lunedì 24 dicembre 2012

venerdì 21 dicembre 2012

La fine del mondo per un aquilano - Kit di sopravvivenza

Da abruzzese, non posso non condividere: il 21 dicembre 2012, la profezia dei Maya, Voyager, Mistero, tutti che si mobilitano... e gli Aquilani, che le prove generali di fine del mondo le hanno già fatte? Cosa faranno gli Aquilani? Per i più curiosi tra voi, ecco il loro kit di sopravvivenza...

martedì 18 dicembre 2012

Come scegliere l'albero di Natale?

Probabilmente avete già addobbato il vostro albero di Natale, visto che manca appena una settimana al 25 dicembre. In base a quali criteri lo avete scelto? Ne avete acquistato uno nuovo – a proposito, vero o finto? – oppure avete recuperato dalla soffitta il vecchio albero di famiglia? Se invece, presi da mille impegni e preoccupazioni, siete in ritardo con gli addobbi, come avete intenzione di sceglierlo? Oppure appartenete alla categoria dei pochi (pochissimi…) che non seguono la tradizione dell’albero? (continua su Pensieri Verdi)

lunedì 10 dicembre 2012

SOS raccolta differenziata: cosa gettare nel contenitore del vetro?

Non so se capiti anche a voi, ma al momento di separare i rifiuti nei diversi raccoglitori mi assalgono miriadi di dubbi. Dove vanno le lampadine? E gli specchi? Possono essere gettati nel contenitore del vetro? Fermo restando che ogni Comune segue delle regole proprie per lo smaltimento dei rifiuti e che quindi è sempre bene informarsi presso gli uffici preposti, ho pensato che potesse essere utile dedicare un post al tema del “cosa può essere gettato nel bidone del vetro e cosa no”. Quindi… (continua su Pensieri Verdi)

venerdì 7 dicembre 2012

5 parole d'ordine per un Natale più "verde"

Natale è il periodo dell’anno in cui trionfano le tradizioni e i piccoli riti familiari: ad esempio, sono certa che molti di voi trascorreranno il prossimo week-end addobbando l’albero, facendo il presepe e girando per negozi alla ricerca di regali.

Purtroppo, però, proprio durante le festività natalizie si finisce spesso per spendere, spandere e sprecare, dimenticando (temporaneamente?) i buoni propositi e le regole-base di una vita sostenibile e a basso impatto ambientale.. (continua su Pensieri Verdi)

mercoledì 5 dicembre 2012

Casa Bianca e pannelli fotovoltaici: storia di un’occasione persa

Nel 1979, durante la crisi energetica innescata dalla rivoluzione iraniana (in quei mesi il petrolio arriva a costare 80 dollari al barile, determinando notevoli difficoltà di approvvigionamento da parte dei Paesi occidentali), il Presidente americano Jimmy Carter – di fede democratica – fa installare sul tetto dell’ala ovest della Casa Bianca dei pannelli fotovoltaici... (continua su Pensieri Verdi)

martedì 4 dicembre 2012

Frane, inondazioni e dissesto idrogeologico: i numeri dal 1960 ad oggi

Questa mattina, mentre ascoltavo il radiogiornale, mi hanno molto colpito i dati diffusi dall’IRPI (l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del CNR) riguardo ai danni e alle vittime causati da frane e inondazioni in Italia negli ultimi 50 anni. Vi anticipo che si tratta di un bilancio drammatico, che riporta ancora una volta di attualità il tema del dissesto idrogeologico, il male cronico di cui soffre il nostro Paese... (continua su Pensieri Verdi)

lunedì 3 dicembre 2012

Natura da tutelare: il Bosco di S. Antonio a Pescocostanzo

Ogni giorno in Italia circa 75 ettari di suolo vengono sottratti alla natura: talvolta nel rispetto della legalità, talvolta – troppo spesso – abusivamente, prati, boschi e superfici agricole lasciano spazio a colate di cemento, che deturpano il paesaggio e determinano un progressivo impoverimento della biodiversità. Il più delle volte, le aree boschive che sopravvivono a questa escalation vengono lasciate a se stesse, senza alcuna forma di cura o di tutela, in uno stato di incuria e di abbandono che favorisce il triste fenomeno estivo dei roghi... (continua su Pensieri Verdi)

lunedì 12 novembre 2012

Eco & fashion? la "rivoluzione climatica" di Vivienne Westwood

Sono sempre di più i volti del mondo della moda e dello spettacolo che si lasciano contagiare dal desiderio di fare qualcosa per l’ambiente e che, a questo scopo, portano avanti delle campagne di sensibilizzazione basate sul non semplice connubio tra stile personale, visibilità mediatica e tematiche green.

Il personaggio di cui parliamo oggi è una delle signore della moda contemporanea, oltre che una paladina dei diritti civili e una strenua sostenitrice della necessità di cambiare le nostre abitudini per fronteggiare i cambiamenti climatici: si tratta di Vivienne Westwood... (continua su Pensieri Verdi)

lunedì 5 novembre 2012

Presidenziali americane: i cambiamenti climatici tornano di attualità con Sandy

Negli ultimi giorni di ottobre la costa orientale degli Stati Uniti ha dovuto fronteggiare la furia di Sandy, il più violento uragano che si sia abbattuto nell’area negli ultimi cento anni. La tempesta ha seminato distruzione in numerosi Stati e ha causato decine di vittime, oltre che guasti alle infrastrutture e alla rete elettrica, con danni per migliaia di dollari e un ritorno alla normalità che si prevede lento e difficile. Oltre a rinnovare il sentimento di unità nazionale e a portare ad una sospensione di alcuni giorni della campagna elettorale, la gravità della situazione ha fatto tornare improvvisamente di attualità il tema dei cambiamenti climatici, che fino a poche ore fa potevano essere considerati i “grandi assenti” di queste elezioni presidenziali... (continua su Pensieri Verdi)

mercoledì 31 ottobre 2012

SOS raccolta differenziata: dove gettare il Tetra Pak?

Puntualmente, dopo aver terminato una confezione di latte o di succo di frutta, ci chiediamo: in quale contenitore dei rifiuti va gettato il Tetra Pak? Nell’indifferenziata? Fino a qualche tempo fa, la risposta alla seconda domanda era – tristemente – un sì. Questo utile materiale da imballaggio, nato in Svezia negli anni Cinquanta e composto di cellulosa, polietilene e alluminio, dopo l’uso finiva per ingrossare la montagna di rifiuti non smaltibili che produciamo quotidianamente... (continua su Pensieri Verdi)

lunedì 29 ottobre 2012

5 idee per riciclare l'abito da sposa

Seguendo alcuni web magazine anglosassoni ho realizzato che c’è una frontiera del riciclo e del riuso che in Italia non abbiamo ancora raggiunto: quella dell’abito da sposa, che solitamente (ma non sempre…) è il capo di abbigliamento più costoso e meno indossato che una donna ha nell’armadio – anche perché, nella maggior parte dei casi, è talmente bianco, talmente vaporoso, talmente ricco di dettagli da risultare inconfondibile e, quindi, non riutilizzabile in occasioni diverse... (continua su Pensieri Verdi)

venerdì 26 ottobre 2012

90 giorni senza plastica: la sfida di un ambientalista americano

Vivere per 90 giorni senza acquistare o ricevere oggetti in plastica, insomma senza aggiungere altra plastica a quella già presente in casa: ecco la sfida di un ambientalista americano, Greg Bilsland, per sensibilizzare gli internauti sull’impatto negativo e drammaticamente durevole che questo materiale ha sull’ambiente. Una sfida non da poco, se pensate che la plastica si annida in numerossimi beni di consumo e strumenti di uso comune... (continua su Pensieri Verdi)

giovedì 25 ottobre 2012

L'Aquila, il 6 aprile e i "luminari del terremoto"

Ho atteso alcuni giorni prima di scrivere qualsiasi cosa su L'Aquila perché non è facile, per me, tornare con obiettività su quanto accadde il 6 aprile 2009 e nei giorni che precedettero e seguirono quella notte. Non è facile, perché ogni volta mi sembra di rivivere l'angoscia, l'incredulità e la paura di quelle lunghissime ore. E poi non è bene scrivere a caldo, si rischia di essere precipitosi, imprecisi, autoreferenziali e troppo emozionali.

