mercoledì 30 settembre 2009

Dall'otto al nove: Scrubs

Una buona blogger dovrebbe non solo commentare quello che più le piace e dare qualche notiziola ogni tanto, ma anche aggiornare i propri post, se necessario. Dato che questa mattina sono piena di buona volontà e di ottime intenzioni, faccio un tentativo per accreditarmi come "buona blogger" (anche se non credo che l'esperimento durerà moltissimo...).

Qualche tempo fa, vi avevo raccontato dell'ottava serie di Scrubs, lamentandomi un po' del finale-non-finale (nel senso che l'ultima puntata era stata concepita e girata come conclusiva, ma la ABC aveva comunque deciso di rinnovare la serie per una nona stagione).

La nona stagione ci sarà, inizierà a fine 2009 e vedrà alcuni importanti cambiamenti non solo nel cast, come era prevedibile, ma anche nella location: la scena non sarà più esclusivamente al Sacro Cuore, ma comparirà anche una scuola di medicina in cui Turk e Cox lavorano come professori e i cui studenti si avvicenderanno nel "vecchio" ospedale, creando nuove gag (speriamo esilaranti come quelle del passato...). Ad occhio, l'idea di cambiare un po' i luoghi della storia mi sembra buona, così da evitare il rischio di un clone e in modo da non dover snaturare la trama.

Della "vecchia guardia", J.D. e Elliot (che a fine ottava serie erano finalmente andati a vivere insieme - e speriamo che non cambino idea...) compariranno in sei puntate (su un totale di 13), mentre dell'infermiera Carla (la moglie di Turk, uno dei pilastri delle passate otto stagioni) non si hanno ancora notizie certe (si spera possa essere ospite in almeno una puntata). Per il resto, ci saranno molte facce nuove, soprattutto giovani studenti di medicina.

Non so se verrò smentita dai fatti, ma al momento mi pare di poter dire che siamo di fronte ad un'altra serie (che avrebbe anche potuto chiamarsi in un altro modo): non credo sia negativo, anzi, forse è la cosa migliore che gli autori potessero fare, anche pensando ai fan e agli affezionati del 'vecchio' format e dei suoi personaggi 'storici'. Staremo comunque a vedere. E, se avrò un altra parentesi da "buona blogger", non mancherò di girarvi qualche notiziola fresca.

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Scrubs, il (quasi) finale perfetto
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Televisione... in corsia

lunedì 28 settembre 2009

L'inattesa piega degli eventi

Dopo aver seminato tanto vento, nella primaversa del 1960 raccolsi la tempesta che meritavo.

Repubblica d'Italia, 1960, anno olimpico. Il Duce è agonizzante, i gerarchi si contendono la successione, e un rampante cronista sportivo coinvolto in una relazione adulterina con la figlia del suo datore di lavoro viene colpito da una inattesa quanto particolare ritorsione: per un mese dovrà seguire la Serie Africa, la lega del calcio eritreo, somalo ed etiope, nella Repubblica associata dell'Africa Orientale. E successivamente dovrà accompagnare in Italia la squadra che si sarà aggiudicata lo "scettro di Salomone" e si sarà guadagnata il diritto di partecipare al Sette Repubbliche, il torneo che porterà a Roma le vincitrici dei campionati della repubblica italiana e delle repubbliche amiche.

Non temete, avete capito benissimo: è il 1960 e Benito Mussolini, che ha governato l'Italia per ben 38 anni, vincendo la Seconda Guerra Mondiale al fianco degli Inglesi dopo aver rotto l'alleanza con i Tedeschi, aver esautorato ed esiliato i Savoia e marginalizzato il Papa, si sta spegnendo. L'Italia è nell'inquietudine: Balbo e Pavolini si contendono la successione, mentre il Comitato di liberazione cerca di sfruttare a proprio vantaggio le crepe apertesi nel Partito fascista. In tutto questo, Lorenzo Pellegrini, cronista trentenne del quotidiano sportivo bolognese Stadio, si ritrova prima ad Asmara e quindi ad Addis Abeba a seguire un campionato di calcio di cui non sa assolutamente nulla e in città colme di insidie e contraddizioni. Tra squadre di soli bianchi, come l'Audax e il Birra Venturi, a squadre miste e, spesso e volentieri, vittime di ingiustizie arbitrali, come il San Giorgio e il Garibaldi, il protagonista tocca con mano la difficile convivenza tra italiani e indigeni nelle ex colonie africane (ma anche tra Italiani-coloni e reduci di guerra, nuovi africani di fede fascista, e Italiani-discendenti di deportati; e tra indigeni-assimilati e indigeni-insofferenti): la diffidenza reciproca, il razzismo, le violenze, i soprusi, le bugie che si annidano nelle cosiddette "versioni ufficiali", la miopia di certi dirigenti, il controllo totale della stampa da parte della minoranza filo-governativa e i fermenti indipendentisti che l'approssimarsi della scomparsa del Duce rende sempre più visibili.

