lunedì 29 giugno 2009

Questo libro sarà un bestseller

Cara signorina Robinson,
ha tra le mani il romanzo che l'agenzia letteraria Lucy Fiamma stava aspettando.


Dopo tanta letteratura più o meno impegnata, torniamo a prendere una salutare boccata di chick-lit, con un romanzo spiritoso, scorrevole e con la giusta dose di suspense.

Angel Robinson adora i libri e quando si trova a dover cercare un nuovo impiego, riesce (grazie anche al fidanzato belloccio e aspirante scrittore) ad ottenere un colloquio presso la rinomata agenzia letteraria di Lucy Fiamma (avete presente Meryl Streep ne Il diavolo veste Prada? beh, siamo di fronte a qualcosa di molto simile...) e a farsi assumere. Inizia così un'esperienza che, a poco a poco, le stravolgerà la vita, soprattutto quando comincerà a ricevere strani messaggi da un anonimo aspirante romanziere, che sembra conoscerla e seguirla molto da vicino...

Questo libro sarà un best-seller (Blind Submission nel titolo originale) di Debra Ginsberg è un romanzo sui libri: su come nascono, sulle manipolazioni e gli adattamenti che una storia 'subisce' prima di essere proposta al grande pubblico e sul (massacrante e poco premiato) lavoro di editing che se ne sta, ben nascosto, dietro un qualsiasi successo editoriale. Il tutto raccontato con molta leggerezza, attraverso le impressioni e le vicissitudini di una giovane e appassionata lettrice nella San Francisco contemporanea. Tra una datrice di lavoro esigente e ambigua, un fidanzato-scrittore geloso e un po' frustrato, un giovane e talentuoso pasticcere italiano, una collega grassoccia e invidiosa, una vecchia e saggia amica e vari altri personaggi, in particolare romanzieri o aspiranti tali, la storia scorre via gradevolissima, solleticando di pagina in pagina la curiosità del lettore.

Tra i pregi del racconto c'è l'ambientazione editoriale, che è appassionante (per lo meno, lo è per me, che da qualche anno bazzico proprio da quelle parti, tra una collaborazioncina e l'altra). Tra i difetti, beh, la conclusione è zuccherina e un po' tirata via, mentre il rapporto Angel-Lucy è molto (troppo...) simile a quello tra Andrea Sachs e Miranda Priestly ne Il diavolo veste Prada. Detto questo, Questo libro sarà un bestseller è una lettura leggera, disimpegnata e molto spiritosa, che sarebbe perfetta sotto l'ombrellone.

venerdì 26 giugno 2009

Stupid girl



Direttamente dagli anni Novanta e dall'album di debutto dei Garbage, Garbage (1995).

mercoledì 24 giugno 2009

ER, quindici anni in prima linea

Dopo quindici stagioni la serie ideata da Michael Crichton, nonché capofila indiscussa del medical drama, ha chiuso definitivamente i battenti. Con un po' di retorica autocelebrativa (gli sceneggiatori sono pur sempre americani....) e tanta nostalgia, e con la telecamera che si è allontanata progressivamente dall'ingresso del pronto soccorso più famoso del mondo fino a mostrare, intera, la struttura del famigerato Policlinico (che io non ricordo di aver mai visto inquadrato in tutto il suo metropolitano splendore... mentre qualche fan più sfegatato di me sostiene che è accaduto almeno un'altra volta, nel corso della prima serie, e che quindi l'ultima scena dell'ultima puntata è stata una citazione, l'ennesima...).

Essendo consapevoli da circa un anno che la quindicesima stagione sarebbe stata anche l'ultima, gli sceneggiatori hanno avuto il tempo e il modo di tirare le fila della narrazione e di accontentare i fan, concedendo vari happy ending (Luka e Abby; Ray e Neela; Tony e Sam...), facendo tornare per (più o meno) brevi comparsate vecchie e indimenticate glorie dello show (da Mark Greene, che appare in un ricordo della dottoressa Banfield, a John Carter; da Kerry Weaver alla coppia Carol Hathaway-Doug Ross, alias George Clooney, nel ruolo che lo ha reso celebre; e poi Peter Benton, Susan Lewis, Elizabeth Corday, il terribile dott. Romano...) e rievocando alcune scene emblematiche (ad esempio, nell'ultima puntata Gates e Carter giocano a basket proprio Greene e Ross nella prima serie).