Fino a quando non ne saranno rese pubbliche le motivazioni, sarà impossibile commentare con cognizione di causa la sentenza contro i membri della Commissione Grandi Rischi. Quello che posso fare, però, è ricordare, rendere la mia piccola testimonianza di abruzzese che ha vissuto il terremoto in famiglia, anche se non in prima persona.

Lo sciame sismico (ma all'epoca non lo avremmo definito così, eravamo ancora digiuni del "lessico da terremoto") era iniziato a dicembre 2008, con scosse lievi ma frequenti, che poi erano progressivamente aumentate di intensità, fino a raggiungere - a fine marzo 2009 - il 4° Richter. La popolazione cominciava ad essere allarmata, tanto più che un tecnico che lavorava presso il laboratorio del Gran Sasso, Giampaolo Giuliani, basandosi su rilevazioni di gas radon, aveva dichiarato che si sarebbe presto verificato un terremoto disastroso. Fatto sta che, dopo la scossa del 4° di lunedì 30 marzo 2009, sia perché l'evento era stato più forte dei precedenti, sia per le parole di Giuliani, molti studenti avevano lasciato temporaneamente L'Aquila e molte persone si chiedevano se fosse meglio dormire per un po' nelle auto anziché nelle case.

A questo punto, la Protezione Civile organizzò una riunione straordinaria della Commissione Grandi Rischi, per smentire una volta per tutte Giuliani e calmare una popolazione sempre più allarmata (che questi fossero gli obiettivi non lo dico io, che non sono nessuno, lo dice l'allora capo della Protezione Civile in un'intercettazione telefonica). Se il compito della Commissione Grandi Rischi è, sulla carta, quello di "prevenire e prevedere", la sera del 31 marzo 2009 nessuna della due cose venne fatta: non si fecero previsioni, perché è impossibile prevedere un terremoto, e non si fece né si pianificò alcun tipo di prevenzione. Ci si limitò, stando al verbale della seduta, ad indicazioni molto generiche, valide per tutte le occasioni, e in appena un'ora si chiuse tutto. Ora, apro parentesi: se una Commissione, in una situazione di emergenza come era quella aquilana, lavora in questo modo frettoloso e superficiale, che senso ha riunirla? E che senso ha la sua stessa esistenza? Chiudo parentesi.

Apro un'altra parentesi: stando a quanto si disse nei giorni successivi al terremoto, il verbale fu redatto e firmato la mattina del 6 aprile, poche ore dopo la scossa 6.3 Richter delle 3.32, che portò via 309 vite e distrusse il centro storico della città. Insomma, se questo è vero (e in proposito ci sarebbe la testimonianza dello stesso Boschi), la riunione del 31 marzo 2009 sarebbe stata davvero solo una messa in scena (a cui tutti si sarebbero prestati), tanto da non meritare neppure la stesura di uno stringato verbale.

Dopo la riunione, la Protezione Civile - nella persona di De Bernardinis - rassicurò la popolazione, diffondendo la tristemente famosa convinzione che il terremoto "scaricava energia a piccole dosi", un po' per volta, e che per questo era da escludere una scossa molto forte. Parole rassicuranti, che effettivamente rassicurarono. Ci rassicurarono perché eravamo degli ingenui, perché ci diedero le certezze che, nel fondo del nostro animo, desideravamo avere? Può darsi: fatto sta che lo Stato, attraverso un suo organo, disse agli aquilani che non c'era motivo di allarmarsi. E nessuno degli scienziati membri della Commissione smentì questa posizione. Nessuno. Chi tace acconsente, no?

Il processo contro la Commissione Grandi Rischi: non ho voluto seguirlo passo passo, ma le reazioni alla sentenza mi hanno colpita e addolorata. L'ignoranza sensazionalistica di coloro che parlano di un "verdetto contro la scienza" (e che hanno diffuso questo punto di vista su tutti gli organi di informazione, nel mondo politico e nell'intera comunità scientifica internazionale) mi sembra l'ennesimo schiaffo contro una città e una popolazione a cui - prima e dopo il 6 aprile 2009 - sono stati fatti sgarbi di ogni tipo. Così come mi è parsa assurda la reazione corporativa del mondo scientifico: da un capo all'altro del mondo mi sembra che si dia per scontato, senza neppure conoscere i fatti, che uno scienziato, per il solo fatto di essere tale, non possa sbagliare o non possa agire in modo poco professionale e che un'accusa volta ad uomo di scienza sia necessariamente dettata da oscurantismo.

Personalmente, pur non conoscendo le motivazioni della sentenza e attendendo di saperne qualcosa di più, non credo che i tecnici della Commissione Grandi Rischi siano condannabili per "omicidio colposo" o che debbano trascorrere 6 anni in carcere. D'altro canto, però, non meritano la solidarietà e gli attestati di stima piovuti in questi giorni dal mondo intero: nella migliore delle ipotesi, partendo dal presupposto che abbiano partecipato in buona fede alla riunione del 31 marzo 2009, hanno svolto il proprio lavoro con superficialità, così, tanto per farlo. Se invece erano consapevoli delle intenzioni delle autorità e della Protezione Civile (la famosa "operazione mediatica" di cui parla Guido Bertolaso nel video qui sopra), hanno piegato la propria professionalità a direttive che venivano dall'alto, prestando il proprio nome, la propria fama e la propria autorevolezza ad una sciagurata azione di propaganda. E' questo il risultato della commistione di scienza e politica?

Insomma, qui non vedo dei martiri della scienza o dei novelli Galilei, condannati per "non aver previsto un terremoto". Vedo delle persone che non hanno adempiuto ai propri doveri professionali, prestandosi invece ad un'operazione mediatica e avallando, con il loro silenzio, le rassicurazioni della Protezione Civile. La "previsione del terremoto" di cui si parla e straparla in questi giorni in Italia e nel mondo non c'entra nulla: vorrei scolpire queste parole nella pietra, una volta per tutte.

Di fatto, come dicevo, l'obiettivo di rassicurare la popolazione fu raggiunto: dopo la riunione del 31 marzo 2009 molti studenti rientrarono a L'Aquila e molte persone si sentirono tranquillizzate, nonostante il perdurare dello sciame sismico. La sera del 5 aprile (una domenica, la Domenica delle Palme), pochissime ore prima della scossa che avrebbe cambiato tutto, ce ne fu una del 4° Richter: dopo averla percepita, alcuni decisero di dormire nelle auto, altri rientrarono in casa. Forse pensarono che il terremoto scaricava energia poco alla volta, forse pensarono che, se i "luminari del terremoto" dicevano che non c'era da avere paura, non c'era davvero da avere paura. Sappiamo poi come è andata a finire.

