giovedì 27 settembre 2012

Dissesto idrogeologico: storia di un paesaggio violato

[questo post è una riflessione in libertà scaturita da un fatto di cronaca, la recente frana sulla via dell’Amore, nella splendida zona delle Cinqueterre, che ha richiamato alla mia memoria altri fatti di cronaca, a partire dalle alluvioni nello Spezzino e a Genova dell’autunno 2011]

C’era una volta un Paese bellissimo, dai mille paesaggi e dalle mille attrattive. Bastava percorre pochi chilometri per passare da fiumi placidi a torrenti zampillanti, da valli morbide e boscose a pendii scoscesi, da alture maestose e impervie a mari azzurri e scintillanti. C’era una volta, o ci sarà stato: oggi possiamo solo provare ad immaginarlo, tra alvei di fiumi deviati o cementificati, edifici sorti ovunque come funghi, dalle rive del mare fino alle pendici dei monti, ed aree un tempo verdi cancellate per far posto a case o a coltivazioni intensive... (continua su Pensieri Verdi)

lunedì 24 settembre 2012

Don't think of an elephant!

Framing is about getting language that fits your worldview. It is not just language. The ideas are primary - and the language carries those ideas, evokes those ideas.

We may be presented with facts, but for us to make sense of them, they have to fit what is already in the synapses of the brain.

Don't think of and elephant (2004) di George Lakoff, linguista e docente di scienze cognitive presso l'università californiana di Berkeley, si compone di una serie di saggi elaborati tra il 2001 e il 2004, in piena era Bush, e dedicati all'applicazione del concetto di framing (da "frame", "cornice") al dibattito politico americano. Lo stile è diretto e divulgativo e il testo è di lettura facile e scorrevole, nonostante il tema forse un po' accademico (non sono riuscita a trovare l'edizione italiana del 2006, per cui ho letto l'originale inglese).

Per "framing" l'autore - che sostiene apertamente il Partito Democratico americano, a cui rivolge i propri consigli di specialista del linguaggio - intende la riconduzione del dibattito su un tema specifico (dal matrimonio omosessuale all'aborto, passando ad esempio per l'obbligo di pagare le tasse) ad una determinata sfera di valori di riferimento. Una riconduzione da operare attraverso il linguaggio, che non può essere mai casuale, in quanto evoca idee e valori specifici, risveglia sentimenti ed è in grado di generare condivisione e senso di appartenenza.

"Se vi dico di non pensare ad un elefante" (da cui il titolo del libro, che richiama il simbolo del Partito Repubblicano) - dice l'autore - "non potrete fare a meno di pensare proprio ad un elefante": allo stesso modo, nel dibattito politico non si può lasciare agli avversari il vantaggio di giocare sul proprio terreno linguistico e valoriale, utilizzando cioè parole che evochino immediatamente le loro idee e i loro valori di riferimento. In questo modo si finisce per essere irrimediabilmente sconfitti, perché in chi ascolta si "attiveranno" proprio quelle idee e quei valori.

L'operazione da compiere è, pertanto, il "reframing", e cioè occuparsi di un tema con parole che evochino e veicolino il proprio punto di vista. Ad esempio, Lakoff esorta i Democratici a non parlare di tax relief ("sollievo fiscale": una coppia di termini che richiama immediatamente la posizione repubblicana delle tasse come "sofferenza imposta dallo Stato") ma di tasse come investimento per il futuro dell'intera comunità, fonte di benefici (dalla scuola alle infrastrutture) che vanno a vantaggio di tutti. Oppure, in tema di matrimonio gay, li invita a non dire semplicemente "sono favorevole" ma a chiedere ai propri avversari se ritengono che sia lo Stato a dover ordinare alle persone chi devono sposare. Insomma, per fare una sintesi un po' grossolana ma - spero... - comprensibile della tesi di Lakoff, i concetti-base del dibattito politico vanno riformulati, trattati con altre parole, in modo da spostare i termini della questione sul proprio campo.

