lunedì 30 novembre 2009

Flashforward - il romanzo


Maybe, after all these years, it was going to happen.
He certainly hoped so.
But only time would tell.

Cern, Ginevra, 21 aprile 2009. Il professore canadese Lloyd Simcoe e il suo collaboratore, il giovane ricercatore greco Theo Procopides, attivano LHC, l'acceleratore di particelle a cui hanno lavorato insieme negli ultimi due anni e che sperano potrà fruttare loro sia il bosone di Higgs che il premio Nobel. Ma gli effetti dell'accensione superano di gran lunga le loro aspettative: da quel preciso istante, e per quasi due minuti, l'intera umanità viene trasportata avanti di ben ventuno anni, fino al 23 ottobre del 2030.

Il black-out generale causa migliaia di morti, tra treni che deragliano, aerei che cadono, auto che vanno fuori strada, persone che precipitano dalle scale e quant'altro, ma ha consentito ai superstiti di assaporare qualche istante del proprio futuro, determinando una serie di conoscenze destinate a sconvolgere o, comunque, a segnare le loro esistenze. Nel 2030, ad esempio, un afroamericano sarà Presidente degli Stati Uniti, la Cina sarà ancora un regime comunista, le macchine saranno guidate dalla voce umana e viaggeranno sospese a quasi un metro da terra, l'aria sarà irrespirabile e George Lucas non avrà ancora finito di girare tutti e nove gli episodi previsti di Star Wars.

Dello staff del Cern, solo Theo non ha avuto una visione, segno che nell'ottobre del 2030, con ogni probabilità, sarà già morto. Ma come? E' possibile sapere quando ciò accadrà? Sconvolto e spaventato, il ragazzo comincia ad indagare, postando un annuncio sul web. In tal modo, finirà per scoprire che la sua morte, o meglio, il suo omicidio, è presente nelle visioni di diverse persone che, nel 2009, non lo conoscono e non hanno mai sentito parlare di lui, e che avverrà in circostanze misteriose il 21 ottobre 2030.

La domanda che ossessiona Theo e lo stesso Simcoe - il quale, nel proprio flashforward, ha visto se stesso in compagnia di una donna sconosciuta, che non è la sua fidanzata e quasi-moglie, l'ingegnere giapponese Michiko Komura -, è se tale futuro sia inevitabile. Se, infatti, Simcoe è profondamente convinto che il corso degli eventi non possa essere mutato in alcun modo, che tutto sia scritto e che l'adesso sia una specie di punto in una linea già tracciata - una convinzione che lo spinge a dubitare persino del desiderio di sposare la donna che ama -, molti altri sostengono che quello che l'umanità ha "assaggiato" durante il black-out sia solo uno dei futuri possibili. E ancora, ci si chiede ad un certo punto: è possibile che il futuro condizioni il passato? 

La cosa più interessante di Flashforward, dello scrittore canadese Robert J. Sawyer, è che è stato pubblicato per la prima volta nel 1999 (ecco perché, ad esempio, i protagonisti fanno le loro ricerche web sulla Britannica e non su Wikipedia. Eppure il papa del 2009 si chiama proprio Benedetto XVI, non so se per una premonizione di Sawyer o per una correzione relativa alla nuova edizione). Per farla breve, siamo davanti ad una specie di thriller fantascientifico, composto anni prima che LHC balzasse agli onore della cronaca, e che contiene molti cenni a teorie ed esperimenti scientifici (d'altra parte, i due personaggi principali sono dei fisici amici e colleghi di fisici) e un soffuso sfondo filosofico, con degli interessanti interrogativi sul tempo, sui mondi paralleli, sul determinismo e sul libero arbitrio.

E poi ci sono le vicende umane dei diversi personaggi, i loro dubbi, le loro paure e le complesse relazioni che intrattengono tra loro. E ci sono anche momenti abbastanza spiritosi, tra un dramma e l'altro. Insomma, di carne al fuoco ce n'è davvero tanta. Ammetto di non aver apprezzato troppo le pagine conclusive, e la soluzione del "giallo" si può intuire, ma la storia resta comunque molto interessante.