L'inattesa piega degli eventi di Enrico Brizzi è indubbiamente un romanzo originale: a partire dall'elaborazione di una storia alternativa a quella reale, l'autore ricostruisce con dovizia di particolari un intero mondo, dalle mode agli avvenimenti (e disordini) politici di una dittatura in declino; dal calcio, vero grande protagonista del romanzo, alle contaminazioni culturali e alle credenze mistico-religiose degli abitanti del corno d'Africa. Il tutto senza abbandonare un tono leggero, assicurato alla narrazione in prima persona, dall'indole scanzonata, donnaiola e un po' incosciente del protagonista e dalla pittoresca caratterizzazione dei comprimari. La descrizione delle partite, poi, mi ha ricordato molto le strabilianti telecronache Holly e Benji (soprattutto, il valore e le prodezze di alcuni campioni indigeni richiamano il sogno della squadra giapponese di vincere il Mondiale sovvertendo ogni pronostico).

Insomma, se per voi Brizzi è da sempre "quello che ha scritto Jack Frusciante", vi conviene leggere questo romanzo: devo confessare che io non l'avrei mai fatto, se non mi fosse stato consigliato dal dottor G., e mi sarei persa un buon libro. Davvero.

venerdì 25 settembre 2009

A Groovy Kind of Love



Dagli anni Sessanta, quando è stata composta, questa canzone ha conosciuto numerosissime versioni: questa è quella di Phil Collins (1988).

mercoledì 23 settembre 2009

From Zero

Fromzero.tv: la vita quotidiana di una tendopoli abruzzese raccontata giorno per giorno via video.

Un bel progetto per seguire il difficile cammino degli Aquilani verso la ricostruzione e la normalità.

martedì 22 settembre 2009

Live o non live, questo è il problema

Il nuovo album dei Muse, The Resistance, è uscito in Italia da pochi giorni, anticipato dal singolo Uprising. La scorsa domenica il pezzo è stato presentato all'interno della popolare trasmissione domenicale Quelli che il calcio. Dato che l'esibizione era in playback, i componenti della band inglese si sono divertiti a scambiarsi i ruoli (ad esempio, il cantante, Matthew Bellamy, si è esibito in improbabili virtuosismi alla batteria), e la cosa davvero buffa (o grave, a seconda dei punti di vista...) è che nessuno dei presenti se n'è accorto, neppure la conduttrice sedicente "esperta di musica". Insomma, guardare per credere.

lunedì 21 settembre 2009

Harry Potter e il principe mezzosangue

Era ora che anche questo blog dedicasse un po' di spazio al sesto capitolo cinematografico della saga del maghetto Harry Potter. Inizio col dire che nessuno dei sei film mi ha delusa, anche se alcuni li ho amati più di altri - ad esempio, il mio preferito resta il terzo, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, regia di Alfonso Cuàron: l'ho rivisto di recente ed è sempre un piacere. Di Harry Potter e il principe mezzosangue posso dire che è un film onesto, nel senso che intrattiene e non annoia. Anche se, secondo me, manca un po' suspense, vengono saltati alcuni passaggi logici e non ci sono colpi di scena degni di questo nome (e degni dei capitoli precedenti, che erano decisamente più coinvolgenti e inquietanti).

