poi è un tifoso dell'Inter, un dato che ne spiega numerosi tratti psicologici (fidatevi, me ne intendo).

L'autrice, dopo averlo creato, si propone ora di dargli un seguito. E' infatti uscito di recente un secondo romanzo della Ingrosso, Io so tutto di lei, che vede Sebastiano Rizzo nuovamente impegnato nella risoluzione di un intricato mistero che coinvolge, sconvolge e scuote, ancora una volta, la Milano bene. Come dire: i giallisti tornano molto spesso sul luogo del primo delitto.

venerdì 24 aprile 2009

Buonanotte all'Italia



Provo a riprendere la tradizione dei video musicali del venerdì, in attesa di poter riprendere - spero presto - tutte le altre. E' un altro sguardo indietro, abbiate pazienza.

lunedì 20 aprile 2009

Qualche sassolino

Si dice che l'Italia sia una nazione di esperti di calcio e di commissari tecnici della Nazionale. Oggi aggiungerei che siamo anche una nazione di profeti, di sismologi e di ingegneri edili. In questi quindici giorni, chiunque ha avuto qualcosa da dire. Nostro malgrado, abbiamo visto e ascoltato di tutto: passerelle e parate di politici e vippetti vari, promesse oggettivamente premature, annunci irrealistici a tutti i minuti, polemiche tardive o comunque fuori luogo - data la situazione di emergenza totale... -, titoli sensazionalistici, retorica e quasi pornografia del dolore, speculazioni ad uso e consumo del pubblico televisivo - che può restare impressionato da immagini, suoni e voci e magari garantire record di ascolti, ma che non può rendersi conto fino in fondo della realtà dei fatti.

Non può rendersene conto non per carenza di sensibilità, lungi da me il pensarlo (anzi, devo dire che molte persone lontane hanno partecipato al nostro trauma con una spontanea e meravigliosa solidarietà), ma semplicemente perché la realtà dei fatti è assurda e inconcepibile. Ci si può sforzare quanto si vuole di immedesimarsi, ma è inutile: quello che è accaduto a L'Aquila, il terremoto e le sue innumerevoli conseguenze, supera ogni tentativo di umana comprensione. Io stessa da due settimane mi sveglio ogni mattina sperando che sia stato solo un incubo. Io stessa, pur essendo stata toccata molto da vicino nella lunga e convulsa notte del 6 aprile, e pur avendo tanto ascoltato e visto, stento ancora a realizzare, a capire e, soprattutto, a rassegnarmi.

Fa comunque rabbrividire questa sovraesposizione mediatica e fa rabbia sentire parlare dell'Aquila e del sisma in modo sensazionalistico, superficiale e approssimativo. Si fa confusione sui luoghi e sui dati. Si fanno spot grandiosi e scenograficamente accurati. Si offrono raffigurazioni puerili e parascientifiche del concetto stesso di 'antisismico'. Si fanno 'scoop' giornalistici senza citare fonti. Si considera la magnitudo delle scosse senza menzionare, ad esempio, la profondità dell'ipocentro, la struttura del terreno e la densità abitativa dei luoghi colpiti. E, di conseguenza, si fanno paragoni inconsistenti con altri eventi sismici del passato.

Per non menzionare poi gli odiosi servizi strappalacrime, tutte le beatificazioni o crocifissioni mediatiche e la contrizione obbligata di tutti coloro che pontificano dai salotti televisivi, non si sa a quale titolo. Più che la vita spezzata, compromessa o stravolta di decine di migliaia di persone - perché questo ha comportato il terremoto del 6 aprile - sembra di guardare il nastro interminabile di un patetico film americano.

Insomma, si è scritto e si è detto troppo, e troppo presto. Un'infinità di parole superflue, e quindi stonate, mentre noi eravamo impietriti, traumatizzati, ammutoliti. Nel momento dell'angoscia e del lutto avremmo preferito un silenzio composto e dignitoso, come composto e dignitoso è il dolore delle persone, dei sopravvissuti, degli sfollati, dei parenti delle vittime e di tutti coloro che sono stati colpiti da questo dramma individuale e collettivo. Occorrevano un po' più di rispetto e di sobrietà, e probabilmente era il caso di non farsi condizionare da esigenze di auditel o da indici di gradimento politico-elettorale.

Tutto quello che l'Abruzzo desidera, oggi, è assorbire il trauma e andare avanti, procedere alla ricostruzione - non solo delle case e dell'università, ma anche dei singoli percorsi di vita - con dedizione, con coraggio e con dignità. E se si dovessero riscontrare delle responsabilità nei crolli o nella mancata prevenzione o in qualsiasi altra cosa, queste andranno accertate nelle sedi opportune, di certo non in uno spazio televisivo o in una tribuna elettorale.

