lunedì 29 novembre 2010

La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo

"C'è una logica, una regola, in tutto questo andirivieni, in tutto questo smarrirsi e dislocarsi? Esiste un modo per restare dove sono, abbracciare il presente con ogni cellula?"

"Odio trovarmi dove lei non è, quando lei non c'è. E invece me ne vado sempre, e Clare non mi può seguire."

Michigan, 1977. Nel prato dell'enorme villa dei suoi facoltosi genitori, la piccola Clare Abshire, 6 anni, incontra per la prima volta Henry, che ha superato i 40 e sembra sapere tutto di lei.

Chicago, 1991. Il ventottenne bibliotecario Henry DeTamble incontra per la prima volta la studentessa ventenne Clare, che lo saluta calorosamente e sostiene di conoscerlo da ben 14 anni.

Non è un caso di follia o di omonimia, ma il frutto di un disturbo genetico, la cronoalterazione, che affligge Henry dall'età di 5 anni e che lo catapulta imprevedibilmente e indiscriminatamente nel passato e nel futuro, facendolo sparire e ricomparire nei momenti e nelle situazioni più improbabili, e determinando incontri e incroci apparentemente impossibili.

L'idea che è alla base de La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffenegger è indubbiamente originale, con la strana malattia di Henry e le molteplici linee temporali attraverso cui si dispiega il racconto: quella "principale", costituita dalla vita "normale" di Clare, e quei frammenti di passato o di futuro descritti nel corso dei viaggi di Henry. Di certo ci vuole una buona dose di immaginazione e di pazienza per ideare e costruire una storia così "mobile" e in cui tutto, alla fin fine, quadri: in questo, l'operazione dell'autrice è perfettamente riuscita, dato che i tasselli si compongono progressivamente fino a dare un senso compiuto agli indizi e agli avvenimenti sparsi qua e là.

Al di là della storia d'amore tra Clare e Henry, prevedibile e furbetta come la maggior parte delle storie d'amore letterarie, il romanzo incuriosisce sia per l'assoluta inaffidabilità del protagonista, la cui malattia riesce a complicare in modo drammatico, buffo o grottesco anche le siituazioni quotidiane più banali, sia per l'assurdità del suo destino, che lo condanna a conoscere il futuro o il passato senza poter mai interferire o cambiare anche solo una virgola. Henry vede e sa, a differenza di tutti gli altri esseri umani, ma non può fare altro che accettare un copione che, da qualche parte, è già scritto.

La prima metà del romanzo è buffa, strana e coinvolgente, e stuzzica continuamente la curiosità del lettore. La seconda, invece, scivola piano piano verso il melodrammatico: da un certo punto in poi, anche il lettore più sprovveduto capisce perfettamente cosa accadrà, l'autrice getta via la maschera e sembra porsi come unico obiettivo quello di suscitare una commozione fin troppo facile e scontata. La lettura ne risente, diventa faticosa e, a mio avviso, anche un po' autolesionista.

Insomma, l'epilogo è studiato appositamente per far contente quelle lettrici che adorano intristirsi e farsi venire il magone. Un esito più che prevedibile, anche se ho sperato fino all'ultimo in un colpo di scena o in qualcosa di simile: con un protagonista così anormale, in fondo, poteva davvero succedere di tutto.

venerdì 26 novembre 2010

Bad Romance



Ok, questo week-end si va sul leggero, con il primo singolo estratto da The Fame Monster (2009), il secondo album della stupefacente e insuperabile Lady Gaga. Un personaggio che riesce davvero ad inventare una provocazione al giorno: ce ne vuole di fantasia per combinarne così tante...

Eco-turismo invernale: il Queyras

Amate la natura e la montagna? Siete appassionati di turismo sostenibile? Morite dalla voglia di una bella vacanza natalizia sulla neve? Allora sappiamo qual è la meta che fa al caso vostro: il Queyras, una valle immersa nelle Alpi francesi, al confine con l’Italia e con il valico del Colle dell’Agnello, con i comuni di Arvieux, Abriès, Aiguilles, Ceillac, Château-Ville-Vieille, Molines-en-Queyras, Ristolas e Saint-Véran. Il luogo ideale per trascorrere una vacanza invernale nel cuore dell’Europa, capace di unire il meglio degli sport invernali con le bellezze paesaggistiche e il calore della tradizione culturale ed enogastronomica alpina... (continua su greenMe.it)