Temo che nessun processo e nessuna sentenza possano dirci come sarebbe andata quella notte se la sciagurata riunione del 31 marzo 2009 si fosse svolta in modo diverso o non si fosse svolta. Vorrei però che fosse chiaro a tutti chi sono le vere vittime di questa triste storia: 309 persone, i loro cari, gli aquilani e tutti coloro che, nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, si trovavano in città e nei Comuni del cratere. Non ne vedo altre.

mercoledì 17 ottobre 2012

Siamo affamati! Gli studenti contro Michelle Obama e il menu anti-obesità

Ricordate la campagna di Michelle Obama contro l’obesità? Negli ultimi anni la First Lady americana ha investito molte energie per diffondere nel proprio Paese un nuovo stile alimentare, basato su un maggiore equilibrio tra le sostanze nutritive e su una drastica riduzione dei grassi. Le sue parole hanno ispirato delle nuove regole per le mense scolastiche, inserite nello Healthy, Hunger-Free Kids Act (2010) e diventate effettive a partire dall’anno scolastico appena iniziato. Dai menu è sparito il cosiddetto junk food, o “cibo spazzatura”, per fare posto ad una maggiore quantità di frutta e verdura, per un tetto massimo di 850 calorie per studente... (continua su Pensieri Verdi)

martedì 16 ottobre 2012

Ci sono "problemi" e problemi: la campagna di Water is Life per Haiti

Forse sarà premiato come spot dell’anno, e in ogni caso sta attirando l’attenzione e sta facendo discutere: sto parlando del video diffuso dall’organizzazione no profit Water is Life per incentivare le donazioni a sostegno della popolazione di Haiti – duramente colpita da un violentissimo terremoto nel 2010 -, per non farle mancare un bene prezioso come l’acqua potabile. Lo spot, realizzato dall’agenzia americana DBB New York, è di una semplicità e di un’efficacia disarmanti: degli Haitiani leggono in inglese o in francese alcune frasi pubblicate su Twitter con l’hashtag #FirstWorldProblems... (continua su Pensieri Verdi)

lunedì 15 ottobre 2012

A che punto è la notte

Una matta. Una gabbia di matti. E matto lui stesso a occuparsi del caso Pezza, pensò incollerito il Commissario. Tutta la faccenda di Santa Liberata, in realtà, avrebbe dovuto riguardare unicamente la Curia. Senonché...

Torino, fine anni Settanta. Don Alfonso Pezza, parroco di Santa Liberata, è un personaggio dai trascorsi equivoci e dalle omelie teatrali e visionarie, circondato da una corte di personaggi pittoreschi, se non ambigui. Una sera, nel bel mezzo di una funzione religiosa, mentre dal suo pulpito arringa una platea di fedeli e di curiosi attratti dalla sua fama, viene ucciso dallo scoppio di una bomba. Il Commissario Santamaria è chiamato a risolvere il caso e a dipanare una matassa intricatissima, tra citazioni bibliche, numerosissimi testimoni e potenziali colpevoli e intrighi che sembrano coinvolgere la Curia, la criminalità organizzata e persino la FIAT...

Qualche anno dopo La donna della domenica, Fruttero e Lucentini ci riportano in una Torino ancora più multiforme e contraddittoria, per seguire da vicino le indagini di un Commissario Santamaria più maturo e disincantato. Il fatto di cronaca è a dir poco inusuale, le circostanze della morte del parroco sono di grande impatto emotivo e circonfuse di mistero, i personaggi coinvolti sono molteplici e diversissimi per carattere, ceto sociale, modi di fare e relazione con la vittima.

Anche A che punto è la notte è un romanzo corale e coinvolgente, per quanto più imponente e ambizioso del precedente. Le ambientazioni (dalla Chiesa alla Curia passando per quartieri periferici abitati da meridionali, squallidi locali e motel, fino ad arrivare agli uffici della FIAT), le problematiche tirate in ballo, il numero di personaggi e comparse, il climax... tutto è più "grande" e "importante". Proprio in questa pretesa di grandiosità e nella teatralità della rivelazione finale sta, a mio parere, il limite del racconto: è tutto un po' troppo, anche per il lettore più indulgente.

Detto questo, il romanzo è comunque godibilissimo, tra numerose false piste e interpretazioni più o meno cervellotiche del delitto che rendono il giallo affascinante, per quanto rischino di generare un po' di confusione, e che trascinano il lettore fino alla soluzione del caso.

venerdì 12 ottobre 2012

Cristoforo Colombo

Visto che è il 12 ottobre e si ricorda la scoperta del continente americano, mi concedo un po' di musica che mi piace. Dall'album Ritratti (2004), una delle canzoni di Guccini che preferisco. Buon week-end!

mercoledì 10 ottobre 2012

L'innalzamento del livello dei mari tra scienza e propaganda politica

Molti scienziati operano una correlazione diretta tra innalzamento del livello dei mari e cambiamenti climatici, sottolineando come vi sia un rapporto causale tra attività umane, riscaldamento globale e scioglimento dei ghiacci dei Poli. Sebbene questa tesi non sia unanimemente accettata (e su questo torniamo tra qualche riga), resta il fatto che, qualunque ne sia la causa diretta, il livello dei mari stia aumentando sensibilmente, esponendo alcune aree geografiche e le popolazioni che le abitano ad un rischio enorme... (continua su Pensieri Verdi)

martedì 9 ottobre 2012

Deforestazione criminale: una piaga in crescita

Le foreste sono i polmoni verdi del nostro pianeta: sottraendo biodissido di carbonio all’atmosfera, rendono l’aria più respirabile e contribuiscono a mitigare i cambiamenti del clima. Inoltre, danno rifugio ad antiche popolazioni indigene e sono dei veri e propri scrigni di biodiversità, custodi millenarie di miriadi di specie animali e vegetali che altrimenti rischierebbero l’estinzione.

Sembra ovvio che dovremmo averne cura, e invece – è un triste dato di fatto – le stiamo gradualmente perdendo: secondo il World Resources Institute, più dell’80% delle foreste della Terra è già andato distrutto, con un’impennata a partire dall’inizio del XX secolo, mentre deforestazione selvaggia e incendi minacciano costantemente il restante 20%... (continua su Pensieri Verdi)

lunedì 8 ottobre 2012

La donna della domenica

Il colpo alla porta fu così discreto che, dopo essere scattato in piedi, restò un attimo immobile pensando di essersi sbagliato. Non aveva neanche sentito i passi nell'androne. Avanzò dubitoso, e aprì ancora senza credere, ancora trattenuto dal molle e tenace vischio di innumerevoli delusioni. Le mani gli tremavano, e sulle prime, nella penombra, quasi non riconobbe la persona che aspettava. Poi un largo sorriso incise sulla sua faccia fitti ventagli di rughe.

Torino, primi anni Settanta. Un architetto di dubbia fama viene assassinato nel suo studio. Inizialmente si pensa ad un delitto maturato in ambienti equivoci, forse opera di una prostituta. Ma quando le indagini lambiscono l'alta borghesia cittadina, viene invitato ad occuparsene il Commissario Francesco Santamaria, che ha già gestito situazioni analoghe mostrando il "dovuto tatto". Nello scenario di una Torino multiforme, muovendosi tra i personaggi più diversi - dalla bella borghese noiosamente sposata fino al giovanotto vanesio di buona famiglia, passando per il modesto impiegato comunale, il gallerista truffaldino e l'intellettualoide pretenzioso e polemico - , incappando in equivoci e false piste, il Commissario finirà per comprendere la verità. Non prima però che un secondo omicidio abbia dato una scossa alle indagini e alle coscienze.

La donna della domenica (1972) è un intrigante romanzo giallo nato dal (felice e duraturo) sodalizio di Carlo Fruttero e Franco Lucentini. Un racconto avvincente che si legge tutto di un fiato, ricchissimo di personaggi, situazioni, luoghi e dettagli, capace di "far respirare" al lettore le atmosfere che descrive - dalle ville in collina al mercato delle pulci, dagli uffici del Comune alle ricche case borghesi, fino allo squallido studio dell'architetto Garrone. 

Più che il fatto criminale (che si risolve in modo abbastanza inatteso, anche se l'esito delle indagini è molto meno interessante del climax che lo precede), al centro della vicenda ci sono tanti microcosmi sociali che si incontrano ed intersecano, attraverso una serie di personaggi caratterizzati con grandissima maestria, sullo sfondo di una città affascinante e piena di contraddizioni. A fare da raccordo tra i diversi volti è il Commissario Santamaria, personaggio preminente più che protagonista assoluto, lievemente sterotipato (scapolo, affascinante, garbato, arguto, capace di cogliere i dettagli, gentiluomo...).