L'inaugurazione del centro medico all'avanguardia intitolato al bambino-mai-nato di John e Kem e la comparsa di una nuova studentessa di medicina, Rachel Greene, la figlia che Mark ha avuto dal suo primo matrimonio (e chi ha visto la prima serie conosce anche i dettagli del divorzio e della lotta per l'affidamento) sono gli assi giocati dagli sceneggiatori nell'ultimissima puntata, per strappare qualche lacrimuccia agli spettatori e "chiudere il cerchio". Anche la battuta finale di Carter, "Viene con noi, dott. Greene?", è stata studiata a tavolino per far sciogliere le ginocchia ai fan di lunga data, quelli che quando Greene è morto hanno portato il lutto per lui o smesso di seguire la serie (tipo me, che pure ogni tanto ho continuato a gettare un'occhiata sullo show, per cui ho una vaga conoscenza dei "nuovi", ma nulla era più come prima).

Ora che la serie è finita, mi piacerebbe tanto sapere dagli sceneggiatori perché hanno escogitato un abbandono così patetico per Susan Lewis, alla fine della terza stagione, con Mark che la rincorre fino alla stazione e finalmente riesce a dirle "Ti amo" (non era molto pratico, nelle questioni di cuore, il nostro Greene) e lei che dal treno sorride e risponde "Anch'io". E tutti gli spettatori sono lì ad aspettare che accada quello che deve accadere, che quella svampita rinunci per sempre alla partenza e salti giù dal treno, e invece... niente, andata, svanita nel nulla per cinque stagioni circa, per tornare (abbastanza inutilmente) quando Mark è ormai alle ultime battute (e comunque in cinque anni il nostro Greene aveva fatto in tempo a consolarsi, a sposare Elizabeth e ad avere una bambina). E vorrei anche sapere per quale assurdo motivo, se non per puro sadismo, gli sceneggiatori hanno pianificato la sanguinosissima morte di Lucy Knight, accoltellata da uno squilibrato nella sesta stagione, e guarda caso proprio quando lei e Carter cominciavano ad avere una rapporto decente e promettente. E infine - poi però la smetto... - perché quel poverino di Carter è stato condannato a non vivere mai un lieto fine: dopo quindici anni, essendo il personaggio della serie con più gettoni di presenza, se lo sarebbe anche meritato... Ecco, queste tre cose proprio non mi sono andate giù. Insieme alla deificazione di Neela Rasgotra, la dottoressa super-capace di cui tutti gli abitanti di Chicago e dintorni si sono certamente innamorati almeno una volta nella vita... ma dai!!!

Recriminazioni da spettatrice di lungo corso a parte, la fine di ER è di certo la fine di un'epoca televisiva. Non avremmo avuto Scrubs, Grey's Anatomy e probabilmente neppure il dottor House se un bel giorno del 1994 la NBC non avesse mandato in onda questo telefilm in cui drammi personali e buoni sentimenti si intrecciavano con i ritmi frenetici, le rivalità, le difficoltà e le beghe interne di un affollatissimo pronto soccorso metropolitano.

Certo, quindici stagioni sono davvero tante, e per i miei gusti sono anche troppe: cinque stagioni sarebbero un arco ottimale, e comunque dopo la decima stagione una telefilm rischia di diventare una soap, una serie di fragmenti che si ripetono sempre uguali a se stessi. Mi fa comunque piacere che un telefilm storico come ER abbia avuto una stagione finale davvero conclusiva, non condizionata dalle logiche delle emittenti televisive, che tagliano, modifica, rinnovano, sfruttano o interrompono sulla scia dell'auditel, magari lasciando questioni in sospeso e storie a metà. Insomma, se agli spettatori un po' abitudinari un palinsesto senza ER sembrerà un po' vuoto (ci credo, dopo quindici anni!!!), è positivo che si sia arrivati a realizzare un finale e che questo finale sia stato, tutto sommato, più che decoroso.

Post collegati:
Televisione... in corsia

lunedì 22 giugno 2009

La misura del mondo

Un uomo da solo seduto alla sua scrivania. Un foglio di carta, tutt'al più un cannocchiale davanti alla finestra con un cielo terso. E quest'uomo che non si arrende fino a quando non capisce. Forse quella era scienza.