Non mi stupisce che, a partire dallo scorso settembre, la ABC abbia lanciato una nuova serie televisiva, Flashforward, che si ispira proprio al romanzo di Sawyer. Non ai personaggi e alle loro particolari vicende, ma all'idea di poter "dare un'occhiata" al futuro, e agli interrogativi sull'effettiva possibilità di cambiarlo. Aspettatevi una mia recensione, prima o poi.

venerdì 27 novembre 2009

Where the Hell is Matt?



Questo tizio, Matt Harding, da qualche anno va "saltellando" in giro per il mondo. L'esperimento è iniziato per gioco alcuni anni fa, ed ora è diventato quasi un lavoro. Trovo i suoi video davvero esilaranti.

mercoledì 25 novembre 2009

The Big Bang Theory


Smart is the new sexy

Ieri sera ho guardato le prime tre puntate di The Big Bang Theory, una sit-com americana trasmessa dalla CBS a partire dal 2007 e giunta ormai alla terza stagione. Storia e personaggi sono decisamente particolari. I protagonisti, infatti, sono due ventenni intelligentissimi, dei "nerd da manuale", che lavorano al Caltech, a Pasadena: Sheldon, un personaggio metodico ed introverso, approdato al college a soli 11 anni, che oltre alla laurea ha conseguito anche due PhD e che si occupa di fisica teorica, e il suo coinquilino e collega Leonard, un fisico delle particelle lievemente più "umano"(sarà perché ha conseguito un solo PhD...) ed estroverso. La loro routine cambia radicalmente quando la bionda, bella, superficiale e decisamente poco sveglia Penny, cameriera in un caffé ma con aspirazioni televisivo-cinematografiche, si trasferisce nell'appartamento vicino, catturando subito l'attenzione di Leonard.

La sit-com è tutta basata sull'incontro di due stereotipi: lo scienziato geniale ma imbranato, ai limiti dell'autismo, e la bionda ignorante e irrimediabilmente oca. E la notizia è che il connubio funziona davvero, senza derive idiote, finte e trash tipo La Pupa e il Secchione. Ad arricchire il cast ci sono due amici e colleghi di Sheldon e Leonard: Howard, un ingegnere poliglotta che sembra la versione molto peggiorata di Ben Stiller, e Raj, un genio indiano così timido da non riuscire a rivolgere la parola ad un qualsiasi essere di sesso femminile che non sia sua madre.

Le gag sono molto divertenti, tutte basate sulla profonda distanza tra i due scienziati e la loro bella vicina di casa e sulle dinamiche interne al gruppo dei quattro superdotati un po' asociali (comprese le maratone ai giochi di ruolo... niente Risiko deterministico, però, almeno per il momento). I protagonisti nerd recitano benissimo la loro parte, in special modo Sheldon, così catturato dal suo mondo, dal suo ordine e dalla sua routine da percepire Penny come un elemento estraneo molto molto fastidioso e da giudicare come una pericolosa e imbarazzante deriva intellettuale l'infatuazione che il suo coinquilino ha per lei. Penso che l'attore che lo interpreta sia o dannatamente bravo o un nerd anche nella propria vita di tutti i giorni.

Da ex-normalisti, io e il Ragazzo abbiamo davvero riso molto, ritrovando nella trama molte analogie con i nostri trascorsi pisani. Insomma, se fossi in voi darei una chance a questa serie, perché è spiritosa (per lo meno, lo sono le prime tre puntate) e pare che sbarcherà presto anche in Italia.

lunedì 23 novembre 2009

Che la festa cominci


"Allora non hai capito. Il tempo delle figure di merda è finito, morto, sepolto. Se n'è andato per sempre con il vecchio millennio. Le figure di merda non esistono più, si sono estinte come le lucciole. [...] Quelle che tu chiami figure di merda sono sprazzi di splendore mediatico che danno lustro al personaggio e che ti rendono più umano e simpatico. Se non esistono più regole etiche ed estetiche le figure di merda decadono di conseguenza".