Una riflessione interessante riguarda poi i modelli di riferimento dei due principali partiti politici americani, da cui discendono i loro valori e le loro posizioni. Secondo Lakoff, entrambi poggiano sul concetto dello "Stato come famiglia", ma divergono per le caratteristiche e la "forma" che questa famiglia dovrebbe avere: i Repubblicani sposano il modello del padre severo (strict father), l'autorità che non sbaglia e che dirige e controlla dall'alto, mentre i Democratici si affidano a quello del genitore amorevole (nurturant parent), che si sente responsabilizzato nei confronti del figlio e delle sue scelte e che cerca di guidarlo a dare il meglio di sé.

Il testo è stato composto nel 2004, al tempo delle elezioni perse da John Kerry contro George W. Bush, ma è ancora adesso molto attuale, tanto che nei discorsi obamiani (e mi riferisco in particolare a quello tenuto a Charlotte in occasione dell'investitura democratica alla corsa presidenziale del prossimo 6 novembre) è possibile individuare molte applicazioni delle proposte di Lakoff.

Insomma, se la comunicazione politica vi solletica, questo libro non potrà che conquistarvi.

venerdì 21 settembre 2012

Verde da votare: esempi di greenwashing in politica

Molte aziende sono convinte che utilizzare un packaging color “carta riciclata” (è tutto da dimostrare, poi, che si tratti davvero di carta riciclata…), magari condito con qualche graziosa fogliolina verde, e abusare di un lessico “ecologicamente connotato” siano fondamentali per convincere il consumatore della propria attenzione all’ambiente, al di là delle caratteristiche reali dei prodotti che producono e commercializzano. Fanno, cioè, greenwashing.

Lo stesso accade in politica: molti candidati o eletti pensano che parole, aggettivi e prefissi contino più dei fatti e che le etichette siano più importanti della sostanza. Per questo, troppo spesso si fa un vero e proprio abuso di “eco”, “bio”, “protocollo di Kyoto”, “zero emissioni” e simili, spacciando per ecologiche delle politiche che nulla o quasi hanno a che vedere con la difesa dell’ambiente... [continua su Pensieri Verdi]

mercoledì 19 settembre 2012

Quali sono i parchi più belli del mondo?

Una buona notizia aiuta a cominciare bene la giornata. E, visto che sui quotidiani è sempre più difficile trovarne, ecco che mi assumo la responsabilità di condividere con voi un fatto che potrebbe farvi piacere: di recente, la rivista tedesca Focus ha stilato la classifica dei dieci parchi più belli del mondo, inserendovi anche un sito italiano. È Villa Borghese, uno dei polmoni verdi di Roma... [continua su Pensieri Verdi]

martedì 18 settembre 2012

Arriva l'autunno: è tempo di... swap!

L’autunno è alle porte e presto dovremo riporre i capi estivi e tirare fuori quelli più pesanti, per un classico “cambio stagione”. E se siete delle fashion victim pentite alla ricerca di redenzione, oppure avete ricevuto in regalo capi di abbigliamento poco azzeccati o, infine, siete dimagrite/ingrassate e avete cambiato taglia, è decisamente il vostro momento. Se infatti il vostro armadio è pieno zeppo di cappotti, maglioncini, camicie, pantaloni, scarpe o gonne seminuovi, in alcuni casi mai indossati, è arrivato il momento di liberarvene.

O meglio: di scambiarli e riciclarli. Magari organizzando un divertente swap party con le vostre amiche... [continua su Pensieri Verdi]

lunedì 17 settembre 2012

SpotPolitik. Perché la "casta" non sa comunicare

[...] nessuno comunica un bel nulla a nessuno se non riesce a mettere gli altri, quelli a cui vuole rivolgersi, al centro dei propri pensieri. E per farlo in modo adeguato deve studiare nei minimi dettagli cosa pensano, sentano, desiderano gli altri, fare di tutto per entrare nella loro testa e nel loro cuore; nella loro "pancia", come si dice oggi anche in tono dispregiativo.

SpotPolitik. Perché la "casta" non sa comunicare della semiologa Giovanna Cosenza ripercorre quattro anni di cattiva comunicazione politica, dal 2007 al 2011, mostrando i limiti, i pregiudizi e i luoghi comuni con cui leader e partiti italiani finiscono per scontrarsi quando si tratta di rivolgersi ai cittadini ed elettori.