La sovrabbondanza di luoghi e persone coinvolte è il tratto peculiare del romanzo: per me ne costituisce un assoluto punto di forza, ma immagino che per un lettore più concentrato sul giallo potrebbe risultare noiosa e fuorviante. Insomma, dovreste leggerlo anche voi e farmi sapere cosa ne pensate...

venerdì 5 ottobre 2012

Amarcord pubblicitario: profumo di casa

Questo spot mi ricorda tantissimo i tempi delle scuole elementari (e in particolare i pomeriggi autunnali, il sussidiario e il tavolo di casa su cui facevo i compiti).

 Rivedendolo a venti e più anni di distanza, mi accorgo di quanto sia datato e anni '80 (lento, stereotipato, un po' ruffiano - e poi, avete visto la pettinatura della mamma e l'impermeabile del papà???) ma riesce ancora a farmi molta tenerezza.

D'altra parte, la storia che si racconta è in linea con il payoff (Dove c'è Barilla, c'è casa) e l'insieme è comunque meglio della maggior parte degli spot che ci vengono propinati oggi ...

lunedì 1 ottobre 2012

Importare rifiuti per produrre energia: il "paradosso" svedese

Avete capito bene: gli Svedesi sono così bravi a riciclare che non producono spazzatura a sufficienza. Cosa significa “a sufficienza”? – vi chiederete voi – In fondo, recuperare molto e abbandonare poco in discarica dovrebbe essere, se non la regola, almeno l’obiettivo. Tuttavia, la Svezia segue un programma di produzione di energia termica ed elettrica che funziona proprio a partire dai rifiuti: quindi, producendo poca spazzatura (grazie alla raccolta differenziata e al riciclo, solo il 4% degli scarti finisce nelle discariche) manca della materia prima necessaria ad alimentare gli inceneritori e a soddisfare le esigenze energetiche della propria popolazione... (continua su Pensieri Verdi)

giovedì 27 settembre 2012

Dissesto idrogeologico: storia di un paesaggio violato

[questo post è una riflessione in libertà scaturita da un fatto di cronaca, la recente frana sulla via dell’Amore, nella splendida zona delle Cinqueterre, che ha richiamato alla mia memoria altri fatti di cronaca, a partire dalle alluvioni nello Spezzino e a Genova dell’autunno 2011]

C’era una volta un Paese bellissimo, dai mille paesaggi e dalle mille attrattive. Bastava percorre pochi chilometri per passare da fiumi placidi a torrenti zampillanti, da valli morbide e boscose a pendii scoscesi, da alture maestose e impervie a mari azzurri e scintillanti. C’era una volta, o ci sarà stato: oggi possiamo solo provare ad immaginarlo, tra alvei di fiumi deviati o cementificati, edifici sorti ovunque come funghi, dalle rive del mare fino alle pendici dei monti, ed aree un tempo verdi cancellate per far posto a case o a coltivazioni intensive... (continua su Pensieri Verdi)

lunedì 24 settembre 2012

Don't think of an elephant!

Framing is about getting language that fits your worldview. It is not just language. The ideas are primary - and the language carries those ideas, evokes those ideas.

We may be presented with facts, but for us to make sense of them, they have to fit what is already in the synapses of the brain.

Don't think of and elephant (2004) di George Lakoff, linguista e docente di scienze cognitive presso l'università californiana di Berkeley, si compone di una serie di saggi elaborati tra il 2001 e il 2004, in piena era Bush, e dedicati all'applicazione del concetto di framing (da "frame", "cornice") al dibattito politico americano. Lo stile è diretto e divulgativo e il testo è di lettura facile e scorrevole, nonostante il tema forse un po' accademico (non sono riuscita a trovare l'edizione italiana del 2006, per cui ho letto l'originale inglese).

Per "framing" l'autore - che sostiene apertamente il Partito Democratico americano, a cui rivolge i propri consigli di specialista del linguaggio - intende la riconduzione del dibattito su un tema specifico (dal matrimonio omosessuale all'aborto, passando ad esempio per l'obbligo di pagare le tasse) ad una determinata sfera di valori di riferimento. Una riconduzione da operare attraverso il linguaggio, che non può essere mai casuale, in quanto evoca idee e valori specifici, risveglia sentimenti ed è in grado di generare condivisione e senso di appartenenza.

"Se vi dico di non pensare ad un elefante" (da cui il titolo del libro, che richiama il simbolo del Partito Repubblicano) - dice l'autore - "non potrete fare a meno di pensare proprio ad un elefante": allo stesso modo, nel dibattito politico non si può lasciare agli avversari il vantaggio di giocare sul proprio terreno linguistico e valoriale, utilizzando cioè parole che evochino immediatamente le loro idee e i loro valori di riferimento. In questo modo si finisce per essere irrimediabilmente sconfitti, perché in chi ascolta si "attiveranno" proprio quelle idee e quei valori.

L'operazione da compiere è, pertanto, il "reframing", e cioè occuparsi di un tema con parole che evochino e veicolino il proprio punto di vista. Ad esempio, Lakoff esorta i Democratici a non parlare di tax relief ("sollievo fiscale": una coppia di termini che richiama immediatamente la posizione repubblicana delle tasse come "sofferenza imposta dallo Stato") ma di tasse come investimento per il futuro dell'intera comunità, fonte di benefici (dalla scuola alle infrastrutture) che vanno a vantaggio di tutti. Oppure, in tema di matrimonio gay, li invita a non dire semplicemente "sono favorevole" ma a chiedere ai propri avversari se ritengono che sia lo Stato a dover ordinare alle persone chi devono sposare. Insomma, per fare una sintesi un po' grossolana ma - spero... - comprensibile della tesi di Lakoff, i concetti-base del dibattito politico vanno riformulati, trattati con altre parole, in modo da spostare i termini della questione sul proprio campo.

Una riflessione interessante riguarda poi i modelli di riferimento dei due principali partiti politici americani, da cui discendono i loro valori e le loro posizioni. Secondo Lakoff, entrambi poggiano sul concetto dello "Stato come famiglia", ma divergono per le caratteristiche e la "forma" che questa famiglia dovrebbe avere: i Repubblicani sposano il modello del padre severo (strict father), l'autorità che non sbaglia e che dirige e controlla dall'alto, mentre i Democratici si affidano a quello del genitore amorevole (nurturant parent), che si sente responsabilizzato nei confronti del figlio e delle sue scelte e che cerca di guidarlo a dare il meglio di sé.

Il testo è stato composto nel 2004, al tempo delle elezioni perse da John Kerry contro George W. Bush, ma è ancora adesso molto attuale, tanto che nei discorsi obamiani (e mi riferisco in particolare a quello tenuto a Charlotte in occasione dell'investitura democratica alla corsa presidenziale del prossimo 6 novembre) è possibile individuare molte applicazioni delle proposte di Lakoff.

Insomma, se la comunicazione politica vi solletica, questo libro non potrà che conquistarvi.

venerdì 21 settembre 2012

Verde da votare: esempi di greenwashing in politica

Molte aziende sono convinte che utilizzare un packaging color “carta riciclata” (è tutto da dimostrare, poi, che si tratti davvero di carta riciclata…), magari condito con qualche graziosa fogliolina verde, e abusare di un lessico “ecologicamente connotato” siano fondamentali per convincere il consumatore della propria attenzione all’ambiente, al di là delle caratteristiche reali dei prodotti che producono e commercializzano. Fanno, cioè, greenwashing.

Lo stesso accade in politica: molti candidati o eletti pensano che parole, aggettivi e prefissi contino più dei fatti e che le etichette siano più importanti della sostanza. Per questo, troppo spesso si fa un vero e proprio abuso di “eco”, “bio”, “protocollo di Kyoto”, “zero emissioni” e simili, spacciando per ecologiche delle politiche che nulla o quasi hanno a che vedere con la difesa dell’ambiente... [continua su Pensieri Verdi]

mercoledì 19 settembre 2012

Quali sono i parchi più belli del mondo?

