mercoledì 23 dicembre 2009

Buone feste!



In occasione delle feste natalizie, vi dedico il tradizionale God Rest Ye Merry, Gentlemen, nell'intensa e suggestiva interpretazione del coro del King's College di Cambridge. Anche perché, che si sia o meno credenti, un pizzico di solennità non guasta.

E con questo, auguro un buon Natale e un buon inizio di 2010 a tutti voi, lettori abituali e "passanti".

Il blog riaprirà i battenti dopo le feste - a presto!

lunedì 21 dicembre 2009

Le particelle elementari

Ovunque sulla superficie del pianeta l'umanità stanca, stremata, diffidente di sé e della propria storia, si apprestava bene o male a entrare in un nuovo millennio.

Francia, anni '90. Michel Djerzinski e Bruno Clément sono fratellastri, figli di una madre hippy che li ha abbandonati da piccoli alle cure dei nonni, senza mai seguirli o riservare loro un qualsiasi gesto di affetto. Geniale e solitario biologo molecolare Michel, insegnante di lettere frustrato e morboso Bruno, entrambi poco sopra i quarant'anni, sono accomunati da una profonda incapacità di comunicare e di relazionarsi con il mondo circostante e da una sorta di "condanna all'infelicità".

La politica di questo blog è di non stroncare in modo irrevocabile nessun film o romanzo: se qualcosa non mi è piaciuto, e se di qualcosa non salvo proprio nulla, ebbene, molto semplicemente, evito di parlarne. Ora, ve lo dico subito, Le particelle elementari di Michel Houellebecq è un romanzo che non mi è piaciuto e che ha molto deluso le mie aspettative. Perché parlarne, allora? Forse perché è un libro dalle ottime recensioni e di cui si è discusso molto, specie in occasione dell'uscita del film omonimo, nel 2006. E poi perché, nonostante tutto, contiene degli spunti molto interessanti, ad esempio l'utopia di un futuro dominato dalla scienza e da un'umanità "nuova", prodotta e perfezionata in laboratorio. Per un appassionato di filosofia, o di fantascienza, o per un lettore de Il mondo nuovo di Huxley, si tratta di riflessioni certamente stimolanti ed interessanti.

Eppure, sotto sotto, nell'economia del romanzo c'è qualcosa di molto artificioso. L'umanità derelitta incarnata (per quanto in modi diversi) dal frigido Michel e dal morboso Bruno mi è sembra stereotipata, come "costruita in laboratorio" dall'autore. Da un lato, lo scienziato "troppo avanti" rispetto alla propria epoca per poter nutrire sentimenti umani, e quindi incapace di amare; dall'altro, un eterno adolescente che vive di perversioni, pulsioni e fantasie sessuali senza riuscire a superare il proprio egoismo e ad instaurare rapporti alla pari con le persone che lo circondano. Fino a farsi del male e a distruggere anche l'ultima speranza di felicità. Insomma, due creature sterili condannate a sopravvivere, ciascuna confinata nel proprio grigiore. O meglio, due creature squallide.

E non mi convince l'idea dell'autore di fare di Bruno e di Michel delle icone della decadenza del mondo occidentale contemporaneo. Come ho scritto, mi sembra un po' artificioso, oltre che pretenzioso. Anche perché, diciamocelo, quella di rappresentare la decadenza del nostro mondo è diventata una specie di moda intellettuale. E comunque, è piuttosto difficile trovare un autore che non si sia posto, almeno una volta, questo obiettivo in relazione alla propria epoca. Volendo essere terra-terra: è un po' come sparare sulla Croce Rossa.

In  conclusione: sarà per un limite mio o  perché sono stata disturbata da tanta morbosità, ma Le particelle elementari mi ha davvero delusa. Ad essere sincera, la sensazione che ho provato chiudendo il libro è stata di profonda tristezza: magari era proprio questo lo scopo di Houellebecq, ma la lettrice che è in me avrebbe preferito trovare, in fondo al libro, una sensazione ben diversa.

venerdì 18 dicembre 2009

Qualche idea per il Natale


Il clima festoso e un po' frenetico di queste giornate pre-natalizie colpisce e coinvolge un po' tutti, anche quanti farebbero volentieri a meno di code nei negozi e traffico in tilt.