Lo stile scorrevole e la ricchezza di esempi rendono il saggio adatto a chiunque sia incuriosito dal tema, senza essere necessariamente un esperto o uno specialista. E se poi si desiderasse approfondire, i rimandi bibliografici (a libri, articoli di giornale e - vivaddio! - pagine web) sono numerosi, "ragionati" e articolati: un fatto che ho apprezzato davvero moltissimo, che mi ha permesso di conoscere testi e autori per me nuovi.

L'autrice, che è anche blogger, riconosce nella "discesa in campo" di Silvio Berlusconi del 1994 il momento in cui il modo di fare politica in Italia cambia radicalmente il proprio aspetto: con Berlusconi le regole del marketing e della comunicazione pubblicitaria, nonché la centralità e un certo protagonismo del leader, fanno il loro ingresso nell'agone politico, allineando il nostro Paese alle altre democrazie occidentali (pensiamo, ad esempio, agli Stati Uniti, dove questo modo di fare politca e di condurre le campagne elettorali è una pratica consolidata da decenni).

Il cambiamento coglie la nostra classe politica del tutto impreparata: e oggi, a quasi vent'anni di distanza, bisogna ammettere che poco o nulla è cambiato. La diffidenza e, talvolta, la sufficienza con cui molti politici italiani guardano alla comunicazione, come se fosse un optional nell'incontro con il cittadino-elettore (un qualcosa che si deve fare, poco importa come), insieme ad una certa confusione nei valori e nelle idee (un male di cui la nostra politica soffre da qualche tempo), hanno generato campagne spesso informi, superflue, brutte e, in determinati casi-limite, persino contraddittorie e controproducenti. L'autrice ne analizza alcune, mostrando cosa si è fatto e cosa si sarebbe potuto/dovuto fare e fornendo al lettore dei parametri oggettivi e delle coordinate utili a distinguere una comunicazione ben fatta da una fatta male.

Insomma, senza voler entrare troppo nei dettagli per non togliervi il gusto della lettura, se seguite le vicende politiche del nostro Paese o se siete appassionati di tecniche di comunicazione e magari volete imparare dagli errori altrui per non ripeterli, questo è un saggio che può fare al caso vostro.

venerdì 14 settembre 2012

Il gioco, palestra di creatività

Durante le ferie estive ho approfittato dei momenti di libertà per leggere qualche testo di pedagogia e di puericultura, per farmi un’idea di cosa dovrebbe accadere nei prossimi mesi ed anni, quando la mia bambina si troverà a conoscere il mondo che la circonda e a tessere le sue prime relazioni interpersonali. Le domande sono mille e sono condite dall’ansia di non compiere le scelte “migliori” e di non adottare i comportamenti “giusti”.

Tra le soluzioni che gli esperti propongono più di frequente c’è il gioco: uno strumento che permette al bambino di conoscere, di sperimentare e di esprimersi già dal primo anno di vita, quando non ha ancora a disposizione il linguaggio e non è in grado di muoversi autonomamente e camminare... [continua su Pensieri Verdi]

giovedì 13 settembre 2012

Energia e cambiamenti climatici nel discorso di Obama a Charlotte

[questo post è uscito su Pensieri Verdi all'indomani della Convention democratica di Charlotte. Oltre alle tematiche ambientali, ci sarebbero diversi elementi da mettere in evidenza, perché ogni discorso di Barack Obama sembra essere studiato a tavolino da un team di ottimi comunicatori. Penso quindi che tornerò sul tema, magari quando recensirò la mia ultima lettura, Don't think of an elephant! di George Lakoff. Stay tuned!]

Nel discorso con cui Barack Obama ha formalmente accettato la candidatura alle presidenziali del prossimo 6 novembre, tenuto la scorsa settimana alla Convention democratica di Charlotte, in North Carolina, hanno fatto capolino anche le tematiche ambientali. In particolare, il Presidente ricandidato ha parlato di approvvigionamento energetico e di cambiamenti climatici: vediamo cosa ha detto e cerchiamo, nel nostro piccolo, di capire il peso che questi temi avranno (o non avranno) nelle prossime elezioni presidenziali... [continua su Pensieri Verdi]

lunedì 10 settembre 2012

Pride and Prejudice and Zombies

It is a truth universally acknowledged that a zombie in possession of brains must be in want of more brains.  