Uno scrittore quarantenne di grande successo, conduttore di una celebre trasmissione televisiva, molto amato dalle donne e totalmente fagocitato dall'ingombrante jet set romano, ma che da alcuni anni vive una profonda crisi creativa. Un commerciante frustrato e depresso, infelicemente sposato, che con alcuni amici dell'hinterland della capitale ha organizzato una setta satanica con lo scopo di compiere un gesto memorabile, che dia un senso alle loro grigie esistenze.

Queste sono le due vicende umane che si intrecciano in Che la festa cominci, il nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti. Sullo sfondo, un ricchissimo e ambiguo palazzinaro venuto dal nulla che riesce a comprare Villa Ada - uno dei celebri parchi romani - per farne la sua residenza privata e che, per inaugurarla, prepara quella che dovrà essere ricordata come la "festa del secolo", un evento super esclusivo, la cui scaletta e i cui contenuti sono tenuti rigorosamente segreti. Ma che si profila - questo posso anticiparvelo senza fare troppi danni - esageratamente pretenzioso e kitsch.

Se avete già letto qualcosa di Ammaniti (io avevo alle spalle Ti prendo e ti porto via), questo romanzo non  vi stupirà (né vi scandalizzerà...) più di tanto. Gli elementi narrativi sono più o meno simili, per quanto Che la festa cominci sia un'opera più coerente, più organica e - forse - "matura": scene molto forti, personaggi sempre un po' al limite, spesso morbosi o paranoici o violenti, vari momenti grotteschi, umorismo un po' cupo e colpi di scena assolutamente imprevedibili. Che sia o non sia il vostro genere letterario preferito (non è esattamente il mio), ad Ammanniti bisogna comunque riconoscere che ha una fantasia sorprendente, per cui il romanzo rimane aperto fino alla fine ed è capace di incuriosire il lettore e di tenerlo in sospeso. Non mi pare una cosa di poco conto.

Che la festa cominci è un romanzo di cui si è parlato molto negli ultimi tempi, perché rappresenterebbe la decadenza e la mancanza di valori della società contemporanea, nonché l'immoralità delle cosiddette élites. Tanto più che i personaggi più genuini e che ne escono meglio, alla fin fine, sono proprio i quattro sfigati della setta satanica... Il caso ha anche voluto che il volume uscisse in libreria nei giorni dello "scandalo Marrazzo", ennesima prova del fatto che tutti (fino a prova contraria) hanno scheletri nell'armadio. Tuttavia, credo che questa tempistica abbia sovraccaricato l'opera di Ammaniti di implicazioni sociologiche e antropologiche che, a mio parere, sono marginali, non essenziali. Per quanto ispirato alla nostra epoca di calciatori e veline, il romanzo andrebbe letto e apprezzato per quello che è: un (divertente e scorrevole) racconto di fantasia in cui è saltato il confine tra i buoni e i cattivi e i cui personaggi vivono immersi in una giungla (metaforica e, ad un certo punto, persino reale) di relazioni e condizionamenti. Alla fine, in una sorta di selezione naturale atipica, si salva chi è più "forte": e cioè, chi è, nello stesso tempo, più fortunato e più furbo, e si trova nel posto giusto al momento giusto.

venerdì 20 novembre 2009

Angels



Dal primo album da solista di Robbie Williams, Life Thru a Lens (1997), una delle ballate più belle prodotte dal pop britannico (e dallo stesso Williams, anche se il suo album migliore, secondo me, è il secondo, I've been expecting you, del 1998).

mercoledì 18 novembre 2009

Spooks


In Inghilterra è da poco iniziata l'ottava stagione di Spooks, la longeva serie televisiva targata BBC che racconta le mirabolanti avventure (è proprio il caso di dirlo...) di una sezione dell'MI5, l'agenzia britannica per la sicurezza nazionale, l'antiterrorismo e il controspionaggio.