Una buona notizia aiuta a cominciare bene la giornata. E, visto che sui quotidiani è sempre più difficile trovarne, ecco che mi assumo la responsabilità di condividere con voi un fatto che potrebbe farvi piacere: di recente, la rivista tedesca Focus ha stilato la classifica dei dieci parchi più belli del mondo, inserendovi anche un sito italiano. È Villa Borghese, uno dei polmoni verdi di Roma... [continua su Pensieri Verdi]

martedì 18 settembre 2012

Arriva l'autunno: è tempo di... swap!

L’autunno è alle porte e presto dovremo riporre i capi estivi e tirare fuori quelli più pesanti, per un classico “cambio stagione”. E se siete delle fashion victim pentite alla ricerca di redenzione, oppure avete ricevuto in regalo capi di abbigliamento poco azzeccati o, infine, siete dimagrite/ingrassate e avete cambiato taglia, è decisamente il vostro momento. Se infatti il vostro armadio è pieno zeppo di cappotti, maglioncini, camicie, pantaloni, scarpe o gonne seminuovi, in alcuni casi mai indossati, è arrivato il momento di liberarvene.

O meglio: di scambiarli e riciclarli. Magari organizzando un divertente swap party con le vostre amiche... [continua su Pensieri Verdi]

lunedì 17 settembre 2012

SpotPolitik. Perché la "casta" non sa comunicare

[...] nessuno comunica un bel nulla a nessuno se non riesce a mettere gli altri, quelli a cui vuole rivolgersi, al centro dei propri pensieri. E per farlo in modo adeguato deve studiare nei minimi dettagli cosa pensano, sentano, desiderano gli altri, fare di tutto per entrare nella loro testa e nel loro cuore; nella loro "pancia", come si dice oggi anche in tono dispregiativo.

SpotPolitik. Perché la "casta" non sa comunicare della semiologa Giovanna Cosenza ripercorre quattro anni di cattiva comunicazione politica, dal 2007 al 2011, mostrando i limiti, i pregiudizi e i luoghi comuni con cui leader e partiti italiani finiscono per scontrarsi quando si tratta di rivolgersi ai cittadini ed elettori.

Lo stile scorrevole e la ricchezza di esempi rendono il saggio adatto a chiunque sia incuriosito dal tema, senza essere necessariamente un esperto o uno specialista. E se poi si desiderasse approfondire, i rimandi bibliografici (a libri, articoli di giornale e - vivaddio! - pagine web) sono numerosi, "ragionati" e articolati: un fatto che ho apprezzato davvero moltissimo, che mi ha permesso di conoscere testi e autori per me nuovi.

L'autrice, che è anche blogger, riconosce nella "discesa in campo" di Silvio Berlusconi del 1994 il momento in cui il modo di fare politica in Italia cambia radicalmente il proprio aspetto: con Berlusconi le regole del marketing e della comunicazione pubblicitaria, nonché la centralità e un certo protagonismo del leader, fanno il loro ingresso nell'agone politico, allineando il nostro Paese alle altre democrazie occidentali (pensiamo, ad esempio, agli Stati Uniti, dove questo modo di fare politca e di condurre le campagne elettorali è una pratica consolidata da decenni).

Il cambiamento coglie la nostra classe politica del tutto impreparata: e oggi, a quasi vent'anni di distanza, bisogna ammettere che poco o nulla è cambiato. La diffidenza e, talvolta, la sufficienza con cui molti politici italiani guardano alla comunicazione, come se fosse un optional nell'incontro con il cittadino-elettore (un qualcosa che si deve fare, poco importa come), insieme ad una certa confusione nei valori e nelle idee (un male di cui la nostra politica soffre da qualche tempo), hanno generato campagne spesso informi, superflue, brutte e, in determinati casi-limite, persino contraddittorie e controproducenti. L'autrice ne analizza alcune, mostrando cosa si è fatto e cosa si sarebbe potuto/dovuto fare e fornendo al lettore dei parametri oggettivi e delle coordinate utili a distinguere una comunicazione ben fatta da una fatta male.

Insomma, senza voler entrare troppo nei dettagli per non togliervi il gusto della lettura, se seguite le vicende politiche del nostro Paese o se siete appassionati di tecniche di comunicazione e magari volete imparare dagli errori altrui per non ripeterli, questo è un saggio che può fare al caso vostro.

venerdì 14 settembre 2012

Il gioco, palestra di creatività

Durante le ferie estive ho approfittato dei momenti di libertà per leggere qualche testo di pedagogia e di puericultura, per farmi un’idea di cosa dovrebbe accadere nei prossimi mesi ed anni, quando la mia bambina si troverà a conoscere il mondo che la circonda e a tessere le sue prime relazioni interpersonali. Le domande sono mille e sono condite dall’ansia di non compiere le scelte “migliori” e di non adottare i comportamenti “giusti”.

Tra le soluzioni che gli esperti propongono più di frequente c’è il gioco: uno strumento che permette al bambino di conoscere, di sperimentare e di esprimersi già dal primo anno di vita, quando non ha ancora a disposizione il linguaggio e non è in grado di muoversi autonomamente e camminare... [continua su Pensieri Verdi]

giovedì 13 settembre 2012

Energia e cambiamenti climatici nel discorso di Obama a Charlotte

[questo post è uscito su Pensieri Verdi all'indomani della Convention democratica di Charlotte. Oltre alle tematiche ambientali, ci sarebbero diversi elementi da mettere in evidenza, perché ogni discorso di Barack Obama sembra essere studiato a tavolino da un team di ottimi comunicatori. Penso quindi che tornerò sul tema, magari quando recensirò la mia ultima lettura, Don't think of an elephant! di George Lakoff. Stay tuned!]

Nel discorso con cui Barack Obama ha formalmente accettato la candidatura alle presidenziali del prossimo 6 novembre, tenuto la scorsa settimana alla Convention democratica di Charlotte, in North Carolina, hanno fatto capolino anche le tematiche ambientali. In particolare, il Presidente ricandidato ha parlato di approvvigionamento energetico e di cambiamenti climatici: vediamo cosa ha detto e cerchiamo, nel nostro piccolo, di capire il peso che questi temi avranno (o non avranno) nelle prossime elezioni presidenziali... [continua su Pensieri Verdi]

lunedì 10 settembre 2012

Pride and Prejudice and Zombies

It is a truth universally acknowledged that a zombie in possession of brains must be in want of more brains.  

OK, ogni tanto bisogna pur leggere qualcosa di leggero e di vagamente demenziale....

Pride and Prejudice and Zombies (2009) è una parodia del (quasi) omonimo classico di Jane Austen, realizzata dall'americano Seth Grahame-Smith combinando il testo della Austen (non a caso citata come coautrice...) con elementi e stereotipi tratti dalla moderna letteratura horror. Il risultato è sì un sacrilegio (almeno per chi, come me, venera i romanzi della Austen e li rileggerebbe all'infinito...), ma un sacrilegio parzialmente perdonabile, in quanto abbastanza spiritoso (e poi i protagonisti non sono né vampiri né licantropi...).

La trama dell'Orgoglio e pregiudizio originale viene seguita quasi alla lettera, se si eccettuano tutti i riferimenti alla massiccia invasione di zombie - che aggrediscono, uccidono e trasformano in morti viventi le loro vittime, ampliando così, di giorno in giorno, le fila del proprio spaventoso e antiestetico esercito -, e alla "militarizzazione" di quasi tutti i personaggi principali - dalle sorelle Bennet, indomite guerriere, all'abile e coraggioso Mr. Darcy, fino alla terribile Lady Catherine de Bourgh. I protagonisti della storia, ci dice l'autore, sono stati educati in Oriente, chi in Cina (più economica), chi in Giappone (più posh), per apprendere l'arte di difendersi dagli zombie e riuscire ad eliminarli tagliando loro la testa.