Alla fine del diciottesimo secolo, due giovani tedeschi si appassionano alla 'misurazione del mondo'. Il primo, Alexander von Humboldt, parte per un lungo, avventuroso viaggio di esplorazione in Sud-America, visitando grotte, sperimentando veleni e antidoti, catalogando specie animali e botaniche e ponendo le basi per la geografia moderna. Il secondo, Carl Friedrich Gauss, abitudinario, donnaiolo, scontroso e ostile a qualsiasi tipo di spostamento, rivoluziona la matematica dal chiuso della propria stanza, immerso nella propria ordinaria routine familiare.

Il romanzo di Daniel Kehlmann è il racconto, scorrevole e brioso, delle imprese di due delle menti più brillanti della Prussia a cavallo tra XVIII e XIX secolo. La narrazione prende le mosse dal loro primo e unico incontro, si immerge poi nel loro passato e fa infine ritorno al presente. Quando hanno modo di conoscersi, nella Berlino del 1830, Humbolt e Gauss sono ormai invecchiati, diventando ancora più ostinati e categorici nelle rispettive convinzioni (spesso contrastanti tra loro, un dato che dà luogo a screzi e divertenti siparietti), e hanno visto aggravarsi i propri numerosissimi tic e declinare il proprio ruolo nella comunità scientifica, che li venera come degli idoli del passato, omaggiandoli per le glorie che furono ma considerandoli (probabilmente...) un po' rimbambiti e bisognosi di attenzioni nel presente.

Sullo sfondo, il regno prussiano, prima durante le guerre napoleoniche, poi sotto la Restaurazione; il Sud-America delle missioni religiose, dello sterminio degli indigeni e della schiavitù; la dispotica Russia zarista dell'ultimo viaggio di Humbolt. Il romanzo è un po' filosofico (ad un certo punto c'è anche un ritrattino abbastanza claustrofobico del vecchio Kant...), un po' storico e, in fin dei conti, molto, molto umano. I due protagonisti, pur essendo considerati dei geniali innovatori, ciascuno a proprio modo e nel proprio campo, sono descritti in tutti i loro limiti, i loro difetti e i loro errori, come uomini in carne ossa che vivono e invecchiano e che, di giorno in giorno, osservano impotenti il proprio mondo che muore. Il finale è inevitabilmente malinconico, ma ha anche il merito di essere proiettato verso il futuro e pieno di speranza.

venerdì 19 giugno 2009

Unintended



Direttamente dal primo, meraviglioso album dei Muse, Showbiz (1999), una delle mie canzoni preferite. Che dire dei Muse: la loro musica ha il suo perché e la voce di Matthew Bellamy è assolutamente strepitosa. Peccato per Black Holes and Revelations (2006), che non è stato esattamente all'altezza delle aspettative (né dei tre album precedenti). Attendiamo con fiducia The Resistance, che uscirà il prossimo settembre.

giovedì 18 giugno 2009

25 anni di Tetris

Ok, questo è proprio un post del tipo Lo sapevate che...? Fatto sta che nel giugno del 1984, esattamente 25 anni fa, un programmatore russo dal nome impronunciabile che lavorava presso la Moscow Academy of Science - un istituto di ricerca e sviluppo voluto dal governo sovietico -, e appassionato di giochi, puzzle e rompicapi come solo un informatico può esserlo, inventa il Tetris. La prima versione di questo fortunatissimo videogioco prevedeva l'uso di pentamini, cumuli di cinque blocchetti quadrati, successivamente sostituiti dai tetramini, che rendevano il tutto più agevole.

Della serie, invenzioni che cambiano la vita: non tanto quella dell'autore, che nell'allora URSS non poteva brevettare la propria creazione e che all'inizio, da bravo dipendente statale, dovette lasciare tutta la gloria allo Stato, ma di certo quella dei tantissimi che a questo giochino si sono appassionati e che ancora oggi trascorrono parte del proprio tempo a riempire spazi e a veder cadere dal nulla dei tetramini colorati.

martedì 16 giugno 2009

Forti, gentili e...

...con il senso dell'umorismo!
Un'immagine della manifestazione di una delegazione degli abitanti dell'Aquila e dei 49 comuni del cratere, che questa mattina hanno tenuto un sit-in in piazza Montecitorio, a Roma, per chiedere modifiche al decreto Abruzzo.
(fonte: il Centro)

lunedì 15 giugno 2009

Onda verde a Teheran

(aggiornamenti e notizie da Teheran su The Daily Dish - insistete con Refresh se la pagina non si apre subito - e anche su Twitter)

L'uomo sentimentale

Non sono giunto ad avere la certezza, in tutto questo tempo (nell'intervallo che va dall'esclamare "Adesso è il mio rempo!" a dire "Il nostro tempo è passato!", l'intervallo trascorso in questi quattro anni), di essere stato personalmente, inequivocabilmente, insostituibilmente necessario (...).