Le vicende delle spie (del cast della prima stagione è rimasto soltanto il capo della sezione, Harry Pearce - Peter Firth; molti degli altri personaggi sono stati uccisi, nella finzione, in sanguinose azioni "di guerra" contro criminali, mitomani e terroristi vari) sono molto complesse. Ogni puntata ruota intorno ad un evento particolare, che sia una bomba da disinnescare, un testimone da proteggere o un traffico di armi da scoprire, ed è caratterizzata da frequenti ed intricatissimi colpi di scena, per cui lo spettatore rimane con il fiato sospeso fino all'ultima scena. Gli episodi di ogni stagione (generalmente 8, secondo la consuetudine delle miniserie britanniche, che durano solo tre o quattro mesi) sono inoltre collegati da un filo rosso, in modo da formare un discorso il più possibile unitario. E difatti l'impressione è di un prodotto televisivo compatto e coerente, in cui è difficilissimo distinguere i buoni dai cattivi (dato anche il discreto numero di doppiogiochisti...). Sullo sfondo, per completare il quadro, c'è la Londra moderna e affollata dei dintorni del London Bridge (oltre a luoghi sensibili come metropolitane e stazioni ferroviarie, che non mancano davvero mai).

Personalmente non avrei mai immaginato di poter seguire un telefilm del genere, eppure vi assicuro che merita, ed è è un peccato che non sia tradotto in italiano. Anche perché i dialoghi spesso sono rapidissimi, quasi in codice e pieni di sottintesi, e lo spettatore non anglofono fa molta molta fatica. Un'ultima cosa: se siete appassionati di adattamenti BBC, tenete presente che Spooks ha lanciato o comunque ha visto come protagonisti numerosi eroi ed eroine delle miniserie in costume, da Matthew MacFadyen (Little Dorrit, oltre al Pride and Prejudice cinematografico del 2005) a Rupert Penry-Jones (Persuasion) a Richard Armitage (North and South).

lunedì 16 novembre 2009

Mattatoio n. 5

Già allora io avrei dovuto essere occupato a scrivere un libro su Dresda. A quell'epoca non era ancora diventato famoso, in America, quel bombardamento. Pochi americani sapevano che era stato peggio, ad esempio, di Hiroshima. Non lo sapevo neanch'io.

Billy Pilgrim sostiene di essere in grado di viaggiare nel tempo. Per lui la vita non è un percorso lineare con un inizio e una fine, ma un insieme di attimi, ciascuno dei quali è eterno e può essere eternamente vissuto. Non si nasce e non si muore mai: semplicemente, si è.

Questa originale filosofia del tempo Billy l'ha appresa dai Tralfamadoriani, gli evoluti extraterrestri che una notte, alla fine degli anni Cinquanta, lo hanno rapito per rinchiuderlo in uno zoo sul loro pianeta, in un habitat ricostruito appositamente per ospitare un terrestre. Da allora Billy non fa che viaggiare da quel luogo remoto alla Terra, ripercorrendo in ordine sparso i diversi momenti della propria vita: da un'infanzia troppo breve ad una giovinezza segnata dalla II Guerra Mondiale e ad un'età adulta vissuta da ottico benestante e padre di famiglia nella provincia americana.

Non sembrerebbe, eppure Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut, pubblicato per la prima volta nel 1969, è un romanzo sulla guerra. O meglio, su uno dei capitoli più sanguinosi della II Guerra Mondiale: il bombardamento di Dresda ad opera delle forze alleate che, nel febbraio 1945, uccise decine di migliaia di persone, radendo al suolo il 90% della città tedesca. Un episodio controverso, da molti considerato del tutto ingiustificato dal punto di vista strategico e, di conseguenza, equiparabile ad un crimine di guerra. Di fatto, la distruzione di Dresda è il cuore del romanzo, il perno intorno a cui ruota tutta la surreale vicenda biografica di Billy Pilgrim (un vero "pellegrino del tempo", potremmo dire, sospeso tra storia e fantascienza).