Insomma, forse c'era troppa carne sul fuoco e il regista (David Yates, lo stesso del quinto film) si è trovato a dover operare scelte e tagli che hanno finito per conferire al racconto la fisionomia di un serial tv per adolescenti. Messo momentaneamente in cantina il terribile Lord Voldemort e in secondo piano i crudeli Mangiamorte (con Helena Bonham-Carter, e cioè Bellatrix Lestrange, che fa la figura della psicopatica, come in quasi tutti i film della sua carriera), i giovanissimi personaggi principali sono straziati da profonde pene amorose: come se Hogwarts fosse un liceo americano, o il liceo francese di Primi Baci (una sdolcinata serie transalpina di cui si ricorderà solo chi ha più di venticinque anni...), né più e né meno.

Per carità, il risultato è comunque divertente, il film si lascia guardare e sul finale, come al solito, viene voglia di vedere al più presto il capitolo successivo (che è previsto per il prossimo anno, a quanto pare). Ma, ecco, magari metterci un po' meno Hermione gelosa e un po' più di duelli/scontri magici non sarebbe stato male...

venerdì 18 settembre 2009

Un gran colpo



Grazie ad un guasto non ancora identificato nella linea telefonica, la qui presente blogger è senza internet da ben quattro giorni, né sa quando potrà tornare alla normalità. Per il momento, si consola caricando sul blog questo capolavoro di Federer agli ultimi US Open. Buon fine-settimana a tutti!

lunedì 14 settembre 2009

Trilogia di New York

Come ha detto qualcuno, le storie capitano solo a chi le sa raccontare. Analogamente, forse, le esperienze si presentano solo a chi è capace di viverle.

Trilogia di New York di Paul Auster si compone di tre mini-romanzi - Città di vetro, Fantasmi e La stanza chiusa - solitamente etichettati come 'detective-stories'. Si tratta di tre storie metropolitane accomunate dallo sfondo - una New-York multiforme, surreale e molto varia - e da personaggi enigmatici, una buona dose di claustrofobia, nomi ricorrenti, errori di valutazione, scambi di identità e un mistero difficile da decifrare (e comunque, vi avverto: giunta al terzo romanzo avevo perso in partenza la speranza di decifrare alcunché...).

Se per 'detective-stories' intendiamo il fatto che qualcuno cerca di capire qualcosa o di ritrovare qualcuno, ok, la definizione può anche calzare. Tuttavia, sia ben chiaro, in nessuno dei tre racconti c'è una verità finale da raggiungere o da assaporare (come invece, lo confesso, piace tanto a me...). Al contrario, la 'verità', o qualsiasi cosa si intenda per essa, non è di per sé importante. E' il contorno quello che più conta, l'ambiguità dei personaggi e il riflesso che ogni situazione e ogni conversazione - dalla più piana alla più bizzarra - ha sull'animo di quello che, di volta in volta, è il protagonista: lo scrittore, vedovo e detective improvvisato Quinn di Città di vetro; il detective professionista Blue di Fantasmi; l'io narrante, critico letterario (o recensore) e - anche qui - detective improvvisato, di La stanza chiusa.

Tra misteri, grovigli, bugie e dotte citazioni letterarie, le storie procedono in modo assolutamente imprevedibile fino all'enigma finale, vale a dire, a un epilogo molto molto aperto che può risultare interessante o deludente a seconda delle aspettative che si sono riposte nel racconto. Insomma: se avete inziato a leggere con l'idea di avere davanti un giallo o un thriller (o una detective-story nel senso più letterale dei termini), il finale vi lascerà interdetti e un po' delusi. Meglio affrontare la lettura senza preconcetti, aprendosi a tutte le possibilità ed elidendo la logica (la propria, dando invece spago a quella, spesso piuttosto contorta, dei personaggi).

Tra le varie risorse e i vari espedienti a cui l'autore attinge, mi è parso molto interessante l'inserimento, in Città di vetro, della storia di un bambino cresciuto al buio, in silenzio e in totale isolamento perché potesse essere in condizione di parlare la "lingua di Dio", la lingua universale dell'umanità, perduta con la torre di Babele: una specie di versione aggiornata del bambino-lupo (come ne L'enfant sauvage di François Truffaut) che tanto piace agli antropologi o dell'inquietante biografia di Kaspar Hauser.

Infine, sarà un tratto tipico degli scrittori americani, ma nel primo dei tre romanzi Auster compare anche come personaggio, insieme alla seconda moglie e al figlio: come dire, un po' di sana autoreferenzialità non guasta mai...