Un giovane e promettente tenore. Una donna irrequieta, malinconica e infelicemente sposata. Un accompagnatore tutto fare e un po' intrigante. Un brillante uomo d'affari che è tutto tranne quello che sembra essere. E poi ricordi e immagini sfocate che emergono dal passato dei personaggi principali. Mentre al Teatro della Zarzuela di Madrid il protagonista si trova ad interpretare Cassio in un adattamento dell'Otello di Verdi, la sua vita viene assorbita in un triangolo amoroso ambiguo e dalle conseguenze imprevedibili.

Al di là del parallelo, appena suggerito e comunque molto libero, con le vicende dell'Otello - Cassio è il presunto amante di Desdemona -, il romanzo di Marias non racconta una storia di amore o di tradimenti, bensì gli stati d'animo e gli eventi che precedono l'inizio e seguono la fine di una relazione amorosa. L'amore viene evocato e ricordato, anticipato e richiamato, ma mai vissuto. I personaggi si muovono in una Madrid prevalentemente notturna e quasi squallida e al centro della narrazione c'è, come sempre in Marias, l'io ipertrofico del protagonista, con tutti i suoi tormenti e desideri più nascosti e proibiti. Un io che, in questo caso, è ancora più incline al pensiero involuto e rimasticato rispetto ad altre opere, tanto da sollevare numerose perplessità nel lettore e da attirarsi in numerose occasioni la sua antipatia. L'impressione è che ci sia qualcosa di incompiuto, che la storia sia solo abbozzata, che l'autore non abbia revisionato e limato il testo e che il romanzo non sia un prodotto finito (e rifinito).

Devo ammettere però che la storia si riscatta in parte nelle sue battute conclusive, quando il quadro si fa più chiaro e delineato e si scopre, non senza una certa sorpresa, dietro quali (inaspettate) sembianze si cela il vero uomo sentimentale.

Post collegati:
Un cuore così bianco


 

venerdì 12 giugno 2009

In un giorno di pioggia



Da Riportando tutto a casa (1994), il secondo album dei Modena City Ramblers, questo inno all'Irlanda, alle sue nuvole, ai suoi suoni e ai suoi ritmi inconfondibili.

lunedì 8 giugno 2009

La Cripta dei Cappuccini

La morte incrociava già le sue mani ossute sopra i calici dai quali bevevamo.

Forse negli strati profondi delle nostre anime erano sopite quelle certezze che la gente chiama presentimenti, prima fra tutte la certezza che il vecchio imperatore moriva, ogni giorno in più di vita era un altro passo verso la morte (...).


Alcuni anni dopo La Marcia di Radetzky, Joseph Roth torna a raccontare le vicissitudini dell'Impero austro-ungarico e della famiglia Trotta, descrivendole attraverso lo sguardo dell'erede di un ramo cadetto del casato, Franz Ferdinand, che nella più assoluta impotenza si trova ad assistere al dissolversi del proprio mondo. Se ne La Marcia di Radetzky la fine dell'Austria asburgica era presagita e annunciata nei tormenti dei protagonisti e nel delirio del conte Chojnicki, ne La Cripta dei Cappuccini il tracollo matura e si compie a poco a poco, stravolgendo gli equilibri sociali e le vite dei personaggi e aprendo la via ad un futuro incerto e ostile.