Muovendosi tra grottesco, paradossi ed ironia, Vonnegut ripercorre la propria personale esperienza di prigioniero americano in mano ai tedeschi e di testimone oculare della distruzione della città. Il suo racconto, visionario, apparentemente leggero e quasi infantile, ha uno stile da parabola evangelica, segnato com'è da formule che tendono a ripetersi (ad esempio, il fatalista "Così va la vita", che scandisce e in un certo senso "normalizza" tutti gli episodi più tragici, come per evitare di indugiare sul dolore) e dall'assoluta semplicità e schiettezza del personaggio principale, che forse è un mitomane, o più probabilmente è impazzito a causa della guerra, o magari ha ragione, e viaggia davvero nel tempo, e davvero ha conosciuto i Tralfamadoriani. Il risultato è un romanzo un po' folle, come folle è la distruzione di cui l'autore e, attraverso i suoi ricordi, il suo protagonista sono stati testimoni.

venerdì 13 novembre 2009

E' non è



Da La cura del tempo (2003), il quarto album di Niccolò Fabi, una delle canzoni più belle che il cantautore romano abbia composto (ovviamente, questa è un'opinione personale).

giovedì 12 novembre 2009

E ancora...

...questa settimana ho imparato tante cosine molto interessanti su 1) particolari pavimenti che generano energia elettrica (grazie a delle ingegnose mattonelle che si caricano se calpestate, un'idea che mi è davvero piaciuta molto) e su 2) come spostarsi e viaggiare in modo sostenibile.

martedì 10 novembre 2009

Per fare il punto

Negli ultimi dieci giorni mi sono occupata di:

- mini-giardini domestici (anche se il passaggio dalla teoria alla pratica mi lascia un po' perplessa);
- "letti da sogno" griffati;
- viaggi d'altri tempi in compagnia di un simpatico asino iper-tecnologico;
- dispositivi per produrre energia eolica sul tetto di casa;
- l'adesione del Gruppo Gucci alla campagna in difesa delle foreste pluviali indonesiane;
- Las Vegas ed edilizia sostenibile (sarà mai possibile???).

lunedì 9 novembre 2009

Good Bye, Lenin!

Oggi si celebra il ventesimo anniversario deella caduta del Muro di Berlino, e a me è tornato in mente Good Bye, Lenin!, un film tedesco del 2003 ambientato tra il 1989 e il 1990. La pellicola racconta la storia di un'attivista della DDR caduta in coma per via di un attacco di cuore poco prima del 9 novembre 1989, e quindi inconsapevole degli eventi che stanno cambiando la storia del suo paese. Al suo risveglio, a distanza di alcuni mesi, e per evitarle uno shock che potrebbe risultarle fatale, il figlio Alex finge che la Germania Est sia ancora in piedi, e cerca in tutti i modi di ricostruirle intorno un mondo pre-caduta del Muro, con tanto di telegiornale nazionale socialista.

Il film è nello stesso tempo tenero, malinconico e divertente, e mostra sia la facilità di adattamento dei giovani alla nuova realtà che le contraddizioni e le lacerazioni che la presenza del Muro ha generato nelle esistenze e nella quotidianità dei berlinesi dell'Est. Alcune scene sono decisamente buffe - basti pensare all'invenzione della "Coca-Cola socialista"- mentre è particolarmente toccante la sequenza in cui la madre di Alex "scopre" la nuova Germania riunificata. Purtroppo ho trovato solo un trailer in tedesco con i sottotitoli in inglese, dovrete accontentarvi!

venerdì 6 novembre 2009

Got it?



Dalla serie americana 30 Rock (la serie televisiva comica che vede protagonista Tina Fey, che qualche tempo fa abbiamo apprezzato per la sua esilarante - e molto somigliante - imitazione di Sarah Palin) un'idea per il costume da indossare ad Halloween: perché non vestirsi da "senatore italiano"?

giovedì 5 novembre 2009

A Natale puoi

Penserete che sia un po' presto per un post natalizio. Eppure, stando al catalogo di accessori, decorazioni e idee regalo che mi è appena stato recapitato, sembrerebbe proprio di no. E comunque, resta il fatto che, se si vuole preparare ogni cosa con cura, e non ritrovarsi a dover fare tutto il pomeriggio del 24 dicembre, con la sensazione persistente di aver dimenticato qualcosa di fondamentale e ripetendo a se stessi che il prossimo anno si cambierà registro, può risultare utile iniziare a pensare a regali e regalini con un discreto anticipo. Specie se le feste natalizie tendono a deprimervi o se siete dei piccoli Scrooge pre-redenzione.