Insomma, è come se la ben nota vicenda di Elizabeth e Darcy avesse luogo in un universo alternativo, in cui gli anni della Reggenza sono segnati dal flagello dell'invasione. Una trovata divertente e piuttosto originale, per trascorrere qualche piacevole ora di totale svago letterario.

venerdì 7 settembre 2012

Every major's terrible

Ecco una delle tante interpretazioni che girano su You Tube di una striscia satirica riguardo alla scelta degli studi universitari pubblicata qualche tempo fa sul webcomic xkcd. A me è sembrata simpatica, ora giudicate voi!

lunedì 3 settembre 2012

Disciplina con affetto

Nostro scopo è suggerire agli adulti come sia possibile reagire ai problemi di disciplina in modo calmo, coerente ed efficace, senza ricorrere ad urla e sculacciate. Proponiamo loro di diventare 'genitori disciplinati', educatori in grado di controllarsi proprio nel momento in cui i bambini raggiungono il limite.

Disciplina con affetto (1993) di Jerry Wyckoff e Barbara C. Unell è un piccolo manuale di sopravvivenza per i genitori di bambini di età compresa tra l'1 e i 5 anni, in quanto offre, in modo semplice ed immediato, soluzioni alle difficoltà più comuni, con l'obiettivo di risolvere gli eventuali conflitti e di (ri)portare l'armonia in famiglia.

Partendo dal presupposto che il bambino non ha ancora gli strumenti per comprendere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato né per formulare il proprio dissenso (da cui il ricorso al pianto per esprimere paura, frustrazione, contrarietà o dolore), gli autori propongono ai genitori un'ampia casistica, mostrando come, nella maggior parte delle situazioni, le loro risposte e i loro atteggiamenti siano fondamentali nel modellare quelli dei propri figli.

Ad esempio, non si può pretendere che un bambino reagisca in modo educato se spesso si è sgarbati con lui, né che impari a mantenere la parola data se lo si illude sistematicamente con false promesse. Il primo compito di un genitore è pertanto di lavorare su se stesso, affinché possa essere di esempio al bambino.

Il testo è organizzato come un piccolo manuale ed è di lettura facile e veloce, grazie all'articolazione in capitoletti (a loro volta suddivisi in brevi paragrafi) che esplorano le diverse problematiche - dal non voler andare a dormire, ai cosiddetti "capricci", al disordine, alla gelosia tra fratelli, alla difficoltà di abbandonare il pannolino... - offrendo risposte e soluzioni pragmatiche e di buon senso per prevenire o risolvere ciascuna piccola grande difficoltà.

lunedì 27 agosto 2012

Le madri non sbagliano mai

[...] pensando ai genitori, alla loro confusione di fronte alle situazioni e ai messaggi dei loro figli, al loro sapere troppo o troppo poco, è maturata in me l'idea che fosse più utile rivolgersi direttamente a loro con una serie di consigli e di chiarimenti: una specie di vademecum per genitori incerti.

Le madri non sbagliano mai (1995) è forse il lavoro più famoso del neuropsichiatra infantile Giovanni Bollea (1913-2011). Prima di me lo avevano letto e trovato particolarmente interessante sia mia madre che mia suocera, e quest'ultima me lo ha dato in prestito cinque mesi fa, nei giorni che hanno preceduto la nascita della mia bambina.

Devo confessare di aver impiegato diverse settimane a leggerlo: non perché fosse difficile o troppo specialistico/erudito, ma perché il tempo da dedicare esclusivamente a me e ai miei hobby si è drasticamente (e inevitabilmente...) ridotto - come dimostra anche lo stato di abbandono in cui versa questo blog... Insomma, sarà un concetto banale e stradetto da generazioni di neo-genitori, ma con un bambino in casa le priorità di tutti subiscono un vero e proprio stravolgimento e le prospettive cambiano radicalmente: tutte le occupazioni e preoccupazioni di una volta vengono sostituite, in modo automatico e spontaneo, da altre occupazioni e preoccupazioni. E così, dalle riflessioni sulla sostanza spinoziana e sui massimi sistemi si passa con estrema naturalezza ai rimedi anticolica e all'analisi del colore, della quantità e della consistenza della popò del pargolo (sic!).

Tornando al tema del post, devo dire che Le madri non sbagliano mai è stato per me il libro giusto al momento giusto: partendo dalla propria decennale esperienza clinica e da solide basi scientifiche, Bollea vi costruisce un ampio percorso di situazioni, di interrogativi e di casi, dei quali offre chiarimenti e possibili soluzioni, con un tono pacato e rassicurante che ha il potere di rasserenare il lettore (e il genitore, soprattutto quello alle prime armi!).

Se il titolo è in parte provocatorio, il testo offre informazioni preziose e consigli pratici sulle esigenze primarie del bambino, a partire dai primissimi giorni di vita fino all'adolescenza, sulla sua evoluzione fisica e psichica, sulla sua progressiva capacità di interagire e di tessere relazioni, sul contesto familiare e sul ruolo di madri, padri e nonni (tutti ben distinti e caratterizzati, in modo da essere complementari e concorrere all'educazione del piccolo).

Bollea realizza un'opera divulgativa senza però semplificare all'eccesso o banalizzare una materia tanto articolata, delicata e complessa: e il risultato, come ho anticipato, è un senso di sollievo che pervade il genitore o aspirante tale, convincendolo che, con dedizione e buona volontà, prestando sempre ascolto al proprio bambino e sforzandosi di essergli di esempio, sia possibile affrontare l'enorme responsabilità di educare, o meglio di "fare da guida", ad un figlio. E, soprattutto, di farne un bambino felice e un cittadino responsabile, cosa che dovrebbe essere l'obiettivo primario di ogni educazione.

Poi, ovviamente, si tratterà di provare a mettere in pratica tutti questi utilissimi consigli nella vita quotidiana, e lì verranno sia il bello che il difficile...

lunedì 7 maggio 2012

La vie en rose

Ho impiegato un po' di tempo prima di dare l'annuncio ufficiale, ma insomma, le ultime settimane sono state meravigliosamente impegnative: domenica 1 aprile io e il Marito siamo diventati genitori di una bimba vispa e dolcissima - una splendida pesciolina d'aprile! -, che è diventata il centro delle nostre giornate e dei nostri pensieri e che ci ha rivoluzionato la vita.

Ecco svelato il mistero della mia scomparsa dal web...

mercoledì 7 marzo 2012

Pensieri Verdi

Sì, lo so, sto latitando, ma vi assicuro che ho avuto degli ottimi motivi. Uno, in particolare, eccolo qui: il mio nuovo blog su greenMe.it, Pensieri Verdi, una sorta di fratellino minore di Pensieri dalla soffitta e che è attivo da ieri.

Il secondo motivo è molto più tenero e personale e dovrebbe vedere la luce alla fine di questo mese o all'inizio del prossimo: per questo, so già che avrò bisogno di alcune settimane per (ri)trovare continuità di scrittura su entrambi i miei blog, ma sappiate che l'impegno e la volontà ci sono, per cui... stay tuned!

lunedì 13 febbraio 2012

Giorno da cani

Quel tale era un poveraccio. Chi lo aveva fatto a pezzi non aveva interesse a derubarlo, però gli aveva svuotato le tasche. Le possibilità erano due: o non voleva che lo identificassimo, o stava cercando qualcosa in particolare. La vittima doveva essersi cacciata in qualche brutta storia...

Barcellona, anni Novanta. All'ispettore Petra Delicado e al suo collega Fermin Garzon viene affidato il caso di un'aggressione notturna in strada, probabilmente una rissa tra ubriachi. Cercando di ricostruire identità e attività della vittima, guidati dal fiuto sorprendente del suo cane, i due poliziotti si troveranno a dover dirimere un'intricata vicenda di furti e scommesse clandestine...