Dalla Vienna vivace, decadente e già piena di presagi funesti degli anni che precedono la Grande Guerra, alle nevi di un campo di prigionia in Siberia; dal ritorno in una patria che non esiste più alla repressione violenta dei movimenti socialisti e all'Anschluss del 1938, Franz Ferdinand racconta in prima persona le proprie vicende e i propri fallimenti privati, indissolubilmente legati a quelli pubblici. La (tragica) inconsapevolezza dei suoi anni giovanili è spezzata dall'annuncio della guerra, da un matrimonio frettoloso e dal tetro presagio di un cambiamento epocale inevitabile, che si fa concreto e visibile quando, sul finire del 1918, il protagonista riesce a tornare a Vienna. Qui trova il proprio casato in declino economico per via di investimenti sbagliati, l'austera e dignitosa madre invecchiata e sorda, il suocero borghese deciso a speculare su qualsiasi novità si presenti all'orizzonte e la giovane moglie Elisabeth preda delle mode, dei sogni e delle illusioni della nuova epoca. La famiglia si sfalda a poco a poco, condannando il nostalgico Franz Ferdinand, del tutto incapace di adattarsi alla nuova temperie, alla solitudine e all'alienazione. La Cripta dei Cappuccini - tomba di generazioni di Asburgo e simbolo dei fasti di un passato ormai lontano - rimane il suo unico conforto e il suo unico punto di riferimento.

Come ne La Marcia di Radetzky, i toni del romanzo spaziano dal malinconico al presago, al rassegnato, ma lo stile è più scorrevole e l'opera, nel complesso, più matura e più riuscita. La narrazione in prima persona rende più incisiva la descrizione dei mutamenti e dello sfaldamento pubblico e privato, e più gradevole la lettura. Personalmente, ho apprezzato molto la presenza di echi del primo romanzo (il servitore della signora Trotta si chiama Jacques, come quello del capitano distrettuale; tra gli amici di Franz Ferdinand c'è il fratello del conte Chojnicki...), e la funzione simbolica svolta dalla Cripta dei Cappuccini. Certo, non siamo di fronte ad un romanzo di evasione, non c'è una catarsi finale (al contrario, arrivano i nazisti...) e non si profila alcuna speranza o prospettiva di futuro all'orizzonte: il mondo conosciuto e amato dall'autore è morto, e La Cripta dei Cappuccini ne è una sorta di canto funebre.

Post collegati:
La Marcia di Radetzky

domenica 7 giugno 2009

Terremoto e ricostruzione sui giornali

2010

Sono ancora 52 mila gli aquilani assistiti (26/03/2010)

Sisma in Umbria, vecchia di 11 anni la foto del Pdl de L'Aquila sui container (26/03/2010)

La città che vuole ripartire dalle sue pietre (23/03/2010)

Il volo difficile de L'Aquila (23/03/2010)

Ricostruzione, la curia all'attacco (22/03/2010)

La rabbia del vescovo: "Ci hanno lasciati soli" (21/03/2010)

L'Aquila, crollo in via D'Annunzio: tre indagati (18/03/2010)

Giustino Parisse racconta L'Aquila di notte. Viaggio nella città che affoga nel silenzio (18/03/2010)

L'Aquila, Anime Sante: riapre la chiesa (17/03/2010)

L'Aquila, in piazza tornano le carriole. Il vescovo scava con gli aquilani (14/03/2010)

L'Aquila, rabbia per gli sciacalli (14/03/2010)

L'Aquila, macerie: 11 mesi di ritardi dibattiti e tavoli (03/03/2010)

Questa è la città fantasma. Viaggio tra ponteggi e macerie (02/03/2010)

L'Aquila, nel Duomo restano solo macerie (01/03/2010)

Carriole con dentro i pezzi di città (01/03/2010)

Gli aquilani rianimano la città morente (01/03/2010)

Fare luce sulla ricostruzione (28/02/2010)

Un G8 da 500 milioni (25/02/2010)

La scelta di Chiodi. Macerie: rimozione subito e smaltimento successivo (25/02/2010)

La perizia: i crolli di via D'Annunzio causati da errori umani (24/02/2010)

Case B e C pronte in un anno: i molti dubbi degli aquilani (24/02/2010)

Chiodi: case B e C pronte entro un anno (23/02/2010)

Terremoto - Il Centro

Inchiesta grandi eventi. La Bpt SpA e gli appalti. Accusa di associazione mafiosa (22/02/2010)

L'Aquila, la protesta delle mille chiavi: ridateci la città (21/02/2010)

Il virus affaristico attacca L'Aquila (21/02/2010)

Appalti e terremoto. L'amico del clan nel comitato di affari (18/02/2010)

Dopo gli sciacalli, gli avvoltoi? (17/02/2010)

G8, l'inchiesta sul terremoto. Chi rideva del sisma lavora all'Aquila (17/02/2010)

"Vinto il primo appalto, gli altri a breve: ferie all'Aquila" (17/02/2010)