Ma torniamo al catalogo di cui sopra. L'ho sfogliato per qualche minuto e devo dire che l'ho trovato a suo modo molto originale. Oltre a cosine piuttosto curiose (tipo il mini abito natalizio in poliestere da indossare a Capodanno, in luoghi iper-riscaldati, suppongo, data la scollatura, o un indefinibile porta-banana in plastica per mantenere il vostro frutto integro in vista del prossimo spuntino - immaginando che tutti girino con delle banane nella borsa o nello zaino) mi sono imbattuta in un oggetto di uso molto quotidiano declinato in tutti i modi possibili, immaginabili e persino inimmaginabili (nel senso che io non ci avrei mai pensato): la carta igienica.

Ora, non voglio fare la Littizzetto della situazione e stare a ripetere l'aneddoto di Britney Spears e dei 2500 dollari mensili spesi in carta igienica griffata Louis Vuitton, ma qualcuno potrebbe spiegarmi qual è il senso profondo del rotolo di carta igienica recante una delle seguenti decorazioni: 1. abeti natalizi riccamente addobbati; 2. babbi natale (in primo piano, a figura intera o seduti su un WC, a seconda dei casi); 3. stelle dorate e/o palline colorate; 4. schemi per il sudoku? (ok, il sudoku non è prettamente natalizio, ma l'idea di metterlo sulla carta igienica - e, soprattutto, l'idea che qualcuno possa dedicarsi a risolverlo mentre è in bagno - mi dà comunque da pensare). Per non parlare poi del porta-rotoli natalizio ispirato al vestito e agli stivali di Babbo Natale o degli stampini per biscotti a forma di Gesù Bambino, Madonna, San Giuseppe, Re Magi ed altri personaggi del presepe, ad uso e consumo dei duri e puri delle feste.

Non vorrei trarre conclusioni affrettate o lanciarmi nella logora e abusata tiritera sul consumismo, né fare del prevedibile moralismo o chiamare in causa lo spirito del tempo e altre menate sociologico-filosofiche. Ma, ecco, non avete l'impressione che si stia un pochino esagerando?

mercoledì 4 novembre 2009

Appello

Cercasi disperatamente un'anima di buona volontà che spieghi una volta per tutte ai nostri politici e ai nostri giornalisti (e a tutti quelli che hanno le idee un po' confuse) che la Corte europea dei diritti dell'uomo non è un'istituzione dell'Unione Europea (e, già che ci siamo, anche che il Consiglio d'Europa non va confuso con il Consiglio europeo né con il Consiglio dell'Unione Europea).

Un buon glossario delle istituzioni europee (comprese alcune di quelle che non fanno capo alla UE) si trova qui.

martedì 3 novembre 2009

No, non era quello dei jeans

Un anno fa il blog aveva festeggiato i 100 anni del prof. Claude Lévi-Strauss, filosofo, etnologo e antropologo di fama mondiale. Lo scorso week-end, Lévi-Strauss è morto, a poche settimane dal suo 101esimo compleanno - lo ha reso noto oggi l'Ecole des hautes études en sciences sociales.

lunedì 2 novembre 2009

Lo scarabeo di Wittgenstein

(...) la sperimentazione mentale riguarda l'immaginazione, e ne sfrutta il potere anarchico, al servizio dell'intelletto.

Tornare alla filosofia, in assenza di implicazioni/complicazioni lavorative, fa sempre un certo piacere: è un po' come tornare a casa di mamma e papà per le vacanze di Natale (e, ovviamente, senza portarsi del lavoro dietro, altrimenti non vale). E Lo scarabeo di Wittgenstein e altri classici esperimenti mentali di Martin Cohen (editore del The Philosopher) è un modo gradevolmente soft per rientrare temporaneamente all'ovile, dato che si concentra su uno degli aspetti più fantasiosi (ma non per questo meno significativi o rigorosi) della storia della filosofia: gli esperimenti mentali.