In Giorno da cani, il secondo romanzo dedicato alla coppia investigativa Delicado-Garzon, Alicia Giménez-Bartlett conduce il lettore nel variegato mondo dei cosiddetti "migliori amici dell'uomo", tra animalisti appassionati, come l'elegante libraia Angela, addestratori di professione, come l'appariscente e giovanile Valentina, affascinanti veterinari, allevatori specializzati e sfruttatori senza scrupoli. Un giallo promettente e intrigante, che sbiadisce solo un po' nel finale, con una soluzione piuttosto convenzionale.

Rispetto al precedente Riti di morte, l'intreccio narrativo e la dinamica tra i due personaggi principali funzionano complessivamente meglio: i rapporti tra Petra e Fermin, la loro amicizia e il rispetto e la lealtà reciproci, sono ormai consolidati e possono essere messi in scena nella loro quotidianità, senza il bisogno di appositi excursus. Al giallo, poi, si affianca e mescola il racconto delle loro avventure e/o traversie sentimentali, molto più interessanti e vivaci rispetto allo stereotipato ricordo degli ex che contraddistingueva il primo romanzo. 

A differenza di molti frequentatori e lettori appassionati dei romanzi della Giménez-Bartlett, non riesco a trovare particolarmente avvincente Petra, la protagonista: la sua personalità complessa, un mix un po' forzato di carattere, perspicacia, sensibilità, spregiudicatezza e debolezze, mi suscita una simpatia molto molto tiepida. Così come l'ossimoro insito nel suo nome, presagio della sua indole, del suo modo di essere e di condurre le proprie indagini e la propria vita privata, mi sembra una scelta facile e un po' scontata da parte dell'autrice.

Ciò non significa che non apprezzi o che sconsigli i romanzi della serie a lei dedicata. Al contrario: Giorno da cani non sarà un capolavoro, ma si rivela una lettura ottima per il tempo libero, scorrevole, intrigante e gradevole al punto giusto.


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lunedì 6 febbraio 2012

Treno di notte per Lisbona

Ciò che scuoteva di più il suo equilibrio erano gli incontri con allievi che avevano vissuto nel frattempo molti anni all'estero, in un altro continente, in un altro clima, parlando un'altra lingua. E lei? Sempre a Kirchenfeld? chiedevano [...] Nella notte che seguiva a un incontro di quel genere si ritrovava a difendersi dapprima rispetto alla domanda, e poi rispetto alla sensazione di doversi difendere.

Da Berna a Lisbona per svelare un mistero letterario e dare un nuovo senso alla propria esistenza: ecco l'avventura in cui l'incontro fortuito con una giovane e misteriosa donna portoghese trascinerà un solitario ed erudito professore di liceo, Raimund Gregorius, spingendolo ad abbandonare la sicurezza di un piccolo mondo chiuso in cui tutto è familiare e prevedibile e a salire su un treno, per mettersi sulle tracce di uno sconosciuto scrittore andaluso.

Treno di notte per Lisbona di Pascal Mercier, pseudonimo letterario del filosofo Peter Bieri, inizia nella Berna contemporanea e racconta di un cinquantenne sedentario, insicuro e abitudinario che, a causa di una serie di eventi assolutamente casuali, si ritrova tra le mani un volume in portoghese, opera unica di un enigmatico medico intellettuale, Amadeu de Prado. Rapito dall'incipit e, in particolare, dalla profondità e familiarità dei sentimenti ivi espressi da Prado, Gregorius decide improvvisamente di abbandonare il proprio posto di lavoro per partire alla volta di Lisbona e provare a rintracciare il medico. Il romanzo è interamente costruito intorno a questa ricerca un po' folle e si sviluppa attraverso le riflessioni del protagonista e le voci e i racconti delle persone con cui entra in contatto, e che lo catapultano nel Portogallo degli anni bui della dittatura.

Romanzo di formazione sui generis, in cui un adulto chiuso da decenni nella monotona ripetitività della propria esistenza finisce per ribellarsi a se stesso e alle proprie paure, scegliendo, per la prima volta, l'ignoto e l'imprevisto, l'opera di Mercier presenta numerosissimi spunti di interesse, a partire dalla psicologia del personaggio principale, fino alla descrizione dei luoghi, da Berna a Lisbona, che finiscono per rifletterne i diversi stati d'animo e sentimenti. Un po' più convenzionale e meno riuscita è invece la costruzione del "mistero de Prado", che ha il difetto di essere contaminata da una buona dose di retorica.

Nel complesso, il romanzo è davvero ben scritto, per quanto infarcito di rimandi e citazioni più o meno dotte, in coerenza con il carattere erudito del protagonista, imbattibile conoscitore di greco, latino ed ebraico, e il racconto si rivela abbastanza intrigante. Consigliato come lettura invernale, comodamente seduti sul divano, magari con il crepitio di un caminetto a fare da sottofondo, mentre fuori nevica.

venerdì 3 febbraio 2012

Sherlock Holmes - Gioco di ombre

Professor Moriarty: "Are you sure you want to play this game?"
Sherlock Holmes: "I'm afraid you'd lose."

Londra, 1891. Sherlock Holmes e il fidato Watson si ritrovano a fronteggiare il diabolico professor Moriarty. Tra esplosioni, omicidi, fughe rocambolesche, colpi di scena e con l'aiuto dalla zingara Madame Sinza, dell'eccentrico fratello maggiore di Holmes e della fresca sposa del dottor Watson, la coppia investigativa più famosa di sempre dovrà prevenire lo scoppio di una guerra mondiale...

Seconda puntata di quella che, con ogni probabilità, diventerà una trilogia, Sherlock Holmes - Gioco di ombre, sempre con la direzione di Guy Ritchie, ripropone tutti gli ingredienti che hanno fatto la fortuna del primo film: grafica e fotografia accurate e di effetto, scene che sembrano uscite da un videogame, con esplosioni spettacolari e movimenti al rallenty, schermaglie, siparietti comici e dialoghi paradossali per la coppia Holmes-Watson e tanto, a volte fin troppo, ritmo. In un bombardamento di immagini e situazioni, la trama è ridotta al minimo indispensabile, tanto che, per una buona mezzora, lo spettatore non ha alcun modo di capire cosa stia succedendo e perché. E non è che successivamente le cose migliorino di molto...

E' evidente che la storia ha un'importanza relativa, riducendosi a mero pretesto per mettere in scena tutto l'ambaradan di effetti e controeffetti di cui sopra. Come ho scritto a proposito del primo film, siamo di fronte ad un'opera di puro intrattenimento: divertente, leggera. godibile, senza pretese e da prendere così com'è, evitando di cercarvi significati o spunti di riflessione. Se si assume questo punto di vista, bisognerà ammettere che Ritchie ha nuovamente centrato l'obiettivo.

Basta non essere spettatori troppo esigenti e puntigliosi e, soprattutto, non essere fan ortodossi dello Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, con cui questo Robert Downey Jr. eccentrico e sbruffone, eroe geniale, sì, ma in salsa molto americana, non ha molto da condividere. Pertanto, se siete dei puristi holmesiani, consolatevi così: convincetevi che sia un curioso caso di omonimia...

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giovedì 2 febbraio 2012

Ma che monotonia!

I precari della mia generazione, quelli nati negli anni Ottanta e che dalla metà dei primi anni Duemila cercano di inserirsi nel mondo del lavoro con risultati spesso deprimenti, sanno perfettamente che non possono aspirare al posto fisso che tante gioie e fortune ha regalato alle generazioni precedenti. La maggior parte di loro è consapevole di doversi adattare alla realtà che cambia, magari sperando che, con il tempo, arrivino una qualche tutela sociale e una retribuzione "decente". E, al di là dei titoli di studio vanamente "accumulati", questa maggioranza silenziosa si adatta ogni santo giorno, tra co.co.pro, co.co.co e ritenute di acconto.