Smaltimento macerie: blitz della finanza nel sito ex Teges (16/02/2010)

L'Aquila, i controllori spariti (15/02/2010)

L'Aquila, nella zona rossa la rabbia di chi non rideva (15/02/2010)

Fermiamo le iene imprenditrici (14/02/2010)

"Riprendiamoci la città" La rivolta degli Aquilani nella zona rossa (14/02/2010)

"Poveracci senza dignità" (12/02/2010)

Appalti e terremoto: le intercettazioni (12/02/2010)

"Il sisma? Stamattina ridevo a letto" (12/02/2010)

L'Aquila aspetta ancora il miracolo (11/02/2010)

L'Aquila, case B e C, ecco i 2679 cantieri virtuali (11/02/2010)

Per la ricostruzione all'Aquila mancano all'appello oltre 1500 case (26/01/2010)

Casa dello studente: udienze a luglio contro i rischi del processo breve (25/01/2010)

Il processo breve cancella L'Aquila (24/01/2010)

"Soldi per le attività produttive" (21/01/2010)

Crollo Ingegneria, indagini chiuse (20/01/2010)

Inchiesta crolli all'ospedale, è giallo (18/01/2010)

Assegnazione case: la rabbia di anziani e single senza casa (17/01/2010)

Paganica. Casa negata al barbiere di 103 anni, protesta sui criteri di assegnazione (16/01/2010)

Ricostruzione. Case B e C, ora le ditte scappano (15/01/2010)

Troppe pratiche, la rinascita frena (13/01/2010)

Ricostruzione pesante: case E bloccate dalla burocrazia (12/01/2010)
 
Terremoto, solo 72 domande per le case distrutte (11/01/2010)

Casa dello Studente: ecco i responsabili del crollo (08/01/2010)

Casa dello studente: mancavano le staffe nei pilastri (06/01/2010)


2009

Beni culturali, mancano le risorse (28/12/2009)

"Case B e C, subito i lavori" (28/12/2009)

Migliaia di fedeli alla messa (25/12/2009)

Le luminarie nel vuoto del centro storico (24/12/2009)

Tasse, beffa dal governo: sospensione fino al 2010 ma non per tutti (18/12/2009)

Terremoto e ricostruzione in Abruzzo: così si uccide una regione (15/12/2009)

Tasse, il governo non decide (12/12/2009)

Tasse, la protesta dei 500 (11/12/2009)

"Sulle tasse impegni disattesi" (10/12/2009)

L'Abruzzo e il terremoto: luci e ombre sulla ricostruzione (09/12/2009)

L'Aquila, consiglio comunale tra le macerie (09/12/2009)

Fisco, stangata sugli sfollati (03/12/2009)

All'Aquila si torna a pagare l'Ici (02/12/2009)

Ricostruzione, appalto Asl pilotato (24/11/2009)

Tendopoli smantellate entro la settimana (24/11/2009)

Appalto pilotato, 2 arresti (23/11/2009)

Due vescovi tra le macerie (23/11/2009)

Sisma: Irpef e bollette manca la proroga (17/11/2009)

Terremoto: bollette e tasse, in arrivo le scadenze (16/11/2009)

Mille edifici ancora da abbattere (13/11/2009)

Sisma, le nuove risposte ai quesiti degli sfollati (10/11/2009)

Casa dello studente, il pasticcio del progetto (01/11/2009)

Sisma, il rettore del convitto: "Noi rassicurati dagli esperti" (31/10/2009)

Sfollati, tensione all'assemblea (29/10/2009)

Così sta morendo il centro dell'Aquila (28/10/2009)

Ospedale, l'ira di Cialente (28/10/2009)

Crolli, ecco gli indagati (24/10/2009)

Le carte dell'accusa (24/10/2009)

Potevano morire 2 mila persone (24/10/2009)

Casa dello studente, dodici avvisi di garanzia (19/10/2009)

Subappalti facili, via 4 ditte (19/10/2009)

Case B e C, l'anticipo può attendere (19/10/2009)

Seimila sfollati al freddo (14/10/2009)

Università, solo tremila iscritti (12/10/2009)

Puntellamenti in centro, escluse tre ditte (07/10/2009)

Veglia per ricordare chi non c'è più (07/10/2009)

Sei mesi fa, morti e fuga dalla città (06/10/2009)

Terremoto, i numeri a 6 mesi dalla tragedia (06/10/2009)