A parte queste considerazioni, che mi giravano in testa da qualche giorno e di cui alla fine ho dovuto liberarmi, d'ora in avanti cercherò di scrivere del terremoto il meno possibile (o meglio, non vorrei scriverne più, perché ogni parola mi sembra inopportuna o insufficiente a fronte di quanto è successo, perché non c'è nulla di imprescindibile in quello che potrei dire io e perché tutto fa ancora troppo male), e di ricominciare piano piano a parlare di altro. Purtroppo al momento è difficile, la mia mente è ancora troppo presa dagli eventi delle ultime due settimane e fa molta fatica a riprendere temi e toni diversi, leggeri e scanzonati. Piano piano, abbiate pazienza.

lunedì 6 aprile 2009

3:32

L'inizio della giornata più lunga e orribile che io ricordi.
Il boato, il terremoto, lo shock, la lunga attesa di notizie, l'alternarsi di paura e speranza, il sollievo nel rintracciare una persona cara, il dolore per quanti non ce l'hanno fatta.
E l'angoscia di chi ha perso davvero tutto, e una graziosa città trasformata in un cumulo di macerie.
Non ho mai visto la mia terra così sofferente, né avevo mai vissuto da vicino una catastrofe di queste proporzioni.
Ho bisogno di tempo per riprendermi e per razionalizzare.
Questo blog va in pausa per un po'.

venerdì 3 aprile 2009

Here without you



Facciamo che oggi è la giornata degli struggimenti romantici, per cui posto un classico del genere: 3 Doors Down, dall'album Away from the sun (2002).

giovedì 2 aprile 2009

Un ragazzo venuto dal nulla: Kyle XY

Un adolescente viene ritrovato nudo e spaesato mentra vaga per la città. Non ha nome, non ha identità, non ha memoria e, cosa ancora più strana, non ha ombelico. La polizia è nel panico e, in assenza di un posto appropriato in cui ospitarlo, lo affida temporaneamente alle cure di una psicologa, Nicole Trager, che lo porta nella propria casa e lo fa conoscere alla propria famiglia: il marito super-comprensivo Stephen, la figlia sedicenne Lori e il figlio più-o-meno-quindicenne Josh. E' così che inizia Kyle XY, un telefilm prodotto dalla Abc, in onda dal 2006 e sospeso recentemente, a metà della terza stagione, con grande angoscia dei fan, che sono rimasti con una serie di domande irrisolte.

Il telefilm tenta di distinguersi da tanta televisione giovanilistica giocando la carta dell'originalità. I suoi punti di forza sono essenzialmente due: da un lato, il misterioso protagonista, un neonato/tabula rasa di circa sedici anni ma dall'intelligenza portentosa, che lo fa essere un genio in matematica, gli consente di apprendere rapidamente qualsiasi cosa (tipo: leggere e memorizzare i 21 volumi dell'Enciclopedia in un paio d'ore) e di adattarsi gradualmente sia alla sua nuova famiglia che, più in generale, alle diverse dinamiche sociali (anche se nel percorso incorre in numerose gaffes piuttosto divertenti); dall'altro, le domande sulla sua origine e sulla sua natura, se si tratti della vittima di un trauma, di un alieno o di un prodotto di laboratorio, amplificate dal ritrovamento di uno scheletro umano nello stesso luogo in cui il ragazzo è stato avvistato per la prima volta e dalla presenza di uno sconosciuto pedinatore.

L'idea di partenza è buona, e per quel poco che ho visto non è sviluppata neanche male. Come sapete, le descrizioni dei licei americani e tutte le storie sulla popolarità/impopolarità mi lasciano molto insofferente, anche perché, dai tempi di Beverly Hills 90210, è sempre la solita solfa, con poche varianti. Tuttavia, la storia del ragazzo piovuto dal cielo, che scopre il mondo per la prima volta, come se fosse un neonato, e che dovrà necessariamente cercare di capire qual è la propria origine, rappresenta un buon bilanciamento del luogo comune liceale. L'unico problema è che le storie di questo tipo sono spesso soggette ad una specie deterioramento interno, e perdono progressivamente originalità: il rischio più evidente è che, nonappena il protagonista avrà acquisito una piena consapevolezza del mondo che lo circonda (e, data la rapidità con cui impara, credo che questo momento arriverà presto), il telefilm esaurisca la sua originalità e tenda a trasformarsi in una riedizione un po' sui generis di Smallville, o giù di lì. A pensarci bene, c'è anche un altro problema: non so davvero se sia il caso di affezionarsi ad una serie televisiva di cui si sa già che è stata interrotta in modo brusco a metà della terza stagione, lasciando molte questioni in sospeso e molta insoddisfazione tra i fan..