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Moon Palace


sabato 12 settembre 2009

Il cuore neroverde

L'Aquila rugby pò vince o pò perde,
Me batte sempre ju core neroverde.
L'Aquila rugby sul campo s'envola,
Quanno te guarda la gente s'ennamora...

Ieri i ragazzi de L'Aquila rugby sono tornati in campo. E' stata una festa triste, un piccolissimo passo in vista di un non-imminente ritorno alla normalità. Al di là delle promesse, del teatrino politico, dei proclami, della lotta contro le follie della burocrazia e anche al di là del coraggio, della tenacia e degli sforzi degli aquilani, ci vorranno anni perché la città possa tornare se stessa - sempre sperando che un giorno possa somigliare almeno un po' a quello che è stata.

E poi ci sono le ferite che non si rimargineranno mai, le persone che non ci sono più. E, tra gli innumerevoli disastri, c'è un enorme angolo vuoto là dove una volta sorgeva una palazzina di quattro piani. Comunque vada, nulla sarà mai più come prima.

Oggi su La Stampa.it trovate un bell'articolo sul ritorno in campo de L'Aquila rugby 1936: La prima meta al terremoto.

venerdì 11 settembre 2009

Because of you



Più o meno due settimane fa eravamo in auto, la radio passava You'll follow me down (1999) degli Skunk Anansie e mi sono chiesta che fine avesse fatto questa band, che bene o male aveva accompagnato la mia adolescenza anni Novanta. In quell'occasione il Ragazzo mi aveva ricordato che si erano sciolti da alcuni anni e che la cantante, Skin, aveva anche intrapreso una carriera da solista.

Comunque, ho appeno scoperto che i quattro membri della band hanno fatto pace (se mai avevano discusso o litigato) e sono tornati a comporre e suonare insieme, dato che il prossimo novembre uscirà la raccolta Smashes and Trashes, anticipata da questa Because of You.

mercoledì 9 settembre 2009

Un'idea per convolare a giuste nozze

[Ok, questo pezzo è relativamente vecchio, ma la prossima settimana una delle mie amiche 'storiche', nonché compagna di banco del liceo, si sposa, e quindi mi sento molto molto in tema!]

Se c'è un momento della cerimonia nuziale a cui nessuna coppia di sposi, neppure quella più eccentrica, stravagante e meno affezionata alla tradizione, rinuncerebbe mai, è lo scambio delle fedi... (continua su greenMe.it)

martedì 8 settembre 2009

Nucleare sì, no, forse

Ultimamente si fa un gran parlare di nucleare, ma la maggior parte dei discorsi è propagandistica o approssimativa. Se volete, qualche dato e qualche spunto di riflessione in più lo trovate qui.

lunedì 7 settembre 2009

Il complotto contro l'America

(...) lo svolgersi dell'imprevisto era tutto. Preso alla rovescia, l'implacabile imprevisto era quello che noi a scuola studiavamo con il nome di "storia", la storia inoffensiva dove tutto ciò che nel suo tempo è inaspettato, sulla pagina risulta inevitabile. Il terrore dell'imprevisto: ecco quello che la scienza della storia nasconde, trasformando un disastro in un'epopea.

Ne Il complotto contro l'America, Philip Roth immagina e racconta una storia alternativa, nella quale le elezioni americane del 1940 vedono trionfare l'isolazionista e antisemita Charles A. Lindberg, contrario all'intervento degli USA nella Seconda Guerra Mondiale e pronto all'alleanza con la Germania nazista, sul democratico Franklin D. Roosevelt. Per la comunità ebraica americana è l'inizio di un incubo, di una vera e propria escalation xenofoba, che si manifesterà nel progressivo riaffiorare di antichi pregiudizi, per poi concretizzarsi in veri e propri atti di violenza silenziosamente accettati dalle autorità.