E, visto che l'argomento "feste" è ineludibile, vi giro qualche idea partorita dalla redazione di greenMe.it per rendere questo Natale 2009 un pochino più sostenibile e attento del solito: a cominciare dall'immancabile albero e dai regali per grandi e piccoli, fino ad arrivare al bio-menu delle feste e alle cartoline e ai bigliettini di auguri.

Insomma, i suggerimenti sono tanti e diversi, date un'occhiata!

mercoledì 16 dicembre 2009

Acqua alta

Il sogno di ogni turista che si avventuri tra i canali veneziani è di avere un piccolissimo assaggio di acqua alta, quel tanto che basta a 1) non ostacolare la vacanza, 2) poter raccontare ad amici e conoscenti "Sono stato a Venezia e c'era persino l'acqua alta!" e 3) fare delle belle foto ricordo.

Ebbene, nella mia recentissima tre giorni a Venezia ho beccato anch'io un po' di acqua alta (decisamente poca, stando alla testimonianza della Sorella "veneziana" e neo-dottora), e come ogni turista che si rispetti ho fatto un po' di foto ricordo (decisamente poche, a dire il vero, perché, a causa del gelo, la batteria della mia macchina fotografica ha cominciato ben presto a fare i capricci e a prendere decisioni autonome, del tipo: spegnersi mentre io tentavo di mettere a fuoco...).

venerdì 11 dicembre 2009

Mankind is No Island



Il video vincitore dell'edizione 2008 del Tropfest NY, un festival dedicato ai corti, che fa parte della più ampia piattaforma Tropfest.

Nato a Sydney nel 1993, Tropfest si propone di scovare, valorizzare e premiare nuovi talenti nel campo della regia e del montaggio. Per questo, promuove ogni anno varie iniziative in diverse città del mondo, incluse delle competizioni aperte a chiunque desideri mettere alla prova la propria creatività.

Mankind is No Island, di Jason van Genderen, è un film di poco più di tre minuti, interamente girato con un cellulare per le strade di Sydney e di New York, di cui sfrutta con grande abilità segnaletica e murales per veicolare il proprio messaggio. Il video mi sembra davvero ben fatto e trovo particolarmente emozionante ed efficace l'accompagnamento musicale.

lunedì 7 dicembre 2009

Bridget Jones - perché erano meglio gli anni Novanta


Tra i miei passatempi preferiti, ormai dovreste saperlo, c'è la chick-lit anglosassone, a cominciare da Sophie Kinsella, di cui ho letto tutto, detestando profondamente Becky Bloomwood ma dandole sempre e comunque una chance (a proposito, ho letto che dovrebbe tornare proprio nel 2010, con nuove avventure e, neanche a dirlo, nuove spese folli). Alla fine, poco tempo fa, ho deciso che era arrivato il momento di passare ad Helen Fielding e ai due Bridget Jones, dato che erano trascorsi diversi anni dalla visione dei relativi film.

Innanzitutto, la differenza tra i romanzi e le sceneggiature che ne sono state tratte mi è sembrata abissale. Bridget è una trentenne un po' sovrappeso, sprovveduta, sfortunata, a volte simpaticamente fantozziana, ma non è esattamente l'incorreggibile imbranata (magistralmente) incarnata da Renée Zellweger. E le vicende raccontate nei due film sono forse più comiche, ma decisamente più futili: se rispetto al primo romanzo le divergenze sono sensibili ma non troppo significative, il secondo libro è stato del tutto snaturato nel passaggio su pellicola.