OK, ogni tanto bisogna pur leggere qualcosa di leggero e di vagamente demenziale....

Pride and Prejudice and Zombies (2009) è una parodia del (quasi) omonimo classico di Jane Austen, realizzata dall'americano Seth Grahame-Smith combinando il testo della Austen (non a caso citata come coautrice...) con elementi e stereotipi tratti dalla moderna letteratura horror. Il risultato è sì un sacrilegio (almeno per chi, come me, venera i romanzi della Austen e li rileggerebbe all'infinito...), ma un sacrilegio parzialmente perdonabile, in quanto abbastanza spiritoso (e poi i protagonisti non sono né vampiri né licantropi...).

La trama dell'Orgoglio e pregiudizio originale viene seguita quasi alla lettera, se si eccettuano tutti i riferimenti alla massiccia invasione di zombie - che aggrediscono, uccidono e trasformano in morti viventi le loro vittime, ampliando così, di giorno in giorno, le fila del proprio spaventoso e antiestetico esercito -, e alla "militarizzazione" di quasi tutti i personaggi principali - dalle sorelle Bennet, indomite guerriere, all'abile e coraggioso Mr. Darcy, fino alla terribile Lady Catherine de Bourgh. I protagonisti della storia, ci dice l'autore, sono stati educati in Oriente, chi in Cina (più economica), chi in Giappone (più posh), per apprendere l'arte di difendersi dagli zombie e riuscire ad eliminarli tagliando loro la testa.

Insomma, è come se la ben nota vicenda di Elizabeth e Darcy avesse luogo in un universo alternativo, in cui gli anni della Reggenza sono segnati dal flagello dell'invasione. Una trovata divertente e piuttosto originale, per trascorrere qualche piacevole ora di totale svago letterario.

venerdì 7 settembre 2012

Every major's terrible

Ecco una delle tante interpretazioni che girano su You Tube di una striscia satirica riguardo alla scelta degli studi universitari pubblicata qualche tempo fa sul webcomic xkcd. A me è sembrata simpatica, ora giudicate voi!

lunedì 3 settembre 2012

Disciplina con affetto

Nostro scopo è suggerire agli adulti come sia possibile reagire ai problemi di disciplina in modo calmo, coerente ed efficace, senza ricorrere ad urla e sculacciate. Proponiamo loro di diventare 'genitori disciplinati', educatori in grado di controllarsi proprio nel momento in cui i bambini raggiungono il limite.

Disciplina con affetto (1993) di Jerry Wyckoff e Barbara C. Unell è un piccolo manuale di sopravvivenza per i genitori di bambini di età compresa tra l'1 e i 5 anni, in quanto offre, in modo semplice ed immediato, soluzioni alle difficoltà più comuni, con l'obiettivo di risolvere gli eventuali conflitti e di (ri)portare l'armonia in famiglia.

Partendo dal presupposto che il bambino non ha ancora gli strumenti per comprendere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato né per formulare il proprio dissenso (da cui il ricorso al pianto per esprimere paura, frustrazione, contrarietà o dolore), gli autori propongono ai genitori un'ampia casistica, mostrando come, nella maggior parte delle situazioni, le loro risposte e i loro atteggiamenti siano fondamentali nel modellare quelli dei propri figli.

Ad esempio, non si può pretendere che un bambino reagisca in modo educato se spesso si è sgarbati con lui, né che impari a mantenere la parola data se lo si illude sistematicamente con false promesse. Il primo compito di un genitore è pertanto di lavorare su se stesso, affinché possa essere di esempio al bambino.

Il testo è organizzato come un piccolo manuale ed è di lettura facile e veloce, grazie all'articolazione in capitoletti (a loro volta suddivisi in brevi paragrafi) che esplorano le diverse problematiche - dal non voler andare a dormire, ai cosiddetti "capricci", al disordine, alla gelosia tra fratelli, alla difficoltà di abbandonare il pannolino... - offrendo risposte e soluzioni pragmatiche e di buon senso per prevenire o risolvere ciascuna piccola grande difficoltà.