Cohen interpreta il concetto di "esperimento mentale" in senso piuttosto ampio, prendendo in considerazione anche le sue formulazioni ante litteram: dai paradossi di Zenone (avrete sentito parlare della gara di piè-veloce-Achille con la tartaruga...) al mito della caverna di Platone, fino ad arrivare ai giorni nostri e a formulazioni e dibattiti sempre più complessi e intricati. Il risultato è un interessante repertorio di 26 esperimenti mentali, più o meno noti, di cui vengono offerte una breve esposizione e una spiegazione che ne evidenzia eventuali debolezze e punti di forza. Gli esempi sono preceduti da un'introduzione che inquadra storicamente fortune e sfortune, sostenitori e detrattori di questa particolarissima tradizione filosofica e sono seguiti da quella che potremmo definire una "mini-guida al laboratorio mentale", ad uso e consumo di aspiranti sperimentatori. Il tutto in un linguaggio non eccessivamente tecnico, ma fluido e talvolta persino ironico (segno che la filosofia può anche essere spiritosa).

Tra gli autori di esperimenti mentali troviamo Bertrand Russell, generalmente conosciuto per il paradosso del barbiere, e che, oltre ad occuparsi di filosofia e matematica, è stato anche un apprezzabile divulgatore scientifico (se vi capita, leggetelo, è molto gradevole). Russell viene citato da Cohen per aver preso in prestito da Tommaso d'Aquino il problema del "cannibale cattolico". Vale a dire: cosa accadrà nel giorno del giudizio (e della risurrezione dei corpi) ad un cannibale figlio di cannibali che si sia sempre e solo nutrito di carne umana? Quale corpo gli sarà restituito, visto che ogni particella che lo compone deriva da corpi altrui? E quale corpo sarà invece restituito alle sue vittime? Un buon rompicapo, che di certo ha divertito, e molto, un agnostico come Russell. Oltretutto, andando fuori tema, mi piace ricordare che Russell è lo stesso che criticava il pensiero induttivo ricorrendo all'esempio del pollo, che ogni giorno si aspetta di essere nutrito, anche nel giorno in cui il contadino ha deciso di servirlo per cena.

Nel volume troviamo anche il discusso caso del "violinista inconscio", elaborato da Judith Jarvis Thomson per affrontare il tema dell'aborto e affermare che la donna è l'unica autorità che può decidere se garantire o meno il supporto vitale, non avendo il dovere assoluto di "mantenere" un altro. O quello della "nave di Salviati", esposto da Galileo Galilei nella seconda giornata del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo per spiegare come sia possibile che gli uomini non si accorgano di vivere su una sfera che ruota intorno al proprio asse nello spazio. O, infine, lo "scarabeo" (o coleottero, a seconda della traduzione) di Ludwig Wittgenstein, da cui il volume prende nome. Si tratta di un esperimento mentale per il quale tutti gli uomini sono dotati di una scatolina chiusa, in cui c'è uno scarabeo che solo il possessore della scatolina può vedere. Dato che tutti associano il termine "scarabeo" alla creatura che hanno nelle rispettive scatole, senza poter vedere cosa c'è nelle scatole altrui, potrebbe anche accadere che allo stesso nome siano associati, da persone diverse, insetti o animali diversi. Ciò implicherebbe che alla medesima parola si possono attribuire più significati, e che quindi non c'è un nesso stabile tra la parola e il concetto.

Cohen cita anche uno dei principali sperimentatori del laboratorio mentale, Albert Einstein, così come David Hume, Isaac Newton, Ernst Mach... Insomma, vale la pena di dare un'occhiata, tanto più che il volume si presta sia ad una lettura ordinata, dall'inizio alla fine, che ad una lettura non lineare e persino cursoria, che consente a ciascuno di spulciare, di volta in volta, l'argomento che preferisce.