Sisma, faglie ancora attive (03/10/2009)

Crollo casa dello studente, colpa dei pilastri fragili (03/10/2009)

Studenti, mancano ottomila posti letto (02/10/2009)

Autonoma sistemazione, altri ritardi (02/10/2009)

Crolli, inchiesta a una svolta (29/09/2009)

Cese di preturo, i segreti delle nuove case (29/09/2009)

Il sisma torna all'improvviso (26/09/2009)

Terremoto, nuova scossa all'Aquila (24/09/2009)

Requisizione per 1.200 case sfitte (23/09/2009)

Scuola, ripartono 24 istituti. Disagi e bassa affluenza (21/09/2009)

Scuole, nuovo calendario. Il rientro degli studenti in tre tappe (16/09/2009)

Una proroga per Bertolaso (13/09/2009)

Ritorno a casa per 5900 (13/09/2009)

"Ci potevano essere meno morti" (13/09/2009)

Arriva la circolare sull'agibilità parziale (12/09/2009)

Lettera dei terremotati a Napolitano. "La verità è che restiamo senza case" (10/09/2009)

Gli irriducibili delle tende (10/09/2009)

Piazza d'Armi, cresce la tensione (09/09/2009)

Case, soldi dalle banche (09/09/2009)

Frazioni, timori e dubbi (08/09/2009)

Ricostruzione, fase 2 (08/09/2009)

Dopo 5 mesi, stesso dolore (06/09/2009)

Social card agevolazioni e iva contributo a chi riaffitta a studenti (06/09/2009)

Case, i conti non tornano (02/09/2009)

Celestino sfila tra i sassi (28/08/2009)

Perdonanza, il corteo del dolore (28/08/2009)

Ricostruzione in diretta tv (23/08/2009)

Case, i punteggi per riaverle (20/07/2009)

L'Aquila, l'ira del sindaco (18/07/2009)

Onna, ecco i motivi del disastro (17/07/2009)

L'Aquila e il G8 (08-10/07/2009)

Azzardo mondiale (06/07/2009)

L'Aquila tradita (26/06/2009)

Ricostruzione, tempi più lunghi (18/06/2009)

Il G8 cancella l'antica ferrovia (16/06/2009)

Chi vive tra le macerie non pensa all'Europa (07/06/2009)

venerdì 5 giugno 2009

WED - World Environment Day

Oggi, come ogni 5 giugno, si celebra la Giornata Mondiale dell'Ambiente, istituita dalle Nazioni Unite nel 1972 insieme all'UNEP (United Nations Environment Programme).
Quest'anno il tema scelto è la lotta ai cambiamenti climatici, in vista dell'attesissimo vertice di Copenhagen.
Buon venerdì e buone celebrazioni a tutti!

Every You Every Me



Correva l'anno 1999, io mi accingevo a votare per la prima volta e i Placebo pubblicavano il loro secondo album, Without You I'm Nothing, a mio parere la cosa migliore che abbiano prodotto in carriera. Every You Every Me è il terzo singolo estratto dall'album e fa parte anche della colonna sonora del film Cruel Intentions, uscito più o meno nello stesso periodo.

giovedì 4 giugno 2009

La protesta di piazza Tiananmen

Tra il 15 aprile e il 4 giugno 1989, studenti, attivisti e intellettuali della Repubblica Popolare Cinese intraprendono una serie di manifestazioni di protesta contro il governo, tra le quali l'occupazione della più nota piazza di Pechino, chiedendo al partito comunista meno corruzione e maggiori aperture e libertà.

Dopo settimane di stallo dovute alla volontà ostinata delle autorità di non trattare con gli studenti e dopo la proclamazione della legge marziale, nella notte tra il 3 e il 4 giugno Deng Xiaoping, in qualità di presidente della commissione militare, dà l'ordine di sgombrare piazza Tiananmen con la forza, indirizzando l'esercito contro i manifestanti disarmati. La repressione violenta provoca la morte di migliaia di giovani, ed è seguita da arresti ed esilii.

Oggi, a distanza di venti anni, le Madri di Piazza Tiananmen continuano coraggiosamente a chiedere al governo cinese la verità sugli avvenimenti di quella notte e continuano a subire pressioni, controlli, carcerazioni e intimidazioni per la loro pacifica attività di sensibilizzazione e per il fatto stesso di conservare la memoria dei propri cari.