Elementi di bioedilizia: eco-rivestimenti da soffitto

Grazie ad una costante attività di ricerca, alla dedizione e al desiderio di sperimentare degli addetti ai lavori, la bioedilizia sta davvero facendo passi da gigante. L’obiettivo principale è di studiare e realizzare progetti che siano salutari sia per l’uomo che per l’ambiente, impiegando esclusivamente materiali atossici ed eco-compatibili. È questo il caso, ad esempio, di un prodotto proveniente dalla costa occidentale degli Stati Uniti: pannelli e piastrelle da soffitto derivati dal riciclo della plastica... (continua su greenMe.it)

mercoledì 24 novembre 2010

Bici-carrello ed eco-culle

La vita quotidiana nelle nostre città è spesso frenetica e poco sostenibile, complice anche un alto livello di traffico, che è nocivo non soltanto per l’ambiente ma anche per la nostra salute e per il nostro umore. Per sopravvivere allo stress e contribuire in modo attivo alla salvaguardia ambientale bisogna davvero essere responsabili, flessibili e, in un certo senso, anche “convertibili”. Come dimostra un interessantissimo concept creativo ed eco-sostenibile che potrebbe venire incontro alle nostre quotidiane esigenze di mobilità metropolitana: stiamo parlando di Ville, il progetto che lo scorso gennaio ha conquistato la medaglia di bronzo al contest Idea Design 2010, promosso ogni anno dalla Industrial Designers Society of America... (continua su greenMe.it)

Se volete che i vostri bambini maturino una coscienza green ed eco-responsabile, è bene cominciare presto ad abituarli a stili di vita sostenibili e a dare loro il buon esempio. Anzi, molto presto: sin dalla culla e dal lettino. Oltre agli utili consigli per rendere sicura ed ecologica la cameretta dei vostri figli, esistono anche diverse soluzioni per far sì che i loro primi sogni siano perfettamente eco-compatibili, tra materiali riciclati o organici e graziosi lettini componibili. Vediamo alcune proposte nel dettaglio... (continua su greenMe.it)

lunedì 22 novembre 2010

Momento autopromozionale: L'isola di Ajao

Un giorno di qualche mese fa un docente mi ha detto che era un vero peccato lasciare ammuffire in un cassetto un lavoro che avevo fatto e che mi era costato sforzi e fatica. E così, approfittando delle mie poche ore davvero libere, ho riletto ed editato il testo della mia tesi di dottorato, tagliandone alcune parti e rivedendone altre, per poi pubblicarlo su Lulu.com, un meraviglioso sito americano che mi permette di mettere in vendita il mio saggio sia come volume cartaceo che come pdf scaricabile.

Ovviamente, il risultato della mia rapida revisione non è un capolavoro di scrittura o un esempio di editing perfetto, né mai diventerà una pietra miliare negli studi storico-filosofici sul Seicento francese. E' piuttosto una piccola soddisfazione tutta mia, che oggi voglio condividere anche con i miei 4 lettori e con gli altri naviganti.

E da gennaio 2011, L'isola di Ajao è anche su Amazon.

sabato 20 novembre 2010

venerdì 19 novembre 2010

Cartoni animati dell'infanzia: Capitan Harlock e Starzinger



Sarà stato per via dell'ultima trovata nata su Facebook - quella di sostituire la foto del profilo con l'immagine di un cartone animato dell'infanzia (e così sono diventata Candy Candy) -, ma ieri sera sono tornata a casa dal lavoro canticchiando la sigla dell'immortale Capitan Harlock, che guardavo da bambina insieme a papà su una qualche oscura rete locale. E quindi mi è venuta voglia di condividerla con voi, in ricordo dei vecchi tempi, insieme a questa "chicca": la sigla di un altro cartone che andava di moda negli anni Ottanta. Si tratta della storia della principessa della Luna, Aurora, che intraprendeva un viaggio nello spazio insieme a delle guardie del corpo-cyborg per salvare la galassia. Il cartone in questione si chiamava Starzinger.