Il romanzo segue lo svolgersi degli eventi attraverso lo sguardo del piccolo Philip Roth - come sappiamo, Roth-scrittore tende spesso volentieri ad una compiaciuta autoreferenzialità... -, un bambino di otto anni di Newark, in New Jersey, che assiste stupito, incredulo e spaventato allo sgretolarsi del mondo che conosceva e al venire meno delle proprie certezze infantili. Ben presto, infatti, la crisi politica e civile investe la sua stessa famiglia, giungendo al punto di dividerla: da un lato, il padre di Philip, convinto dell'inaffidabilità e della pericolosità di Lindberg - che prima o poi mostrerà il proprio vero volto - e pronto a profetizzare un futuro a tinte fosche; dall'altro, il fratello maggiore Sandy, sedotto dal mito del Presidente-eroe dell'aviazione e pronto a cedere alla novità e alle lusinghe del "programma di assimilazione degli ebrei americani", supportato in questo dalla zia materna, futura moglie di un potente rabbino molto vicino alla Casa Bianca.

Di fatto, sul modello della famiglia Roth, gli ebrei americani si trovano divisi in due partiti contrapposti: gli anti-Lindberg, scettici e preoccupati per via dell'alleanza con i tedeschi e delle convinzioni antisemite del neo-Presidente; e i pro-Lindberg, spesso appartenenti alle classi più abbienti ed entusiasti promotori della cosiddetta "americanizzazione" degli ebrei. Se i primi tacciano i secondi di cecità e di connivenza con il nemico, i secondi accusano i primi di soffrire di ataviche manie di persecuzione e di votarsi all'isolamento e alla sofferenza. Nel clima di confusione e di contrapposizione generale che si è creato i rapporti interpersonali finiscono per deteriorarsi, ogni espressione di dissenso viene osteggiata, perseguita e variamente repressa dalle autorità e comincia lo smembramento delle comunità ebraiche, attraverso lo spostamento coatto di intere famiglie in regioni abitate da soli WASP. Insomma, siamo di fronte ad una storia alternativa decisamente cupa, nella quale gli Stati Uniti d'America rischiano di emulare la Germania nazista.

Roth descrive dettagliatamente la genesi di un potere autoritario, a partire dalla costruzione del consenso e dalla progressiva marginalizzazione e delegittimazione di ogni voce critica. Ma il vero punto di forza del romanzo è il punto di vista interno alla famiglia - dal particolare al generale, per così dire. La crisi e la paura spazzano via l'ordine e il consueto gioco delle parti, mostrando tutti i limiti, le crepe e le debolezze di un nido domestico che il piccolo protagonista aveva sempre considerato integro e perfetto. E così capita di assistere allo scatto d'ira e alle lacrime di un padre fino ad allora quieto e composto; una madre casalinga decide, tutto ad un tratto, di trovarsi un lavoro e una sera, al culmine di una lite, schiaffeggia il figlio maggiore per la prima volta; un cugino orfano e un po' ribelle si arruola nell'esercito canadese per combattere la Seconda Guerra Mondiale e torna mutilato dal fronte; una zia arrivista rinnega le proprie convinzioni politiche e i propri affetti per calcolo e amore del potere.

Ovviamente, non posso dirvi come va a finire, se i danni vengono in qualche modo limitati e se c'è un finale vagamente lieto. Quello che posso dire, invece, è che il romanzo mi è piaciuto molto, a partire dall'idea di raccontare una storia impossibile, fondandola sul "cosa sarebbe accaduto se...": la curiosità del lettore viene tenuta desta e costantemente pungolata, la vicenda pseudo-storica si fa di pagina in pagina più densa, complessa e intrigante e l'effetto di immedesimazione è (astutamente) garantito dall'assunzione del punto di vista di un bambino. Sintetizzando al massimo il messaggio: Il complotto contro l'America è un romanzo che merita di essere letto.

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Operazione Shylock

venerdì 4 settembre 2009

Try



Correva l'anno 2004 e Try era il secondo singolo estratto dal secondo album di Nelly Furtado, Folklore (2003).

giovedì 3 settembre 2009

Gli Ecobuddies!

I bambini trascorrono sempre più tempo davanti al computer. Per questo, quello che fino a qualche anno fa era un target di scarso interesse per le società produttrici di videogiochi e soluzioni web, si sta mano a mano trasformando in una sorta di nuova frontiera commerciale... (continua su greenMe.it)

martedì 1 settembre 2009

Università "green"

"Non abbiamo ereditato la Terra dai nostri antenati, ma l'abbiamo presa in prestito dai nostri figli": questa antica massima attribuita agli Indiani d'America è il motto scelto dagli organizzatori dell'International "Greening Education" Event... (continua su greenMe.it)