Qui in alto l'immagine simbolo del massacro di piazza Tiananmen: un rivoltoso sconosciuto immortalato dallo scatto di Jeff Widener (Associated Press) mentre affronta disarmato una fila di carri armati.

lunedì 1 giugno 2009

La donna del tenente francese

Il linguaggio è come la seta variegata: dipende essenzialmente dall'angolazione con la quale lo si guarda.

Inghilterra, 1867. Una donna segnata e infelice da sola su un molo. Una giovane coppia di fidanzati, privilegiati e dal futuro prevedibilmente convenzionale. I fossili, i pendii e le scogliere del Dorset. Darwin, i principi dell'evoluzione della specie e il determinismo. L'età vittoriana, con i suoi conformismi, il suo ipocrita perbenismo, le sue infinite contraddizioni e l'ombra di un progresso osteggiato quanto, ormai, inevitabile.

John Fowles regala al lettore un romanzo avvincente e sfuggente, così come sfuggente è la sua ambigua, tragica e ribelle protagonista, Sarah. Folle o lucida che sia (e per molte pagine il lettore rimane sospeso in uno stato di dubbio e quasi di frustrazione a riguardo), Sarah è l'artefice più o meno consapevole di una vera e propria rivoluzione sentimentale e sociale, capace di distruggere ciò che doveva essere, che era scritto nelle convenzioni sociali, e di realizzare l'imprevisto e l'impossibile. Non è un caso che questa creatura che tutto muove rimanga spesso nell'ombra, un'immagine sfocata che sembra vivere soltanto nei pregiudizi, nei racconti, nei dubbi e nei tormenti altrui, senza avere una consistenza propria. La sua figura si delinea poco a poco, messa a fuoco dallo sguardo dell'insoddisfatto, titubante e contraddittorio protagonista maschile, Charles. Un giovane scienziato, un uomo più intelligente, sensibile e colto della media dei suoi contemporanei, combattuto e sospeso tra il senso del dovere e il desiderio di trovare se stesso e di avere un vero scopo nella vita. Un uomo che si trova a metà strada tra il passato e il futuro, che sente il cambiamento ma non ha la forza di realizzarlo. Fino a quando, forse...

Non posso scrivere di più riguardo alla trama, perché rovinerei al lettore potenziale la bellezza della scoperta e il turbinio degli eventi che si susseguono di pagina in pagina, fino al (sorprendente) finale. O meglio, alle diverse possibilità, ben tre, che si aprono davanti ai personaggi principali: una decisione presa o non presa, andare o restare, voltarsi o non voltarsi, una frase pronunciata o non pronunciata, una mano sollevata o abbassata, possono cambiare radicalmente il destino di chi sceglie, compie il gesto o pronuncia le parole, e di quanti lo circondano. Così come, a seconda dell'angolazione da cui si decida di osservare l'intera vicenda, Sarah può essere una vittima o una carnefice, una creatura schietta o una manipolatrice, e Charles un uomo che ritrova se stesso o uno sciocco che finisce per perdersi. La sensazione è che la storia sia un concentrato in grado di dipanarsi e di prendere direzioni diverse e inattese, quasi espandendosi. Una sensazione amplificata dalla presenza incombente dell'autore che, di tanto in tanto, interviene, spiega, si interroga e, in due casi, giunge ad apparire fisicamente nei luoghi del romanzo, incrociando lo sguardo del protagonista. Una vicenda che vi appassionerà e che vi terrà incollati alle pagine fino alla conclusione.

Sempre presente sullo sfondo c'è l'epoca vittoriana, dal nome di quella longeva regina che - stando ad un noto aneddoto... - faceva coprire con lunghe tovaglie le gambe dei tavoli, in quanto scorgeva in esse un ché di allusivo e di peccaminoso. Un periodo storico segnato dalla repressione (in primo luogo emotiva e sessuale), dal conformismo e da una conseguente, inevitabile ipocrisia, che il romanzo rappresenta in tutte le sue molteplici contraddizioni. Un'epoca in cui già si percepiscono segni tangibili di cambiamento, e che è, tutto sommato e pur nelle sue costrizioni, nei suoi pregiudizi, nella sua misoginia e nel suo rigido perbenismo, viva e vitale, come dimostrano la breve eppure significativa incursione dell'autore nell'atelier dei Rossetti e gli accenni al movimento di emancipazione femminile.