martedì 16 novembre 2010

Bioarchitettura e creatività: l'eco-ristorante in bamboo

Possono estro e bioarchitettura compenetrarsi e armonizzarsi, dando vita a soluzioni originali, interessanti ed eco-sostenibili? Pare proprio di sì, se pensiamo alla storia che stiamo per raccontarvi. Provate ad immaginare la situazione: a Jakarta, in Indonesia, un ristoratore specializzato in cucina giapponese, e in particolare in noodles, sogna di gestire un ristorante all’aperto, pur sapendo che non si tratta di una soluzione comune o particolarmente popolare. È, piuttosto, una scommessa, nel senso che la clientela potrebbe non apprezzare l’idea di mangiare all’esterno, senza il riparo e la protezione offerti dalle pareti... (continua su greenMe.it)

lunedì 15 novembre 2010

The social network

"Non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico"

"Se foste stati in grado di inventare Facebook, allora avreste inventato Facebook. [...]
Non è che se uno fa una sedia particolarmente bella, poi deve pagare i diritti a tutti quelli che hanno fatto sedie prima di lui."

Harvard, 2003. La matricola Mark Zuckerberg, un nerd bruttino, goffo e dall'abbigliamento improbabile, dopo essere stato mollato dalla ragazza e essersi preso una sbronza colossale, comincia a maturare l'intuizione che rivoluzionerà la sua vita e che cambierà il modo di comunicare di inizio millennio: un social network in grado di connettere tutte le persone che si conoscono. Nasce Facebook e, come per tutte le grandi invenzioni, c'è chi accusa Mark di aver "barato" e di aver rubato l'idea.

Cominciamo dai fondamentali: The social network di David Fincher (Seven, Fight Club) è proprio un gran bel film, in equilibrio perfetto tra lo spiritoso e il drammatico e piacevolmente leggero, come è giusto che sia per una storia che parla di ventenni. Le due ore scorrono via veloci e la regia alterna intelligentemente il racconto delle origini con estratti delle deposizioni relative alle due controversie legali che Mark Zuckerberg ha dovuto affrontare, e che l'hanno contrapposto a tre studenti di Harvard e al suo ex-migliore amico e co-fondatore di Facebook, Eduardo Savarin (che è stato una delle fonti principali per la sceneggiatura). Il risultato è un racconto avvincente, mai scontato, sottolineato da un'ottima colonna sonora e da inquadrature e simbolismi particolarmente espressivi (si pensi alla pioggia durante una delle deposizioni) e che passa con sapienza da momenti ultra-nerd a momenti ultra-glamour (si vedano le scene al ristorante o in discoteca con il paranoico Sean Parker).

Prima di vedere The social network avevo letto da più parti che Fincher aveva voluto mettere Zuckerberg in cattiva luce, accogliendo e facendo proprie le versioni dei suoi detrattori. Di certo, come è inevitabile in un biopic, il film rappresenta una drammatizzazione dei fatti (si veda la storia di Mark con l'ex ragazza: il desiderio di riconquistarla sarebbe il motivo per cui ha inventato Facebook). Tuttavia, la mia impressione è che, per quanto si offra spazio alle critiche, alla fine Zuckerberg ne esca più che bene.

Mark sarà anche un ragazzino saccente, nerd e un po' stronzo, come viene ripetuto più volte nel corso del film, ma è un del tutto disinteressato al denaro, molto intelligente e con un'enorme, invidiabile, creatività. A dirla breve, è un genio, a differenza dei personaggi che gli si contrappongono nelle deposizioni. Ovunque abbia tratto l'ispirazione per il suo social network, è innegabile che l'idea geniale, quella che ha sparigliato le carte e cambiato le cose, è stata sua, e suoi sono stati gli sforzi per metterla in atto. Insomma, il suo successo economico (perfettamente enfatizzato sul finale e sui titoli di coda da Baby, you're a rich man dei Beatles) è più che meritato, perché è il premio ad un'intelligenza fuori dal comune. Eccolo qui, raccontato in 120 minuti, il mondo perfetto, quello in cui chi è più bravo emerge, senza l'aiuto di avvocati o di ricchi e ambiziosi paparini.