Sigle e parole vuote, queste ultime, per molti di quelli che, questa mattina, moralizzano sui principali quotidiani riguardo alla scarsa intraprendenza dei cosiddetti "giovani" (ammesso e non concesso che una persona, a trent'anni, sia da considerarsi tale...), ergendosi a giudici dal caldo dei loro contratti a tempo indeterminato - un diritto acquisito a cui non rinuncerebbero mai e poi mai... - e con la sicumera di chi è abituato a ricevere ogni mensilità dello stipendio. Spesso si tratta di quelle stesse persone che hanno lasciato che il mondo del lavoro italiano diventasse una specie di giungla, confondendo per anni una sana e costruttiva flessibilità, magari sul modello dei paesi nordeuropei, con questa sconfortante precarietà tutta made in Italy.

A questi paladini della concorrenza e dell'intraprendenza bisognerebbe rispondere: state tranquilli, lo abbiamo capito che non esiste il posto fisso e, a differenza di molti tra voi, non lo abbiamo mai cercato. Ma, per cortesia, abbiate almeno la decenza di non prenderci per il culo!

mercoledì 1 febbraio 2012

Riti di morte

Quell'inverno nevicò. Motivo in più per ricordarsene: a Barcellona succede di rado. Però, fu tale la valanga di avvenimenti di quell'inverno che me ne sarei ricordata comunque, senza bisogno di vedere coperto di bianco il mio giardinetto appena piantato. Un anno fitto di avvenimenti. Inaugurai la mia nuova casa, intrapresi una vita indipendente, e le circostanze, più che il destino, vollero che mi venisse affidata la mia prima indagine e che, di conseguenza, per disgrazia o per fortuna, facessi la conoscenza dell'ispettore Garzon.

Barcellona, anni Novanta. In un momento in cui il personale scarseggia, un caso di stupro apparentemente ordinario viene affidato ad una coppia improbabile di investigatori: un'ispettrice relegata da anni ad un monotono lavoro di archivio, l'ex avvocato Petra Delicado, e un poliziotto da poco trasferito in città e prossimo alla pensione, Fermin Garzon. Come in ogni romanzo che si rispetti, scopriremo ben presto che nella vicenda non c'è nulla di ordinario: gli stupri si moltiplicano, collegati da un curioso simbolo che il violentatore imprime sul braccio delle vittime, e la stampa comincia a seguire le indagini con morbosità...

Con Riti di morte, Alicia Giménez-Bartlett mette in scena per la prima volta la coppia investigativa Delicado-Garzon, protagonista, ad oggi, di una decina di romanzi gialli. Nel corso dell'intero racconto, l'autrice prova a conferire ai due personaggi principali un profilo definito e a costruire tra loro una dinamica credibile. Di fatto, trattandosi di un inizio, la coppia investigativa non esiste ancora: bisogna crearla, delineando caratteri e motivazioni e indugiando su qualche episodio del passato particolarmente significativo (gli ex mariti di Petra, i suoi trascorsi da avvocato, la moglie defunta di Fermin...). Petra e Fermin, agli antipodi per formazione, pregiudizi, sensibilità ed esperienze, devono incontrarsi, conoscersi, cominciare a lavorare insieme, lamentarsi l'uno dell'altra e sfidarsi, per poi raggiungere, da un certo punto in avanti, quell'equilibrio necessario a risolvere il caso.

Seguendo il punto di vista della quarantenne Petra, fresca reduce dal secondo divorzio, il lettore assiste alle loro schermaglie, talvolta convincenti, talvolta piuttosto piatte e stereotipate. Nonostante la dinamica, spesso, funzioni, l'impressione generale è che sia tenuta in piedi da piccole forzature sparse qua e là. E lo stesso può dirsi del giallo: inizialmente intrigante, specie per quanto riguarda il ruolo svolto dalla stampa e dall'opinione pubblica, viene poi concluso in modo un po' prevedibile o comunque senza una grande suspense, facendo collimare quasi meccanicamente tutte le tessere del puzzle. Il risultato è formalmente corretto, ma al lettore resta una vaga impressione di incompiutezza.

L'ambientazione catalana, poi, ha il demerito di non aggiungere nulla di particolare o di rilevante alla vicenda: siamo a Barcellona, ma potremmo essere ovunque, dato che non c'è niente di caratterizzante o di unico nella descrizione dei luoghi (mi rendo conto che nel formulare questo giudizio potrei essere stata influenzata da un'eccessiva frequentazione dei romanzi di Zafon...).

A questo punto, avendo elencato tutte le debolezze di Riti di morte, devo dire anche, per completezza, che la storia è piuttosto godibile e che la lettura risulta molto scorrevole: un mix perfetto per svagarsi, rilassarsi e divertirsi a mettere alla prova le proprie capacità deduttive ed investigative. Molto consigliato per viaggi in treno o per serate invernali solitarie.

lunedì 30 gennaio 2012

L'Italia che piace


Le cose che costruiamo ci rendono ciò che siamo. Nuova Fiat Panda. Questa è l'Italia che piace.

Da qualche giorno è in onda lo spot della Nuova Panda, un curioso mix di retorica e patriottismo, su cui vale la pena di dire un paio di cose, tralasciando del tutto l'articolata polemica Marchionne-Pomigliano-Fiom.

Innanzitutto, bisogna ricordare (come molti hanno fatto prima di me) che non si tratta di una campagna "originale", bensì di un adattamento italianizzato dello spot 2011 della Jeep Grand Cherokee della Chrysler, che puntava in modo piuttosto ficcante sul sentimento patriottico americano. La scelta di Fiat-Chrysler di portare avanti una campagna di comunicazione "di insieme" può convincere o meno, ma ha un suo senso, data la fusione delle due aziende e la volontà di adottare una linea comunicativa e un linguaggio comuni. Certo, l'impressione è che lo spot italiano esca un po' sminuito dal confronto con quello americano, proprio perché viene percepito come "derivato" e non originale: di conseguenza, il richiamo all'orgoglio nazionale finisce per apparire strumentale più che genuino. Anche perché ci sono delle differenze profonde, su cui si potrebbe aprire una lunghissima parentesi, tra l'essere patriottici tipico degli Americani e l'essere patriottici di noi Italiani.

Detto questo, la scelta del motivo musicale è piuttosto azzeccata e la retorica dell'orgoglio nazionale non mi sembra un errore in sè: al contrario, può essere una carta da giocare in tempo di crisi economica e sociale (ci ha provato anche Unicredit, in un suo spot recentissimo, anche se non molto riuscito), per suscitare emozioni, rinsaldare il senso di appartenenza e sollecitare una reazione (in questo caso, spingere ad investire in qualcosa che non solo sia fatto bene ma che - soprattutto - sia italiano, veicolando il messaggio che, quando ci impegniamo e uniamo le forze, noi Italiani possiamo fare davvero grandi cose).

Ricordiamo poi che Fiat non è nuova a queste trovate patriottico-emozionali: basti pensare alle tre versioni dello spot per il lancio della Nuova Fiat 500 (La Nuova Fiat appartiene a tutti noi), nel 2007, in cui comparivano immagini di eventi della nostra storia e volti di italiani celebri, da Montanelli a Falcone e Borsellino, su musica di Giovanni Allevi e testo piuttosto retorico, recitato dalla voce profonda e riflessiva di Ricky Tognazzi.

Quello che proprio non mi convince dello spot per la Nuova Panda è la combinazione testo-immagine (come il piatto di spaghetti che esemplifica "l'immagine che gli altri ci vogliono dare" e la caffettiera e la ragazza in pigiama affacciata al balcone che esemplificano "il risveglio") che è didascalica e un po' stucchevole e finisce per diffondere quegli stessi luoghi comuni sull'italianità logori e abusati che avrebbe dovuto provare a scardinare. Insomma, se la Nuova Panda è un'opera creativa (e anche qui bisognerebbe aprire una parentesi su quanto sia creativo riproporre, ogni tot anni, una nuova versione della stessa auto), lo spot in sè non lo è affatto, in quanto gioca su scelte testuali e grafiche e su associazioni di idee facili e piuttosto scontate.