Ed è davvero un peccato, perché a mio parere The Edge of Reason è migliore del Diario. Mi è sembrato un romanzo più maturo, più complesso, più contestualizzato. E Bridget, pur continuando a fare le sue solite, divertentissime e inimitabili "figure alla Bridget", appare come un personaggio a tutto tondo. Niente a che vedere con le protagoniste dei romanzi di Sophie Kinsella, che nella maggior parte dei casi sono del tutto inverosimili, oltre ad essere abbastanza superficiali e molto unidimensionali (e lo dico, lo ripeto, da lettrice della Kinsella). Intendiamoci: non sto dicendo che Helen Fielding abbia scritto un capolavoro e che Bridget Jones sia una novella Elizabeth Bennet. Però mi sembra evidente che nei suoi romanzi ci sia un'atmosfera più articolata e più "reale" rispetto al mondo delle eroine kinselliane. Un "qualcosa in più" che invece mi manca, secondo me, negli articoli che la stessa Fielding ha scritto per l'Independent nel 2005, descrivendo le nuove avventure di Bridget a dieci anni di distanza dal Diario.

Ma torniamo per un attimo a The Edge of Reason: correva l'anno 1997, il New Labour vinceva le elezioni inglesi con un giovane, rampante ed anticonvenzionale Tony Blair e Lady D. moriva a Parigi, generando una possente ondata di commozione in tutto il mondo, praticamente a reti unificate. In quell'anno, dopo il trash anni Ottanta e dopo il pessimo inizio degli anni Novanta (la Prima Guerra del Golfo, Tangentopoli, il genocidio Rwanda, i massacri in Bosnia...), ci sembrava di viaggiare verso qualcosa di meglio. Forse i ricordi mi ingannano (sarà che all'epoca avevo meno della metà degli anni dichiarati da Bridget Jones, e cioè l'età giusta per guardare ogni cosa con fiducia e ottimismo), ma quando ripenso a quel periodo la mia impressione è che ci fosse davvero speranza, che le persone si aspettassero davvero qualcosa di buono. E che non vedessero l'ora di brindare al nuovo millennio.

Mi viene da dire che dodici anni fa lo Yes we can di Obama non avrebbe attratto o mandato in brodo di giuggiole nessuno, ma sarebbe stato considerato uno slogan persino troppo dimesso: Tony Blair, ad esempio, la sparava molto più grossa, arrivando a proporre al suo Paese una "nuova vita" (New Labour, new life for Britain). Probabilmente il mondo era meno disincantato rispetto a quello di oggi: ad esempio, si guardava ad un leader relativamente giovane come Blair non perché si fosse sfiduciati e disperati (come è invece accaduto in America con Obama, che ha vinto le elezioni del 2008 in seguito ad una profonda crisi sia politica che economica) ma perché si credeva che il peggio fosse ormai alle spalle (d'altra parte, era finita la Guerra Fredda, era caduta la cortina di ferro, non c'erano più nemici o blocchi contrapposti e non c'era ancora stato l'11 settembre) e che fosse il tempo di guardare fiduciosamente avanti.

Post collegati:
Letture lievi - Shopaholic & Co.
La chick-lit colpisce ancora
Twenties girl - La ragazza fantasma

venerdì 4 dicembre 2009

Zombie



Dal secondo album dei Cranberries, No Need to Argue (1994), la canzone che li ha fatti conoscere (e meritatamente, aggiungo io, che per alcuni anni sono stata una loro fan). Pare che lo storico quartetto irlandese sia finalmente tornato a lavorare insieme, dopo una lunga "pausa di riflessione", caratterizzata dai progetti da solista di Dolores O'Riordan.

Magari riusciranno anche a produrre un nuovo album, con un qualche titolo strano, come quelli a cui ci hanno ormai abituati (del tipo Everybody else is doing it, so why can't we? o To the Faithful Departed o Wake up and smell the coffee).

martedì 1 dicembre 2009

Questione di riciclo creativo


Quando riceviamo o facciamo un regalo, quello che più conta non è la confezione, ma il suo contenuto. Per quanto però, dobbiamo proprio ammetterlo, un dono presentato bene faccia sempre un certo effetto. Dato che si sta avvicinando il Natale e che molti di noi si troveranno ben presto alle prese con pacchetti e pacchettini vari, cerchiamo di capire come confezionare i nostri regali nel modo più attraente possibile senza incorrere in sprechi e senza spendere molto. Perché si può essere ecosostenibili anche quando si incarta un regalo... (continua su greenMe.it)