Infine, un piccolo amarcord molto personale: il film, soprattutto nelle sue battute iniziali, nei discorsi da nerd e da "secchioni", nell'ambientazione autunnale e collegiale, mi ha ricordato moltissimo Pisa e l'atmosfera della SNS di una decina di anni fa, quando ci scambiavamo e discutevamo idee continuamente e immaginavamo di poter fare grandi cose, come è giusto che sia per dei ragazzi e delle ragazze di 19-20 anni. Prima, cioè, che ci rendessimo conto che ci aspettava una vita da precari. D'altra parte, se, come dice con un certo compiacimento il Rettore di Harvard in una scena di The social network, "qui tutti inventano qualcosa", nelle università italiane la direttiva è sempre di "non uscire dal seminato", di seguire docilmente il proprio docente di riferimento, di aspettare pazientemente il proprio turno e di non prendere mai iniziative in proprio. L'unico obiettivo possibile sembra essere una carriera da "cortigiano", da "comprimario" o, alla meglio, da "delfino". Mai, comunque, da protagonista.

E poi ci chiediamo perché le nostre università e scuole di eccellenza non partoriscono personaggi a loro modo "eroici" come Brin, Page o Zuckerberg... Non è che da noi manchino talento e creatività: è l'impostazione complessiva, che premia le rendite di posizione piuttosto che l'innovazione e il cambiamento, ad essere completamente sbagliata (senza contare, poi, riforme e politiche finanziarie svilenti, che impediscono di fare ricerca anche nelle poche oasi dinamiche, intraprendenti e virtuose).

venerdì 12 novembre 2010

E' tutto mio!



La canzoncina intonata da Roberto Benigni lunedì scorso a Vieni via con me, il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano. E con questo, buon week-end a tutti!

giovedì 11 novembre 2010

Che ne dite...

...di votare il Personaggio Ambiente 2010?
Potete scegliere tra un lunga lista di nomi più o meno noti, scelti da un apposito Comitato Tecnico tra coloro che hanno maggiormante contribuito, nel corso del 2010, a diffondere idee, pratiche, informazioni, imprese e politiche ambientali in Italia.
Che cosa aspettate? ;)

lunedì 8 novembre 2010

Esempi di riciclo creativo ed eco-fashion delle confezioni di caramelle

Le confezioni delle caramelle, sia le buste che quei piccoli rettangoli colorati che avvolgono praline, confetti e bonbon di tutti i gusti e di tutte le consistenze possibili, non sono esattamente “ecologiche” e “sostenibili”, ma influiscono notevolmente sulla nostra produzione quotidiana di rifiuti. Tuttavia, grazie alleinfinite potenzialità del riciclo e del riuso creativo, ci sono moltissimi modi per trasformarle da semplici scarti a componenti divertenti ed essenziali di accessori ed abiti eco fashion, per essere trendy senza sprechi e nel pieno rispetto dell’ambiente... (continua su greenMe.it)

venerdì 5 novembre 2010

E Waka Waka diventa Bunga Bunga



Ok, ormai lo hanno visto tutti, dato che gira su Facebook da una settimana, ma vale comunque la pena di postarlo: per ribadire che Elio è un genio e per fare anche un po' di amarcord, per via della barzelletta che girava negli anni delle scuole medie in cui ai soliti "un italiano, un inglese e un americano" (o "un italiano, un francese e uno spagnolo"), prigionieri di una tribù nella foresta, veniva posta la fatidica domanda "Meglio morte o bunga bunga?". Sull'attualità, invece, stendiamo un velo pietoso.

mercoledì 3 novembre 2010

Riciclare con arte: due eco-insegnanti ed eco-artiste all'opera

Insegnare ai più piccoli a rispettare l’ambiente facendo leva sul gioco e sulla creatività: è questo l’obiettivo di “Le mani creano… Piccoli oggetti d’arte”, un sodalizio nato nel 2003 dal desiderio di due eco-artiste ed eco-insegnanti della provincia di Frosinone, Sonia Mastrosanti e Giovanna Vacchiano, di fare qualcosa di sano e di importante per i bambini e per l’ambiente.

Mosse dalla loro passione per l’arte e per il recupero dei materiali di scarto – le cosiddette “materie seconde” –, Sonia e Giovanna promuovono corsi di educazione ambientale e laboratori creativi per coinvolgere attivamente i bambini, sensibilizzarli sui temi del riuso, del riciclo e del rispetto per l’ambiente e renderli più consapevoli e sostenibili nei loro gesti quotidiani... (continua su greenMe.it)